Filiera vite-vino
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Dal 23 al 26 maggio il Vino Chianti è in Usa per 3 nuove tappe del “Chianti Lovers U.S. Tour 2022” fra degustazioni e cinema: Chicago, Seattle e Los Angeles.
Redazione
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Alla prima riunione di Vigneto Toscana, la nuova creatura per promuovere i vini, Coldiretti ha fotografato il balzo dei costi di produzione per la guerra: +35%.
Prima assemblea e primo consiglio direttivo venerdì 13 maggio a Firenze per “Vigneto Toscana”, il nuovo soggetto associativo di Coldiretti regionale che si propone di costruire progetti di promozione e di sviluppo delle produzioni vitivinicole territoriali, certificate e non, legate alle singole specificità dei territori. Il debutto ufficiale è stato anche l’occasione per presentare i dati degli effetti della guerra sui costi del comparto vitivinicolo. Comparto che, secondo il presidente di Coldiretti Toscana e per il momento anche di Vigneto Toscana Fabrizio Filippi, pur essendo «uscito meglio di altri dalla lunga emergenza sanitaria», sta soffrendo «le conseguenze del conflitto sui costi di produzione delle aziende», con un forte aumento di tutti i prezzi, «dai tappi di sughero al vetro, dalle etichette ai cartoni di imballaggio, dal trasporto ai container e noli marittimi», e anche sul fronte delle vendite, non solo riguardo alle esportazioni in Russia, per via di embargo e sanzioni, e in Ucraina, ma nell’intera area circostante.
Secondo il «rapporto sulla guerra in cantina» di Coldiretti Toscana, l’aumento medio dei costi di produzione è del 35%, con un peso sui bilanci delle aziende pari a circa 100 milioni di euro (con incidenza maggiore per i vitigni situati in terreni marginali o difficili). «Gli incrementi in termini assoluti per le imprese del vino – viene inoltre specificato - sono in media di 6.886 euro secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea. Una bottiglia di vetro costa più del 30% in più rispetto allo scorso anno, mentre il prezzo dei tappi ha superato il 20% per quelli di sughero e addirittura il 40% per quelli di altri materiali. Per le gabbiette per i tappi degli spumanti gli aumenti sono nell’ordine del 20% ma per le etichette e per i cartoni di imballaggio si registrano rispettivamente rincari del 35% e del 45%». «Ma i prezzi degli ordini cambiano – aggiunge Coldiretti Toscana – ormai di settimana in settimana, rendendo peraltro impossibile una normale programmazione economica nei costi aziendali. Problemi anche per l’acquisto di macchinari, soprattutto quelli in acciaio, prevalenti nelle cantine, per i quali è diventato impossibile persino avere dei preventivi. Rincarato anche il trasporto su gomma del 25% al quale si aggiunge la preoccupante situazione dei costi di container e noli marittimi, con aumenti che vanno dal 400% al 1000%. In generale, secondo il global index Freights, importante indice nel mercato delle spedizioni, l’attuale quotazione di un container è pari a 9.700 dollari contro 1.400 dollari di un anno fa».
Riguardo alla nuova associazione “Vigneto Toscana”, il presidente Fabrizio Filippi ha spiegato che «la presenza di un imprenditore vitivinicolo per ciascuna provincia è un pilastro dello statuto. È un segnale chiaro, forte ed incontrovertibile della filosofia di questo nuovo soggetto che nasce all’interno della nostra organizzazione. Coldiretti vuole dare voce ai territori vitivinicoli della nostra regione offrendo uno strumento per conoscersi e promuoversi. All’interno di Vigneto Toscana ci sono le grandi produzioni ma anche le piccole etichette eroiche. L’altro aspetto è la condivisione delle esperienze per programmare azioni e trovare soluzioni. Abbiamo grandi aspettative nei confronti di questo nuovo soggetto che non si contrappone assolutamente al lavoro importante, strategico, indispensabile dei Consorzi di Tutela ma, al contrario, li affianca».
Fanno parte del consiglio direttivo Lidia Castellucci, Andrea Elmi, Fabrizio Bondielli, Raffaello Lunardi, Letizia Cesani, Giuseppe Mantellassi, Sabrina Biagi, Flavio Rabitti, David Ballini. Alla prima riunione del consiglio, coordinato dal direttore di Coldiretti Toscana Angelo Corsetti, hanno partecipato in qualità di relatori esterni il presidente della Consulta Vino di Coldiretti e presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri; il responsabile nazionale settore vitivinicolo di Coldiretti Domenico Bosco; il dirigente della Regione Toscana Gennaro Giliberti; la direttrice del Consorzio Vino Chianti Classico Carlotta Gori; la coordinatrice del Consorzio Vernaccia San Gimignano Sara Grazzini; il presidente del Consorzio Nobile di Montepulciano Andrea Rossi; il presidente del Consorzio Vino Toscana Cesare Cecchi.
