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Il coordinatore di Agrinsieme Mercuri (Confcooperative): la Pac deve andare ad aziende strutturate e capaci di diventare competitive e bisogna spostare parte delle risorse sui piani nazionali. Giovanni Luppi (Legacoop): il fatturato della cooperazione agroalimentare vale 37 miliardi, il 31% dell’intero agroalimentare italiano, ma può salire perché il prodotto agricolo che transita nella cooperazione è sotto la media europea. Cinzia Pagni (Cia): più aggregazioni anche fra le cooperative di produzione agricola, come è stato per quelle della distribuzione. L'assessore Remaschi: necessario un cambio di mentalità, ma dai Pif toscani un segnale positivo.

Le agevolazioni fiscali arrivate all’agricoltura in questa legislatura sono un importante aiuto per superare la crisi, ma poi «le nostre aziende non potranno fare reddito se non acquisendo più quote di mercato». E la Politica agricola comune (Pac) va riorientata: «le risorse devono andare alle aziende agricole che possono diventare competitive», quelle più grandi e strutturate, «la chiusura di tante aziende agricole è dovuta a una Pac che non ha dato finora gli aiuti giusti»; inoltre, sempre nella logica di aiutare chi sa mettere a frutto gli aiuti, bisogna spostare una parte delle risorse su piani di livello nazionale.  
Questo, in sintesi, il messaggio di Giorgio Mercuri, coordinatore nazionale di Agrinsieme e presidente di Fedagri – Confcooperative nonché dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari, alla tavola rotonda “Dalla politica della cooperazione alla politica per la cooperazione” che si è svolta ieri a Firenze in chiusura delle due giornate di studi organizzate da Accademia dei Georgofili e Agrinsieme sul tema “Cresce la cooperazione agroalimentare, cresce l’agricoltura”. Alla tavola rotonda, moderata dal giornalista Marzio Fatucchi, sono intervenuti anche l’assessore all’agricoltura della Toscana Marco Remaschi, la vicepresidente di Cia – agricoltori italiani Cinzia Pagni, il presidente di Legacoop agroalimentare e copresidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari Giovanni Luppi, il presidente di Copagri Franco Verrascina e il presidente della commissione Agricoltura Luca Sani (vedi articolo di ieri).
«Noi siamo convinti – ha aggiunto Giorgio Mercuri - che il futuro della Pac può essere in parte orientato sugli aiuti diretti: probabilmente quelli relativi alla parte ambientale. E in parte invece deve essere fortemente orientato sugli investimenti, quindi sul secondo pilastro, perché così mette in condizione le aziende di poter investire e potersi innovare». La Pac, per Mercuri, non deve abbandonare i contributi a fondo perduto, come vorrebbero alcuni in Europa, e deve indirizzarsi «a favore delle grandi aziende, perché questo significa stimolare le aziende a mettersi insieme per poter portare a casa risorse importanti». La richiesta del mondo della cooperazione di girare più risorse dal livello regionale a quello nazionale, ha chiarito Mercuri, non significa però spostare tutto sui piani nazionali, «perché abbiamo situazioni diverse da una parte all’altra del Paese». Mercuri ha poi invitato i produttori della filiera agroalimentare a rivolgersi ad Agrinsieme per far valere le proprie istanze, perché è più efficace ragionare in termini di agroalimentare che solo di agricoltura, pensando al completamento della filiera, «sia attraverso le cooperative che confrontandosi con l’agroindustria». E a questo proposito ha affermato «la necessità che i ministeri dello sviluppo economico e dell’agricoltura non si incontrino solo occasionalmente».
Portando i saluti della Regione Toscana, l’assessore all’agricoltura Marco Remaschi ha sostenuto che per «aumentare il reddito e garantire l’accesso ai mercati alle nostre produzioni» agricole «c’è bisogno di  innovazioni di prodotto e di processo». E ciò implica fra l’altro favorire tutte le forme di aggregazione in agricoltura, dall’integrazione orizzontale fra produttori a quella verticale lungo le filiere produzione-mercato, per superare il limite del sottodimensionamento aziendale. «La via è quasi scontata – ha detto Remaschi -. Ci siamo arrivati? No, abbiamo bisogno di lavorare ancora a un cambio di cultura dei nostri operatori agricoli». Ma i segnali positivi ci sono stati, secondo l’assessore, come testimoniato dalle risposte ai bandi regionali su pif (progetti integrati di filiera) in cui si è registrata «una maggiore capacità di mettersi insieme».
