Filiera olivo-olio

coriprolucca

Durante la terza conferenza regionale sull'agricoltura, tenutasi al Real Collegio di Lucca dal 5 al 6 aprile, Roberto Natali, responsabile tecnico di Co.Ri.Pro.-Olivi di Pescia, ha illustrato i recenti successi dell'olio extravergine di qualità italiano, in particolare toscano, parlando anche dei progetti per il futuro. 

L'olio extravergine di qualità, italiano e in particolare quello toscano, sta finalmente ottenendo grandi successi sul mercato nazionale e internazionale: così si apre l'intervento di Roberto Natali al Real Collegio di Lucca. «La nuova PAC (Politica Agricola Comune 2013-2020), Il Piano Olivicolo Nazionale e i conseguenti Piani di Sviluppo Rurale offrono nuove opportunità alla nostra olivicoltura. Così come è successo per il vino, è auspicio di tutti che si possa intraprendere un percorso che porti a un nuovo rinascimento del nostro pregiato olio d'oliva, in particolare l'olio extravergine toscano, col concorso di tutti gli operatori, delle istituzioni, delle rappresentanze di categoria. Alla base di questo successo, c'è un impegno conseguente all'antica tradizione olearia e alla grandi competenze dei nostri olivicoltori.»
Questo successo annunciato, chiama tutti a nuove sfide e per rispondere alla crescente domanda di mercato, Co.Ri.Pro. propone la messa a dimora di nuovi oliveti, privilegiando ovviamente le varietà autoctone, con sempre maggiori garanzie sotto il profilo sanitario e varietale.
«Per ridurre i tempi di produzione, aumentare la sostenibilità ambientale e il potenziamento della produttività, rendendo l'economia locale più competitiva, grazie alla collaborazione del CNR-Ivalsa e di altri istituti scientifici, stiamo mettendo a punto un progetto per la propagazione in vivo e in vitro. Ciò consentirà anche di ridurre i costi di produzione in vivaio, permettendoci di essere più competitivi sul mercato nazionale e internazionale» sottolinea Natali.
«Per qualificare il prodotto varietale all'origine, puntiamo a una marcatura delle piante madri presenti nei nostri vivai, selezionate ormai da decenni di esperienza e suggellati dal successo costante della richiesta. Abbiamo costituito un registro comune delle piante madri, collegato a una individuazione varietale tramite DNA e un sistema di riconoscimento tramite un microchip che accompagni la pianta lungo tutto il suo percorso, se possibile – in collaborazione con altri attori della filiera - arrivando fino alla identificazione dell'olio che sarà il frutto di tante eccellenti competenze.»
Per sopperire alle diverse sollecitazioni proposte dalla moderna olivicoltura Co.Ri.Pro. intende sperimentare nuovi impianti che rispondano alla diversa interconnessione fra cultivar autoctone, complessità dei territori, cambiamenti del clima. «Il nostro auspicio è che l'ente pubblico, le categorie, gli operatori s'impegnino con noi a valorizzare il nostro patrimonio olivicolo, utilizzando tutti gli strumenti disponibili, mettendo a frutto le nostre secolari esperienze» conclude Roberto Natali.
 
Redazione

olio, floraviva

Il Mipaaf rende noto che ieri, in concomitanza all’inaugurazione del salone Sol&Agrifood, all’interno di Vinitaly 2017, è stata presentata la campagna di comunicazione istituzionale del Mipaaf “Olio Extra Vergine. La Sua Ricchezza. La Nostra Fortuna” per promuovere il consumo di olio extra vergine di oliva e sensibilizzare i consumatori sulla lettura dell’etichetta per conoscere le caratteristiche nutrizionali, la varietà, l’origine e la tracciabilità del prodotto.

La campagna, che partirà alla fine di aprile, avrà come testimonial gli chef Antonino Cannavacciuolo e Davide Oldani e la food blogger Chiara Maci. Il 22 e il 23 aprile, inoltre, nei principali centri commerciali di Roma, Milano, Bergamo, Napoli, Benevento, Torino, Alessandria, Bari, Genova, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Firenze, Venezia, Verona, Padova, Treviso e Palermo saranno allestiti degli spazi per degustare e scoprire le proprietà dell’olio.
«Quando parliamo di olio – afferma il Ministro Martina – parliamo di uno dei simboli del Made in Italy agroalimentare nel mondo, che racchiude in sé il profondo legame tra cultura, tradizione e territorio del nostro Paese. Si tratta di un comparto che vale 3 miliardi di euro e rappresenta il 3% del fatturato totale dell’industria agroalimentare italiana. Un settore che, considerata l’altissima qualità dei nostri prodotti, dobbiamo sostenere per migliorare anche la produttività dal punto di vista quantitativo. Abbiamo gettato le basi di questo rilancio con l’approvazione del piano olivicolo nazionale e proseguiamo con azioni mirate e controlli capillari per continuare a garantire ai consumatori eccellenza, sicurezza e tracciabilità.»
 
