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La firma il 21 aprile a Torino durante Ifla 2016, il 53° congresso mondiale degli architetti del paesaggio. Scanavino (Agrinsieme): «il verde pubblico è un investimento in qualità della vita, come la spesa sanitaria, e deve uscire dal patto di stabilità con i suoi vincoli». Monti (Aiapp): «ci vuole il coraggio non tanto di immaginare grandi parchi, ma di fare molti piccoli interventi puntuali, che servono di più alle persone, agli architetti e ai vivaisti».  

 
Il verde pubblico è un investimento, non una spesa. Secondo Agrinsieme, il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari, non investire oggi in verde pubblico significa avere maggiori costi in futuro per 1,4/1,7 volte il valore del “non investito” e a lungo termine il costo di non piantare alberi è il doppio del costo che si sosterrebbe piantandoli. Ciò vale se le opere a verde e gli interventi sul paesaggio sono mirati, con piante e progetti di qualità, tali da garantire che la cura del verde e dei paesaggi porti benessere e salute pubblica, crescita dell’occupazione e del turismo, risparmio energetico e persino valorizzazione degli immobili.
E’ anche per questi motivi di interesse generale e non solo per i legittimi vantaggi economici delle proprie categorie che giovedì 21 aprile a Torino, durante Ifla 2016 (International Federation of landscape architects), ossia il 53° congresso mondiale degli architetti del paesaggio, Agrinsieme e Aiapp (Associazione italiana di architettura del paesaggio) hanno siglato un protocollo d’intesa che sancisce un patto di collaborazione triennale per la promozione del verde (pubblico e privato) e per la qualità dei paesaggi, un impegno a unire le forze coordinando le proprie attività su tale fronte e realizzando iniziative in comune. Gli obiettivi sono così sintetizzabili: fare sinergia nello sviluppo del verde, promuovere il valore del verde per il benessere delle persone e lo sviluppo economico, favorire collaborazioni fra soggetti di vari comparti del vivaismo, sensibilizzare la pubblica amministrazione e le istituzioni sulle valenze del verde sia in ambito urbano che negli spazi aperti, mettere in comune reti e conoscenze. A firmare l’intesa sono intervenuti il coordinatore nazionale di Agrinsieme, nonché presidente di Cia (Confederazione italiana agricoltori), Dino Scanavino, e la presidente di Aiapp Anna Letizia Monti.
«Il protocollo si inserisce in una serie di iniziative collaborative che si sono sviluppate con l’Aiapp a partire da Expo in tutti questi mesi – ha dichiarato Dino Scanavino -. Quindi si è costruito un percorso che oggi si concretizza in questo accordo». «Noi crediamo fermamente – ha continuato Scanavino - che la collaborazione e il dialogo tra paesaggisti, architetti, agronomi e i produttori vivaistici o gli agricoltori nel loro complesso sia un fatto straordinariamente importante, perché se il paesaggio esiste, se il paesaggio è fruibile, tutto questo è merito di chi gli fa una manutenzione produttiva, cioè degli agricoltori. E poi c’è il paesaggio urbano, che è un elemento invece da costruire, da inventare a volte. A volte è utile a mitigare interventi invasivi come quelli nelle zone industriali, come i grandi complessi commerciali. Ecco, l’elemento che però è alla base del nostro operare è il miglioramento della qualità della vita dei cittadini attraverso il verde: il verde pubblico e il verde privato. Allora è necessario che si evidenzino scelte coraggiose da parte degli enti pubblici, degli amministratori e dei politici a favore di opere pubbliche che prevedano presenza di verde, piantumazioni, aree verdi, fiorite» e «incarichi a professionisti del verde».
«Il settore florovivaistico – ha affermato Anna Letizia Monti – ha fatto tanti passi in avanti negli ultimi anni. Ne abbiamo fatti anche noi professionisti, architetti del paesaggio e agronomi, che stiamo capendo che non possiamo non tenere conto di chi le piante le produce. La crescita dei florovivaisti consiste nel comprendere che non si tratta solo di vendere le piante, ma anche di vendere i servizi successivi, quindi di realizzare e vendere progetti. Questa consapevolezza di dover lavorare insieme ci farà fare grandi cose in futuro. Noi professionisti non siamo bravi ad andare all’estero, i vivaisti invece sono bravissimi a esportare. Ma noi architetti del paesaggio siamo capaci di vendere sogni». «Serve il coraggio delle amministrazioni – ha aggiunto Anna Letizia Monti – di fare piccoli progetti di paesaggio, piccoli interventi che vengano diffusamente realizzati sul territorio. Meglio 100 piccoli interventi che anni di attesa per un grande progetto. E’ più utile a tutti: ai cittadini, agli architetti e i professionisti, ai vivaisti. Il coraggio non è tanto immaginare parchi di decine di ettari. Ben vengano anche quelli, ma bisogna incominciare a fare anche i piccoli interventi, che non portano paginate sui giornali ma aprono il cuore alle persone».
Completamente d’accordo su quest’ultimo punto Dino Scanavino, che ha detto: «non c’è bisogno di immaginare sempre solo grandi opere a verde, oppure si possono pensare anche grandi opere, ma frazionate in lotti piccoli. Cioè si devono poter fare, si devono iniziare, perché gli alberi ci mettono molto tempo a crescere». «E poi – ha proseguito Scanavino - c’è la necessità di formare i cittadini sul buono del verde pubblico. Io faccio sempre un esempio: un albero ad alto fusto raffresca quanto 10 condizionatori attaccati tutto l’anno. E questo è un elemento che bisogna raccontare. Così come bisogna raccontare che è scientificamente provato che chi vive in aree verdi, in mezzo agli alberi ha la sensazione di essere più giovane e quindi vive di più e meglio». 
«Il verde pubblico – ha sottolineato Scanavino – è investimento in qualità della vita dei cittadini e deve uscire dal patto di stabilità con i suoi vincoli. La legge di stabilità in atto inserisce il verde pubblico tra le opere che fanno riferimento al patto di stabilità, cioè per cui non si può spendere oltre una certa cifra. Io credo che i Comuni per il verde pubblico debbano poter sforare il patto di stabilità, perché è come una spesa sanitaria». «E’ necessario più coraggio da parte degli amministratori e dei governi anche nel mettere in atto politiche fiscali che incentivino la creazione di giardini privati – ha continuato Scanavino -. Il ddl Susta sta avanzando molto lentamente, ogni tanto emerge come un fiume carsico, poi torna ad inabissarsi. In queste settimane c’è stato qualche movimento, però va troppo piano. Io credo che ci vorrebbe invece un provvedimento governativo in sede di legge di stabilità 2017. Non possiamo attendere l’iter parlamentare».
Uno degli aspetti centrali del protocollo d’intesa, ha spiegato Scanavino, è che «presentandosi insieme ai regolatori politici e agli amministratori, gli agricoltori, cioè i produttori di piante e fiori, e i paesaggisti, cioè i produttori di progetti e idee, realizzano una sinergia che dovrebbe essere assai più convincente rispetto al sostanziale fai da te che oggi vediamo in molti casi e che genera a volte dei danni, perché il verde va progettato, gli alberi hanno il loro habitat che va individuato e ci vogliono dei professionisti: non si può mettere un albero perché ci piace vederlo lì, se lì quell’albero non ci può vivere, bisogna mettercene un altro, per questo ci vogliono i professionisti».
«L’albero è un elemento importante per la qualità della vita delle persone – ha detto Anna Letizia Monti -, se ne parla molto ma poi non vengono fatti impianti. Cop 21, la conferenza sui cambiamenti climatici che si è tenuta a Parigi a dicembre, ha posto l’accento sui problemi legati al cambiamento del clima. Un elemento, anzi l’elemento per eccellenza che produce ossigeno e mitiga l’innalzamento delle temperature è la pianta. Quindi io credo che se all’interno delle città, se nei periurbani si aumentasse la dotazione di spazi aperti con vegetazione sarebbe un grande passo anche proprio per dare gambe agli intenti di Cop 21. E’ con questo auspicio che apriamo il Manifesto per il paesaggio equo e sostenibile che domani, in chiusura di questo congresso, verrà sottoscritto dai paesaggisti di tutto il mondo e sarà presentato all’opinione pubblica del nostro Paese affinché tutte le associazioni e i soggetti interessati possano firmarlo e diffonderlo».
Dino Scanavino non si è sbilanciato nel quantificare l’impatto economico dell’attuazione delle misure auspicate sul fronte del verde da Agrinsieme e Aiapp, ma ha osservato che «il florovivaismo, in particolare il vivaismo da piante, è andato in difficoltà da quando gli enti pubblici hanno smesso di investire sul verde pubblico, perché la crisi ha indotto a tagliare una spesa, che in realtà è un investimento, e quindi ha messo in difficoltà il florovivaismo. Io non so quanto possa essere l’impatto di queste azioni che auspichiamo, quanto possa essere l’incremento di fatturato. So però che questo è un comparto che vale 2 miliardi e mezzo, che occupa 21 mila imprese e che queste 21 mila imprese occupano 100 mila persone. Quindi il 10% della forza lavoro impiegata in agricoltura è presso i florovivaisti, per cui è un settore da tenere in grande considerazione»
 
