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La firma il 21 aprile a Torino durante Ifla 2016, il 53° congresso mondiale degli architetti del paesaggio. Scanavino (Agrinsieme): «il verde pubblico è un investimento in qualità della vita, come la spesa sanitaria, e deve uscire dal patto di stabilità con i suoi vincoli». Monti (Aiapp): «ci vuole il coraggio non tanto di immaginare grandi parchi, ma di fare molti piccoli interventi puntuali, che servono di più alle persone, agli architetti e ai vivaisti».
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Il presidente di Cia Toscana Brunelli chiede rapidità nell’approvare il regolamento della legge urbanistica regionale, un «indirizzo unitario delle camere di commercio» per la promozione e quelle semplificazioni non garantite da Agea, «incapace di stare al passo coi tempi». Per Scanavino, presidente nazionale della Cia, ci vuole un riequilibrio dei prezzi nella filiera per non far ricadere la deflazione tutta sugli agricoltori, poi bandi adatti alle piccole aziende agricole e un progetto di sistema per l’agroalimentare italiano che valorizzi la biodiversità. Sulla questione ungulati, propone la sostituzione di “tutela” con “gestione” nell’art. 1 della legge 157 che regola la caccia. L’assessore Remaschi annuncia la revisione delle aree vocate del piano faunistico della legge di contenimento degli ungulati e una cabina di regia per il monitoraggio; spera che il regolamento della legge urbanistica sull’agricoltura venga approvato a giugno.
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L’intesa è stata siglata oggi a Firenze a margine del convegno sui cambiamenti istituzionali della regione riguardanti agricoltori e aree rurali. Brunelli (Cia Toscana): «il riordino della governance avvenga dando continuità ai servizi» e «opportunità di sviluppo». Biffoni: «Anci Toscana rafforza l’impegno nel settore agricoltura e forestazione». Per Remaschi in un quadro di tagli di risorse regionali ci vuole una «concertazione forte con le categorie» e «concretezza». Patrizio Mungai: «Anci armonizzerà le risposte dei Comuni all’agricoltura, a cominciare dall’urbanistica».
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L’annuncio del sindaco Giurlani all’incontro di ieri su “Verde pubblico e privato” al Crea-Viv di Pescia. Per la ricercatrice Cacini si investe ancora poco e male nel verde in Italia. E il presidente del distretto vivaistico Mati dice che ci vogliono piante giuste, ma anche manutenzione qualificata e turnover degli alberi. L’assessore della Felice ha sottolineato che il Comune ha previsto nel documento unico di programmazione 240 mila euro per il verde nel prossimo triennio.
«Il Comune un tempo aveva l’ufficio Agricoltura, ecco io voglio fare un tavolo permanente per l’agricoltura e il verde, che dovrà elaborare, coordinare e promuovere iniziative in tali settori, dialogando con le associazioni di categoria».
E’ quanto annunciato ieri dal sindaco di Pescia Oreste Giurlani nel suo intervento all’incontro “Verde pubblico e privato: benefici e problemi di gestione”, organizzato nella propria sede dal Crea-Viv di Pescia: l’Unità di ricerca per il Vivaismo e la gestione del verde ambientale ed ornamentale del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Un incontro che è stato introdotto dal saluto del direttore Gianluca Burchi, che ha messo in evidenza due concetti chiave: primo, nonostante l’impressionante distacco fra uomo e natura avvenuto negli ultimi 200 anni, il richiamo del verde e della natura è sempre forte nella gente; secondo, le piante in città non sono natura sic et simpliciter ma ambienti artificiali con costi ed esigenze precise da gestire.
