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Rinnovato il contratto nazionale di lavoro per il florovivaismo e gli operai agricoli con un aumento salariale del 3,9%. La notizia è stata data dalla Flai Cgil e rappresenta un risultato "soddisfacente", a seguito di una trattativa difficile attuata in un contesto di crisi. Ci saranno più sicurezze per i lavoratori e qualche garanzia in più per quanto riguarda il welfare
Flai Cgil dà la notizia del rinnovo e specifica che per il biennio 2014-2015 è previsto un aumento salariale, in due tranche, del 3,9%, che andrà a tradursi, su una retribuzione media di 1.300 euro mensili, con un aumento a regime di circa 50 euro per 14 mensilità. L’accordo prevede allora un percorso, a livello regionale, che perseguirà l’obiettivo di armonizzare gli inquadramenti, già previsti nei contratti a livello territoriale, dei lavoratori del settore florovivaistico e agricolo. Il rinnovo del contratto nazionale parla anche di un rafforzamento della esigibilità dei contratti provinciali di lavoro, includendo anche i lavoratori della manutenzione del verde. Alcuni passi in avanti anche sul tema welfare: è stato, infatti, aumentato di un giorno il permesso per i padri in occasione della nascita o adozione dei figli; ed è stato ottenuto un periodo di aspettativa, oltre il comporto, per i lavoratori affetti da patologie oncologiche.
Redazione Floraviva
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La notizia ha fatto il giro d’Italia in pochissimo tempo, diventando quasi virale e scatenando l’interesse di molti, soprattutto associazioni e enti di beneficienza, ma anche delle istituzioni pubbliche. Stiamo parlando del progetto di Ferrovie dello Stato per la riqualificazione delle stazioni dismesse o cosiddette impresenziate, stazioni dove la presenza del personale è assente, in quanto sono informatizzate e gestite in remoto.
Tali stazioni, a parte la manutenzione dei macchinari, soffrono di uno stato di abbandono, rimanendo perciò preda del degrado, se non proprio di veri e propri atti di vandalismo. Per questo il Gruppo Ferrovie dello Stato ha indetto un bando per assegnare, gratuitamente e con il solo impegno di rimetterle in sesto, le oltre 1700 stazioni del territorio italiano che versano in tali condizioni.
Si tratta di un’opportunità unica per associazioni culturali, di beneficienza o di volontariato in generale che cercano una sede per le loro attività o vogliono garantire ai cittadini degli spazi pubblici, in cui socializzare. Nell’area Valdinievole, lungo la tratta Lucca-Pistoia, sono ben sei le stazioni che necessitano di un recupero: Altopascio, Tassignano-Capannori, Porcari, Montecarlo San Salvatore, Serravalle Pistoiese e Borgo a Buggiano. Quest’ultima è stata al centro di numerose polemiche negli anni scorsi e oggetto di vivaci proteste da parte di un comitato locale di cittadini che si ribellava alla sua chiusura al pubblico e all’eventualità della soppressione della fermata relativa. La stazione di Buggiano è a tutti gli effetti un edificio di valenza storica per il comune, e ha festeggiato l’anno scorso i 150 anni.
L’interesse delle Ferrovie per il recupero del suo patrimonio non si ferma comunque alle stazioni. È in corso anche un progetto di greenways, sulla scia di progetti analoghi avviati dalle società ferroviarie di altri Paesi europei finalizzati al recupero dei tratti ferroviari non più in uso al fine di realizzare piste ciclabili e percorsi di mobilità green in favore dei cittadini. Le Ferrovie puntano al coinvolgimento non solo del Ministero dell’Ambiente, ma anche delle istituzioni intermedie (Regioni, Province e Comuni) oltre che delle associazioni ambientaliste. In quest’ottica, è attualmente attivo il progetto di riqualificazione della linea Roma - Cesano (un tratto della linea Roma – Viterbo), con la realizzazione di un percorso verde ciclo-pedonale che si estende su un’area lineare di 7 ettari, ma i lavori non sono ancora iniziati.
