Arte Verde

Tra le strade e i sogni troviamo la visione artistica di Jose Cotto nato a Great Brook Valley, un quartiere di Worcester, Massachusetts, e trasferitosi a New Orleans nel 2012.

 

Jose Cotto si è distinto nel panorama artistico per la sua capacità di catturare l'essenza intima delle persone e dei luoghi che popolano la sua vita. Cresciuto in una famiglia guidata da una madre coraggiosa, che ha cresciuto da sola quattro figli, Cotto ha trovato nell'arte non solo un rifugio ma anche un modo per esprimere la complessità delle emozioni e delle esperienze vissute tra le strade della sua infanzia e il profondo desiderio di creazione che lo ha sempre animato.
La sua opera è un viaggio attraverso diverse forme di espressione artistica: dalla poesia alla falegnameria, dall'architettura alla creazione di segni, ogni elemento del suo lavoro si intreccia per esplorare le intricate relazioni tra individui, luoghi e momenti temporali. Il suo obiettivo è ambizioso: indagare cosa significhi realizzare il pieno potenziale umano e vivere in armonia con le forze che governano la nostra esistenza e il nostro destino.

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Cotto è particolarmente rinomato per la sua capacità di documentare i quartieri, specialmente quelli di New Orleans, una città dove la storia si respira ad ogni angolo e le storie di vita si manifestano con forza. Il suo approccio alla fotografia è profondamente radicato in una dimensione emotiva e intuitiva: "Non scatto semplicemente foto, ma cammino per vivere realmente i luoghi, ascoltando e lasciandomi guidare dalle conversazioni e dalle vibrazioni che permeano l'aria", racconta l'artista. Questa sua metodologia gli permette di catturare momenti di vita autentica, ritratti che vanno oltre la mera rappresentazione visiva per toccare corde profonde nell'osservatore.

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La sua è un'arte che fa da ponte tra il visibile e l'invisibile, tra ciò che è tangibile e ciò che può essere solo intuito o sperato. Attraverso i suoi ritratti, Cotto cerca di offrire una visione di ciò che "potrebbe essere", una prospettiva di futuro e di speranza che si nutre di bellezza e armonia anche nel cuore del caos più disordinato.
Anneclaire Budin, curatrice della rubrica "Arte Verde" dichiara: "Jose Cotto è un artista che con la sua creatività riesce a trasformare lo spazio urbano e le sue complessità in una fonte inesauribile di ispirazione e bellezza. Cotto ci ricorda che l'arte può davvero essere un mezzo potente per la trasformazione personale e collettiva, un veicolo attraverso il quale possiamo cercare di comprendere e migliorare il mondo che ci circonda."

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Arte Verde è una rubrica curata da AnneClaire Budin

La maestria di Katrina Andry nel delicato e antico processo di xilografia si rivela non solo un'esplorazione artistica, ma anche una potente dichiarazione sociale.

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Nata a New Orleans nel 1981, Katrina Andry continua a vivere e lavorare nella città che ha plasmato la sua visione artistica. Attraverso l'antica tecnica della riduzione della xilografia, Andry si dedica a un processo meticoloso e intensivo: ogni personaggio e ogni elemento sono scolpiti nel legno, senza margine di errore, poiché è solo la superficie intatta a trasferire l'inchiostro sulla carta. Questa meticolosità non è solo una prova della sua abilità tecnica, ma funge da metafora dell'immutabilità della memoria e della storia che Andry cerca di esplorare e interrogare attraverso la sua arte.

Le sue xilografie, caratterizzate da un'atmosfera leggera e da personaggi giovani inseriti in scenari di apparente bellezza, celano una riflessione profonda e disturbante. Andry utilizza questa forma artistica per esaminare e mettere in discussione la percezione degli stereotipi di razza e di genere, evidenziando come queste distorsioni influenzano e modellano le dinamiche all'interno delle comunità. La sua arte diventa così uno specchio che riflette le problematiche sociali contemporanee, invitando gli osservatori a una riflessione critica sul mondo che li circonda.

