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Raccolta fondi lanciata dall’Associazione Vivaisti Italiani a favore degli ospedali di Pistoia, Prato e Valdinievole, in prima linea nella lotta contro il Coronavirus. Obiettivo della campagna, che durerà 1 mese ed è aperta a tutti, donare materiale sanitario alle strutture ospedaliere.


«Siamo convinti che dimostrando unità d’intenti nella mobilitazione e la responsabilità sociale delle nostre aziende supereremo più velocemente la crisi».
E’ quanto sostiene il presidente dell’Associazione Vivaisti Italiani (AVI) Luca Magazzini, rivolgendosi prima di tutto ma non esclusivamente alle aziende associate, nel testo con cui è stata lanciata ieri l’altro la campagna di raccolta fondi di AVI per sostenere l'impegno di chi è in prima linea nella lotta al Coronavirus o Covid-19: i presidi ospedalieri di Pistoia, Prato e Valdinievole. 
La campagna, aperta a tutti, avrà una durata di un mese e sarà finalizzata all'acquisto e alla distribuzione di materiale sanitario per le strutture ospedaliere. 
«Pur consapevoli delle gravi difficoltà economiche in cui versano le aziende del Distretto vivaistico ornamentale pistoiese e tante famiglie dei nostri territori – si legge nel testo - vorremmo incoraggiarvi alla donazione solidale, rispondendo all'emergenza sanitaria nazionale e locale con un contributo concreto commisurato alle vostre/nostre possibilità». 
Per contribuire alla raccolta fondi di AVI si potrà effettuare un bonifico bancario con causale "Emergenza Covid-19: AVI per i presidi ospedalieri" tramite i seguenti conti intestati all’Associazione Vivaisti Italiani: Banca Alta Toscana IBAN: IT75S0892213800000000816859 oppure BANCA DI CAMBIANO IBAN: IT10 O084 2513 8000 0003 1409 766. La donazione sarà possibile anche a partire dal sito di Avi: http://www.vivaistiitaliani.it/news/106-coronavirus-avi-a-sostegno-degli-ospedali. 

Redazione


Il ministro Teresa Bellanova intervine nuovamente a chiarimento sulla possibilità di vendere al dettaglio piante e fiori: "Mostrate ai funzionari del vostro Comune la risposta della Presidenza del Consiglio per provare a superare le naturali resistenze che dovessero sorgere”. Inoltre definisce chiara anche la questione dei codici ATECO  "la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso e fertilizzanti è consentita su tutto il territorio nazionale o almeno dove non prevalga una norma locale, indipendentemente dal codice Ateco. Questa la risposta al quesito, data dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la stessa autorità che ha emanato il Decreto, è chiara e netta".

In un comunicato stampa pubblicato anche sulla pagina FaceBook della Ministra che interviene e chiarire se si possa o meno vendere fiori e piante. "La vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso e fertilizzanti è consentita su tutto il territorio nazionale o almeno dove non prevalga una norma locale, indipendentemente dal codice Ateco. Questa la risposta al quesito, data dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la stessa autorità che ha emanato il Decreto, è chiara e netta". E continua la ministra: "Mi avete scritto in tanti, cittadini, piccoli imprenditori ma anche associazioni di categoria, chiedendomi delucidazioni circa il via libera che ho dato nei giorni scorsi alla vendita di fiori e piante da parte non solo dei vivai ma anche dei fioristi", scrive Teresa Bellanova. E ancora: "Mi si pone il problema per cui il codice Ateco dei fiorai non è compreso nell'elenco delle attività che possono aprire contenuto nel DPCM #IoRestoaCasa.
Obiezione comprensibile. Ma la risposta è chiara e netta: la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso e fertilizzanti è consentita su tutto il territorio nazionale, o almeno dove non prevalga una norma locale, indipendentemente dal codice Ateco.
Purtroppo è tutt'altro che semplice districarsi tra norme, interpretazioni autentiche e soprattutto successive applicazioni da parte di funzionari regionali, comunali o, ad esempio, agenti della polizia municipale che si trovano a dover capire se un negozio di fiori possa o non possa stare aperto. Sconfiggeremo sicuramente il coronavirus, verrebbe da dire, ma la burocrazia è più dura a morire".


