Notizie

Il floral designer ungherese Gábor Nagy ha vinto Eurofleurs 2017, i Campionati europei per giovani fioristi di Florint (15-18 settembre Sint-Truiden). Durante la sfida hanno visto la luce 50 splendide composizioni floreali. Si conferma la supremazia della scuola ungherese, che ha vinto l’Europa Cup 2016 di Genova. [scatti di Frank Tomlinson Photography]

Un altro successo per il design floreale ungherese. A Eurofleurs 2017, i Campionati europei per giovani fioristi organizzati da Florint, l’associazione internazionale dei fioristi, a Sint-Truiden in Belgio dal 15 al 18 settembre, la vittoria è andata al floral designer Gábor Nagy, che ha preceduto il belga Sören van Laer, beniamino del pubblico di casa, e la finlandese Heli Haapatalo. Così l’Ungheria esprime in questo momento sia il campione europeo dei fioristi senior (Tamás Mezőffy, vincitore dell’Europa Cup di Florint 2016 a Genoa) sia quello dei giovani. Mentre l’Italia continua a non sfondare a livello internazionale, visto che fra i dieci giovani finalisti, che hanno creato nei giorni di prove e dimostrazioni cinquanta magnifiche composizioni floreali, non erano presenti fioristi italiani.
La vittoria di Gábor Nagy è arrivata dopo una serie di prove su vari temi (vedi nostro articolo). Il floral designer ha impressionato la giuria con l'installazione su “I peccati di Adamo ed Eva”: trasposizione floreale del peccato originale con l'utilizzo stesso del frutto proibito.
Gábor avrebbe vinto anche il secondo turno, se non fosse stato per una piccola penalità tecnica, applicata dai giudici del campionato. Di conseguenza, a vincere sul tema buffet di matrimonio è stato il talento del belga Sören van Laer, grazie ad un design accattivante.



La terza prova riguardava poi la creazione di estivi bouquet da sposa indiani: tema su cui i giovani fioristi hanno eccelso. Ma fra loro uno si è distinto, in particolare, ottenendo il punteggio più alto di tutti gli arrangiamenti realizzati per Eurofleurs 2017. È stato il bouquet da sposa del concorrente finlandese Heli Haapatalo: meraviglioso sia per l'originalità della sua forma, che per la perfezione del lavoro di progettazione.
Gli incarichi finali della quarta e quinta prova sono stati eseguiti in diretta sul palco, su una passerella, come parte della serata di intrattenimento organizzata dall'associazione belga di fioristi KUFB. I giovani fioristi hanno realizzato una decorazione per il corpo "Regina della Frutta" con fiori e frutta. Qui il concorrente belga Sören van Laer era chiaramente nel suo elemento e ha vinto con la progettazione di un vestito “Gloriosa” perfettamente eseguito con anche l'accessorio: un delizioso cappello.



Per l'ultima prova, un pezzo a sorpresa, i giovani concorrenti hanno saputo dimostrare un lodevole impegno, nonostante la tarda ora, erano già le undici di sera, e i due giorni di lavoro alle spalle. Alla fine, la giuria ha ritenuto che il bouquet di Heli Haapatalo fosse il lavoro migliore, capace di catturare lo spirito selvaggio.



Mentre il pubblico nella chiesa monumentale di Minderbroeders si godeva il live di Hozier, con la sua hit "Take Me to Church", la giuria del campionato ha lavorato in silenzio controllando tutti i punteggi assegnati. Il vincitore finale di Eurofleurs 2017 è stato così annunciato intorno a mezzanotte: Gábor Nagy aveva superato i suoi 9 giovani colleghi.
 
Redazione

Il 22 settembre su iniziativa dell’Associazione Piante e Fiori d’Italia è nato un tavolo dei mercati floricoli italiani, aperto alle cooperative di commercializzazione della floricoltura. Genovali: stiamo per fare richiesta al Ministero di «istituzionalizzare il tavolo o gruppo di lavoro a Roma». Intanto a Flormart è stato presentato il nuovo disciplinare delle produzioni italiane legato al marchio associativo col fiore tricolore.