Lorenzo Sandiford

Il presidente di Cia Toscana Brunelli chiede rapidità nell’approvare il regolamento della legge urbanistica regionale, un «indirizzo unitario delle camere di commercio» per la promozione e quelle semplificazioni non garantite da Agea, «incapace di stare al passo coi tempi». Per Scanavino, presidente nazionale della Cia, ci vuole un riequilibrio dei prezzi nella filiera per non far ricadere la deflazione tutta sugli agricoltori, poi bandi adatti alle piccole aziende agricole e un progetto di sistema per l’agroalimentare italiano che valorizzi la biodiversità. Sulla questione ungulati, propone la sostituzione di “tutela” con “gestione” nell’art. 1 della legge 157 che regola la caccia. L’assessore Remaschi annuncia la revisione delle aree vocate del piano faunistico della legge di contenimento degli ungulati e una cabina di regia per il monitoraggio; spera che il regolamento della legge urbanistica sull’agricoltura venga approvato a giugno.   

Attivazione di tutte le misure e rispetto del crono-programma del Programma di sviluppo rurale (Psr) 2016. Sblocco dei pagamenti degli aiuti diretti 2015 e dei residui del Psr 2007-2013. Rilancio degli interventi di promozione e valorizzazione dei prodotti, dei territori e del sistema delle imprese agricole della Toscana: in cui sono attive 48 mila aziende agricole (per 700 mila ettari) con fascicolo ad Artea, di cui 38 mila (per 570 mila ettari) richiedono gli aiuti comunitari del primo pilastro (premio Pac) per un ammontare di circa 160 milioni di euro annui. 
Sono tre delle «prime cose da fare» contenute nel decalogo di Cia Toscana «per sostenere la competitività dell’agricoltura e delle aree rurali» favorendone il cambio di passo che è stato illustrato ieri a Firenze durante l’assemblea regionale della Confederazione agricoltori. Assemblea in cui hanno preso la parola, oltre al presidente di Cia Toscana Luca Brunelli, la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, che ha letto un messaggio del presidente Rossi, l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi e il presidente nazionale di Cia Dino Scanavino (vedi video del suo intervento). Gli altri punti del decalogo sono: 4) attivazione tempestiva degli strumenti finanziari innovativi a supporto degli investimenti delle imprese; 5) piena attuazione della legge obiettivo sugli ungulati; 6) completa attuazione del protocollo d’intesa sulla prevenzione/riduzione della predazione (contenimento dei lupi e prelievo degli ibridi, totale risarcimento danni ecc.); 7) rapida conclusione dell’iter di approvazione delle modifiche alla Legge urbanistica regionale e del regolamento, con adeguamento degli strumenti comunali e sovracomunali di governo del territorio; 8) riordino del sistema di formazione professionale premiando il rapporto con il mondo produttivo e percorsi integrati di innovazione; 9) riassetto delle istituzioni e funzioni pubbliche, puntando sulla partecipazione, le reti e la sussidiarietà nella manutenzione del territorio e in campo socio-sanitario; 10) rivalutazione attenta dell’assetto delle competenze in materia di forestazione.
Nella sua relazione introduttiva Luca Brunelli ha illustrato i 10 punti del decalogo delle prime cose da fare concludendo con un altro decalogo, quello delle parole chiave di Cia Toscana, che lui considera «non parole vuote o slogan buonisti» ma valori guida sostanziali: «coesione, legalità, inclusione, apertura, innovazione, ricambio generazionale, qualità, sostenibilità, territorio, cultura». Monica Barni, riferendo il messaggio di Enrico Rossi, ha prima ricordato l’importanza dell’agricoltura toscana sia per l’economia che per la manutenzione idrogeologica e la cura del paesaggio, patrimonio essenziale della nostra identità regionale. Rossi ha sottolineato che il Psr 2014-20 mette in campo 960 milioni di euro per obiettivi ambiziosi e opportunità che potranno dare grandi soddisfazioni agli agricoltori. Barni ha infine aggiunto l’importanza della collaborazione dell’agricoltura con altri settori, fra cui ad esempio cultura e turismo, e più in generale della capacità di «fare sistema».
L’assessore Marco Remaschi ha prima detto, condividendo le parole di Brunelli sul punto 9 del decalogo, di credere fermamente nel «confronto con le organizzazioni di categoria, perché sono un punto di riferimento, il termometro della situazione» ed essenziali per sapere come vengono usate le risorse. Poi ha tra l’altro richiamato, punto 5, il suo impegno in prima persona sin dal 1 luglio del 2015 sulla legge obiettivo per il contenimento degli ungulati (36 mesi di durata), che è stata approvata nel febbraio del 2016 e viene imitata da altre regioni con problemi di sovrappopolazione di ungulati assai minori che in Toscana (4 volte sopra la media). Essa rischiava di confliggere con le leggi nazionali e di essere impugnata, ma siamo riusciti a evitarlo, ha detto Remaschi, che ha poi spiegato che la prossima settimana saranno presentate «le modifiche delle aree vocate (la legge obiettivo sugli ungulati prevede infatti entro 90 giorni dall’entrata in vigore, l’approvazione, da parte dell’esecutivo regionale, di uno stralcio al piano faunistico venatorio per la revisione degli attuali confini delle aree non vocate per ciascuna specie, ndr) dando il tempo alle associazioni di fare le osservazioni al piano. Abbiamo già finito? No, e non sono solo gli animalisti a creare problemi, ma dobbiamo avere la collaborazione anche dei cacciatori nel segno del buonsenso. Noi dal 2015 abbiamo accertato danni per 3 milioni di euro e non sono tutti, perché tanti non li denunciano nemmeno. Per non parlare dei tanti incidenti stradali, alcuni anche mortali. Ci vuole senso di responsabilità da parte di tutti. E non sarà facile in 3 anni rientrare in certi parametri». In ogni caso Remaschi ha annunciato che creerà «una cabina di regia con Regione, Ambiti territoriali di caccia (Atc) e associazioni per monitorare» l’attuazione del piano e dei prelievi, «anche perché da ogni territorio arrivano risposte diverse». Riguardo invece al punto 6, Remaschi ha detto che «il lupo va protetto, ma i 2/3 degli attacchi ai greggi sono da parte di ibridi fra cani e lupi, tra l’altro assai più prolifici, e questi ultimi si possono catturare. Io sono a favore di deroghe per fare gli abbattimenti, perché la zootecnia ha bisogno di essere protetta ed estesa, ma la presenza di questi lupi e ibridi, soprattutto per gli ovini, è un freno agli investimenti». Infine, sul punto 7, la legge urbanistica regionale n. 65 del 2014, Remaschi ha ricordato che, grazie alle pressioni di Cia e in generale degli agricoltori, è stata modificata nel 2015. «Noi come Giunta abbiamo fatto delle modifiche ai 13 regolamenti della legge, fra cui il primo regolamento riguardante l’agricoltura. Io spero che il Consiglio regionale accetti le modifiche e che il percorso di quel regolamento si concluda a giugno».
