Arte Verde
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Unendo realtà e immaginario, politico e folcloristico, Petrit Halilaj (nato nel 1986 a Kostërrc) lavora con una varietà di media tra cui scultura, video, disegno e testo, oltre a tessuti e materiali tradizionali. Il lavoro di Halilaj esamina la relazione tra identità culturale e patrimonio, memoria personale e collettiva, e spesso usa gli animali come metafore per la trasformazione, come nelle gigantesche sculture di falene performative e installazioni di "creature" simili a uccelli. Più di recente, i suoi progetti si sono concentrati intorno a Runik, in Kosovo, un sito di insediamenti neolitici e al villaggio in cui è cresciuto e da cui è dovuto fuggire con la sua famiglia durante la guerra del Kosovo del 1998-1999 per andare in Albania.
L’installazione nel Palacio de Cristal al Parque del Retiro di Madrid
dal titolo “A un corvo e agli uragani che riportano odori di umani innamorati da luoghi sconosciuti” ricrea un grande nido, composto da rami ed enormi boccioli di ciliegio e forsizia, garofani, gigli e papaveri che, con i loro colori sgargianti, attraggono i visitatori verso l’interno dello spettacolare edificio in ferro e vetro.
L’opera si connette direttamente al parco attraverso le finestre lasciate aperte, invitando ad entrare volatili e piccoli animali per nutrirsi con i semi lasciati a loro disposizione in deliziose zone ristoro.
Il tema del rifugio, centrale nella poetica di Halilaj – fortemente connessa alla difficile situazione politico-culturale della sua terra d’origine, funge da spunto per la riflessione sui concetti di casa, nazione e identità, ma è anche una celebrazione dell’amore universale e senza confini. Senza dubbio l’artista ha saputo creare un ambiente unico ed emozionante, dove tornare per un poco bambini.
L’esposizione si terrà fino al 28 febbraio 2021.

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Nei Paesi Bassi, nel XVII secolo, realtà e simbolismo si mescolano in una sorta di pittura che seduce tutta l'Europa: la natura morta. I Bruegel, padre e figlio, sono specialisti in questo: su uno sfondo nero liscio, i mazzi di fiori mostrano magnifiche e scintillanti corolle.
Jan Bruegel il Giovane, figlio di Jan Bruegel il Vecchio noto come Velvet, evoca per lo spettatore la brevità della vita come messaggio subliminale dei vari fiori. La ricchezza causata dal notevole boom commerciale, lo sviluppo della conoscenza, in particolare la conoscenza botanica, e il primeggiare della scienza sull'educazione religiosa si scontrarono con la coscienza protestante e cattolica. Questi dipinti decorativi sono lì per ricordarci che in questo mondo tutto è vanità, "la vanità delle vanità" degli ecclesiastici. Nei giardini di Anversa, Bruges e Bruxelles, i fiori esotici vengono portati da spedizioni lontane e molto costose; tuttavia, evocano una sorta di paradiso sulla terra, una fantasia che Jan Bruegel traspone meravigliosamente nella pittura. Sebbene siano molto vari, questi fiori imitano il corso di una vita umana, dal bocciolo ai petali che cadono fino alle foglie che si appassiscono passando da una fioritura sublime. Tutto non poteva che essere piacere: l'odore grazie al dolce profumo di rose, garofani e gelsomini, la vista attraverso le tavolozze dei loro fiori ed il tatto con la consistenza vellutata dei loro petali.
Le composizioni floreali di Bruegel non sono certamente immagini fedeli della realtà ed anche lo spettatore oggi immagina che siano state messe in scena sfidando le leggi delle rispettive fioriture. Questi fiori sono sia un elogio alla bellezza dell'universo ed alla sua natura effimera, sia un invito alla meditazione morale.

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Il loro lavoro è un mix tra surrealismo compositivo e iperrealismo formale, è una metafora sul trash generalizzato della società contemporanea ed in particolare di certi suoi modelli culturali e artistici.
Ad uno sguardo poco attento le opere di Bertozzi e Casoni possono sembrare una semplice copia del reale visti gli innumerevoli dettagli, ma osservandole bene si capisce come ciò sia così lontano dalla verità. Attraverso un "esasperato tecnicismo”, infatti, potremmo definire i due artisti come dei dissacratori del reale che alludono piuttosto al concetto di sembiante, dell'apparenza, di cui proclamano il rifiuto.
Gli oggetti e le suppellettili, le piante e gli animali, gli avanzi di cibo e le testimonianze del passato sono ricomposti e riadattati in forma di scultura o istallazione assumendo un nuovo significato, sulla scia della tradizione pop, ma con una nuova vitalità espressiva.
Da dicembre 2017 le loro opere d’arte sono in mostra permanente alla Cavallerizza Ducale di Sassuolo, nel Museo Bertozzi & Casoni.