Manca ancora l’ultimo passo: l’ufficializzazione presso il Ministero delle politiche agricole, verosimilmente come gruppo di lavoro presso il tavolo della filiera florovivaistica. Ma il coordinamento o tavolo dei mercati di fiori italiani, a cui Floraviva ha dato il proprio appoggio editoriale nel corso degli ultimi anni, ha visto la luce, anche se non ancora nella sede ministeriale auspicata.
E’ accaduto il 22 settembre durante la seconda giornata di Flormart, il salone del florovivaismo di Padova, in seno all’Associazione nazionale Piante e Fiori d’Italia, che aveva organizzato un incontro sul tema “Quale futuro per i mercati florovivaistici italiani”. All’appuntamento erano rappresentati molti mercati di piante e fiori d’Italia, fra cui anche il Mefit di Pescia, e alcune cooperative impegnate nella commercializzazione di fiori. Con l’eccezione dei mercati di Sanremo (Imperia), Pompei (Napoli) e Vittoria (Ragusa). Anche se, ha detto il presidente di Piante e Fiori d’Italia Cristiano Genovali, le assenze non erano frutto di contrarietà e anche i vertici di questi tre mercati hanno risposto al questionario alla base della pubblicazione presentata ieri con lo stesso titolo dell’incontro.
Come ha illustrato Genovali al termine dell’incontro, «abbiamo detto che c’è da metterci finalmente a ragionare insieme sulle problematiche del settore floricolo italiano e che ognuno di noi, grande o piccolo che sia, da solo non va da nessuna parte. E quindi abbiamo creato un tavolo che possa incominciare a mettere insieme i mercati, quelli qui presenti ma naturalmente aperto a tutti quelli che vorranno partecipare, mercati e cooperative». 
I punti toccati nel corso dell’incontro, ha riferito Genovali, sono argomenti basilari quali: «che cosa è un mercato? e quindi una domanda su quali siano i servizi minimi di cui un mercato debba dotarsi per chiamarsi tale. La logistica, e quindi un inizio di ragionamento su una logistica italiana, cosa molto ambiziosa, che però, magari sfruttando le strutture logistiche già esistenti, si potrebbe anche incominciare a fare in termini concreti. E poi la promozione, che va fatta del fiore, della pianta fiorita in vaso, delle alberature; i mercati secondo me possono interagire sulla promozione, ma questa va fatta come sistema italiano, non per un singolo mercato; nel mondo ci sono i fiori, non ci sono i mercati; bisogna ragionare della promozione del fiore a 360 gradi».
E, a questo proposito, ha sottolineato Genovali, «penso che l’iniziativa che abbiamo realizzato della definizione di un nuovo disciplinare di identificazione delle produzioni italiane», legato al marchio del fiore tricolore di Piante e Fiori d’Italia, – disciplinare che è stato presentato al Flormart e sarà poi promosso in tutta Italia - «può essere un veicolo in più, perché adesso si potrà dire quale è il fiore italiano. E quindi avremo una produzione più mirata perché c’è un marchio che identifica le produzioni italiane e questo è a vantaggio dell’intero settore». 
Ma il tavolo o gruppo di lavoro dei mercati di fiori italiani sarà attivato presso il Ministero delle politiche agricole, come è stato chiesto da tempo e da più parti, o resterà un gruppo interno a Piante e Fiori d’Italia? «Sicuramente ufficializzeremo una richiesta tramite l’Associazione Piante e Fiori d’Italia al Ministero – ha detto Genovali - perché si possa istituzionalizzare anche un gruppo di lavoro dei mercati floricoli italiani che si riunisca a Roma. Nel frattempo, fintanto che questo passaggio istituzionale non verrà fatto, ci riuniremo il 14 e 15 novembre a Leverano, dove faremo il secondo incontro del tavolo dei mercati, con uno step il 13 a Pescia, dove andremo a presentare il marchio Piante e Fiori d’Italia al Mefit». E qualora fosse ufficializzato il tavolo al Ministero, sarà ancora Piante e Fiori d’Italia a coordinarlo? «Quando sarà ufficializzato dal Ministero – risponde Genovali - saranno i mercati che si riuniranno, ma naturalmente quello che mi auguro è che resti il coordinamento all’Associazione Piante e Fiori d’Italia. Ma non è questo il mio obiettivo primario, quanto piuttosto che i mercati si parlino e incomincino a ragionare insieme delle strategie di questo settore».