Cinzia Pagni, vicepresidente di Cia, ha affermato che nonostante un calo del reddito dell’8%, contro un -2% medio in Europa, dall’inizio della crisi, gli agricoltori «si sono dimostrati resilienti di fronte alla crisi». Resta però il punto debole della «scarsa propensione ad aggregarsi, quando invece, in una situazione di crisi in cui i mercati esteri sono fondamentali, ci sarebbe bisogno di più aggregazione e cooperazione». Per Cinzia Pagni «l’aggregazione del modello cooperativo può garantire un futuro migliore all’agricoltura» e «la cooperazione può dare più risposte agli agricoltori, purché ci siano aggregazioni anche al livello della produzione, delle cooperative di produzione, come è successo nella distribuzione». Sui piani di sviluppo rurale e i pif, la vicepresidente di Cia ha chiesto un’ulteriore sburocratizzazione. Infine ha auspicato una strategia di Paese sull’export, perché anche se qualcosa è stato fatto, non è sufficiente, e i grandi gruppi italiani non possono farcela da soli a presidiare il nostro sistema agroalimentare. 
Il presidente di Legacoop agroalimentare, nonché copresidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari, Giovanni Luppi ha ricordato alcuni numeri. «Nel settore cooperativo agroalimentare – ha detto –  sviluppiamo 37 miliardi di fatturato, su un fatturato totale dell’agroalimentare italiano di 120 miliardi». Si tratta di una quota del 31%, ma che può essere incrementata alla luce di altri dati. Basti pensare che mentre «in Europa la percentuale di prodotto agricolo che passa per la cooperazione supera il 60%», in Italia non si arriva al 40%. Luppi si è soffermato poi su un altro confronto di dati: il numero delle aziende agricole in Italia nel censimento del 1948, pari a 17 milioni, e quello del 2010, pari a 1 milione e 600 mila imprese agricole, e «probabilmente – ha chiosato - le imprese agricole vere oggi saranno non più di 600/700 mila». Questo significa, ha argomentato, che «c’è un apparato di riferimento, composto da cooperazione, organizzazioni professionali e altri strumenti che mi sembra francamente sovradimensionato rispetto al numero di aziende» e che dovrà in parte cambiare, anche per altre ragioni. «Quando eravamo nel Dopoguerra – ha detto Luppi a Floraviva dopo la fine dell’incontro - l’impresa agricola aveva bisogno sostanzialmente che la cooperativa provvedesse a tutti i suoi bisogni: il ritiro del prodotto, la commercializzazione del prodotto. Oggi siamo di fronte ad imprenditori agricoli molto più dimensionati che posso fare un pezzo del mestiere a casa loro. Le faccio un esempio: nel settore della frutta si possono andare a raccogliere, che so, le mele a casa del produttore, portarle in cooperativa, lavorarle e poi venderle, ma ci possono essere altri modelli in cui il produttore agricolo la confezione delle mele se la fa a casa e dà alla cooperativa da vendere le sue confezioni; vuol dire che si è trattenuto un pezzo di plusvalore a casa propria». Infine, questa è la sua visione di come nella filiera agroalimentare si possa arrivare a dare più reddito agli agricoltori: «più organizzazione in tutti i pezzi della filiera: intanto organizzazione a casa delle imprese agricole, che in Italia rimangono sottodimensionate e quindi gravate di costi anche perché piccole; a valle, la cooperazione o l’impresa di trasformazione del prodotto agricolo deve raggiungere modelli di efficienza più alti degli attuali, questo è inevitabile. Imprese moderne dimensionate possono affrontare con più capacità i temi che attengono all’innovazione di prodotto, oggi fondamentale per stare sul mercato, e il tema di raggiungere mercati fuori dall’Italia. Noi abbiamo in Italia produzioni agricole, le faccio il caso del vino, dell’ortofrutta e dell’olio d’oliva, che sono eccedentari rispetto ai consumi interni. Se non avessimo le condizioni per esportare queste produzioni sui prezzi sarebbe un disastro. Bisogna avere questa capacità di portare fuori all’estero le nostre produzioni eccedentarie».
 
Lorenzo Sandiford

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L’Associazione nazionale vivaisti esportatori ha presentato a Myplant & Garden a Milano le attività svolte nel 2016 e le iniziative del 2017. Anve darà supporto operativo alle sperimentazioni del progetto europeo XF-ACTORS sulla Xylella fastidiosa (7 milioni di euro). Sul portale Phytoweb si troveranno anche le informazioni per la movimentazione di merci intraeuropea.   