Redazione
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Tra le modifiche approvate, la riduzione della percentuale minima del vitigno Sangiovese dal 70% al 60% e l’introduzione della nuova sottozona “Terre di Vinci”.
Redazione
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Eletto presidente all’unanimità dal Consiglio nazionale dell’Unione Italiana Vini il 3 maggio, il marchese Lamberto Frescobaldi sarà affiancato dai vicepresidenti Chiara Lungarotti e Sandro Sartor. Frescobaldi: «vorremmo riuscire a dare un’identità a una parte cospicua di quel 50% di vino italiano non a denominazione». Soddisfazione per l’elezione in Confagricoltura nazionale e toscana e nel Consorzio Vino Chianti.
L.S.
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
La Regione ha dato il via libera alla modifica del disciplinare richiesta dal Consorzio Vini Terre di Pisa per consentire l’inserimento di nuove tipologie di prodotto. La denominazione si amplia accogliendo “Terre di Pisa bianco”, “Rosato” e “Vermentino”. Le altre modifiche. L’assessora all’agroalimentare Saccardi: è «una denominazione assolutamente strategica per l'area occidentale della regione», «invieremo tutta la documentazione al ministero delle Politiche agricole, inaugurando così un nuovo importante capitolo per il settore vinicolo toscano».
L’istanza dello scorso febbraio del Consorzio Vini Terre di Pisa è stata accolta dalla Regione Toscana: c’è il parere favorevole alla modifica del disciplinare di produzione del vino a denominazione di origine controllata (Doc) “Terre di Pisa”.
«Le principali proposte di modifica avanzate dal Consorzio – si legge in una nota di Toscana Notizie - consistono nell’inserimento di tre nuove tipologie di prodotto: “Terre di Pisa bianco”, “Rosato” e “Vermentino” e della menzione tradizionale “Riserva” per il vino Doc Terre di Pisa rosso, in aggiunta alle tipologie già presenti, ossia “Terre di Pisa rosso” e “Terre di Pisa Sangiovese”».
Le altre proposte interessano l’intero articolato del disciplinare: viene rivista la base ampelografica, ossia la composizione delle varietà dei vitigni utilizzabili; si aggiorna la zona di produzione delle uve a seguito della fusione di quattro Comuni (che hanno dato origine ai Comuni di Crespina-Lorenzana e Lari-Casciana Terme); viene aumentata la resa di uva ad ettaro e diminuita la gradazione alcolica minima naturale delle uve; viene riformulata la normativa sulle operazioni di vinificazione e imbottigliamento; si modifica il periodo di invecchiamento dei vini e vengono integrate le disposizioni concernenti le caratteristiche dei vini al consumo, la loro etichettatura e il loro confezionamento; infine, viene proposto l'inserimento facoltativo del termine geografico più ampio “Toscana” in etichetta.
«Grazie al parere della Regione – ha commentato la vicepresidente e assessora all'agricoltura Stefania Saccardi - possiamo dare risposta positiva all'istanza del Consorzio Vini Terre di Pisa e consentire così l'ulteriore consolidamento della denominazione, rafforzandone la qualità a vantaggio di produttori e consumatori, nell'alveo del percorso intrapreso da questo giovane consorzio, da poco riconosciuto dal ministero, che sta puntando con forza sui mercati con una propria identità e peculiarità territoriali. Dopo questo passaggio, invieremo tutta la documentazione al ministero delle Politiche agricole e alimentari, inaugurando così un nuovo importante capitolo per il settore vinicolo toscano, forte di un ventaglio di proposte davvero amplissimo, che potrà garantire un miglioramento qualitativo, una più corretta comprensione della provenienza geografica e un rilancio complessivo di questa denominazione anche dal punto di vista produttivo e commerciale. Una denominazione, giova ricordarlo, assolutamente strategica per l'area occidentale della regione, e che sta regalando tante soddisfazioni ai produttori locali».
Redazione
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
A Vinitaly un rapporto di IRI sui trend delle vendite di vino e spumanti nella distribuzione moderna fra 2021 e 2022. L’anno scorso meglio le bollicine (+18% a volume e +20,5% in valore) del vino (-2,2% in vol e +2,1% in val). Prime 11 settimane del 2022 cali (non sorprendenti) quasi a due cifre in valore e in quantità sia per vino che spumanti. Ma a preoccupare è l’impatto dell’inflazione: per ora solo riduzione degli sconti sui vini in promozione, presto saliranno i prezzi in tutti gli scaffali.
