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Commentando la recente proposta della Commissione Europea di togliere 448,5 milioni di euro dal bilancio agricolo per la gestione della Pac 2015, Dacian Ciolos denuncia la grave crisi che si trovano ad affrontare gli agricoltori, causata anche dall’embargo russo sulle esportazioni agricole per un valore di undici miliardi di euro, come stimato da Copa-Cogeca.
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Legambiente chiede la “rottamazione” di idee di sviluppo inefficaci e fallimentari, ancora legate all’egemonia del fossile. Il decreto risulterebbe antiambientale e pericoloso anche a detta della Commissione Ambiente Cantone e Banca d’Italia, si parla, infatti, di ripercussioni negative su tempi, costi e vulnerabilità ai rischi di corruzione
“Mai avevamo assistito a un intervento legislativo così organicamente antiambientale e così carico di interventi sbagliati, all’opposto del sostegno ad un’economia circolare e low carbon”, afferma il Presidente Nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, dal sit-in di Piazza Montecitorio. Il decreto “Sblocca Italia” sembrerebbe non corrispondere al disegno di una trasformazione del paese verso un’economia moderna ed ecosostenibile, ma riproporrebbe un’Italia vecchia, incapace purtroppo di stare al passo coi tempi. Mentre, infatti, tutto il mondo sta cercando di uscire dall’egemonia del fossile, “qui si autorizzano e rilanciano ricerche, trivellazioni ed estrazioni ovunque, con royalties irrisorie, senza obbligo di ripristino in caso di incidente, e con l’estromissione delle Regioni dalla VIA per i giacimenti di terra”, prosegue Cogliati Dezza. Legambiente si rivolge allora al premier Renzi nella speranza che rottami non solo le persone, ma anche le idee che hanno caratterizzato un periodo di stallo nel Novecento italiano. L’appello di Legambiente si estende poi anche al movimento sindacale affinché si opponga al decreto, incapace di guardare al futuro e di offrire nuovo buon lavoro. Per Cogliati Dezza infine non c’è “nessuno snellimento delle procedure ma deroghe, commissariamenti, accentramento delle decisioni e un po’ di risorse. Esautorati enti locali e regioni si torna al modello Bertolaso, che ha prodotto i danni e la corruttela che sappiamo. E non siamo noi a denunciarlo, ma la Commissione Ambiente Cantone e la Banca d’Italia, che parla di ripercussioni negative sui tempi, i costi, e della ‘vulnerabilità ai rischi di corruzione’”.
Redazione Floraviva
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Il confronto fra Regione Toscana, Invest in Tuscany e Confindustria Toscana al convegno “Una Toscana attrattiva per far ripartire l’Italia” ha mostrato la necessità di fare della Toscana una piattaforma industriale aperta agli investimenti esteri per i settori turismo, agroalimentare e moda, conservando salda la storia del suo territorio e le eccellenze che ne hanno fatto un Brand noto in tutto il mondo
La Toscana è ancora meta ambita, non solo per il turismo internazionale, ma anche per coloro che vogliono investire e produrre: bisogna capire allora cosa fare per incrementare questo tipo di richieste. Intanto, per fare della Toscana una piattaforma industriale aperta agli investimenti esteri, capace di incrementare ancora le ottime performance dell’export (+7% nel secondo trimestre 2014, 4 volte la media nazionale, 6 punti più della Lombardia) e traghettare l’Italia fuori dalla crisi, bisogna “condividere obiettivi e azioni puntando a portare la presenza di multinazionali dall’attuale 1,3 a oltre il 3% del Pil”, esorta il Presidente di Confindustria Toscana, Pierfrancesco Pacini. All’attrattiva unica creata dal mix di arte, cultura, paesaggio e buona qualità della vita, occorre aggiungere una marcia in più che sappia richiamare gruppi industriali da tutto il mondo. Due ricerche commissionate da Confindustria hanno cercato allora di rispondere alla domanda: “Come potenziare questa naturale vocazione declinandola in maniera decisamente industriale, aumentando una tendenza che già ha dato positivi risultati negli ultimi anni che hanno visto, a dispetto della crisi, passare da 300 a 450 le multinazionali presenti ed un aumento dei loro fatturati passati da 300 milioni a 400 milioni annui?”, come riporta il comunicato stampa della Regione Toscana. Stefano Giovannelli, direttore di Toscana Promozione, ha dunque illustrato un progetto di marketing unitario che parte dai territori e punta sui settori d’eccezione, quali l’hi-tech, l’Ict e l’energia, che suscitano l’interesse dei paesi emergenti. Klaus Davi ha invece attuato una ricerca per capire come la Toscana venga percepita da operatori e giornalisti stranieri, al fine di comprendere cosa servirebbe al Brand Toscana per rafforzarsi. Come leggiamo nel comunicato stampa della Regione: “La ricerca suggerisce di promuovere il "turismo di prodotto", flusso turistico che può anche essere catturato (si parla di oltre 10 milioni di visitatori ogni anno) oltre che dallo shopping, anche da musei costruiti da privati, per valorizzare e raccontare determinati marchi (sull'esempio, ancora raro in Italia, dei musei Gucci e Ferragamo a Firenze, del museo Piaggio a Pontedera) ma anche prodotti (dai giornali stranieri emerge ad esempio il gradimento verso iniziative tipo museo del Pecorino di Pienza, dell'orafo ad Arezzo e così via). O ancora, sono ritenute utili forme di "contaminazione culturale", come sfilate nei musei, o l'uso di testimonial famosi che possano fare da traino per interi territori e distretti produttivi.” Ma cosa dicono gli imprenditori toscani? Secondo Censis, il 75% del campione vorrebbe concentrare investimenti esteri sui settori del turismo, dell’agroalimentare, della moda. Gli imprenditori si mostrano preoccupati per l’effetto “shopping” delle imprese straniere, ma riconoscono l’utilità di tali investimenti, pur saldi nell’idea che il cuore del Made in Italy debba restare in Toscana. La novità importante, annunciata al convegno dal Presidente del Tribunale di Firenze, Enrico Ognibene, è l’avvio di una cancelleria telematica: i procedimenti civili telematici vedranno un drastico accorciamento dei tempi, in modo da aiutare una sempre più rapida ripresa economica.