Il nuovo annuario presentato all’ultima edizione di Ipm Essen, la collaborazione con l’Expo internazionale di settore su rigenerazione e agricoltura urbana a Bologna nel 2019 (vedi), la partecipazione in due progetti Horizon 2020 della Commissione europea sui fitopatogeni e in particolare la Xylella fastidiosa, il contributo alla proposta che il Servizio fitosanitario italiano farà a quello turco per facilitare l’export di piante verso la Turchia, la designazione nel nuovo Gruppo di lavoro sulle barriere fitosanitarie istituito presso il Ministero delle politiche agricole (Mipaaf), le novità del portale www.phytoweb.it, l’incarico riguardante spazi verdi di Fiere di Parma spa e le imminenti prime certificazioni a marchio VivaiFiori.
Sono questi gli argomenti affrontati durante la conferenza stampa tenuta il 22 febbraio, presso il salone internazionale del verde di Milano Myplant & Garden, da Anve, l’Associazione nazionale vivaisti esportatori, che ha presentato per bocca del presidente Marco Cappellini le attività svolte nel 2016, i progetti in corso nel 2017 e i nuovi numeri, cresciuti, dell’associazione: «una base sociale complessiva di 76 aziende, provenienti da tutta Italia» e «16 nuovi accordi con soci sostenitori e partner».
«La fiera di Parma, attraverso il suo amministratore delegato Antonio Cellie, – ha tra l’altro annunciato Marco Cappellini – ha incaricato l’Anve di progettare e realizzare nei 44 ettari del quartiere fieristico tre aree a verde per poi eventualmente seguire la fornitura delle piante e la loro manutenzione. Dal punto di vista della capacità della nostra associazione di generare opportunità di business per i soci è un ulteriore passettino in avanti». Anve dovrà innanzi tutto presentare al committente, Società Fiere di Parma spa, tre proposte progettuali. A tal fine sono state coinvolte tutte le aziende vivaistiche associate e sono già stati individuati i progettisti che presenteranno le proposte. Entro l'estate arriverà il progetto esecutivo ed inizieranno i lavori di restauro a verde.
Nell’ambito della ricerca scientifica riguardante il vivaismo, Anve è entrata a far parte del Comitato dei portatori di interesse di due progetti internazionali finanziati dal Programma Horizon 2020 della Commissione Europea. Si tratta dei progetti denominati XF-ACTORS “Xylella Fastidiosa Active Containment Through a multidisciplinary-Oriented Research Strategy" e POnTE “Pest Organisms Thareatening Europe”, che intendono sviluppare programmi multidisciplinari in risposta al bisogno urgente di migliorare la prevenzione, l’individuazione precoce e il controllo dei fitopatogeni, e in particolare della Xylella fastidiosa. L’obiettivo è sviluppare una strategia globale per la gestione integrata delle gravi malattie vegetali, con l’intento di prevenirne la diffusione e ridurne l’impatto economico, sociale ed ambientale. I partenariati coinvolgono una rete professionale mondiale che comprende i più eccellenti centri di ricerca, le associazioni di categoria e, per il settore produttivo del vivaismo ornamentale italiano, Anve, che, come ha precisato il segretario Edoardo Sciutti, è stata contattata dal Cnr di Bari. «XF-ACTORS – ha spiegato Sciutti - è un progetto specifico per la Xylella fastidiosa con un finanziamento di 6,9 milioni di euro a cui partecipano 29 partner europei ed extraeuropei. Il progetto POnTE, che è stato ammesso a finanziamento un annetto fa riguarda diverse fitopatologie, fra cui anche la Xylella». Anve fornirà un supporto operativo ai due progetti soprattutto per le sperimentazioni nei vivai.
Sempre per svolgere assistenza e tutela in campo fitosanitario, Anve ha partecipato all'incontro preliminare tenutosi al Mipaaf con il Servizio fitosanitario nazionale per predisporre la proposta da condividere con il Servizio fitosanitario turco ai sensi del “Memorandum di intesa di cooperazione fitosanitaria” siglato nel 2015 tra Italia e Turchia. La proposta sarà utile ad avere migliori condizioni legislative per esportare in Turchia. Inoltre Anve è stata designata dal Tavolo tecnico del settore florovivaistico a partecipare al Gruppo di lavoro Barriere fitosanitarie costituito dal Mipaaf.