«Pescia – ha affermato il sindaco Giurlani – è da sempre città del verde e del florovivaismo, ma anche della montagna, dei boschi e della vivibilità. Fin dall’inizio del mandato abbiamo avviato un censimento sul verde pubblico, che dopo il 5 marzo abbiamo intensificato verificando la pericolosità delle aree verdi e anche il loro aspetto estetico. L’assessore Marco della Felice ha fatto un lavoro di monitoraggio certosino in tal senso». «Il verde va coltivato e mantenuto – ha continuato Giurlani – e uno degli obiettivi del nuovo piano operativo (l’ex regolamento urbanistico) è rendere Pescia sempre di più città del verde, città green, per questo il piano dovrà contenere indicazioni su come riqualificare tutto il verde urbano ma anche le aree boscate fuori dal centro. Inviteremo le associazioni di categoria a cooperare con l’amministrazione comunale nella elaborazione del piano operativo». Il quale non riguarderà ovviamente solo le aree verdi ma, come ha sottolineato il sindaco, tutto il territorio comunale, compresi i terreni dove si fa agricoltura e floricoltura. Oreste Giurlani ha ricordato anche che nel Piano di indirizzo territoriale della Regione Toscana «a Pescia viene creato uno degli osservatori del paesaggio presso la Fondazione Carlo Collodi, quindi avremo uno di quei cinque o sei osservatori previsti a livello regionale, ciascuno dei quali dovrà presidiare una determinata varietà di paesaggio. Questo è il frutto di una nostra battaglia in Regione». «Non dimentichiamo infine – ha concluso Giurlani – che Pescia e Collodi sono state inserite nel programma di Pistoia capitale della cultura 2017 dall’amico Samuele Bertinelli (il sindaco di Pistoia, ndr) e cercheremo di cogliere anche questa opportunità».
Il presidente del Distretto rurale vivaistico ornamentale di Pistoia Francesco Mati è intervenuto dopo la relazione tecnica di inquadramento a 360 gradi delle questioni del verde pubblico e privato da parte della curatrice dell’incontro Sonia Cacini, ricercatrice del Crea-Viv di Pescia, che ha tra l’altro messo in evidenza come in questo ambito si investa troppo poco e spesso in malo modo: il Comune di Pescia, in media nazionale, ha ad esempio finora «investito circa 20/30 mila euro all’anno, cioè più o meno 1 euro a cittadino»; e ovunque in Italia, quando si fanno opere pubbliche, si scelgono piante sbagliate, mal collocate e senza i necessari investimenti in manutenzione. Dal presidente del distretto vivaistico sono arrivate alcune idee e indicazioni con precise ricadute politico-economiche di settore a integrazione delle osservazioni della ricercatrice del Crea-Viv di Pescia. Ad esempio, nonostante che la sua relazione fosse intitolata “Importanza della qualità delle piante da impiegare nel verde urbano: la pianta giusta al posto giusto”, Mati ha sì confermato che è sbagliato scegliere le piante solo in base all’aspetto estetico senza considerarne le proprietà botaniche, ma si è soffermato con più calore sulla questione dell’investimento in manutenzione: «quando introduciamo una pianta in un ambiente, finché questa non è autosufficiente, dobbiamo investire in un impianto di irrigazione a goccia. Come deve essere un albero di qualità è difficile da spiegare ai non addetti ai lavori, facendogli capire perché le produzioni dei nostri vivai pistoiesi sono superiori (a quelle di altre aree geografiche magari a costi minori, ndr), ma la necessità di fare una buona manutenzione del verde dovrebbe essere comprensibile a tutti». «Vent’anni fa – ha aggiunto Mati – venivano dalla Turchia a prendere da noi le piante di scarto, perché non potevano permettersi quelle più care. Ma in realtà non esistono piante di scarto: tutte le piante, se ben accudite, possono essere recuperate. I turchi hanno comprato piante da poco prezzo e hanno invece investito in giardinieri. Così, quando poco più di tre anni fa sono stato a Istanbul, ho visto una cura delle aree verdi che noi ci sogniamo, con tutte le aiuole fiorite ecc. ecc. E’ un problema culturale. Del resto da noi si pensa che chiunque sia nipote di un contadino possa mettere in discussione il lavoro di chi ha studiato per diventare giardiniere. Il problema sta nelle leggi». Il presidente del distretto vivaistico ha concluso ricordando l’importanza del turnover degli alberi nei parchi urbani, perché oltre una certa età degli alberi – età che varia a seconda della specie di pianta - «costa meno sostituirli che curarli».