Ecco che cosa ha detto su quest’ultimo e altri punti del decalogo il presidente di Cia Toscana Luca Brunelli, sentito al termine dell’assemblea. «L’agricoltura ha bisogno di sviluppo e di essere un volano per l’economia della regione – ha affermato Brunelli -. Una prima necessità è raggiungere nel più breve tempo possibile le nuove indicazioni e regole della legge urbanistica e paesaggistica perché queste determinano la velocità dello sviluppo che le aziende possono avere, la capacità di intervenire nel proprio territorio raggiungendo gli obiettivi necessari. Abbiamo contribuito in maniera attiva alle modifiche di tale legge e abbiamo bisogno oggi che queste regole siano trasferite sui territori. Quindi siano trasferite nei Comuni e diventino pianificazione urbanistica». Sul regolamento attuativo a cui fatto cenno Remaschi, Brunelli dice che «è perfettibile. Però l’indirizzo è corretto, in funzione dello sviluppo. E’ chiaro che poi il passaggio dal regolamento alla sua attuazione sui livelli comunali dipende anche tanto dall’interpretazione. C’è quindi bisogno di un monitoraggio continuo e che questa visione sia di sviluppo e di crescita, nell’ottica della salvaguardia del territorio ma non dell’immobilismo, perché questo crea l’abbandono». Riguardo alla promozione del «valore aggiunto e l’immagine dei nostri prodotti», punto 3, per Brunelli «è chiaro che occorre un messaggio e un progetto unitario dove nessuno pecchi di protagonismo. E mi riferisco in particolare alle camere di commercio: c’è bisogno che si parlino fra loro e che ragionino su un indirizzo unitario. Io credo che Rossi avesse visto bene all’inizio della legislatura scorsa: un progetto unitario sulla promozione può esistere e anzi è l’unico che può garantire tutti». Infine Brunelli ha criticato l’operato di Agea e artea: «gli errori fatti dal Ministero nell’ultimo anno sono stati enormi. Agea è incapace di dare risposta e di stare al passo con i tempi utili per rendere competitive le nostre aziende. Non ha saputo interpretare la nuova Pac, temiamo che non saprà interpretare anche le nuove forme di semplificazione, come quella dei registri informatici sia dell’olio che del vino, creando momenti di stallo e perdite di tempo che in questa regione non ci possiamo permettere. Tutto questo complica la vita anche al nostro ente pagatore (Artea, ndr) e anch’esso ha bisogno di un miglioramento della funzionalità e della prospettiva. E’ chiaro che se la testa non ragiona, è poi difficile che le gambe vengano dietro».
Il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino, anch'egli sentito dopo l'assemblea, ha sottolineato che «ieri l’Istat ha certificato che i prezzi al consumo degli alimentari nel mese di marzo sono diminuiti dell’0,6%, mentre l’agricoltura all’origine ha fatto -10,6%». Questo significa che «l’agricoltura ha delle difficoltà maggiori di altri settori: quando la crisi colpisce per 1 il consumo per i prodotti all’origine vuol dire 10. Questa è la media. Per cui è necessario che i cittadini comprendano che ci vuole più equilibrio all’interno della filiera. Noi non possiamo pagare una crisi dei consumi da soli, sostenere dei prezzi che sono sempre più bassi, senza che altri in altri segmenti della filiera debbano contribuire, come noi, ad ammortizzare questo fenomeno (deflattivo, ndr). Bisogna comprendere che noi incassiamo 33 centesimi al litro del latte alla stalla e il cittadino lo paga 1 euro e 50, che noi abbiamo incassato 7 centesimi delle arance e i cittadini le pagano 1 euro». Per Scanavino inoltre «le misure dello sviluppo rurale devono tener conto che le piccole imprese all’interno del sistema della filiera produttiva sono l’anello più debole, quindi nel momento in cui si finanzia un oleificio industriale, bisogna mettere dei vincoli affinché quell’oleificio industriale finanziato con soldi pubblici tenga conto della polverizzazione delle imprese che producono olive e quindi si riconosca la necessità che esse si raggruppino per il conferimento. Perché se finanziamo l’oleificio ma non lo leghiamo ai vantaggi che quell’oleificio può dare a quell’olivicoltura così polverizzata, noi abbiamo finanziato un’impresa che andrà a comprare l’olio da un’altra parte». «Abbiamo un’agricoltura particolare – ha aggiunto Scanavino -, con grande biodiversità, e che va valorizzata con un progetto di promozione del sistema agroalimentare italiano». Infine, sulla questione ungulati, ha detto che vorrebbe che fosse cambiato l’articolo 1 della legge 157 del 1992 che regola la caccia: «c’è scritto “tutela” la selvaggina, ma noi vorremmo che fosse sostituita con l’espressione “gestione”». E che non crede che a tal fine «basti la caccia, perché i cacciatori, che sono una categoria sportiva e non una professione e nemmeno un organo dello stato, che fanno molto, ma non possiamo affidare a una categoria sportiva la soluzione di un problema che fa morti, oltre a danni economici». «Bisogna far scendere in campo gli organi dello stato per intervenire con catture, con abbattimenti selettivi e però, invece, si affronta con strumenti legislativi che confliggono tra di loro e sterilizzano la buona volontà anche di chi come l’assessore regionale toscano all’agricoltura vuol far molto».
 