Sul lato esportazione è adesso pienamente operativo il portale www.phytoweb.it, che contiene tutte le informazioni necessarie per accedere ai mercati dei Paesi terzi. E’ in corso il caricamento nel portale delle informazioni contenute nel Dleg 214/2005 per la movimentazione interna, in Italia e in Unione Europea. «Questo portale, che è stato approvato e finanziato da Mise e Ice – ha detto Marco Cappelliniè diventato uno strumento davvero importante e utile, perché ci può entrare qualsiasi azienda interessata a esportare nei Paesi extraeuropei e trovarvi tutte le informazioni che servono interrogandolo in vari modi. Ad esempio partendo dal nome della pianta oppure della malattia ecc.». «Alcuni associati dell’Ena (l’organismo che rappresenta in Europa le organizzazioni di vivaisti, ndr) – ha concluso Cappellinici hanno chiesto se possono veicolare all’estero questo portale, ovviamente traducendolo e adattandolo alle esigenze di altri Paesi, perché non hanno un portale del genere».
 
Lorenzo Sandiford

Il 22 febbraio convegno inaugurale “Opportunità green jobs” introdotto da dati e tendenze sulle richieste di lavoro di Infojobs. Dal 22 al 24 i quattro incontri di “Gds Break” con i protagonisti delle «proposte garden» di tre catene di gds bricolage e su eBay. Il 23 relazione di Euromonitor sul “Mercato del gardening in Europa” con case study sulla Svezia

Informazioni riguardanti i lavori della filiera del verde o più in generale ecosostenibili e momenti di approfondimento del mercato dei prodotti da giardinaggio anche fuori dal canale tipico del garden center, abbracciando ad esempio le insegne della grande distribuzione specializzata del bricolage, al cui interno le merceologie da garden hanno un peso molto significativo
Myplant & Garden 2017, in programma dal 22 al 24 febbraio presso la Fiera di Milano, sarà l’occasione per aggiornarsi anche su questi aspetti del mercato del verde in Italia e in Europa (vedi nostro servizio). 
A cominciare dal convegno inaugurale del 22 febbraio mattina (ore 10-13, Sala convegni, padiglione 20, corsia M) a cura di GreenPlanner “Opportunità Green Jobs”, dedicato a «come e dove investire forze e risorse per migliorare la sostenibilità della propria professione». Appuntamento, valido come aggiornamento professionale per gli agronomi, che si aprirà con una relazione di Federico Filippa, manager di InfoJobs, su “Dati e tendenze: come si muovono le richieste di lavoro”, seguita da interventi su “Finanziamenti e bandi” della redazione di GreenPlanner, “Turismo sostenibile” di Ada Rosa Balzan (Università Cattolica di Brescia), “Tessili green” di Aurora Magni (LiucUniversità Cattaneo), “Verde urbano di qualità: salute e risparmio” di Patrizia Menegoni (Enea), “Gli scarti diventano materia prima” di Nicoletta Ravasio (Cnr), “Diritti e doveri di chi si occupa di green” a cura dell’Avv. Sergio Barozzi e “Il progetto Green Jobs mette in relazione scuola e aziende” di Andrea Trisaglio (Green Jobs di Fondazione Cariplo).
Come spiegato da M. Cristina Ceresa, direttore di GreenPlanner, al termine della conferenza stampa di ieri di presentazione della 3^ edizione di Myplant, lo scopo del convegno inaugurale è dare «informazioni molto pratiche», comprese le «indicazioni amministrative» sul lavoro e dati sull’occupazione aggiornati a cura di InfoJobs, «che analizza il mercato del lavoro ed è tra l’altro una vetrina online di scambi di lavori». «L’aspetto dei green jobs – ha aggiunto M. Cristina Ceresa - quest’anno lo analizzeremo come potenzialità del mercato: avremo dei dati su quali sono i lavori più attraenti dal punto di vista delle assunzioni e un avvocato ci dirà come è affrontata la fiscalizzazione e defiscalizzazione nel mondo green. Quattro docenti universitari ci parleranno dei loro progetti e li seguiremo non soltanto analizzando il progetto ma anche vedendo quali altre lampadine si possono accendere in settori limitrofi».
“Gds Break – il garden incontra la grande distribuzione specializzata”, a cura di Giulia Arrigoni, direttore editoriale di DIYandGarden, è una serie di incontri, dal 22 febbraio mattina, dalle 10,30 alle 11,30, fino al 24 mattina nella stessa ora, presso la “Market Area” del padiglione 20 (corsia E), con alcune delle più importanti catene del bricolage e un soggetto leader dell’e-commerce in Italia, i cui reparti e settori dedicati al verde registrano andamenti positivi da anni. Verranno esaminati gli aspetti più significativi legati alla proposta garden all’interno dei punti vendita delle tre insegne di bricolage Leroy Merlin, Obi e Brico Io, e nella piattaforma di eBay. A quest’ultimo tema è dedicato l’incontro “eBay e garden. L’opportunità elettronica per operatori e consumatori” con Paolo Valassi, Business Development Manager eBay Inc.. Gli altri faccia a faccia saranno “Il garden per Leroy Merlin, tra tecnica e progettualità” con Massimo Polato, direttore del Gruppo Giardino Centrale Acquisti Leroy Merlin Italia, “Obi Italia, il trionfo del verde: un punto di forza e distinzione in gds” con Luca Fanucchi, Area Manager Garden di Obi Italia e “Brico Io, il garden tra prossimità e servizio” con Paolo Micolucci, direttore acquisti di Brico Io (che fa parte di Coop Lombardia).