Dopo la relazione a carattere più tecnico sul tema “Gli alberi: organismi che crescono e invecchiano. Criticità legate alla valutazione di stabilità degli alberi e possibili interventi” dell’agronomo Giulio Lotti, specializzato in indagini di stabilità degli alberi, ha chiuso i lavori l’assessore Marco della Felice che ha esordito dicendo: «scontiamo dei ritardi enormi in questo campo non dal punto di vista della ricerca, ma da quello del ricambio degli alberi che non è stato mai fatto». E ora, per di più, il clima sta cambiando e rendendo più urgente affrontare il problema. Per quanto riguarda la voce “arredo pubblico e verde urbano”, ha proseguito della Felice, il Comune è partito l’anno scorso «con qualche migliaio di euro, che quest’anno sono diventati un po’ di più. Ma nel documento unico di programmazione abbiamo previsto non solo mantenimento di aree verdi, ma anche reimpianto di alberi e piante con risorse importanti: 80 mila euro all’anno nei prossimi 3 anni». L’assessore ha poi parlato, come esempio di buona gestione del verde, anche se non urbano, del Pif sulla filiera del bosco progettato dal Comune di Pescia che dovrebbe valere 2 milioni e 300 mila euro di investimenti nel territorio comunale, soprattutto montano, e nei dintorni.
Nel corso delle relazioni tecniche sono venuti fuori spunti interessanti sulle funzioni del verde e sulle disfunzioni delle nostre aree verdi. Ad esempio, Sonia Cacini ha affrontato i seguenti possibili benefici del verde: produzione di ossigeno, miglioramento del microclima, riduzione del rumore, purificazione dell’aria, miglioramento del bilancio idrico (si pensi a bio garden, rain garden o bioswales), controllo dell’erosione, funzione frangivento, ombreggiamento con abbattimento delle temperature medie di diversi gradi, funzioni paesaggistica e architettonica, e culturale con orti botanici e arboreti, aumento di circa il 20% dei valori immobiliari, impulso al commercio grazie alla riduzione delle isole di calore di molti centri commerciali, piante terapeutiche e giardini ludici, orti sociali. Ma, affinché questi benefici si manifestino, come ha concluso la ricercatrice del Crea-Viv di Pescia, «la gestione deve essere dinamica, programmata ed eseguita da persone competenti, e richiede cure agronomiche perché le aree verdi sono coltivazioni, non manufatti». Basti mettere a confronto le differenti conseguenze di una potatura corretta e di una rozza capitozzatura. Mentre Giulio Lotti ha fra l’altro illustrato le difficoltà e i metodi che si usano per discriminare quando una pianta inizia la fase senescente, le problematiche di pini e tigli negli ambienti urbani, quando il tomogramma di un albero è preoccupante per la stabilità di un albero (se, ad esempio, il 30% del raggio del tronco a partire dall’esterno ha legno sano, sovente non importa che, come in molti ulivi secolari, l’interno sia cavo) e alcuni indizi relativi al suolo intorno alla base dell’albero al cui verificarsi è bene chiedere il controllo degli esperti.
Lorenzo Sandiford
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Terza parte del reportage sugli espositori dal 24 al 26 febbraio alla Fiera di Milano in occasione di Myplant & Garden 2016. Tra di essi, Giorgio Tesi Group, top player del vivaismo ornamentale con sede centrale a Pistoia, e Comagri – serre e tecnologie di Bolzano, azienda leader di progettazione e realizzazione di serre con relativi accessori.
Questa è la terza e conclusiva parte del reportage sulle aziende e i prodotti o servizi per il florovivaismo e la filiera del verde che si sono fatti notare da Floraviva durante la seconda e terza giornata di Myplant & Garden, il 26 e 27 febbraio scorsi. Come già indicato nella prima e nella seconda parte del servizio (vedi e vedi), l’esposizione rispetta l’ordine cronologico con cui sono avvenuti gli incontri negli stand della manifestazione milanese.