Lorenzo Sandiford

 

L’intesa è stata siglata oggi a Firenze a margine del convegno sui cambiamenti istituzionali della regione riguardanti agricoltori e aree rurali. Brunelli (Cia Toscana): «il riordino della governance avvenga dando continuità ai servizi» e «opportunità di sviluppo». Biffoni: «Anci Toscana rafforza l’impegno nel settore agricoltura e forestazione». Per Remaschi in un quadro di tagli di risorse regionali ci vuole una «concertazione forte con le categorie» e «concretezza». Patrizio Mungai: «Anci armonizzerà le risposte dei Comuni all’agricoltura, a cominciare dall’urbanistica». 

Sinergie e semplificazione delle relazioni fra enti locali e agricoltori per favorirne l’iniziativa imprenditoriale. Miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali, comprese le marginali, grazie a un adeguato sistema di servizi e infrastrutture.
Sono questi gli obiettivi principali del protocollo d’intesa siglato oggi a Firenze, fra Cia Toscana e Anci Toscana, a margine del convegno organizzato dai due soggetti con la Regione sul tema “Come cambia la Regione Toscana: le nuove istituzioni, le imprese, le aree rurali”. L’accordo è stato firmato dai presidenti regionali della Confederazione italiana agricoltori Luca Brunelli e dell’Associazione nazionale comuni italiani Matteo Biffoni, e prevede un patto di consultazione permanente e un programma di iniziative nelle varie aree del territorio regionale su temi quali: integrazione delle politiche urbanistico-paesaggistiche con il settore agricolo; diffusione delle politiche forestali nella nuova governance territoriale; semplificazione burocratica e fiscalità locale per l’imprenditoria agricola; infrastrutture, servizi, mobilità e welfare nelle aree rurali; valorizzazione delle tradizioni e tipicità; sostegno alle aree rurali e montane marginali. Le iniziative sono ancora da calendarizzare.
«Si tratta di un accordo molto importante per l’agricoltura toscana – ha sottolineato Luca Brunelli – soprattutto in una fase di riordino istituzionale che avrà ricadute sui cittadini, imprese ed enti locali. Molti i temi in cui enti locali e mondo rurale interagiscono, dal consumo del suolo all’urbanistica e paesaggio; ma anche l’economia delle aree rurali e montane, i servizi e le infrastrutture. La Cia Toscana ritiene importante che il processo di riordino istituzionale avvenga dando piena continuità alle funzioni pubbliche e di servizio alla collettività, aumentandone l’efficienza e l’efficacia. In questo senso vogliamo che il riordino della governance rappresenti un’opportunità di sviluppo in grado di sostenere l’economia e le popolazioni delle aree rurali, anche valorizzando in pieno la sussidiarietà ed il ruolo attivo del sistema delle imprese agricole e forestali»
«Con questa intesa – ha commentato Matteo Biffoni -, Anci Toscana rafforza ulteriormente l’impegno nel settore agricoltura e forestazione. E’ uno dei primi e significativi frutti del tavolo permanente sul tema istituito qualche mese fa in seno all’associazione, ed ha l’obiettivo di collaborare ancor più strettamente con la Cia per la tutela e lo sviluppo di un comparto fondamentale per i nostri territori, per la loro storia, nonché per l’economia e l’identità dell'intera Toscana».
Intervenendo al convegno l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi ha fra l’altro affermato che la Regione, in questo contesto di tagli di bilancio e risorse drammatici (il bilancio della Regione Toscana è passato da 2 miliardi e 250 milioni del 2010 a 1 miliardo e 385 milioni) e di sacrifici, «deve dare certezze alle imprese e ai mercati». «Ci vuole una politica di concertazione forte con le associazioni di categoria – ha aggiunto Remaschi – e concretezza». In tale direzione la Regione, ha ricordato l’assessore, ha già approvato il calendario dei bandi per l’agricoltura ed è «in dirittura di arrivo per mettere sul piatto il fondo prestiti e una misura sul microcredito per aprire le porte del credito anche ai soggetti più piccoli». Remaschi ha espresso l’intenzione di «portare la banda larga e ultra larga anche nei territori rurali montani».
«Il messaggio che viene fuori dal convegno  - ha detto Patrizio Mungai, responsabile Agricoltura e sviluppo rurale di Anci Toscana, nonché sindaco di Serravalle Pistoiese - sostanzialmente è questo: l’Anci Toscana si sta organizzando come punto di riferimento anche per il settore dell’agricoltura. Stanno partecipando all’apposito tavolo sempre più comuni interessati, dopo che le provincie sono scomparse. Stiamo cercando di armonizzare le problematiche e le ricette che emergono da tutti i comuni per poi portarle ai vari confronti istituzionali e per dare una risposta appunto armonica». «In questo quadro, grazie anche al lavoro del segretario Simone Gheri e l’apporto di Marina Lauri, - ha continuato Mungai – ci stiamo dotando di strumenti che poi possano essere utili a tutti i comuni. Abbiamo già fatto un protocollo d’intesa con l’Accademia dei Georgofili, interessante per quanto riguarda il discorso delle eccellenze alimentari e quello del verde pubblico. E proseguiamo con questo accordo con la Cia, che dovrebbe essere un punto di riferimento per uno sviluppo delle aziende del settore che sia in armonia con gli aspetti ambientali da tutti i punti di vista, compreso uno dei problemi fondamentali quale l’impatto urbanistico delle aziende nei territori. Tra le iniziative previste dall’accordo vanno segnalate infatti quelle che riguarderanno lo sviluppo sostenibile e quelle legate ai problemi relativi all’urbanistica, che sono importanti perché nei vari comuni della Toscana ciascuno si è mosso motu proprio. Da ora in poi si cercherà di dare una risposta comune per tutti».
 