Si tratta, come precisato a margine della conferenza stampa di ieri da Giulia Arrigoni, di «quattro incontri con quattro protagonisti della moderna distribuzione. Tre sono rappresentativi di negozi fisici: sono grandi catene, grandi insegne, due internazionali». «Quindi con loro – ha proseguito Giulia Arrigoni - si andrà ad approfondire tre modi di organizzare l’esposizione all’interno di superfici che variano dalla più grande di Leroy Merlin a quella di prossimità che è Brico Io. Il quarto incontro vuole essere invece un momento di attenzione a quella che è la nuova frontiera del commercio, quindi l’e-commerce, non il negozio fisico ma il negozio virtuale, che all’interno di eBay (che, come sappiamo, è un marketplace che ospita rivenditori specializzati) sta avendo una crescita molto importante in tutto il mondo, ma anche in Italia, e tra questi il settore del garden nella sua accezione più completa e più generale è tra i comparti più performanti. Anche il verde vivo, inaspettatamente». Pertanto «è un modo per far conoscere questi protagonisti, se vogliamo un po’ più defilati rispetto al distributore specializzato di questo ambito, che è il garden center classico o addirittura il florovivaista direttamente. Questo è un altro anello della catena distributiva, che però è importante perché fa fatturati significativi nelle insegne del bricolage, dove il garden è a volte il primo settore…». In che percentuali? «Abbiamo deciso di non fornire dei dati – ha risposto Giulia Arrigoni - ma tenga conto che le insegne della moderna distribuzione rispetto al mercato totale brico e garden pesano circa il 30%, però su un mercato che è più orientato al bricolage e dove il verde vivo è ancora abbastanza marginale. Ad eccezione di Obi, che invece punta moltissimo su questo tipo di assortimento. Però il verde vivo tenderà a crescere, perché comunque molta soddisfazione». Qualche cifra? «Se noi parliamo, a livello italiano, di circa 10/12 miliardi di euro all’anno, però comprendendo tutta la filiera distributiva, quindi per intenderci comprendendo anche la ferramenta (che comunque hanno merceologie da garden), il 30% è ad appannaggio delle insegne della distribuzione, che in realtà sono numericamente molto inferiori rispetto al dettaglio tradizionale». E all’interno di questo 30% dei 10 miliardi quanto varrà la parte dedicata al verde più o meno? «Dipende. Per alcune insegne è molto importante. Addirittura è il primo macro reparto». Ma, al di dei numeri, Giulia Arrigoni ha sottolineato l’importanza dei quattro incontri dal punto di vista pragmatico, «anche perché molti espositori e molti visitatori magari non hanno quella immediata confidenza con l’insegna, per cui ci sarà un momento di presentazione per poi passare al cliente, quindi come si sta evolvendo il cliente, quali sono le sue richieste, ecc. E poi per dare delle informazioni utili a chi vuole iniziare a lavorare con la grande distribuzione, perché non è che sia così semplice e automatico. Uno deve essere organizzato e ci vogliono conoscenze su come fornire i prodotti, trasportarli ecc
Da ricordare infine l’incontro “Il mercato del gardening in Europa”, in programma il 23 febbraio mattina, sempre alla “Market area” del padiglione 20, a cura di Sara Rovai di Euromonitor International, con presentazione di DIYandGarden. Una introduzione sul mercato del settore verde a livello globale, con un’analisi delle categorie piante, fiori, vasi da giardino e altre attrezzature nelle catene distributive e il case study della Svezia. Un’occasione per comprendere meglio i mercati europei del giardinaggio con l’ausilio di una società di ricerca internazionale che raccoglie i dati di settore in 54 Paesi.
 
Lorenzo Sandiford

Alla 3^ edizione del salone b2b del florovivaismo, del paesaggio e del giardinaggio “Myplant & Garden”, dal 22 al 24 febbraio alla Fiera di Milano, 567 espositori di cui 116 stranieri. Le delegazioni di buyer dall'estero sono 109. Presenti i mercati di fiori di Pompei e Viareggio. Dai seminari dell’Aiapp sul paesaggio, a quelli su fitofarmaci e commercio, fino al casting della trasmissione di La5 “Guerrilla Gardeners” 30 appuntamenti e 10 eventi speciali. Il presidente di Fiera Milano: «la gamma delle nostre fiere dedicate al vegetale comprende Myplant, Fruit & Veg Innovation e Tuttofood».