DATI SETTORE OLIO IN ITALIA
- Quantità di olio prodotto da olive italiane: nel 2015 produzione 302.000 t.
- Aziende olivicole italiane: circa 900.000.
- Volume di affari: 3 miliardi di euro, pari al 3% del fatturato totale dell'industria agroalimentare.
- In Italia si contano 42 DOP e 3 IGP.
 
IL PIANO OLIVICOLO NAZIONALE
Previsto dall’articolo 4 del DL 51/2015, ha tra i suoi obiettivi principali:
- l’incremento della produzione nazionale di olive e di olio extravergine di oliva, senza accrescere la pressione sulle risorse naturali, in modo particolare sulla risorsa idrica, attraverso la razionalizzazione della coltivazione degli oliveti tradizionali, il rinnovamento degli impianti e l'introduzione di nuovi sistemi colturali in grado di conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica;
- la promozione dell’attività di ricerca per accrescere e migliorare l'efficienza dell'olivicoltura italiana;
- iniziative di valorizzazione del Made in Italy e delle classi merceologiche di qualità superiore certificate dell'olio extravergine di oliva italiano, anche attraverso l'attivazione di interventi per la promozione del prodotto sul mercato interno e su quelli internazionali;
- il recupero varietale delle cultivar nazionali di olive da mensa in nuovi impianti olivicoli integralmente meccanizzabili;
- incentivare e sostenere l'aggregazione e l'organizzazione economica degli operatori della filiera olivicola.
 
Redazione

Si è tenuta ieri pomeriggio al Mercato dei Fiori e delle Piante della Toscana di Pescia la riunione degli olivicoltori del territorio, indetta dall'amministrazione comunale per strutturare un progetto comune sull'olivo. I professionisti e i rappresentanti delle maggiori associazioni presenti hanno accettato la proposta, lanciata dal sindaco Giurlani, di creare un Distretto Olivicolo, anche in vista della nuova legge regionale toscana.

Un incontro per sondare il terreno dell'olivicoltura: Oreste Giurlani, sindaco di Pescia, e Marco Della Felice, assessore ad agricoltura, ambiente e montagna, hanno voluto tutti i rappresentanti della filiera olivicola di Pescia e del territorio circostante ieri al Mercato dei Fiori. 
Lo scopo della riunione era quello di dar vita ad un'unione di intenti per far crescere il settore attraverso la creazione di un distretto con un progetto comune alle tante realtà di eccellenza pesciatine e non solo. 
Così, dopo aver ripreso le politiche agricole in mano, cominciando dal settore florovivaistico, l'amministrazione comunale intende ora sviluppare quello olivicolo. «Siamo in una fase delicata, dobbiamo decidere quale sarà il futuro del Mefit e nella sua multifunzionalità è compresa anche l'olivicoltura. Così come all'interno del piano urbanistico, dove si definiranno una serie di permessi e zone di produzione» sottolinea Giurlani. A Pescia, infatti, si sta facendo molto per il settore e anche la decisione di destinare la zona del Business Park all'agricoltura è significativa in questo senso. 
«Quale percorso dobbiamo allora intraprendere insieme? Come ci dobbiamo attivare, in qualità di amministrazione, per aiutarvi?» Giurlani interroga gli olivicoltori, invitandoli a esprimere esigenze di regolamentazione ed economiche, anche in vista della prossima approvazione in Regione Toscana della nuova legge sui distretti. Questa infatti potrebbe essere una preziosa occasione per lavorare insieme e utilizzare lo strumento del distretto per unire il prodotto “olivo” al suo territorio.
floraviva, pescia, vivai Le risposte dei presenti sono state totalmente positive: Nicola Del Ministro dell'Associazione “Vivai di Pescia” ricorda che proprio in questi giorni si sta parlando di collaborazione con l'altra associazione di settore del territorio, il Co.Ri.Pro.: «Manca ancora un vero e proprio tessuto imprenditoriale e questo ha limitato visioni e investimenti in ricerca e sviluppo, ma il nostro prodotto è un'eccellenza.» Per Del Ministro per troppo tempo, infatti, non si è investito in olivicoltura, è arrivato dunque il momento di farlo e il distretto rappresenta lo strumento ideale per unirsi ed avere una visione di lungo periodo, pur mantenendo le proprie individualità, al fine di fare di Pescia «la capitale dell'olivicoltura dei prossimi dieci anni.»
Giuliano Incerpi del Co.Ri.Pro., d'accordo con Del Ministro, sottolinea l'importanza di intraprendere questa strada il prima possibile: la legge sul distretto sarà in Consiglio regionale martedì prossimo, è opportuno pensare subito ad un progetto comune.
Anche Pietro Barachini della Spo Olivi incalza: «Il mondo ci chiede un progetto di filiera che va dalla pianta all'olio. La nostra opportunità è puntare sulla qualità. Alla base c'è la certificazione, dobbiamo allora unire questo percorso e certificare la filiera: un distretto è la soluzione».
Pescia è inoltre sinonimo di qualità dell'olivo non solo per la produzione, ma anche per la formazione, come ricorda il prof. Maurizio Giuntini: «All'Istituto Agrario possiamo attivare una formazione specifica sull'olivo: ne potremo parlare con il Ministro dell'Istruzione, che sarà in visita a breve alla nostra scuola, per dare vita ad una specializzazione sul settore.»
Così l'assessore Della Felice sancisce la proposta approvata da tutti di costituire un Distretto Olivicolo: «Da soli non si fa più niente. Dobbiamo superare gli stereotipi e proteggere la nostra tradizione, la nostra professionalità e il nostro know-how. Dal tavolo tecnico PAV possiamo sviluppare, grazie all'interdisciplinarità dei soggetti, che rappresentano tutta la parte tecnica del settore primario (agricoltura) di Pescia, dei sotto-tavoli per mettere in piedi un progetto di distretto e uno di scopo, che coincidano con la nuova legge regionale. Nominerò immediatamente una sessione per iniziare i lavori per il nuovo Distretto.»
Anche il presidente del Pav, Franco Baldaccini, dichiara: «La riunione di oggi ha raggiunto un importante risultato. La salvaguardia del nostro patrimonio passa necessariamente dall'olivicoltura, fiore all'occhiello di Pescia assieme alla floricoltura.»
 
Redazione

olio

FederBio annuncia: entro il 2017 sarà attiva la piattaforma per la tracciabilità dell'olio d'oliva italiano. Un'importante novità sul fronte delle certificazioni da parte della Federazione degli operatori di tutta la filiera del biologico, dopo il successo della piattaforma dedicata ai cereali.

Entro il 2017 la Federazione degli operatori del biologico porterà a pieno regime la piattaforma per la tracciabilità dell'olio d'oliva. FederBio, da sempre in prima linea per garantire il rispetto degli standard di tracciabilità e trasparenza nel settore, ha già avviato “FederBio Integrity Platform”, un progetto informatico in grado di gestire tutti i dati sulle superfici e la tracciabilità delle produzioni e delle transazioni di cereali e granaglie biologiche.
La piattaforma è stata premiata a Bruxelles come progetto più innovativo per la salvaguardia del settore, con l'apprezzamento della Commissione Ue e delle principali organizzazioni europee degli organismi di certificazione delle imprese.
 
Redazione

floraviva, olivi, xylella

A quasi cinque anni dall’insorgere di Xylella Fastidiosa, Coldiretti ha organizzato una storica marcia a Lecce per fermare la strage di olivi. Si chiede un nuovo provvedimento di declaratoria di stato di calamità naturale. Occorre poi guardare al futuro, dopo l’estirpazione, ci suggerisce Pietro Barachini, da sempre impegnato a difesa della biodiversità, si dovranno piantare varietà autoctone.

«Era l’ottobre del 2012 - ricorda la Coldiretti - quando fu data la prima segnalazione di anomali disseccamenti su un appezzamento di olivo, i primi sintomi della Xyella fastidiosa, una lunga agonia che, oltre a seccare gli alberi prima a Lecce e, poi, a Taranto e a Brindisi, ha profondamente cambiato il tessuto economico e sociale pugliese.»
Nei cartelli dei manifestanti della Coldiretti si legge: “Fa più danni la burocrazia della Xylella”, “Senza gli Ulivi la Puglia muore”, “Riprendiamo il nostro territorio” per denunciare gli ostacoli alla lotta ad una delle peggiori fitopatie al mondo, che consegna oggi uno scenario spettrale. Tra Lecce, Brindisi e Taranto secondo le stime della Coldiretti almeno 140 mila olivi sono stati compromessi dalla Xylella fastidiosa con agricoltori che sono senza reddito da anni. 
floraviva, spo La gestione della malattia ha portato ad una diminuzione del 20% della capacità produttiva del Salento e il conto rischia di salire se verrà perpetuato l’errore di non agire nelle aree dove la Xylella non è ancora insediata e dove ogni singolo focolaio va affrontato secondo normativa. Serve con urgenza secondo la Coldiretti un nuovo provvedimento di declaratoria di stato di calamità naturale, a valere sulla Legge 102/2004, che ricomprenda anche le aree dichiarate infette negli ultimi due anni, in modo da poter completare a stretto giro l’istruttoria delle pratiche per consentire ai coltivatori di poter essere sostenuti della risorse del Fondo di solidarietà nazionale. Vanno inoltre erogati i fondi destinati a rimborsare l’estirpazione obbligatoria delle piante che giacciono incredibilmente nelle casse, in attesa di una manovra di assestamento di bilancio.
Occorre poi guardare al futuro, dopo l’estirpazione infatti si dovrà provvedere a reimpiantare. Come ci ricorda Pietro Barachini della Società Pesciatina di Orticoltura e da sempre impegnato nella lotta a difesa della biodiversità degli olivi: «Il mio auspicio per un futuro migliore per queste terre così colpite da Xylella è che si possa procedere a un reimpianto di varietà autoctone, dopo aver effettuato l’estirpazione e la necessaria pulitura. L’unica risorsa che abbiamo in Italia sono le varietà autoctone, in grado di rendere competitivo l'olio extravergine di qualità italiano nel mercato mondiale.»
 