La tredicesima impresa florovivaistica incontrata è stata l’azienda agricola Anania Patrizia & C. di Milazzo, in provincia di Messina, in Sicilia. Attiva da circa 30 anni, questa azienda dispone di circa 10 ettari ed è certificata MPS-GAP per il sistema di gestione integrato. Allo stand erano presenti Michele e Giuseppe Materia, figli del titolare, e Pietro Sottile, figlio del responsabile delle vendite. «La nostra azienda – ha spiegato Giuseppe Materia - nasce circa 15 anni fa e produciamo olivi ornamentali di tutte le misure e dimensioni, anche se abbiamo come articolo di punta i formati cespuglio: i cespugli 16 o 14 sono quelli che vanno di più. Siamo specializzati nella produzione di olivi della varietà cipressino, che è quello che si presta meglio per la finalità ornamentale». «Noi vendiamo all’estero e in Italia, ma non a produttori di olio – ha precisato -. Vendiamo soprattutto in Germania, Olanda, Francia: questi sono i nostri mercati di sbocco principali al momento». «Quest’anno – ha aggiunto Michele Materia - abbiamo presentato per la prima volta una nuova linea di vasi di terracotta e stiamo riscontrando un discreto successo su questi vasi perché in essi le piante fanno la loro bella figura. Alcuni di tali vasi di terracotta sono stati prodotti apposta per noi». «Vengono richieste – ha continuato - soprattutto le misure piccole per quanto riguarda l’Italia, perché sono utilizzate spesso come bomboniere, come abbiamo potuto constatare. E anche perché ovviamente hanno costi inferiori. Queste misure piccole le vendiamo principalmente ai garden center. Le altre misure anche ai grossisti in generale».

Dopo ci siamo fermati nello stand di Container Centralen, azienda multinazionale con base a Odense in Danimarca. Qui Floraviva è stata accolta da Florencia Sassone, key account manager di Container Centralen Italia e Spagna, e Marco Utzon Sforzini, sales manager Nordic, Italy and Iberica. «Container Centralen – ha premesso Florencia Sassone - è la leader europea per il trasporto di piante e fiori su carrelli. Non ci limitiamo soltanto al prodotto, ma ci differenziamo soprattutto per i servizi legati ai prodotti». «Produciamo tanti tipi di carrelli per piante e fiori – ha detto Florencia Sassone - e nel nord Europa ci caratterizziamo pure per i prodotti per supermercati: roll, casse, mezzi pallet o quarti di pallet su ruote, ecc. Sono prodotti che verranno introdotti successivamente anche nella grande distribuzione dei Paesi del sud Europa». «Quello che ci caratterizza, dicevo, è appunto la rete di servizi legata ai nostri prodotti – ha proseguito Florencia Sassone -, e per quanto riguarda i carrelli di piante e fiori questo significa una rete di depositi che garantisce la possibilità di muovere i propri carrelli in tutta Europa senza il bisogno di un trasporto fisico, ma soltanto virtuale. Infatti uno dei nostri servizi principali è il trasferimento: uno può restituire i carrelli al proprio partner o al proprio cliente in Austria, Germania, Olanda o Inghilterra lasciando il materiale nel deposito più vicino, si fa un trasferimento virtuale e il beneficiario lo ritira nel deposito di destinazione scelto. In ogni Paese c’è un ufficio, abbiamo la sede centrale in Danimarca e poi una sessantina di depositi in tutta Europa. I clienti possono fare sia contratti di acquisto che di affitto, a seconda delle loro esigenze». «La novità dell’ultimo anno – ha concluso - è sicuramente l’introduzione di servizi per la grande distribuzione, dove sta aumentando sempre di più la vendita di piante e fiori, e di conseguenza abbiamo dato una soluzione a quello che è il flusso di ritorno dei vuoti ai produttori, in modo tale che la catena si concentri sulla vendita, il produttore sulla consegna del prodotto e noi facciamo tutta la logistica del flusso di ritorno. Questo tipo di servizio per ora è stato introdotto in Nord Italia e fino al Lazio, ma lo stiamo per introdurre anche in tutto il resto d’Italia fino alla Sicilia, seguendo le esigenze delle catene, che prima sperimentano nel nord e poi allargano su tutto il territorio».