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Un’iniziativa per far riappropriare i bambini del territorio e del quartiere in cui vivono e studiano. È questo lo scopo di Vado a scuola con gli amici, in bus, a piedi, in bici promossa da Legambiente per la giornata di oggi. Numerose città italiane hanno aderito alla manifestazione che punta a far riscoprire ai bambini e alle loro famiglie le strade della propria città e una mobilità diversa, il tutto nell’ottica di una maggiore sostenibilità ambientale.
“Nonostante l’86 per cento delle famiglie italiane abiti a meno di un quarto d’ora a piedi dagli istituti scolastici – si legge nel comunicato rilasciato da Legambiente – sono almeno dieci milioni le persone che scelgono di percorrere il tragitto in automobile.” Un uso superfluo dei mezzi privati che se ridotto – se non del tutto eliminato – consentirebbe una considerevole riduzione delle emissioni inquinanti, trasformando le città in luoghi più vivibili. L’iniziativa ha anche lo scopo di educare i bambini al codice della strada, rendendoli più consapevoli dei comportamenti corretti da tenere quando si cammina per le vie della propria città.
La giornata di oggi è un evento promozionale dell’iniziativa, e ha coinvolto fin qui le scuole di alcune città italiane, con cinquanta appuntamenti su tutto il territorio nazionale. Ma l’obiettivo di Legambiente è quello di dargli più vasta eco, incentivando la partecipazione attiva di tutte le strutture scolastiche.
L’adesione al progetto è semplice e comporta il versamento di una quota minima di 10€ per classe partecipante, ai quali corrispondono una serie di strumenti messi a disposizione da Legambiente per la formazione del personale docente e la gestione del progetto nella propria classe.
Vado a scuola con gli amici è solo una delle tante iniziative promosse da Legambiente per l’anno scolastico 2014/2015. Puliamo il mondo ha già visto una larga partecipazione – anche sul territorio valdinievolino – proprio nei primi giorni dopo l’inizio della scuola, ma informazioni sull’intero programma di educazione possono essere reperite sul sito web dell’associazione.
Redazione Floraviva
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- Scritto da Andrea Vitali
Si è tenuto ieri, presso la sede fiorentina di Confindustria Toscana, l’incontro “Una Toscana attrattiva per far ripartire l’Italia” che ha visto il confronto della Regione Toscana con esponenti del mondo industriale e finanziario e investitori stranieri e italiani. Gli interventi si sono conclusi con una doppia intervista a Rossi e al comico Pieraccioni
"Il messaggio conclusivo è che la Regione c'è, è un punto di riferimento, ed è possibile provare a risolvere insieme i problemi", così ha riassunto Rossi la posizione della Regione sul tema del riposizionamento della Toscana nel mercato estero. Nella mattinata di ieri sono stati anticipati i bandi europei e la riforma della formazione, che gli imprenditori da tempo sollecitavano. Un cambiamento definito da Rossi come “un colpo di timone che ci darà soddisfazioni”. La storia toscana si lega profondamente a quella di alcuni imprenditori, come Ferruccio Ferragamo, che ieri ha raccontato la sua storia personale e familiare, e la Regione intende puntare proprio su loro per rilanciare il settore industriale. La competitività toscana, la cui credibilità è stata confermata di recente anche dal “Financial Times”, si deve anche alla scelta di creare un ufficio unico, un tavolo a cui sono state chiamate le imprese intenzionate a investire, come ha ricordato Rossi. La Regione conferma la sua linea amichevole nei confronti di chi è pronto a investire sul territorio. La sollecitazione agli imprenditori va anche nella direzione di un ripopolamento turistico della costa toscana: “Abbiamo bisogno di muovere le acque sulla costa – ha ammesso Rossi – A Viareggio finanziamo il Carnevale, mettiamo soldi anche per il Pucciniano. Però bisogna che anche gli imprenditori un po’ si muovano. Ci siamo seduti sulla sabbia, bisogna ricominciare a correre”. Anche il comico Pieraccioni si è mostrato interessato al tema turismo, affermando la sua volontà di girare uno spot promozionale sulla “meravigliosa” Toscana e auspicando un rilancio dell’attività della Film Commission. Pieraccioni si è infatti proposto proprio per promuovere in maniera intelligente il ricco patrimonio toscano. Resta l’interrogativo su quale turismo si intenda puntare, se di massa o di qualità: una riflessione aperta per città come Firenze. Intanto rimane l’importanza di recuperare terreni abbandonati a fini produttivi, determinante anche per il settore turismo; come il territorio del Chianti ha più volte dimostrato e la messa in sicurezza della Via Francigena ha di recente confermato.