L. S.

giurlani oreste

L’annuncio del sindaco Giurlani all’incontro di ieri su “Verde pubblico e privato” al Crea-Viv di Pescia. Per la ricercatrice Cacini si investe ancora poco e male nel verde in Italia. E il presidente del distretto vivaistico Mati dice che ci vogliono piante giuste, ma anche manutenzione qualificata e turnover degli alberi. L’assessore della Felice ha sottolineato che il Comune ha previsto nel documento unico di programmazione 240 mila euro per il verde nel prossimo triennio.

«Il Comune un tempo aveva l’ufficio Agricoltura, ecco io voglio fare un tavolo permanente per l’agricoltura e il verde, che dovrà elaborare, coordinare e promuovere iniziative in tali settori, dialogando con le associazioni di categoria».
E’ quanto annunciato ieri dal sindaco di Pescia Oreste Giurlani nel suo intervento all’incontro “Verde pubblico e privato: benefici e problemi di gestione”, organizzato nella propria sede dal Crea-Viv di Pescia: l’Unità di ricerca per il Vivaismo e la gestione del verde ambientale ed ornamentale del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Un incontro che è stato introdotto dal saluto del direttore Gianluca Burchi, che ha messo in evidenza due concetti chiave: primo, nonostante l’impressionante distacco fra uomo e natura avvenuto negli ultimi 200 anni, il richiamo del verde e della natura è sempre forte nella gente; secondo, le piante in città non sono natura sic et simpliciter ma ambienti artificiali con costi ed esigenze precise da gestire.
«Pescia – ha affermato il sindaco Giurlani – è da sempre città del verde e del florovivaismo, ma anche della montagna, dei boschi e della vivibilità. Fin dall’inizio del mandato abbiamo avviato un censimento sul verde pubblico, che dopo il 5 marzo abbiamo intensificato verificando la pericolosità delle aree verdi e anche il loro aspetto estetico. L’assessore Marco della Felice ha fatto un lavoro di monitoraggio certosino in tal senso». «Il verde va coltivato e mantenuto – ha continuato Giurlani – e uno degli obiettivi del nuovo piano operativo (l’ex regolamento urbanistico) è rendere Pescia sempre di più città del verde, città green, per questo il piano dovrà contenere indicazioni su come riqualificare tutto il verde urbano ma anche le aree boscate fuori dal centro. Inviteremo le associazioni di categoria a cooperare con l’amministrazione comunale nella elaborazione del piano operativo». Il quale non riguarderà ovviamente solo le aree verdi ma, come ha sottolineato il sindaco, tutto il territorio comunale, compresi i terreni dove si fa agricoltura e floricoltura. Oreste Giurlani ha ricordato anche che nel Piano di indirizzo territoriale della Regione Toscana «a Pescia viene creato uno degli osservatori del paesaggio presso la Fondazione Carlo Collodi, quindi avremo uno di quei cinque o sei osservatori previsti a livello regionale, ciascuno dei quali dovrà presidiare una determinata varietà di paesaggio. Questo è il frutto di una nostra battaglia in Regione». «Non dimentichiamo infine – ha concluso Giurlani – che Pescia e Collodi sono state inserite nel programma di Pistoia capitale della cultura 2017 dall’amico Samuele Bertinelli (il sindaco di Pistoia, ndr) e cercheremo di cogliere anche questa opportunità».
Il presidente del Distretto rurale vivaistico ornamentale di Pistoia Francesco Mati è intervenuto dopo la relazione tecnica di inquadramento a 360 gradi delle questioni del verde pubblico e privato da parte della curatrice dell’incontro Sonia Cacini, ricercatrice del Crea-Viv di Pescia, che ha tra l’altro messo in evidenza come in questo ambito si investa troppo poco e spesso in malo modo: il Comune di Pescia, in media nazionale, ha ad esempio finora «investito circa 20/30 mila euro all’anno, cioè più o meno 1 euro a cittadino»; e ovunque in Italia, quando si fanno opere pubbliche, si scelgono piante sbagliate, mal collocate e senza i necessari investimenti in manutenzione. Dal presidente del distretto vivaistico sono arrivate alcune idee e indicazioni con precise ricadute politico-economiche di settore a integrazione delle osservazioni della ricercatrice del Crea-Viv di Pescia. Ad esempio, nonostante che la sua relazione fosse intitolata “Importanza della qualità delle piante da impiegare nel verde urbano: la pianta giusta al posto giusto”, Mati ha sì confermato che è sbagliato scegliere le piante solo in base all’aspetto estetico senza considerarne le proprietà botaniche, ma si è soffermato con più calore sulla questione dell’investimento in manutenzione: «quando introduciamo una pianta in un ambiente, finché questa non è autosufficiente, dobbiamo investire in un impianto di irrigazione a goccia. Come