Filiera vite-vino

Ricercatori dell’Università dell’Oregon, ispirati dagli studi di Nieri e Mazzoni della Fondazione Edmund Mach, sviluppano un robot AI per combattere ecologicamente le cicaline della vite, parassiti portatori della "Red blotch disease". Il "Pied Piper", così denominato, utilizza la biotremologia per interrompere il ciclo di comunicazione e accoppiamento degli insetti, offrendo un'alternativa sostenibile ai pesticidi.



La sinergia tra tecnologie d'avanguardia e pratiche agricole biodinamiche potrebbe apparire come un binomio impensabile, ma è proprio il fulcro di un'innovativa ricerca condotta dall'Università dell'Oregon. Tracciando un ponte tra la scienza e la natura, gli studiosi hanno dato vita a un robot indipendente, il "Pied Piper", che promette di rivoluzionare la lotta contro le cicaline della vite.

Un Robot al Servizio dell'Ecosostenibilità Guidato dall'intelligenza artificiale, il Pied Piper è progettato per rilevare e disturbare le comunicazioni biotremologiche delle cicaline, insetti noti per essere vettori della malattia delle macchie rosse su viti. Questa patologia, conosciuta anche come "Red blotch disease", rappresenta una minaccia significativa per la salute e la produttività dei vigneti.
La ricerca di Nieri e Mazzoni, che si è estesa per cinque anni presso la Fondazione Edmund Mach, ha posto le basi scientifiche per questo straordinario sviluppo. Gli studi hanno dimostrato come l'uso di vibrazioni possa effettivamente interferire con il comportamento degli insetti, aprendo una strada alternativa e rispettosa dell'ambiente rispetto all'uso di pesticidi chimici.

Vigneti Pionieri e Prospettive Future Stag Hollow, azienda vinicola dell'Oregon che segue i principi dell'agricoltura biodinamica, si è lanciata in questa sperimentazione. Mark Huff, viticoltore e proprietario, esprime ottimismo per il futuro, sottolineando il potenziale del robot come soluzione alternativa ai trattamenti chimici.
La sperimentazione in campo non solo conferma la viabilità del Pied Piper ma apre anche nuove prospettive per un'agricoltura più pulita e sostenibile. Il modello di Perturbazione dell’Accoppiamento per Vibrazione (VMD) potrebbe segnare una svolta ecologica nella protezione delle colture.
L'impegno congiunto di scienziati, agricoltori e tecnologi punta quindi a un futuro in cui la tecnologia AI sarà un alleato prezioso per mantenere gli ecosistemi agrari in equilibrio, riducendo al minimo l'impatto sull'ambiente e garantendo produzioni di qualità superiore, all'insegna della sostenibilità.

Redazione

Il presidente di Città del Vino, Angelo Radica, risponde al servizio di Report su Rai 3, difendendo l'integrità e la dedizione del settore vinicolo italiano, con particolare enfasi sulla situazione di Tollo e dell'Abruzzo.


Siena, 18 Dicembre 2023 – In risposta al recente servizio di Report su Rai 3, Angelo Radica, presidente dell'Associazione nazionale Città del Vino e sindaco di Tollo, ha espresso una forte difesa del settore vinicolo italiano. "Il mondo del vino italiano è sano, produttivo, competitivo, in grado di generare qualità, ricchezza diffusa ed occupazione, un comparto che è sottoposto a tutta una serie di controlli, a regole, disciplinari di produzione previsti dalle singole denominazioni, e che queste norme le rispetta," ha dichiarato Radica.

Radica ha poi affrontato la situazione specifica di Tollo e dell'Abruzzo, regioni gravemente colpite dalla peronospora, che ha ridotto la produzione di uva fino al 70%, con un impatto economico stimato in circa 240 milioni di euro. "Gettare discredito genericamente su un settore sano, screditare agricoltori, imprese e famiglie, come ha fatto ieri Report, non è corretto e non è accettabile. Serve chiarezza dell’informazione e non mistificazione della realtà," ha sottolineato Radica.

Il presidente ha poi elogiato il lavoro dei viticoltori di Tollo e dell'intera regione abruzzese, descrivendoli come "quasi 500 viticoltori che si spaccano la schiena per dare un prodotto d’eccellenza e creare ricchezza; così come il sistema vitivinicolo abruzzese composto da migliaia di viticoltori eccellenti e onesti che hanno fatto grande l’Abruzzo, divenuta in pochi anni una regione vinicola d’eccellenza."

Radica ha concluso evidenziando la necessità di ristori rapidi e certi per il comparto, da parte della Regione Abruzzo e del Governo nazionale, a seguito del danno causato dalla peronospora.

La posizione di Radica rappresenta una difesa appassionata e decisa del settore vinicolo italiano, sottolineando l'importanza di un'informazione corretta e non distorta, specialmente in un settore così cruciale per l'economia e la cultura del Paese.