Da questo l'invito che la Ministra rivolge: "Mostrate ai funzionari del vostro Comune la risposta della Presidenza del Consiglio per provare a superare le naturali resistenze che dovessero sorgere, dovute anche solo ad una comprensibile prudenza. La mia insistenza deriva solo dalla necessità di assicurare quanti più canali di vendita possibili ad un settore importantissimo, quello del florovivaismo, che, al netto dei canali di commercializzazione, dà lavoro a 100mila persone e che in questi mesi fa una buona parte del suo fatturato annuale".
Per concludere: "Questa crisi ci sta portando via persone care e limitando la libertà di uscire di casa, di vedere i propri amici, di portare un saluto a familiari anziani. Sta impedendo a molte persone di lavorare e contribuire al bilancio familiare. Portare fiori e piante nelle nostre case, sui nostri balconi, nei nostri giardini può essere un modo per regalarci un po' di bellezza in queste giornate passate a casa, aiutando nel contempo un settore che è realmente in crisi e che rischia di buttare al macero gran parte della produzione di questa stagione".

Redazione

Il presidente dell’Associazione vivaisti italiani Luca Magazzini insoddisfatto per la composizione del nuovo Consiglio della Camera di Commercio Pistoia-Prato uscita dal decreto di nomina regionale del 17 marzo: «l’unico rappresentante dell’agricoltura non è un vivaista, il comparto agricolo di gran lunga più importante in termini di fatturato e manodopera nelle due province».


«Sono profondamente rammaricato per il fatto che il settore vivaistico, proprio in un momento in cui per via del Coronavirus è messa in pericolo la sua stessa sopravvivenza o almeno la sua tenuta ai livelli che hanno garantito sinora fatturati e occupazione superiori agli altri comparti agricoli, non abbia nemmeno una voce all’interno di un consiglio di 28 componenti, di cui 14 pistoiesi».
A dichiararlo è il presidente dell’Associazione vivaisti italiani (Avi) Luca Magazzini a seguito di un articolo uscito ieri sulla stampa pistoiese che ha messo in evidenza questa novità negativa per il vivaismo provinciale: la sparizione di una voce che lo rappresenti nel consiglio della Camera di commercio, che da ora in poi sarà la Camera di commercio di Pistoia-Prato. Una triste notizia anche per il presidente Magazzini, che è stata sancita dal decreto n. 47 del 17 marzo scorso del presidente della Giunta regionale Enrico Rossi con cui sono stati nominati i componenti del consiglio della nuova camera di commercio.
«Sapevamo che il vivaismo avrebbe perso il seggio come comparto - chiosa Luca Magazzini – e siamo consapevoli che un solo seggio per tutta l’agricoltura è davvero troppo poco. Ma almeno, senza nessun intento critico nei confronti del collega agricoltore nominato, si sarebbe potuto scegliere un esponente del vivaismo ornamentale o più in generale del florovivaismo, visto il peso che il nostro comparto ha nell’agricoltura delle due province e in tutta la regione. E anche tenendo conto del valore che esso ha a livello di immagine e marketing territoriale. Un po’ come è stato fatto nel caso del tessile, che almeno ha potuto registrare l’assegnazione di un seggio in quota Industria a una esponente del comparto».

Redazione

Lo comunica il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, esprime grande soddisfazione per il chiarimento relativo al florovivaismo arrivato da Palazzo Chigi, spiegando che “è consentita la vendita al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili”, poiché rientra nelle attività di produzione, trasporto e commercializzazione di prodotti agricoli ammesse dall’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020.