L.S.

Il pacciamante biodegradabile per coltivazioni in vaso, brevettato a maggio, è in esposizione nello stand del Crea al salone del florovivaismo Flormart, iniziato ieri alla fiera di Padova. Il responsabile del Crea-of di Pescia Gianluca Burchi: «è sostitutivo del diserbo chimico».


«La miscela è formata da un composto collante/legante organico, un additivo attivante e una matrice di natura organica e/o minerale da utilizzare su substrato o suolo».
Viene definito così nel pannello esplicativo dello stand del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) il nuovo pacciamante organico, Biopac, brevettato a maggio dal Crea-of (Centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo) di Pescia e dall'azienda Barzaghi, esposto da ieri alla 68^ edizione di Flormart, il salone del florovivaismo di Padova.
«Abbiamo colto l’occasione del Flormart – spiega il responsabile del Crea-of di Pescia Gianluca Burchi - per presentare una innovazione che è stata brevettata proprio quest’anno. Il brevetto è stato rilasciato lo scorso 15 maggio, ed è il risultato di un progetto finanziato dal Ministero dell’agricoltura che ha visto il Crea impegnato con la struttura di Pescia e altri colleghi della struttura di Milano e di quella di Pontecagnano (Salerno). L’invenzione è un nuovo pacciamante per piante in vaso: praticamente si tratta di una matrice collante (ed è questa la vera novità del brevetto) che è stata messa a punto insieme a un’azienda chimica di Milano, la Barzaghi srl, la quale mescolata con una matrice organica (residui vegetali, segatura o trinciato di potature e cose del genere) forma una polvere che può essere messa dentro ai vasi e una volta bagnata fa aderire tutte le particelle organiche (segatura o trucioli ecc.) che vengono utilizzate, per cui quando questo composto si asciuga forma un disco che sigilla il vaso e impedisce la fuoriuscita delle malerbe, le infestanti; anche se ovviamente passa l’aria e il substrato sottostante respira».
«Sono due anni che facciamo le prove e tutte le piante sono cresciute regolarmente senza erbacce – aggiunge Burchi -. Lo abbiamo sperimentato su una quindicina di piante diverse, le abbiamo valutate sia in serra che all’esterno, e l’effetto di contenimento delle malerbe era ancora efficiente. E’ un prodotto assolutamente sostitutivo del diserbo chimico e biodegradabile. Del brevetto sono co-titolari il Crea e l'azienda Barzaghi. Adesso è in fase di studio la commercializzazione».

Lorenzo Sandiford

Nel caso in cui la politica “America First” del presidente Trump dovesse essere perseguita così come rappresentata in campagna elettorale, l’economia italiana potrebbe perdere fino a 1,4 miliardi di euro nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, di cui oltre 300 milioni nel solo settore agroalimentare. Lo scenario è stato analizzato in una ricerca di Ismea.

La ricerca è stata presentata al Centro Studi Americani, alla presenza del ministro dell’agricoltura, Maurizio Martina. Il report Ismea disegna così i possibili sviluppi della nuova politica commerciale degli Stati Uniti, dopo i proclami del presidente Donald Trump, il quale ha dichiarato a più riprese di voler difendere i propri prodotti nazionali con la strategia denominata appunto "America First", che potrebbe prevedere una serie di drastiche misure: dall'uso più aggressivo di dazi anti-dumping a un maggior ricorso ad accordi bilaterali, fino ad una esplicita messa sotto accusa dei Paesi che registrano i maggiori surplus commerciali nei confronti degli USA.
Le esportazioni agroalimentari dell'Unione europea verso gli USA hanno raggiunto nel 2016 circa 21 miliardi di euro a fronte di importazioni pari a poco meno di 12 miliardi. Gli USA rappresentano il terzo acquirente delle esportazioni italiane sia complessive che agroalimentari. L’export agroalimentare italiano verso gli USA, che vale complessivamente 3,8 miliardi di euro, è costituito per la metà dai comparti del vino (1,3 miliardi, il 35% del totale) e dell’olio (circa 500 mln, pari al 13%). Rilevante anche il peso delle esportazioni di formaggi e latticini (289 mln di euro, 8% del totale), pasta (244 mln, pari al 6%), prodotti dolciari (198 mln, 5%) e ortofrutta trasformata (196 mln, 5%).
I risultati dello studio indicano che un maggiore protezionismo da parte degli Stati Uniti finirebbe per produrre effetti negativi sulla stessa economia americana. Pertanto – è l’indicazione di policy che emerge – per l’Italia e l’Unione Europea si tratta di partecipare ai negoziati con piena consapevolezza dei diversi scenari possibili e delle conseguenze attese per ciascun attore. Non va infatti sottovalutato il paradosso per cui alla spinta protezionista non possa seguire una maggiore liberalizzazione del mercato.