«Siamo partiti 3 anni fa con 340 aziende espositrici e ci troviamo qua adesso al terzo anno con circa 570 espositori: un risultato all'inizio impensabile per noi, sette aziende condotte da giovani che hanno cercato, senza appoggi politici, di dare una scossa al settore florovivaistico italiano in crisi».
Così Gianpietro D'Adda, presidente del consorzio di imprese florovivaistiche che organizza “Myplant & Garden – International Green Expo”, ha sintetizzato, ieri mattina di fronte alla stampa convenuta per la presentazione della 3^ edizione della manifestazione, la rapida affermazione del salone internazionale del verde milanese, che si svolgerà dal 22 al 24 febbraio 2017 in due padiglioni della Fiera di Milano Rho-Pero. Un'ascesa certificata dai numeri crescenti degli espositori (quasi +70% in tre anni) e anche sul fronte degli operatori professionali che l'hanno visitata: circa 7 mila nel 2015, 10 mila nel 2016 e, come si è augurata oggi la exhibition manager Valeria Randazzo, «magari 14 mila quest'anno». Numeri che la collocano oggi saldamente al primo posto fra le fiere internazionali made in Italy del settore florovivaistico e della filiera green, filiera che nell’organizzazione espositiva di Myplant & Garden è stata suddivisa nelle seguenti sezioni: vivai (floricoltura, piante da esterno e da interno), fiori (fiori recisi), vasi (vasi e contenitori professionali), tecnica (terricci, fertilizzanti, prodotti fitosanitari), servizi (software, hardware, gestionali), macchinari (macchinari e attrezzature), decorazione (decorazione e articoli per fioristi e garden), architettura (architettura ed edilizia per il giardino) (vedi). 
«Il florovivaismo italiano ha rialzato la testa – ha aggiunto Gianpietro D'Adda -. Indipendenza, entusiasmo, collaborazione, sinergie e nuove visioni hanno trasformato profondamente il mercato fieristico del settore in Italia e non solo. Myplant è una scommessa vinta insieme...». «Noi crediamo di essere il futuro delle fiere del florovivaismo in Italia – ha concluso – e abbiamo cercato di avere più delegazioni di buyer dall’estero, che era forse l'unica nostra pecca». Adesso, come ha spiegato Valeria Randazzo, gli espositori stranieri sono 116, circa il 20% sul totale (contro il 18% del totale nel 2016) e sono previste 109 delegazioni di buyer provenienti dall'estero, grazie anche alla collaborazione di Fiera Milano e Unicredit. Resta da vedere quanti saranno gli operatori stranieri che visiteranno Myplant. Da notare, inoltre, riguardo alle presenze in fiera, la partecipazione, sottolineata durante la conferenza stampa da Valeria Randazzo, di due mercati di fiori: quello di Viareggio e quello di Pompei
«Lanciamo quest'anno nove nuovi eventi fieristici – ha dichiarato il presidente di Fiera Milano Roberto Rettani – e mi auguro che tutti abbiano lo stesso successo di Myplant & Garden. Il florovivaismo è un settore in cui l'Italia ha tutte le premesse per fare bene. Spero che crescano anche i visitatori dall'estero con il principale scopo di fare affari, visto anche che la maggior parte delle nostre fiere sono business-to-business». «Myplant & Garden – ha concluso Rettani – completa la gamma delle nostre fiere dedicate al vegetale. Il calendario fieristico 2017 ci vedrà presenti infatti nel florovivaismo (con appunto Myplant & Garden), nell'ortofrutta (Fruit & Veg Innovation) e nel comparto alimentare (Tuttofood)».
«Unicredit ci ha creduto fin dall'inizio e non poteva esserci il due senza il tre – ha detto Enzo Torino, deputy regional manager Lombardia di Unicredit -. Il settore florovivaistico italiano è ancora troppo poco internazionalizzato, ma ci sono molte imprese giovani e innovative, in controtendenza rispetto alla negatività diffusa in Italia, che contribuiscono a tenere vivi tanti territori del nostro paese». «Con questa manifestazione – ha terminato il suo intervento rivolgendosi agli organizzatori - date una mano al brand Italia».