deve essere un albero di qualità è difficile da spiegare ai non addetti ai lavori, facendogli capire perché le produzioni dei nostri vivai pistoiesi sono superiori (a quelle di altre aree geografiche magari a costi minori, ndr), ma la necessità di fare una buona manutenzione del verde dovrebbe essere comprensibile a tutti». «Vent’anni fa – ha aggiunto Mati – venivano dalla Turchia a prendere da noi le piante di scarto, perché non potevano permettersi quelle più care. Ma in realtà non esistono piante di scarto: tutte le piante, se ben accudite, possono essere recuperate. I turchi hanno comprato piante da poco prezzo e hanno invece investito in giardinieri. Così, quando poco più di tre anni fa sono stato a Istanbul, ho visto una cura delle aree verdi che noi ci sogniamo, con tutte le aiuole fiorite ecc. ecc. E’ un problema culturale. Del resto da noi si pensa che chiunque sia nipote di un contadino possa mettere in discussione il lavoro di chi ha studiato per diventare giardiniere. Il problema sta nelle leggi». Il presidente del distretto vivaistico ha concluso ricordando l’importanza del turnover degli alberi nei parchi urbani, perché oltre una certa età degli alberi – età che varia a seconda della specie di pianta - «costa meno sostituirli che curarli».
Dopo la relazione a carattere più tecnico sul tema “Gli alberi: organismi che crescono e invecchiano. Criticità legate alla valutazione di stabilità degli alberi e possibili interventi”  dell’agronomo Giulio Lotti, specializzato in indagini di stabilità degli alberi, ha chiuso i lavori l’assessore Marco della Felice che ha esordito dicendo: «scontiamo dei ritardi enormi in questo campo non dal punto di vista della ricerca, ma da quello del ricambio degli alberi che non è stato mai fatto». E ora, per di più, il clima sta cambiando e rendendo più urgente affrontare il problema. Per quanto riguarda la voce “arredo pubblico e verde urbano”, ha proseguito della Felice, il Comune è partito l’anno scorso «con qualche migliaio di euro, che quest’anno sono diventati un po’ di più. Ma nel documento unico di programmazione abbiamo previsto non solo mantenimento di aree verdi, ma anche reimpianto di alberi e piante con risorse importanti: 80 mila euro all’anno nei prossimi 3 anni». L’assessore ha poi parlato, come esempio di buona gestione del verde, anche se non urbano, del Pif sulla filiera del bosco progettato dal Comune di Pescia che dovrebbe valere 2 milioni e 300 mila euro di investimenti nel territorio comunale, soprattutto montano, e nei dintorni.
Nel corso delle relazioni tecniche sono venuti fuori spunti interessanti sulle funzioni del verde e sulle disfunzioni delle nostre aree verdi. Ad esempio, Sonia Cacini ha affrontato i seguenti possibili benefici del verde: produzione di ossigeno, miglioramento del microclima, riduzione del rumore, purificazione dell’aria, miglioramento del bilancio idrico (si pensi a bio garden, rain garden o bioswales), controllo dell’erosione, funzione frangivento, ombreggiamento con abbattimento delle temperature medie di diversi gradi, funzioni paesaggistica e architettonica, e culturale con orti botanici e arboreti, aumento di circa il 20% dei valori immobiliari, impulso al commercio grazie alla riduzione delle isole di calore di molti centri commerciali, piante terapeutiche e giardini ludici, orti sociali. Ma, affinché questi benefici si manifestino, come ha concluso la ricercatrice del Crea-Viv di Pescia, «la gestione deve essere dinamica, programmata ed eseguita da persone competenti, e richiede cure agronomiche perché le aree verdi sono coltivazioni, non manufatti». Basti mettere a confronto le differenti conseguenze di una potatura corretta e di una rozza capitozzatura. Mentre Giulio Lotti ha fra l’altro illustrato le difficoltà e i metodi che si usano per discriminare quando una pianta inizia la fase senescente, le problematiche di pini e tigli negli ambienti urbani, quando il tomogramma di un albero è preoccupante per la stabilità di un albero (se, ad esempio, il 30% del raggio del tronco a partire dall’esterno ha legno sano, sovente non importa che, come in molti ulivi secolari, l’interno sia cavo) e alcuni indizi relativi al suolo intorno alla base dell’albero al cui verificarsi è bene chiedere il controllo degli esperti.
 
Lorenzo Sandiford

myplant & garden 2016

Terza parte del reportage sugli espositori dal 24 al 26 febbraio alla Fiera di Milano in occasione di Myplant & Garden 2016. Tra di essi, Giorgio Tesi Group, top player del vivaismo ornamentale con sede centrale a Pistoia, e Comagri – serre e tecnologie di Bolzano, azienda leader di progettazione e realizzazione di serre con relativi accessori.