Quali i principali trend di inizio anno 2022 e quali prospettive per i prossimi mesi nelle vendite dei vini nella distribuzione organizzata?
Una risposta a questi interrogativi l’ha data, partendo dal confronto con i dati del 2021, il rapporto presentato a Vinitaly “Vino e bollicine nella distribuzione moderna. Un 2022 pieno di incognite” a cura di Virgilio Romano, direttore di business insight di IRI (Information Resources Inc.), azienda internazionale di ricerche di mercato.
Dalla relazione, le cui slides sono consultabili sul sito di Vinitaly (vedi), risulta che il 2021 è stato a doppia faccia per vino e bollicine nei vari canali della distribuzione moderna, che insieme valgono un giro d’affari di quasi 3 miliardi di euro, con «atterraggio morbido per il primo» e «volo in quota per il secondo». Il vino infatti è calato in quantità del -2,2% ma è cresciuto in valore del +2,1%. Invece le bollicine sono cresciute del +18,01% a volume e del +20,5% a valore.
Riguardo al vino, è cresciuto sia in volumi che, soprattutto, in quantità soltanto un formato di vendita: le bottiglie fino a 0,75 litri, sia dei vini certificati Docg-Doc-Igt (+1,8 in volume, +5,9 in valore) sia di quelli non certificati (+2,1% in vol, + 5,5% in val). Tutto il resto ha registrato segni meno. E a guidare il calo sono stati i segmenti che erano cresciuti tanto nel 2020. Mentre gli spumanti, sia dolci che secchi, hanno avuto una forte crescita nel 2021: tutti sopra le due cifre, a parte il Brachetto in valore.
Le prime settimane del 2022
Ma come è iniziato quest’anno? Abbiamo i dati delle prime 11 settimane. E, come riferito nella relazione, l’inizio è stato con il segno negativo, quasi a due cifre. Ma «non a causa dei prezzi, non a causa della guerra». Si tratta invece di un andamento «atteso e non casuale» legato ai rialzi eccezionali del periodo corrispondente del 2021.

In altri termini «il 2022 parte con un forte calo perché vini e spumanti hanno evidenziato una forte crescita durante le prime settimane del 2021». Così il vino ha registrato un -8,6% in volume e un -9,1% in valore, mentre gli spumanti -9,8% in volume e -12,4% in valore.
Questi cali si sono verificati in tutti i canali della distribuzione organizzata, compreso l’e-commerce, che ha ritracciato rispetto alla forte crescita di inizio 2021. Con un’unica eccezione: le bollicine nei discount, che è il canale che si è difeso meglio in queste prime settimane del 2022.

Come interpretare questo andamento? «L’inizio del 2022 non deve spaventare – ribadisce il rapporto -, è un calo atteso e fisiologico a seguito della grande crescita di inizio 2021». Infatti il confronto con il 2019, mostra un riallineamento verso i trend storici: a) crescita del formato di bottiglia da 0,75 litri, calo dei grandi formati, tenuta del brick; b) spumanti in crescita, anche se con ritmi più attenuati.
Come proseguirà il 2022?
Piuttosto l’analisi di IRI si sofferma su un altro aspetto. «La vera incognita del prosieguo dell’anno – si legge nelle slides - è quella legata ai prezzi». Per ora non c’è «nulla ancora in evidenza in termini di risalita prezzi», ma «si legge uno sconto medio più basso», vale a dire il «tentativo di recuperare marginalità senza toccare il prezzo a scaffale».

In altri termini, le promozione con sconti più profondi segnano il passo a vantaggio di quelle con sconti minori. E vuoi «un po’ il mix di acquisti, un po’ il mix di sconto più basso, un po’ una maggiore prudenza» dei compratori, fatto sta che «gli effetti sull’efficacia promo sono negativi (si vende meno dello sorso anno) per milione di euro di sconto concesso (rispetto al 2021)»
I prezzi a scaffale, invece, sono ancora fermi: nulla si muove. Ma l’effetto dell’inflazione, del rincaro dei prezzi, ci sarà e «gli aumenti arriveranno, è incerto solo il quando arriveranno e quanto saranno intensi». Ma, conclude il rapporto, «avranno certamente impatti sui risultati dell’anno in corso».
Redazione