La 3^ edizione di Myplant & Garden sarà caratterizzata da molti workshop, convegni e altri momenti di aggiornamento e formazione professionale per gli operatori. In tutto 30 appuntamenti e 10 eventi speciali, fra cui i seguenti, qui riportati seguendo la categorizzazione adottata dagli organizzatori.  
Mercato e sostenibilità. Un convegno sulle opportunità di green jobs a cura di GreenPlanner in collaborazione con Change UP, che offrirà crediti formativi per dottori agronomi, dottori forestali e architetti (vedi nostro servizio).  
Paesaggio e progetto. Una serie di seminari curati dall’Aiapp (Associazione italiana architetti progettisti del paesaggio) sui seguenti temi: “Pavimentazioni: funzione, disegno, materiali”, “La risorsa acqua: il progetto di paesaggio come momento di sintesi per la sostenibilità. Esperienze in corso: un golf e un quartiere residenziale”, “Giardino mediterraneo e oltre”; e un convegno su “I corsi di formazione per il professionista del paesaggio”. Inoltre, una mostra sui progetti pervenuti (72 iscritti) nel concorso di progettazione verde “I giardini Dynamici”, a cura delle fondazioni Minoprio e Dynamo e di Aiapp, come seconda edizione de’ “I Giardini di Myplant”. Il progetto vincitore, che sarà premiato insieme a tutti i primi dieci classificati il 23 febbraio, verrà realizzato all’interno di un’ampia porzione della proprietà della Dynamo Camp nella Montagna Pistoiese, dove vengono offerti programmi di terapia ricreativa rivolti a bambini e ragazzi, dai 6 ai 17 anni, affetti da patologie gravi o croniche, principalmente oncoematologiche, neurologiche e diabete, in terapia o nel periodo di post ospedalizzazione.
Mercato e mercati. Una serie di incontri, a cura di DIYandGarden con alcuni dei protagonisti fra le più importanti insegne del bricolage e dell’e-commerce italiano, i cui reparti dedicati al verde registrano andamenti positivi da anni. E, in collaborazione anche con Euromonitor International, un incontro sul tema “Il mercato del gardening in Europa” (vedi nostro servizio).
Eccellenze a Myplant. Anche quest’anno è prevista una “Vetrina delle Eccellenze Myplant & Garden 2017”, con cerimonia di premiazione e assegnazione delle speciali targhe per i prodotti giudicati più innovativi da una giuria indipendente presieduta da Renato Ferretti. Le categorie in competizione sono le nuove varietà di piante ornamentali, di fiori recisi; i nuovi assortimenti e le preparazioni commerciali dal particolare significato ecologico; i mezzi di produzione di carattere eco-compatibile; macchine, attrezzature e impianti per la produzione; materiali e arredi per la realizzazione di giardini e spazi verdi.
Verde da comunicare, verde esotico. Si tratta di un seminario sul tema “Comunicare il verde” e di un convegno intitolato “Florovivaismo, verde ornamentale e specie esotiche invasive: codice di comportamento” realizzati in collaborazione con Linea Verde – Epe. 
Fitofarmaci e commercio. Un convegno a cura di Paolo Milani sul seguente argomento: “Fito-farmaci per gli hobbisti del verde: quali regole per i commercianti italiani?”. Tema scottante con ricadute importanti per i rivenditori specializzati.
Piazza della decorazione e Flower boutique. Sei ambienti su altrettanti temi da interpretare a cura del floral designer Rudy Casati e la regia della Fondazione Minoprio: la hall dell’albergo di lusso, la spa/benesser, il ristorante stellato, il matrimonio civile, la boutique di moda, la boutique di fiori. Inoltre una settima ambientazione sui matrimoni religiosi a cura del maestro Silvano Erba di Federfiori. Mentre nella Flower Boutique di Alba Franzoni dimostrazioni, defilé, decorazioni, acconciature, sartoria floreale e tanta fantasia.
Da segnalare anche l’apertura del casting per la nuova edizione della trasmissione televisiva “Guerrilla Gardeners”, in onda in primavera su La5, destinata a coppie fra i 25 e 55 anni con una spiccata passione per piante e fiori e desiderose di mettere alla prova il proprio pollice verde.
Ma l’elenco di appuntamenti è assai più lungo e comprende incontri su “Alberi e prati”, “Paesaggio urbano”, “Mercato e imprese del florovivaismo”, “Natura, cultura e architettura in luce”, “Verde, progetto e costruzioni”, “Urban green management”, “Garden Center New Trend” e altro ancora (vedi).