Questa è la terza e conclusiva parte del reportage sulle aziende e i prodotti o servizi per il florovivaismo e la filiera del verde che si sono fatti notare da Floraviva durante la seconda e terza giornata di Myplant & Garden, il 26 e 27 febbraio scorsi. Come già indicato nella prima e nella seconda parte del servizio (vedi e vedi), l’esposizione rispetta l’ordine cronologico con cui sono avvenuti gli incontri negli stand della manifestazione milanese.

anania

La tredicesima impresa florovivaistica incontrata è stata l’azienda agricola Anania Patrizia & C. di Milazzo, in provincia di Messina, in Sicilia. Attiva da circa 30 anni, questa azienda dispone di circa 10 ettari ed è certificata MPS-GAP per il sistema di gestione integrato. Allo stand erano presenti Michele e Giuseppe Materia, figli del titolare, e Pietro Sottile, figlio del responsabile delle vendite. «La nostra azienda – ha spiegato Giuseppe Materia - nasce circa 15 anni fa e produciamo olivi ornamentali di tutte le misure e dimensioni, anche se abbiamo come articolo di punta i formati cespuglio: i cespugli 16 o 14 sono quelli che vanno di più. Siamo specializzati nella produzione di olivi della varietà cipressino, che è quello che si presta meglio per la finalità ornamentale». «Noi vendiamo all’estero e in Italia, ma non a produttori di olio – ha precisato -. Vendiamo soprattutto in Germania, Olanda, Francia: questi sono i nostri mercati di sbocco principali al momento». «Quest’anno – ha aggiunto Michele Materia - abbiamo presentato per la prima volta una nuova linea di vasi di terracotta e stiamo riscontrando un discreto successo su questi vasi perché in essi le piante fanno la loro bella figura. Alcuni di tali vasi di terracotta sono stati prodotti apposta per noi». «Vengono richieste – ha continuato - soprattutto le misure piccole per quanto riguarda l’Italia, perché sono utilizzate spesso come bomboniere, come abbiamo potuto constatare. E anche perché ovviamente hanno costi inferiori. Queste misure piccole le vendiamo principalmente ai garden center. Le altre misure anche ai grossisti in generale».

container centralen

Dopo ci siamo fermati nello stand di Container Centralen, azienda multinazionale con base a Odense in Danimarca. Qui Floraviva è stata accolta da Florencia Sassone, key account manager di Container Centralen Italia e Spagna, e Marco Utzon Sforzini, sales manager Nordic, Italy and Iberica. «Container Centralen – ha premesso Florencia Sassone - è la leader europea per il trasporto di piante e fiori su carrelli. Non ci limitiamo soltanto al prodotto, ma ci differenziamo soprattutto per i servizi legati ai prodotti». «Produciamo tanti tipi di carrelli per piante e fiori – ha detto Florencia Sassone - e nel nord Europa ci caratterizziamo pure per i prodotti per supermercati: roll, casse, mezzi pallet o quarti di pallet su ruote, ecc. Sono prodotti che verranno introdotti successivamente anche nella grande distribuzione dei Paesi del sud Europa». «Quello che ci caratterizza, dicevo, è appunto la rete di servizi legata ai nostri prodotti – ha proseguito Florencia Sassone -, e per quanto riguarda i carrelli di piante e fiori questo significa una rete di depositi che garantisce la possibilità di muovere i propri carrelli in tutta Europa senza il bisogno di un trasporto fisico, ma soltanto virtuale. Infatti uno dei nostri servizi principali è il trasferimento: uno può restituire i carrelli al proprio partner o al proprio cliente in Austria, Germania, Olanda o Inghilterra lasciando il materiale nel deposito più vicino, si fa un trasferimento virtuale e il beneficiario lo ritira nel deposito di destinazione scelto. In ogni Paese c’è un ufficio, abbiamo la sede centrale in Danimarca e poi una sessantina di depositi in tutta Europa. I clienti possono fare sia contratti di acquisto che di affitto, a seconda delle loro esigenze». «La novità dell’ultimo anno – ha concluso - è sicuramente l’introduzione di servizi per la grande distribuzione, dove sta aumentando sempre di più la vendita di piante e fiori, e di conseguenza abbiamo dato una soluzione a quello che è il flusso di ritorno dei vuoti ai produttori, in modo tale che la catena si concentri sulla vendita, il produttore sulla consegna del prodotto e noi facciamo tutta la logistica del flusso di ritorno. Questo tipo di servizio per ora è stato introdotto in Nord Italia e fino al Lazio, ma lo stiamo per introdurre anche in tutto il resto d’Italia fino alla Sicilia, seguendo le esigenze delle catene, che prima sperimentano nel nord e poi allargano su tutto il territorio».

chiarappa e cinquini

Il quindicesimo incontro è stato con un trio di florovivaisti della Toscana, Chiarappa Tomei Cinquini, specializzati in piante fiorite in vaso e che hanno stretto un’alleanza o coordinamento reciproco. L’azienda agricola Chiarappa Giovanni ha sede ad Arena Metato (Pisa), mentre Cinquini Yuri Azienda Agricola si trova a Viareggio in provincia di Lucca, nel distretto floricolo Lucca Pistoia, al quale appartiene anche l’azienda agricola Tomei di Torre del Lago. «Sono Chiarappa Giacomo, titolare dell’omonima azienda, e rappresento le tre aziende qui insieme in questo stand, che collaborano fra loro e coprono una superficie complessiva di circa 5 ettari fra Pisa, Viareggio e Torre del Lago, in tre locazioni diverse ma vicine della Toscana – ha spiegato presentandosi il titolare dell’azienda agricola di Pisa Chiarappa Giovanni -. La nostra collaborazione è una unione di intenti che va oltre la partecipazione a questa fiera». «Produciamo – ha aggiunto Giacomo Chiarappa - unicamente piante in vaso fiorite: dai ciclamini, alle stelle di Natale, alle ortensie e tutto ciò che è primaverile, dipladenia, annuali, gerani, insomma un assortimento vastissimo. E siamo impostati principalmente per la vendita presso i garden center e vendiamo soprattutto nel centro Italia e nel nord Italia». «In questo momento – ha detto rispondendo alla domanda di Floraviva sulle “novità da dichiarare” esposte in fiera - stiamo puntando in particolare sull’ortensia, visto che siamo alle porte della Pasqua; e, appunto, sulla già citata dipladenia, che sarà già pronta e disponibile ai primi di marzo».