Redazione

Durante il Sana di Bologna sono stati evidenziati dall'Italia i punti di criticità dell'accordo Ue raggiunto il 28 giugno scorso. Dopo tre anni e mezzo di attesa, la riforma non trova infatti l'approvazione degli operatori italiani: fragilità sul fronte dei controlli per i prodotti di importazione e sulle soglie di residui di fitofarmaci, non ammessi nell'Unione.

L'agricoltura biologica avrà nuove regole scritte che nell'Unione europea saranno applicate dal 2020. Dopo l'accordo sulla proposta della Commissione raggiunto il 28 giugno scorso a Bruxelles dal Consiglio e dal Parlamento Ue, gli uffici tecnici stanno scrivendo il regolamento di base che potrebbe essere portato al Consiglio dei ministri di ottobre, per essere poi approvato definitivamente entro l'anno.
Ma gli operatori italiani del settore contestano la riforma comunitaria che, dopo tre anni e mezzo di rimpalli tra Commissione, Parlamento e Consiglio Ue, potrebbe indebolire il sistema e minare il primato sul mercato interno e su quello internazionale.
L'accordo politico raggiunto dai 28 paesi è però ritenuto blindato e quindi non prevede passi indietro. Per Paolo Carnemolla, presidente di FederBio, ci sono più rischi che opportunità. Agricoltori, trasformatori e distributori di alimenti biologici, riuniti in FederBio, vogliono in sostanza alzare un argine per frenare l'import di alimenti con standard di sicurezza e qualità spesso inferiori, e che aprono la strada a possibili frodi.
Roberto Zanoni, presidente di AssoBio, ha messo in luce due aspetti fondamentali per le imprese italiane del settore: la definizione di una percentuale di residui accidentali unica per tutti i paesi europei e l'obbligo di imporre il pagamento di sanzioni ai responsabili di eventuali inquinamenti accidentali. Due aspetti ai quali Carnemolla ha aggiunto la necessità di definire un sistema di certificazioni uniforme a livello Ue.
Tutte questioni fondamentali per l'Italia e per la crescita di un settore che, nonostante la crisi economica, continua a registrare incrementi a due cifre in termini di superfici agricole investite, di aziende e di consumi, in particolare attraverso il canale della Grande distribuzione organizzata. Il viceministro delle Politiche agricole, Andrea Olivero, ha sostenuto dunque di non avere intenzione di tradire i consumatori: l'Italia non metterà veti, ma se la riforma Ue lo richiederà, meglio bloccarla.
Da Bruxelles anche Paolo De Castro, vicepresidente della commissione Agricoltura del Parlamento Ue, ha dichiarato che la riforma non è soddisfacente in quanto peggiora l'impianto normativo iniziale.
Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, presente al Sana il 9 settembre, ha dichiarato a sua volta che non si possono accettare passi indietro sulla sicurezza e sulla sostenibilità dei prodotti. Anzi, in Italia si vuole rilanciare ancora: serve un salto di qualità con l'approvazione al Senato del Testo unico sul biologico, che ha già passato il vaglio della Camera. Una legge utile per investire di più nella ricerca, organizzare meglio i produttori e valorizzare le produzioni sui territori attraverso i distretti del biologico.

Redazione