 

Redazione

 

Il Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha firmato un decreto di deroga per le nuove normative europee sull'etichettatura del vino che sarebbe scattato dall'8 dicembre. Il ministro annuncia anche che affronterà  le criticità in materia di etichettatura del vino nel prossimo Agrifish del 10 e 11 dicembre 2023.

In un'azione volta a supportare il settore vinicolo nazionale, il Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha annunciato una decisione significativa. Durante l'incontro con la Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni, presieduta da Federico Caner, e rappresentanti delle associazioni di settore, Lollobrigida ha confermato la firma di un decreto che concede una deroga all'applicazione delle nuove norme UE relative all'etichettatura del vino. Questa misura si rivela importante per i produttori di vino italiani, i quali ora possono utilizzare le scorte esistenti di etichette, evitando costi e complicazioni derivanti dall'immediata conformità alle nuove regolamentazioni. La decisione riflette l'impegno del Ministero nell'ascoltare e rispondere alle esigenze del settore, considerato vitale per l'economia italiana. L'attuazione di questa deroga salvaguarda al contempo gli standard di qualità e trasparenza richiesti a livello europeo. Lollobrigida ha anche evidenziato l'intenzione di discutere le linee guida sull'etichettatura nel prossimo incontro Agrifish, con l'obiettivo di affrontare e risolvere le criticità esistenti nelle attuali normative. In conclusione, la deroga firmata da Francesco Lollobrigida rappresenta, secondo la fonte Masaf, un passo importante verso la tutela e il supporto del settore vitivinicolo italiano, confermando l'importanza di un dialogo costruttivo tra produttori e istituzioni per il benessere dell'economia e della cultura enologica del paese.

Redazione

 

 

In un evento significativo per il panorama vitivinicolo dell'Umbria, Spoleto viene ufficialmente accolta nell'associazione nazionale delle Città del Vino il 28 novembre. Questo ingresso riconosce l'importanza storica e culturale della città nella produzione del celebre Trebbiano Spoletino.

 

La storica città di Spoleto si prepara ad un momento importante nella sua lunga e illustre storia vitivinicola: l'ingresso nell'associazione nazionale di Città del Vino. La cerimonia ufficiale avrà luogo martedì 28 novembre a Spoleto, segnando un'importante tappa per la regione Umbria, che conta ora 12 comuni associati.

L'evento si terrà al Comune di Spoleto alle 10.30, con la presenza del presidente nazionale di Città del Vino, Angelo Radica. Sarà Radica stesso a consegnare il kit dell'associazione al sindaco di Spoleto, Andrea Sisti, in una cerimonia di benvenuto che celebra l'importanza di questo comune nell'ambito vitivinicolo.

Spoleto, conosciuta per la sua Doc Trebbiano Spoletino, si unisce così ad altri undici comuni umbri nell'associazione, tra cui Bevagna, Montefalco, e Orvieto. La città, situata nella provincia di Perugia e con circa 36.300 abitanti, è famosa per il suo vino bianco di eccellenza e altre varietà come il passito, il superiore e lo spumante.

La tradizione vinicola di Spoleto risale a tempi antichi. Già citata da autori come Plinio il Vecchio e Marziale, la città era rinomata per la qualità del suo vino, paragonato persino al celebre Falerno. Il Trebbiano Spoletino, vitigno robusto e resistente, rappresenta una tradizione vitivinicola riconosciuta da secoli, un patrimonio che Spoleto porta con orgoglio nel suo nuovo ruolo in Città del Vino.

Angelo Radica, presidente nazionale di Città del Vino, ha espresso grande soddisfazione per l'ingresso di Spoleto nell'associazione, sottolineando il valore aggiunto che questo rappresenta per la promozione del turismo del vino e delle buone pratiche locali.

Questo nuovo capitolo nella storia di Spoleto non solo riconosce il suo ruolo cruciale nel panorama vitivinicolo italiano, ma offre anche nuove opportunità per esplorare e valorizzare il patrimonio culturale e enogastronomico umbro.

 

Redazione

La filiera del vino, prima per valori esportati, dopo l’ottimo risultato del primo trimestre (+5%) ripiega leggermente nel secondo (-1,6%) a causa soprattutto delle vendite verso il mercato statunitense, primo sbocco commerciale per i distretti vitivinicoli, che dopo la buona evoluzione dei primi tre mesi dell’anno 2023 (+4,4%) arretrano pesantemente nei successivi tre (-21,6% tendenziale).