giorgio tesi groupLa visita allo stand della Giorgio Tesi Group di Pistoia, situata nel cuore del distretto vivaistico ornamentale più importante d’Europa, in Toscana, è stata la sedicesima sosta del viaggio tra gli espositori di Myplant. Qui c’era il responsabile marketing Fabio Fondatori, che ha illustrato le attività del suo gruppo: «la Giorgio Tesi Group – ha affermato – è un’azienda leader a livello internazionale, una delle più importanti non solo in Italia ma in Europa. Siamo un’azienda che si estende su 500 ettari di superficie. Abbiamo quattro filiali in Italia: a Piadena, a Grosseto, a Orbetello e a San Benedetto del Tronto, oltre alla sede a Pistoia, dove abbiamo 18 vivai di produzione tutti intorno al nostro polo logistico. Siamo un’azienda che fa l’85% del fatturato all’estero: principalmente Francia, Germania, Svizzera, Austria, insomma il 65% di quell’85% di fatturato lo facciamo in Europa. Produciamo piante ornamentali, quindi piante da esterno: dalle piante piccole agli esemplari di grandi dimensioni; e vendiamo ai grossisti, ai garden center alla grande distribuzione, ai Comuni». «Abbiamo portato qui solo alcune piante – ha aggiunto Fondatori -, in primis il cipresso Bolgheri, con cui abbiamo partecipato alla “Vetrina delle eccellenze” di Myplant arrivando secondi. Si tratta di un clone di cipresso, brevettato e in esclusiva, che noi abbiamo selezionato insieme al Cnr; è resistente al cancro corticale ed è ipoallergenico. Lo abbiamo brevettato circa 5 anni fa. Noi abbiamo altri tre cloni: Agrimed, Mediterraneo e Italico, ma abbiamo portato il Bolgheri perché ha un portamento particolare, è una pianta che sale su bella dritta e compatta, e soprattutto perché è quella che è stata utilizzata per ripopolare il viale di Bolgheri quando è stato devastato dal cancro del cipresso». In esposizione allo stand di Giorgio Tesi spiccava un esemplare di sughera di 7 metri di una cinquantina d’anni proveniente da Orbetello. «L’abbiamo messo qui – ha spiegato Fondatori - perché abbiamo deciso di partecipare a Myplant con uno stand con poche piante, perché tanto i clienti conoscono la nostra produzione e qui abbiamo deciso di puntare sull’immagine ricreando un piccolo cinema con un esemplare solo di pianta, ma dall’aspetto monumentale, e la proiezione di un video su tutte le nostre produzioni».

artigianfer

Poi è stata la volta di un’altra realtà toscana, Artigianfer di Virgilio Cardelli con sede a Santa Lucia Uzzanese (Pistoia). Come ci ha illustrato Fabrizio Brocchini, tecnico commerciale da circa 40 anni in azienda, «Artigianfer esiste sul mercato da 50 anni, e nel 2016 si festeggiano appunto i 50 anni di attività. E’ un’azienda che si occupa della progettazione e realizzazione di serre e impianti per serre, dove per impianti intendiamo tutto ciò che concerne la parte interna ed esterna alle serre per la coltivazione di tutto quanto è possibile in serra. Quindi impianti di riscaldamento, irrigazione ecc.». «Abbiamo diverse tipologie di strutture – ha continuato -, che vanno dal più semplice multi tunnel con film semplice e quindi di costo contenuto, fino a strutture le più sofisticate: con materiale di copertura in vetro oppure in vetrocamera con policarbonati ecc., con tutti gli automatismi possibili e immaginabili gestiti con sistemi computerizzati che controllano sia l’umidità, la luce, l’immissione di CO2, le temperature ecc. Lavoriamo in tutta Italia (dal nord al sud), ma lavoriamo anche all’estero: abbiamo lavorato in 16 Paesi esteri, dal Giappone all’India all’America Latina alla Russia, e continuiamo a farlo». «Qui a Myplant – ha aggiunto Brocchini - abbiamo presentato una nuova tipologia di serre che è molto versatile, perché ha la possibilità di essere coperta con diversi materiali (dal film più semplice al film un pochino più complesso e che ha durate maggiori, a pannelli sandwich, vetro e altri materiali), ma che ha la particolarità soprattutto di essere una serra che può poi diventare scoperta, a cielo aperto; o meglio può essere o tutta aperta o un ombrario sia interno che esterno o una serra chiusa con l’eventuale ombreggiamento interno che fa anche da coibentazione. Si chiama Combilux ed è un nostro brevetto esclusivo che sta avendo un notevole riscontro. La prima l’abbiamo collaudata nel dicembre scorso in Qatar, dove si svolgeranno le finali dei prossimi mondiali di calcio e devono produrci le piantine che poi diventeranno le piante da esterno per fare tutti i giardini in Qatar».

comagri

L’ultima tappa del tour fra gli espositori di Myplant è stata quella presso lo stand di un’altra azienda leader nella progettazione e realizzazione di serre: Comagri – serre e tecnologie di Bolzano (Trentino-Alto Adige). Qui Floraviva ha parlato con l’architetto Roberto Marziale, uno dei titolari. «La nostra azienda produce tecnologia in serra – ha detto Marziale - e i prodotti più interessanti in questa fiera sono forse Dosatron, un dosatore proporzionale che ormai sono cinque anni che commercializziamo in Italia, e poi gli schermi mobili per ombreggiare e per la coibenza termica, ma anche tutto il resto della nostra offerta di accessori per serre». Come ci ha spiegato Marziale, entrando più nello specifico, «i Dosatron sono delle macchine molto semplici e poco costose che permettono di concimare in un’azienda senza bisogno dell’elettricità, solo con il flusso dell’acqua; il passaggio dell’acqua permette di pescare la soluzione preparata e di distribuirla nel circuito di irrigazione dell’azienda. Mentre gli schermi mobili sono teli coibenti automatici che permettono di modulare sia il flusso luminoso che la dispersione energetica all’interno delle serre». Per quanto concerne l’offerta di accessori per serre, essa copre «tutto ciò che riguarda le serre: tutto ciò che gli va dentro, cioè ventilazione, riscaldamento, irrigazione, bancali mobili». Comagri vende in tutta Italia tramite 17 agenti sul territorio, ma anche nei Paesi esteri confinanti o vicini come la Spagna, la Germania, l’Austria, la Svizzera e i Paesi dell’area ex Jugoslavia.
 
Redazione Floraviva