Il quindicesimo incontro è stato con un trio di florovivaisti della Toscana, Chiarappa Tomei Cinquini, specializzati in piante fiorite in vaso e che hanno stretto un’alleanza o coordinamento reciproco. L’azienda agricola Chiarappa Giovanni ha sede ad Arena Metato (Pisa), mentre Cinquini Yuri Azienda Agricola si trova a Viareggio in provincia di Lucca, nel distretto floricolo Lucca Pistoia, al quale appartiene anche l’azienda agricola Tomei di Torre del Lago. «Sono Chiarappa Giacomo, titolare dell’omonima azienda, e rappresento le tre aziende qui insieme in questo stand, che collaborano fra loro e coprono una superficie complessiva di circa 5 ettari fra Pisa, Viareggio e Torre del Lago, in tre locazioni diverse ma vicine della Toscana – ha spiegato presentandosi il titolare dell’azienda agricola di Pisa Chiarappa Giovanni -. La nostra collaborazione è una unione di intenti che va oltre la partecipazione a questa fiera». «Produciamo – ha aggiunto Giacomo Chiarappa - unicamente piante in vaso fiorite: dai ciclamini, alle stelle di Natale, alle ortensie e tutto ciò che è primaverile, dipladenia, annuali, gerani, insomma un assortimento vastissimo. E siamo impostati principalmente per la vendita presso i garden center e vendiamo soprattutto nel centro Italia e nel nord Italia». «In questo momento – ha detto rispondendo alla domanda di Floraviva sulle “novità da dichiarare” esposte in fiera - stiamo puntando in particolare sull’ortensia, visto che siamo alle porte della Pasqua; e, appunto, sulla già citata dipladenia, che sarà già pronta e disponibile ai primi di marzo».
La visita allo stand della Giorgio Tesi Group di Pistoia, situata nel cuore del distretto vivaistico ornamentale più importante d’Europa, in Toscana, è stata la sedicesima sosta del viaggio tra gli espositori di Myplant. Qui c’era il responsabile marketing Fabio Fondatori, che ha illustrato le attività del suo gruppo: «la Giorgio Tesi Group – ha affermato – è un’azienda leader a livello internazionale, una delle più importanti non solo in Italia ma in Europa. Siamo un’azienda che si estende su 500 ettari di superficie. Abbiamo quattro filiali in Italia: a Piadena, a Grosseto, a Orbetello e a San Benedetto del Tronto, oltre alla sede a Pistoia, dove abbiamo 18 vivai di produzione tutti intorno al nostro polo logistico. Siamo un’azienda che fa l’85% del fatturato all’estero: principalmente Francia, Germania, Svizzera, Austria, insomma il 65% di quell’85% di fatturato lo facciamo in Europa. Produciamo piante ornamentali, quindi piante da esterno: dalle piante piccole agli esemplari di grandi dimensioni; e vendiamo ai grossisti, ai garden center alla grande distribuzione, ai Comuni». «Abbiamo portato qui solo alcune piante – ha aggiunto Fondatori -, in primis il cipresso Bolgheri, con cui abbiamo partecipato alla “Vetrina delle eccellenze” di Myplant arrivando secondi. Si tratta di un clone di cipresso, brevettato e in esclusiva, che noi abbiamo selezionato insieme al Cnr; è resistente al cancro corticale ed è ipoallergenico. Lo abbiamo brevettato circa 5 anni fa. Noi abbiamo altri tre cloni: Agrimed, Mediterraneo e Italico, ma abbiamo portato il Bolgheri perché ha un portamento particolare, è una pianta che sale su bella dritta e compatta, e soprattutto perché è quella che è stata utilizzata per ripopolare il viale di Bolgheri quando è stato devastato dal cancro del cipresso». In esposizione allo stand di Giorgio Tesi spiccava un esemplare di sughera di 7 metri di una cinquantina d’anni proveniente da Orbetello. «L’abbiamo messo qui – ha spiegato Fondatori - perché abbiamo deciso di partecipare a Myplant con uno stand con poche piante, perché tanto i clienti conoscono la nostra produzione e qui abbiamo deciso di puntare sull’immagine ricreando un piccolo cinema con un esemplare solo di pianta, ma dall’aspetto monumentale, e la proiezione di un video su tutte le nostre produzioni».

