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La crisi sanitaria non deve diventare crisi economica. Per Confagricoltura è importante avviare subito una cabina di regia interministeriale che affronti in maniera coordinata l’emergenza Coronavirus per tutto il settore agricolo e agroindustriale.

Dalla giunta straordinaria convocata oggi dal presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti è emersa chiara la richiesta dell’Organizzazione di fare la propria parte nell’affrontare quest’urgenza che, oltre ai gravi aspetti sanitari, rischia di aggravare una situazione economica già difficile.
La costituzione di una cabina di regia che veda coinvolti tutti i dicasteri interessati, le organizzazioni di imprese delle filiere “dal campo alla tavola” è uno sforzo congiunto necessario per garantire continuità produttiva e commerciale a un comparto che rappresenta quasi il 20% del PIL nazionale e circa il 10% dell’export nazionale complessivo.
Intanto Confagricoltura, grazie alla capillare rete sul territorio, ha costituito una task force che segue attentamente la situazione e interviene sulle autorità competenti perché si riduca al massimo il disagio di imprese e lavoratori.
Trasporti, logistica, consegne dei prodotti sono le questioni più urgenti: non potendo evadere gli ordini, le aziende stanno subendo perdite importanti.
E’ inaccettabile, perché ingiustificato, evidenzia Confagricoltura, qualsiasi rallentamento dei nostri prodotti verso i mercati esteri.
La situazione è più fluida nelle zone rosse laddove i problemi si stanno affrontando con la massima responsabilità da parte degli imprenditori agricoli e grazie a specifici permessi di transito concessi dalle autorità competenti per affrontare i disagi nell’immediato.

Redazione

Distretti del cibo: al via il primo bando nazionale. Bellanova: "Sosteniamo la progettazione territoriale e gli investimenti nell'agroalimentare". A disposizione 31 milioni di cui 18 per i distretti alimentari e 13 per quelli della rigenerazione dai danni causati dalla xylella. Ammessi bandi da 4 a 50 milioni. Laddove la richiesta di fondi superasse la disponibilità, è previsto un tetto massimo al contributo a fondo perduto per singolo programma di investimenti pari a 2,5 milioni di euro. Di seguito i link diretti ai bandi del MIPAAF e la definizione esatta dei distretti ammessi.

Il 17 febbraio è partito il primo bando nazionale per il finanziamento dei Distretti del cibo, strumento per garantire ulteriori risorse e opportunità per la crescita e il rilancio a livello nazionale di filiere e territori. "Investiamo nella progettazione territoriale - ha detto la Ministra Teresa Bellanova dalla Sicilia, dove è stata impegnata in incontri e visite istituzionali anche in alcune aziende agroalimentari del palermitano - per favorire la crescita dell'Italia. Dobbiamo sbloccare energie e investimenti. L'agricoltura e l'agroalimentare sono un motore di idee, progetti, nuovi posti di lavoro. Di futuro. Abbiamo lavorato con le Regioni per mettere a punto un bando, il primo, che dia stimolo a una nuova stagione dei distretti del cibo. C'è molto interesse e fermento in tutti i territori, già questa è una scommessa vinta. L'Italia può essere un laboratorio di buone pratiche, investendo sull'economia circolare, sulla ricerca e su formule più forti di collaborazione tra agricoltori, allevatori, imprese di trasformazione e istituzioni. Noi ci siamo e vogliamo accompagnare questo sviluppo". Tutti i dettagli per la partecipazione, e per l'invio delle domande che dovrà avvenire entro il 17 aprile 2020, sono già disponibili sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Alla stessa pagina è pubblicato anche il Registro nazionale dei Distretti del cibo che raccoglie tutte le realtà riconosciute dalle Regioni. Il riconoscimento dei Distretti, infatti, viene affidato per legge alle Regioni e alle Province autonome che provvedono a comunicarlo al Mipaaf presso il quale è istituito il Registro nazionale. I bandi finanziano progetti da 4 a 50 milioni di euro di investimenti con un'ampia tipologia di spese ammissibili.
Il Contratto di distretto ha lo scopo di promuovere lo sviluppo, la coesione e l'inclusione sociale, favorire l'integrazione di attività caratterizzate da prossimità, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l'impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari. Il Contratto di distretto per la Xylella, oltre quanto previsto sopra, ha invece lo scopo di realizzare un programma di rigenerazione dell'agricoltura nei territori colpiti dal batterio Xylella fastidiosa, anche attraverso il recupero di colture storiche di qualità. Le risorse disponibili per il finanziamento in conto capitale ammontano a 18 milioni di euro per il bando dei distretti del cibo e a 13 milioni di euro per il distretto Xylella, che utilizza fondi diversi rispetto allo stanziamento di 300 milioni di euro del Piano recentemente approvato in Conferenza Stato-Regioni. Laddove la richiesta di fondi superasse la disponibilità, è previsto un tetto massimo al contributo a fondo perduto per singolo programma di investimenti pari a 2,5 milioni di euro.