 

Tengono invece le vendite verso Germania (+4,8% nel secondo trimestre dopo il +12,8% del primo) e recuperano quelle verso il Regno Unito (rispettivamente +10% e -3,1%). Nel complesso la filiera vitivinicola realizza quasi 3,3 miliardi di esportazioni nei primi sei mesi del 2023, con un bilancio comunque positivo rispetto allo stesso periodo del 2022 (+1,4%). Tra i distretti, si segnala la buona tenuta dei Vini di Langhe, Roero e Monferrato (+0,7% nel semestre) nonostante il calo del trimestre primaverile (-2,2%) e del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, che arretra leggermente nel periodo aprile-giugno (-1,9% tendenziale), ma conserva ancora una performance positiva nel semestre (+4,2% rispetto allo stesso periodo del 2022). Tra i distretti in calo, i Vini del veronese in leggero regresso anche nel secondo trimestre (-1,2% dopo il -1,7% del primo trimestre), mentre si fa più pesante il bilancio per i Vini dei colli fiorentini e senesi, che già avevano chiuso il primo trimestre dell’anno con un -1,6%, a cui si aggiunge il -12,8% del secondo trimestre (-7,8% nel semestre). Per la vendemmia del 2023, si prospetta un’annata tra le più scarse degli ultimi anni, in calo (secondo le ultime stime) del 12% rispetto al 2022, a causa del ritorno delle principali patologie della vite favorite dalle piogge primaverili, in primo luogo il fungo della peronospora1. Tuttavia, si prospetta un’annata di qualità eccellente per molte importanti denominazioni, a partire dai vini rossi.

 

Redazione

Oiv + produzione mondiale di vino

L’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv) stima il calo delle quantità prodotte quest'anno rispetto al 2022 a causa delle condizioni climatiche estreme nell’emisfero del Sud e in alcuni grandi Paesi produttori, fra cui l’Italia. La Francia è il 1° produttore, gli Usa in crescita. Per Oiv, in un contesto di declino globale dei consumi e scorte elevate, la bassa produzione «potrebbe riportare equilibrio nel mercato mondiale». 

 
La produzione mondiale di vino (esclusi succhi e mosti) nel 2023 si attesterà tra 241,7 milioni di ettolitri e 246,6 milioni di ettolitri, con una stima media quindi pari a 244,1 milioni di ettolitri. Ciò significa un calo del 7% rispetto alla quantità del 2022, già inferiore alla media. Si tratterebbe della produzione più bassa dal 1961 (214 milioni di ettolitri), inferiore, per restare ai tempi recenti, al volume di produzione storicamente molto basso del 2017 (248 milioni di ettari).
Sono le prime stime, fornite il 7 novembre dal capo del Dipartimento di statistica e trasformazione digitale dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv) Giorgio Delgrosso, intervenuto tramite conferenza web dalla sede dell’Oiv a Digione in Francia. Stime, come puntualizza una nota stampa di Oiv, basate sulle informazioni raccolte in 29 paesi che rappresentavano il 94% della produzione mondiale nel 2022 e che vanno prese con una certa cautela, sia perché ci sono ancora grandi paesi come la Cina le cui informazioni non sono ancora disponibili, sia per l’elevata volatilità dei volumi di produzione osservata negli ultimi anni a livello nazionale e regionale.
Questo scenario negativo può essere attribuito a cali significativi nei principali paesi produttori di vino in entrambi gli emisferi.
Nell’Unione Europea è previsto un basso volume di produzione, con l’Italia e la Spagna (ma anche la Grecia) che registrano un calo significativo rispetto al 2022 a causa di condizioni climatiche sfavorevoli che hanno portato peronospora e siccità. In tale contesto la Francia diventerà il più grande produttore mondiale del 2023, con quantità leggermente superiori alla propria media quinquennale, mentre alcuni paesi quali Germania, Portogallo e Romania hanno registrato condizioni climatiche favorevoli che hanno portato a volumi stimati nella media o superiori alla media.
Nell’emisfero australe la quantità di vino prodotta dovrebbe essere ben al di sotto delle cifre del 2022, dal momento che Australia, Argentina, Cile, Sudafrica e Brasile, tutti pesantemente colpiti da condizioni meteorologiche avverse, hanno registrato variazioni su base annua comprese tra il -10% e il -30%. L’unica eccezione è la Nuova Zelanda, il solo paese dell’emisfero del sud con un livello di produzione nel 2023 superiore alla sua media quinquennale.
Discorso diverso negli Stati Uniti d’America, dove le condizioni climatiche sono state favorevoli e le prime previsioni di raccolto indicano che il volume di produzione sarà non solo superiore a quello del 2022, ma anche superiore alla media osservata negli ultimi anni.
  
«Ancora una volta, le condizioni climatiche estreme, come gelate precoci, forti piogge e siccità, hanno avuto un impatto significativo sulla produzione del vigneto mondiale – conclude la nota di Oiv -. Tuttavia, in un contesto in cui il consumo globale è in calo e le scorte sono elevate in molte regioni del mondo, la bassa produzione prevista potrebbe riportare equilibrio nel mercato mondiale». 
 

L.S.