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Hugues Reip, nato nel 1964 a Cannes, vive e lavora a Parigi e sin dai primi anni '90 ha espresso la sua arte attraverso mezzi molto vari (disegno, scultura, fotografia, video, presentazioni...) e un'economia completamente personale che unisce apparente semplicità, meticolosa leggerezza ed efficienza per esplorare il fantastico e lo straordinario della vita quotidiana e del familiare.
Il mondo di Hugues Reip è un mondo di immagini, in movimento e fisse, composto da: anticipazione di fantascienza (da Jules Verne alla serie Z), cinema (da Georges Méliès ai cartoni animati, compresi i primi film sperimentali o film d'animazione "old school"), storia dell'arte (da Giorgione ai graffiti raccolti sui tavoli della scuola), Reip spara tutto. Raccoglie, compila, assembla. Installazioni, sculture, film, tutto su di lui deriva dalla pratica del disegno. Ogni opera è creata con grande economia di mezzi - pezzi di spago e cartone tagliato - e un'apparente semplicità. La sua arte mostra una meticolosa leggerezza, traccia un territorio fantastico, tra un universo infantile e l'energia del rock. Si potrebbe dire che Hugues Reip sta decostruendo i meccanismi dello spettacolo senza cadere nella trappola dello spettacolare.
Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin
- Dettagli
- Scritto da Andrea Vitali
Bobbie Burgers, artista di origini olandesi che vive e lavora a Vancouver, è interessata al processo di decadimento, trasformazione e metamorfosi. Sia che si trovino in un vaso sul bancone o che fioriscano nel suo giardino, i fiori sono sempre stati una presenza costante nella sua vita.
Con uno stile distinto che fonde l'astrazione con la rappresentazione in misura crescente, il suo lavoro è fatto di composizioni istintive che rivelano la sua capacità di osservazione. Notevoli per i loro ritmi compositivi, la colorazione audace e le ampie pennellate gestuali, i dipinti di Burgers sono frutto della volontà di esprimere qualcosa di personale, soggettivo ed emotivo, in modo poetico e astratto.
“Sono innamorato di eventi accidentali. Il modo in cui i pigmenti, ognuno con la propria trama da giocare, combattono per il dominio sulla tela mentre sono modellati da incidenti. Per molti anni ho cercato di trascrivere la bellezza e la semplicità di ciò a cui assistiamo ogni giorno: nascita, morte, decadenza e rinnovamento”.
Come pittrice Burgers ha sviluppato una capacità unica di trasmettere significato ed emozione universali attraverso la sua pennellata espressiva che descrive vagamente petali, steli e cicli di vita naturali. Più recentemente, i suoi dipinti si sono spostati verso la pura astrazione con elementi floreali a malapena riconoscibili.
Nell'opera Float Like A Butterfly - Sting Like a Bee, Burgers esamina un parallelo specifico tra uomo e natura: la loro capacità di essere delicati e belli, potenti e feroci. Utilizzando una vasta gamma di “marchi”, tra cui la colorazione e la spruzzatura della tela, crea composizioni che soddisfano la tradizionale nozione di femminilità che ci si aspetterebbe da un floreale mentre si inserisce un accenno, a volte inquietante, di oscurità a cui spesso si allude in lei titoli.
Oltre alle impressionanti tele su larga scala di Burgers ci sono diverse opere su carta che mettono in evidenza la sua tecnica sperimentale e di scultura. Combinando colori pastello, a olio, acrilici e spray, il peso dei materiali scolorisce, scolpisce e trasforma la carta sottostante, sfidando le capacità previste.
Bobbie Burgers ha esposto le sue opere a livello internazionale anche in Svezia e Cina. Hamburger è rappresentato a Toronto, Vancouver e San Francisco.

Arte verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin