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santapaolina

Venerdì scorso all'azienda sperimentale di Santa Paolina dell'Ivalsa-Cnr si è parlato di biodiversità, ricerca e innovazione: questi i punti di forza della produzione di olio extravergine di oliva italiano da valorizzare per far rinascere il settore in forte crisi a partire dall'agricoltura di precisione e dall'uso del germoplasma.

«Quello italiano è un declino che dura da anni nonostante il Paese detenga circa il 25% delle risorse genetiche conosciute del germoplasma mondiale di olivo, germoplasma che secondo i dati FAO contiene più di 2.629 varietà», dichiara Mauro Centritto, direttore dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Cnr (Ivalsa-Cnr). Questo germoplasma è dunque una ricchezza unica di biodiversità che deve essere valorizzata. Il Cnr conserva a Follonica, in provincia di Grosseto, una delle più vaste collezioni mondiali di genotipi di olivo ed è impegnato in progetti innovativi rivolti alla valorizzazione dell’olivicoltura.
vivaistipesciaL'adozione di un'agricoltura di precisione per la coltivazione dell'olivo consentirebbe così un monitoraggio continuo dei parametri chiave, attraverso tecniche di remote sensing ed uso di droni gestiti da robot. Questa stessa tecnologia può essere impiegata negli studi di fenotipizzazione dell’olivo, utilizzando come base le ricchissime collezioni di germoplasma dell’olivo sia del Cnr, sia del Crea. «Queste due collezioni hanno centinaia di genotipi in comune e costituiscono due siti unici al mondo per studi comparati di common garden in ambienti pedoclimatici contrastanti. Ciò permetterà di valutare l’interazione genotipo × ambiente × variabilità inter-annuale dei diversi genotipi valutandone le caratteristiche agronomiche, produttive e i tratti qualitativi dell’olio secondo protocolli comuni. Questi studi consentiranno di sviluppare e convalidare modelli fenologici (fioritura e fruttificazione), epidemiologici (malattie tradizionali e nuove emergenze) e di dinamica delle popolazioni (per esempio la mosca dell'olivo) e in definitiva di individuare i genotipi resilienti ai diversi scenari di cambiamento globale» ribadisce Centritto.
Il presidente della XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Luca Sani, intervenuto per l'occasione, ha ricordato che in Toscana si produce il 2% dell’olio nazionale, mentre ne viene commercializzato circa il 30%. «Ridurre la forbice deve essere un obiettivo e il piano di sviluppo rurale esiste anche per questo. È la Toscana che vende: rispetto agli altri competitori nazionali la differenza la fa l’identità, la storia, il paesaggio, la cartolina. Ecco perché è necessaria una revisione profonda della politica agraria comunitaria, che deve passare da un contributo “per ettaro” a un contributo “per produzione”. Non c’è misura strutturale di intervento economico più efficace di questa.»
Anche Gennaro Giliberti, dirigente del settore produzioni agricole, vegetali e zootecniche, Promozione della Regione Toscana, ha ribadito la necessità di una nuova stagione dell'olivo: «I nuovi finanziamenti della Regione Toscana privilegiano i soggetti che si mettono insieme e fanno un accordo di filiera valido. L’olivicoltura sta vivendo una stagione nuova. L’auspicio è che questo sviluppo parta davvero e si riesca a passare dal “prodotto confezionato” al “prodotto e confezionato” in Toscana.»
Presenti alla giornata anche l'assessore all'Agricoltura della Regione Toscana, Marco Remaschi, il direttore del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari del Cnr, Francesco Loreto, il responsabile Area Ambiente e Territorio Coldiretti, Stefano Masini, il direttore generale Consorzio Olivicolo Toscano UNAPROL, Pietro Sandali, il presidente del Consorzio per la tutela dell’Olio Extravergine di Oliva Toscano IGP, Fabrizio Filippi.
 
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