Poi è stata la volta di un’altra realtà toscana, Artigianfer di Virgilio Cardelli con sede a Santa Lucia Uzzanese (Pistoia). Come ci ha illustrato Fabrizio Brocchini, tecnico commerciale da circa 40 anni in azienda, «Artigianfer esiste sul mercato da 50 anni, e nel 2016 si festeggiano appunto i 50 anni di attività. E’ un’azienda che si occupa della progettazione e realizzazione di serre e impianti per serre, dove per impianti intendiamo tutto ciò che concerne la parte interna ed esterna alle serre per la coltivazione di tutto quanto è possibile in serra. Quindi impianti di riscaldamento, irrigazione ecc.». «Abbiamo diverse tipologie di strutture – ha continuato -, che vanno dal più semplice multi tunnel con film semplice e quindi di costo contenuto, fino a strutture le più sofisticate: con materiale di copertura in vetro oppure in vetrocamera con policarbonati ecc., con tutti gli automatismi possibili e immaginabili gestiti con sistemi computerizzati che controllano sia l’umidità, la luce, l’immissione di CO2, le temperature ecc. Lavoriamo in tutta Italia (dal nord al sud), ma lavoriamo anche all’estero: abbiamo lavorato in 16 Paesi esteri, dal Giappone all’India all’America Latina alla Russia, e continuiamo a farlo». «Qui a Myplant – ha aggiunto Brocchini - abbiamo presentato una nuova tipologia di serre che è molto versatile, perché ha la possibilità di essere coperta con diversi materiali (dal film più semplice al film un pochino più complesso e che ha durate maggiori, a pannelli sandwich, vetro e altri materiali), ma che ha la particolarità soprattutto di essere una serra che può poi diventare scoperta, a cielo aperto; o meglio può essere o tutta aperta o un ombrario sia interno che esterno o una serra chiusa con l’eventuale ombreggiamento interno che fa anche da coibentazione. Si chiama Combilux ed è un nostro brevetto esclusivo che sta avendo un notevole riscontro. La prima l’abbiamo collaudata nel dicembre scorso in Qatar, dove si svolgeranno le finali dei prossimi mondiali di calcio e devono produrci le piantine che poi diventeranno le piante da esterno per fare tutti i giardini in Qatar».

L’ultima tappa del tour fra gli espositori di Myplant è stata quella presso lo stand di un’altra azienda leader nella progettazione e realizzazione di serre: Comagri – serre e tecnologie di Bolzano (Trentino-Alto Adige). Qui Floraviva ha parlato con l’architetto Roberto Marziale, uno dei titolari. «La nostra azienda produce tecnologia in serra – ha detto Marziale - e i prodotti più interessanti in questa fiera sono forse Dosatron, un dosatore proporzionale che ormai sono cinque anni che commercializziamo in Italia, e poi gli schermi mobili per ombreggiare e per la coibenza termica, ma anche tutto il resto della nostra offerta di accessori per serre». Come ci ha spiegato Marziale, entrando più nello specifico, «i Dosatron sono delle macchine molto semplici e poco costose che permettono di concimare in un’azienda senza bisogno dell’elettricità, solo con il flusso dell’acqua; il passaggio dell’acqua permette di pescare la soluzione preparata e di distribuirla nel circuito di irrigazione dell’azienda. Mentre gli schermi mobili sono teli coibenti automatici che permettono di modulare sia il flusso luminoso che la dispersione energetica all’interno delle serre». Per quanto concerne l’offerta di accessori per serre, essa copre «tutto ciò che riguarda le serre: tutto ciò che gli va dentro, cioè ventilazione, riscaldamento, irrigazione, bancali mobili». Comagri vende in tutta Italia tramite 17 agenti sul territorio, ma anche nei Paesi esteri confinanti o vicini come la Spagna, la Germania, l’Austria, la Svizzera e i Paesi dell’area ex Jugoslavia.
Redazione Floraviva

