Ispirazioni

cimiteri verdi vivi

In Germania i cimiteri sono giardini verdi, luoghi della memoria e della biodiversità. Un esempio prezioso per ripensare anche in Italia il senso del commiato. 

Adamah BioHof: quando l’agricoltore torna al centro della filiera. Ecco il caso austriaco premiato dal CAP Network europeo come modello di logistica agricola sostenibile e redditizia

città spugna; sponge cities

Le “Sponge Cities” o città spugna affrontano piogge estreme e siccità. Esempi virtuosi da Shanghai ad Amsterdam. In Italia si muovono Milano e Modena, ma serve una strategia più ampia.

 

 

mele franconia

Da un succo di mele tradizionali nasce un esempio europeo di filiera agricola corta, sostenibile e capace di far vivere i contadini.

In Franconia, una regione collinare della Baviera, si sono accorti che a furia di tagliare alberi si perdono anche storie, sapori, biodiversità. Dal 1960 a oggi, là si è perso il 70% dei meleti. Il paesaggio è cambiato. Ma anche la vita dei contadini. Così, nel 2006, è nata una risposta silenziosa e concreta: un gruppo di agricoltori, ristoratori e amministratori ha deciso di fare quello che un tempo veniva naturale — raccogliere le mele del posto e trasformarle in qualcosa che valesse la pena bere, pagare, tramandare. È nato il progetto “Hesselberger”, un marchio locale per succhi e bevande da varietà tradizionali.

Non una moda, non un’etichetta bio da supermercato. Ma un patto territoriale. Le mele sono locali, i pagamenti sopra la media del mercato. I rivenditori? Più di 170, tutti in zona. Così si tagliano i trasporti, si rafforzano le relazioni, si rende la filiera più giusta. E il paesaggio torna a vivere: i meleti vengono mantenuti e ripiantati, gli impollinatori tornano, il suolo si rigenera, il carbonio si fissa. Il tutto sotto la regia della Allfra Regionalmarkt Franken GmbH, che coordina la filiera senza sovrastrutture.

Un esempio piccolo, ma con una visione grande: agricoltura come custodia, come progetto di futuro. “Raccogliamo i frutti dei nostri nonni mentre piantiamo per i nostri nipoti”, dice uno dei protagonisti. E la lezione vale anche per noi: in un’Italia che ha bisogno di reddito agricolo, tutela del paesaggio e rispetto per l’ambiente, guardare alle mele della Franconia può diventare un esercizio utile. Per capire che a volte, per cambiare strada, basta tornare all’albero giusto.

Andrea Vitali

Nel solstizio estivo lituano la festa di Rasos unisce riti antichi e arte contemporanea: fuochi, simboli baltici e intrecci vegetali come quelli di Gintvilė Giedraitienė.
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Nella notte più corta dell’anno, i popoli baltici celebrano Rasos, conosciuta anche come Joninės o Kupolės: una festa arcaica e profondamente connessa alla natura, che coincide con il solstizio d’estate. In questo momento in cui il Sole raggiunge il suo apice, fuoco e simboli assumono un ruolo centrale.
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I Lituani accendono fuochi che rischiarano la notte, convinti che la loro luce porti protezione e benedizioni per l’intero anno. Tutto ciò che verrà illuminato – case, orti, alberi, animali – riceverà energia e fortuna.
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Protagoniste visive della celebrazione sono le stebulės, alte strutture in legno ornate di ornamenti geometrici baltici: rappresentano il cammino del Sole e vengono bruciate come rito propiziatorio.
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Ma Rasos non è solo tradizione: l’artista di Kaunas Gintvilė Giedraitienė rinnova questi simboli creando installazioni effimere composte da erbe selvatiche raccolte a mano nei campi e nei boschi. I suoi intrecci vegetali – fatti di carici, campanule, achillea, lino, muschio e bacche – evocano forme ancestrali: cerchi, uccelli, lune, raggi solari.

Giedraitienė spiega che questi simboli hanno un codice sacro, tramandato nei secoli, che parla direttamente all’inconscio umano. Ogni intreccio è un gesto meditativo, un atto di connessione con la terra. Anche in città, dice, “si possono trovare piante che parlano”, persino nei pressi dei forti di Kaunas.

Tra le fiamme di Rasos e le corone di fiori tessute a mano, si celebra il ritorno alla natura, la continuità della cultura e il potere delle piante di raccontare chi siamo.

Questi simboli e riti arcaici continuano a ispirare anche l’arte contemporanea. Ne è esempio l’artista britannica Holland Otik, che crea maschere ceramiche e figure simboliche ispirate ai rituali di guarigione e alle pratiche magiche tradizionali. Le sue opere, come quelle di Gintvilė Giedraitienė, dimostrano come le forme vegetali e i gesti ancestrali possano ancora oggi trasmettere senso, memoria e trasformazione personale.

AnneClaire Budin