I bandi sono disponibili ai link:
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15042
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15043

I DISTRETTI DEL CIBO
La legge definisce Distretti del cibo:
- i distretti rurali e agroalimentari di qualità già riconosciuti o da riconoscere;
- i distretti localizzati in aree urbane o periurbane caratterizzati da una significativa presenza di attività agricole volte alla riqualificazione ambientale e sociale delle aree;
- i distretti caratterizzati dall'integrazione fra attività agricole e attività di prossimità.
- i distretti biologici.
Per garantire lo sviluppo di tutto il territorio e non solo delle singole filiere, i Distretti opereranno attraverso programmi di progettazione integrata territoriale.

Redazione

122 aziende e quasi 500 etichette, 206 in anteprima del Consorzio Vino Chianti. Questa la cornice dove i 4000 visitatori si sono mossi. Il presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi «Premia la scelta di aprire al grande pubblico».

“Chianti Lovers” l'anteprima del Consorzio Vino Chianti, in programma omenica 16 febbraio alla Fortezza da Basso di Firenze e realizzata in collaborazione del Consorzio Tutela Morellino, ha confermato il grande successo dell'ultimo anno registrando oltre 4mila presenze.
In vetrina 122 aziende, 488 etichette in degustazione e 206 in anteprima. Protagonisti di questa 6a edizione, realizzata con il cofinanziamento FEASR-PSR 2014-2020 della Regione Toscana. Nella giornata sono state degustate le nuove annate Chianti DOCG 2019 e Riserva 2017 e Morellino di Scansano DOCG Annata 2019 e Riserva 2017.
«Ancora una volta la scelta di voler aprire al grande pubblico ha premiato - spiega Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti -. Questa è infatti un'occasione concreta per mettere in contatto le nostre aziende con le persone, che hanno così la possibilità di conoscere e apprezzare cosa c'è dietro ogni etichetta».
Il 2019 si è rivelato un anno importante anche sul fronte della qualità: «La vendemmia è in linea con le aspettative - continua Busi - abbiamo raggiunto l'obiettivo della riduzione del 10% delle quantità che ci eravamo dati per mantenere i magazzini in linea con l'andamento commerciale. La qualità è ottima. Il merito di tutto ciò è delle aziende che negli anni scorsi hanno fatto importanti investimenti e oggi oltre il 75% dei vigneti è stato rinnovato».



All'indomani della notizia della scelta del governo americano di escludere l'Italia dai dazi, il Consorzio continua a guardare con grande attenzione all'export. Da qui l'appello alla Regione e al Governo. «Abbiamo tirato un sospiro di sollievo che ci permette di guardare con più serenità ai prossimi mesi. E' certo che, anche alla luce di ciò che sta accadendo in Cina - conclude Busi - serve maggiore flessibilità nella gestione dei fondi messi a disposizione per la promozione del vino in modo da rispondere tempestivamente a scenari che possono cambiare all'improvviso. Non possiamo permetterci di restare indietro: poter riadeguare i nostri investimenti in tempi rapidi può significare davvero molto per l'export e i bilanci».

Redazione

Si terrà martedì 18 febbraio 2020 alle ore 17.30, nella nuova sede presso l’Istituto Pio de’Bardi (via dei Michelozzi, 2 - Firenze), la conferenza “Le pareti verticali nel giardino contemporaneo” a cura di Mariella Sgaravatti. Ormai è noto a tutti come negli ultimi decenni il grande fenomeno dell’urbanizzazione ha creato nelle città una crescita a macchia d’olio senza controllo e soprattutto senza una precisa pianificazione del verde.
Questo e altri fattori hanno portato paesaggisti, architetti e giardinieri a studiare e proporre di "verticalizzare il giardino”, segnando così la nascita del movimento della green architetture che teorizza la necessità di progettare il verde come parte integrante del progetto architettonico in una assoluta simbiosi.
Partendo dall’osservazione dei giardini pensili conosciuti fino dall'antichità (basti pensare ai giardini pensili di Babilonia fatti costruire da Nabucodonosor nel sesto secolo A.C.) si sono iniziati ad utilizzare i tetti e le pareti degli edifici per portare il verde quanto più vicino alle abitazioni e a creare nelle coperture e nei terrazzi dei veri giardini ad alta quota. Questo involucro verde tetto-parete favorisce la capacità di isolamento termico dell’edificio, migliorando anche il microclima dell’area circostante e creando pertanto un risparmio energetico.
L’intervento ripercorre una verifica storica delle problematiche e delle soluzioni che il giardino contemporaneo ha dovuto affrontare e risolvere in uno schema che è senza dubbio proiettato al futuro.
L’incontro è in collaborazione con LAO - Le Arti Orafe Jewellery School ed è patrocinato dalla Regione Toscana e dal Comune di Firenze.
Con la presente siamo a chiedervi la cortese disponibilità a promuovere l'iniziativa attraverso i vostri canali e, sperando di avervi nostri graditi ospiti, vi ringraziamo per l'attenzione.

Redazione

Al convegno organizzato da Cia Toscana a Pistoia con imprese, addetti ai lavori e istituzioni, l’assessore all’agricoltura Remaschi ha comunicato che il settore florovivaistico a livello regionale si è attestato l’anno scorso a 900 milioni di euro di fatturato.


«Il florovivaismo toscano è in salute, c’è stata la ripresa dei mercati, ma può fare di più, visto che non mancano gli spazi per una crescita ulteriore. Basti pensare che soltanto in 6.500 ettari di superficie (lo 0,90% della Sau regionale), il settore vale un terzo del fatturato (900 milioni di euro) dell’agricoltura toscana. Con oltre 3.313 imprese florovivaistiche (di cui 2.060 vivaistiche e 1.900 floricole, molte lo sono entrambi), con una grande incidenza su occupazione ed economia indotta, oltre ad una forte vocazione all’export». 
Questa la sintesi tracciata da Cia Toscana in una nota al termine del convegno sul florovivaismo toscano che ha organizzato questo pomeriggio a Pistoia presso il centro Gea - Green Economy and Agriculture, ex Cespevi (Centro sperimentale per il vivaismo). Grande partecipazione di florovivaisti, addetti ai lavori con la presenza degli assessori regionali all’agricoltura, Marco Remaschi, che ha dato la notizia del valore di 900 milioni di euro di fatturato raggiunto l’anno scorso dal florovivaismo toscano, e all’ambiente Federica Fratoni, che ha confermato che la strategia di sviluppo del vivaismo toscano sarà nel segno della sostenibilità verso il glifosate free, ma che le aziende dovranno ricevere aiuti pubblici per gli investimenti necessari. 
«Ci sono grandi spazi di crescita per il settore – ha sottolineato Luca Brunelli, presidente di Cia Toscana (che rappresenta 940 imprese florovivaistiche nella regione, il 25% della Toscana) – se pensiamo che negli ultimi 10 anni in Toscana sono stati abbandonati 300mila ettari di superficie agricola utilizzabile. Riteniamo che questo territorio possa essere utilizzato dalle imprese florovivaistiche toscane, non solo di quelle pistoiesi che rappresentano comunque il 38% dell’export del vivaismo nazionale. E’ necessario dare più forza al distretto florovivaistico, per dare più forza alle nostre aziende sui mercati. Fra le problematiche più urgenti – ha aggiunto Brunelli – gli aspetti fitosanitari, in un mercato sempre più globalizzato tutto questo si amplia: serve maggiore coordinamento fra gli enti di controllo ed il ruolo tecnico e politico delle Regioni».
Sandro Orlandini, presidente di Cia Toscana Centro, ha parlato di un settore in salute, con un mercato in ripresa che sta tornando al periodo pre-crisi: «sta aumentando la richiesta di verde, bisogna puntare sulla qualità che è nella tradizione pistoiese per essere competitivi sul mercato globale» ha detto. 
«Siamo un settore che all’interno del sistema agricolo italiano gode di scarsa considerazione – ha detto Aldo Alberto, presidente Associazione Florovivaisti Italiani -, perché anche i nostri prodotti sono tipici e vengono esportati, con le nostre aziende che sanno stare sul mercato. Senza dimenticare che il florovivaismo vale il 5% del pil agricolo nazionale con un numero maggiore di occupati. Chiediamo un tavolo ad hoc all’interno del Mipaaf, che abbia maggiore peso in fatto di determinazione delle politiche di settore».
«Grandi potenzialità per il florovivaismo – ha affermato Dino Scanavino, presidente Cia Agricoltori Italiani – settore però un po’ dimenticato anche se è al centro delle politiche verdi ed ambientali a livello nazionale e europeo (green deal ad esempio). Crediamo che il settore possa avere possibilità di sviluppo, serve però meno burocrazia, ed è necessario sapere cosa dobbiamo fare senza rischi di sanzioni per le nostre aziende». E sul recente “no al glifosato” deciso dalla Regione Toscana, anticipando l’Europa? «Significa un aggravio di costi per le aziende – ha concluso Scanavino -, ma vedremo di far fronte ad una difficoltà che ci mette di fronte ad una sfida sia dal punto di vista tecnico, sia da quello economico. Bisognerà tenerne conto anche nei Piani di sviluppo rurale».

Redazione