Luigi Briganti
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Marco Cappellini, Presidente dell’Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori, esprime preoccupazione e contrarietà per i contenuti del Piano Paesaggistico presentato dalla Giunta Regionale Toscana ed auspica un incontro rapido con la Regione Toscana per avviare un confronto che ponga rimedio ai danni che potrebbero devirare, sempre secondo Cappellini, dall'attuazione del piano.
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Urge un coordinamento migliore fra Stato e Regioni, come annuncia Emmanuele Bobbio, assessore toscano all’Istruzione che ha presieduto la Commissione IX della Conferenza delle Regioni e Province autonome. Quest’ultima si rivolge a Renzi ricordandogli di non dimenticare l’esistenza delle Regioni, prestando loro attenzione al fine di creare un modello di governance realmente condiviso sulla base di un doppio invito
I dodici punti del rapporto “La buona scuola” del Governo Renzi sono stati apprezzati e condivisi dagli assessori regionali all’interno della Commissione IX, ma essi intendono anche ribadire che la buona scuola vanta già buone pratiche, diffuse su tutto il territorio italiano. Proprio perché il confronto è lo strumento migliore per promuovere il miglioramento continuo del sistema, Sergio Chiamparino, presidente della conferenza delle Regioni, ha inviato il documento “Per un contributo al dibattito sulla buona scuola”, stilato dalla Commissione IX, al premier Matteo Renzi e al ministro Stefania Giannini. Il documento sarà presentato anche pubblicamente, come annuncia Emmanuele Bobbio: “[…] anche in vista della riforma costituzionale e anche se non si parte certo da zero, fra Stato e Regioni serve un buon dialogo, occorrono regole di raccordo, è necessario un migliore coordinamento”. E proprio il nuovo testo della Costituzione indica l’istruzione quale materia fra quelle per cui Governo e Regioni “sono chiamate ad esercitare competenze ispirate al principio di leale collaborazione”. Un doppio invito all’attuale governo apre il documento in questione, per prima cosa: “realizzare un modello di governance condiviso quale presupposto imprescindibile per rendere efficiente ed efficace l’azione di governo e coordinare al meglio gli interventi”. E poi la richiesta di puntare su un sistema di Livelli Essenziali di Prestazioni, come già fatto per la sanità, per poter “definire con criteri oggettivi il fabbisogno formativo sulla base di uno standard condiviso e realizzare un sistema efficiente, razionale e sostenibile di riparto delle risorse nazionali e un efficace sistema di controllo e valutazione dei dati”. Un nuovo patto educativo dunque che si dovrà basare su quattro elementi: individuazione delle regole di sistema, definizione in modo congiunto di obiettivi misurabili e target di convergenza, individuazione delle modalità di raccordo interistituzionale e definizione degli strumenti per la verifica dell’effettivo conseguimento degli obiettivi. Visti i recenti dati allarmanti del rapporto OCSE 2014 (che indicano un aumento di oltre cinque punti della percentuale dei giovani neet, rivelando così i giovani italiani in possesso di un livello di istruzione inferiore ai loro coetanei nella maggior parte degli altri paesi), gli assessori regionali sottopongono all’attenzione del Governo sette aspetti: orientamento scolastico e formativo, raccordo scuola/lavoro, istruzione e formazione professionale, formazione tecnica superiore, apprendistato, poli-tecnico professionali, transazione scuola/lavoro e garanzia giovani. In allegato al documento un focus su alcune esperienze regionali di successo contro la dispersione scolastica, come in Toscana grazie al lavoro sui Poli tecnico professionali e i Laboratori del sapere scientifico, e due documenti con proposte operative di innovazione sul dimensionamento dell’organico docenti e riparto dirigenti scolastici.
Redazione Floraviva
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- Scritto da Andrea Vitali