“Il Governo - spiega Agrinsieme - è venuto incontro alle nostre pressanti richieste per il settore florovivaistico, che ha un giro d’affari di circa 2,5 miliardi di euro l’anno, occupando circa centomila addetti in tutta la Penisola, e che in queste settimane di emergenza ha perso gran parte del fatturato annuale, a causa dello stop delle vendite in una stagione cruciale”.
“Il chiarimento arrivato dal Governo dovrà ora essere puntualmente dettagliato, ma sicuramente permette già da subito di dare fiato al comparto, scongiurando così la totale perdita di produzione ed economica delle 27mila imprese florovivaistiche italiane”, aggiunge il Coordinamento, secondo cui “si tratta di un primo grande risultato, frutto di un lavoro di squadra che ha coinvolto tutte le nostre strutture, sollecitando la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, che ringraziamo per essersi spesa a favore del comparto”.

Redazione

Lettera inviata oggi dalla ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova al premier Conte e ai ministri Gualtieri e Speranza in cui chiede un intervento risarcitorio straordinario per il florovivaismo e anche di valutare lo sblocco delle vendite, in condizioni di sicurezza, nei garden center e nella gdo. L’Associazione vivaisti italiani ringrazia e spiega che a fine anno le perdite potrebbero essere di 1 miliardo di euro. 


La ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova ha scritto oggi al presidente del consiglio Giuseppe Conte per chiedere un «intervento risarcitorio» straordinario per salvare il settore florovivaistico, che segnala di aver già subito una perdita di oltre 250 milioni di euro per via dell’emergenza Coronavirus. 
Il florovivaismo italiano, che ha un giro d’affari annuo attorno a 2,5 miliardi di euro, è in questo momento sostanzialmente bloccato: le piante e i fiori non sono stati giudicati beni primari e quindi non possono essere più venduti nei canali principali, che vanno dai garden center ai fiorai sino alla grande distribuzione. E anche l’export è quasi paralizzato per i fermi e problemi alle frontiere. Tutto ciò nei tre mesi dell’anno, marzo-aprile-maggio, che valgono ben oltre la metà del fatturato annuale. Per alcune aziende anche il 100%. Se si continua così, secondo una stima di fonte ministeriale, a fine anno le perdite del settore ammonteranno a 1 miliardo di euro. 
Nella sua lettera a Conte, che è indirizzata anche ai ministri dell’economia Roberto Gualtieri e della salute Roberto Speranza, Teresa Bellanova, dopo aver ribadito la priorità della cura della salute dei cittadini e del rafforzamento del sistema sanitario, ha messo in evidenza che il florovivaismo è uno dei settori che «sta registrando il più alto livello di danni», facendo capire la catastrofe economica che seguirebbe al collasso della filiera del verde. «Mi preme sottolineare – ha scritto il ministro delle politiche agricole al presidente Conte – che parliamo di un prodotto deperibile, già programmato e che avrebbe un costo di smaltimento imputato a carico delle aziende e dei consorzi che già oggi sono in difficoltà». 
Bellanova ha fatto anche un’altra richiesta: «credo vada approfondita la possibilità di consentire la vendita dei prodotti florovivaistici all’interno dei garden center o ipermercati in condizioni di sicurezza per le persone che vi lavorano e per i cittadini».
Venuta a conoscenza di tale lettera, l’Associazione vivaisti italiani, per bocca del presidente Luca Magazzini, ha subito ringraziato la ministra per il sostegno al settore e rivolgendosi al presidente del consiglio e ai ministri dell’economia e della salute ha sottolineato che «in realtà, come confermato dalle valutazioni di tecnici anche ministeriali, la stima delle perdite si prefigura purtroppo più alta: intorno a 1 miliardo di euro a fine anno. E sarà ancora più alta se tale tracollo finanziario si trasformerà in chiusura definitiva di molte delle 24 mila aziende che ne fanno parte». 

L.S.