 
Lorenzo Sandiford

Per Rinaldo Vanni l’edizione di giugno di “Vestire il paesaggio” riguarderà «il verde come vivaismo ma anche come floricoltura» nell’interesse di tutta la filiera. Stefano Morandi: «la manifestazione è un propellente per un settore che, nonostante l’economia che non riparte, mantiene livelli di occupazione e redditività interessanti». Begliomini: «nella app di “Pistoia Live!” la storia del vivaismo e un link al sito di “Vestire il paesaggio”».  

«Live Pistoia! presentato su Naturart è propedeutico a “Vestire il paesaggio” edizione speciale 2017 per l’anno di Pistoia Capitale della Cultura Italiana. E’ una vetrina importante nella quale si mettono in mostra le peculiarità del nostro territorio, in particolare quelle legate al vivaismo e florovivaismo, che sono sicuramente uno dei motori trainanti della nostra economia. Un’occasione per mettere veramente all’attenzione di tutto il mondo le nostre eccellenze in ambito verde e le aziende del territorio pistoiese e limitrofo, che sono veramente le prime in questo ambito per qualità e per produzione».
Così Stefano Morandi, presidente della Camera di commercio di Pistoia, ha sintetizzato oggi, al termine della presentazione del progetto “Live Pistoia!” (vedi nostro servizio), il contributo che può arrivare al comparto florovivaistico della provincia pistoiese dalla quarta edizione di “Vestire il paesaggio”, in calendario dall’11 al 17 giugno sul tema “Dalla cultura del verde alla cultura del paesaggio” (e viceversa), nel contesto del programma di Pistoia Capitale della Cultura Italiana 2017. «Si tratta di un propellenteaggiunge Morandi - per sviluppare di più questo settore, che è così importante e che in un momento in cui l’economia tende a non avere ancora una chiara ripresa continua però a mantenere livelli di occupazione e redditività interessanti».
«“Vestire il paesaggio” – dice il presidente della Provincia di Pistoia Rinaldo Vanni - è una felice intuizione della provincia che risale al 2007 ed è a cadenza triennale, ma proprio per farla confluire e collimare con l'occasione di Pistoia Capitale della Cultura, che non poteva non essere colta, è stata posticipata dal 2016, data prevista secondo la cadenza naturale, al 2017, perché in questo momento noi dobbiamo assolutamente rafforzare la principale area di produzione del verde (Pistoia è infatti capitale del verde d'Europa) con l'aspetto culturale, che fa parte del resto del nostro Dna». La manifestazione è stata pensata, ricorda Vanni, «per coniugare le capacità produttive con le capacità progettuali del verde, che affondano le proprie radici nelle tradizioni culturali della Toscana e nella storia granducale e che sono i tratti fondamentali del paesaggio toscano». Da qui l’analogia fra le piante per il paesaggio e le stoffe per i vestiti e l’idea di collocare Pistoia al centro della produzione della cultura del paesaggio
Come osserva inoltre Vanni, “Vestire il paesaggio” «non riguarda solo il verde come vivaismo, ma anche come floricoltura, perché la Provincia come portatrice degli interessi generali di tutto il territorio provinciale è necessariamente interessata a tutte le attività commerciali del florovivaismo: dai fiori alle piante ornamentali. Noi abbiamo il florovivaismo della Valdinievole e di Pescia con le sue eccellenze e il vivaismo ornamentale pistoiese e dobbiamo saperli “mettere a reddito” entrambi, come dicono sapientemente i contadini, attraverso questo evento di livello internazionale». «Le piante con il loro ampio assortimento di specie, varietà, forme e colori – conclude il presidente della Provincia di Pistoiacostituiscono la materia prima per la costruzione e la realizzazione dei paesaggi».
Nicolò Begliomini, direttore artistico di Naturart, precisa che nel numero speciale della rivista ci sono diversi testi dedicati a "Vestire il paesaggio" e che «il vivaismo è trattato nel suo rapporto con la città: il vivaismo nasce all’interno degli orti cittadini, sempre visibili all’interno della città, per poi espandersi nei vivai del distretto produttivo che ci rappresenta come capitale europea del vivaismo (storia descritta per esteso nell’articolo “Dagli orti ai vivai” di Renato Ferretti, ndr). Abbiamo pensato che inserire questo elemento storico potesse spiegare meglio perché Pistoia è capitale del verde e aggiungere un ulteriore elemento di consapevolezza nel visitatore». «Anche all’interno della sezione “Capitale del verde” dell’app di “Pistoia Live!” – chiarisce infine Begliomini - ci sarà una sezione storica che tratterà gli argomenti appena citati e in più un approfondimento sull’evento “Vestire il paesaggio” con un link diretto al sito Internet ufficiale dove trovare informazioni specifiche sulla manifestazione».
 
Lorenzo Sandiford