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La potenza del lavoro di Andry risiede nella sua capacità di combinare abilità tecnica e impegno sociale. La scelta della xilografia, con la sua ricca storia e complessità tecnica, non è casuale: rappresenta un ponte tra il passato e il presente, tra l'arte e la memoria collettiva. Katrina Andry non si limita a creare immagini; attraverso il suo meticolo processo artistico, estrae e dà forma a storie nascoste, spingendo lo spettatore a considerare come la percezione e i pregiudizi modellano la realtà sociale.

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Nel contesto di "Arte Verde" curato da Anneclaire Budin, l'opera di Andry sottolinea l'importanza dell'arte come strumento di indagine e di dialogo su questioni ambientali, sociali e di identità. Con ogni incisione, Andry invita a una maggiore consapevolezza della complessità delle nostre società e del ruolo che l'arte può giocare nel promuovere una comprensione più profonda delle sfide che affrontiamo.


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Felipe Baeza, artista messicano, utilizza collage e incisione per esplorare migrazione, identità e rigenerazione, ispirandosi alla mitologia Maya e a testi contemporanei.


Nato nel 1987 a Celaya, Guanajuato, e ora residente a New York, Felipe Baeza affronta con la sua arte tematiche complesse come la migrazione, l'identità personale e collettiva, e la stranezza, avvalendosi di tecniche miste che includono collage e incisione. Il suo lavoro si nutre di un'ampia gamma di influenze, dalla mitologia Maya ai testi letterari di Edwidge Danticat e Gloria Anzaldua, per esplorare concetti di visibilità, invisibilità e trasformazione. Attraverso la propria biografia, Baeza riflette sulle esperienze personali, esaminando gli effetti delle istituzioni sociali e delle pratiche culturali sull'individuo e utilizzando l'arte come mezzo per immaginare vie di autoemancipazione. Il suo interesse si concentra sui corpi e le storie resi invisibili, lavorando per rendere tangibile l'invisibile e viceversa, con l'obiettivo di sfidare le nozioni che relegano le persone ai margini della società. Nel suo processo creativo, Baeza esplora la frammentazione del corpo, il suo essere smontato e poi ricomposto, sollevando questioni su come onorare la memoria di coloro che sono scomparsi nel tentativo di migrare verso una vita migliore.

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Questa riflessione si inserisce in un contesto più ampio ispirato al mito afrofuturista di Drexciya, una nazione sottomarina abitata dagli africani gettati overboard durante il passaggio di mezzo e dai loro discendenti, immaginati come esseri capaci di sviluppare branchie per sopravvivere sott'acqua. Attraverso il suo lavoro, Baeza invita a considerare le vite perse a causa della migrazione forzata e a immaginare la loro persistenza attraverso la rigenerazione, anche in forme diverse come quelle vegetali. L'uso di tonalità scure nei suoi lavori riflette un interesse per l'oscurità e la notte, viste come spazi liminali dove avviene la trasformazione, offrendo al contempo una risonanza con luoghi, storie e visioni del passato che altrimenti resterebbero dimenticati.

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Robert Lemay, artista canadese, con oltre tre decenni di carriera e più di 30 mostre personali, si distingue per le sue composizioni floreali iperrealistiche che offrono un'esperienza immersiva e poetica allo spettatore.

 

Dopo l'era dell'arte astratta di Joan Mitchell, il panorama artistico vede emergere la figura di Robert Lemay, un "umile pittore minore" che si distingue per il suo approccio iperrealista. Lemay, con le sue composizioni floreali, cattura l'essenza di quei momenti fugaci in cui ci si avvicina a un bouquet per inalarne il profumo. Questi lavori, che trascendono il semplice realismo per avvicinarsi a una forma di poesia visiva, sono la firma distintiva dell'artista. Lemay descrive il suo processo creativo come un atto consapevole di bilanciamento tra dettaglio e pennellata, mirato a mantenere l'illusione di un momento presente e tangibile. "Sono molto consapevole di creare un livello di realismo che sia poetico", afferma l'artista, sottolineando il suo impegno a rendere ogni opera un'esperienza unica per lo spettatore. Con una carriera che abbraccia oltre trent'anni, Lemay ha tenuto più di trenta mostre personali e ha partecipato a numerose esposizioni collettive. Il suo lavoro è stato accolto e celebrato in gallerie e mostre in diverse città del mondo, da Edmonton a Milano, passando per New York e Londra. Ogni mostra è stata un'occasione per immergersi nelle sue visioni artistiche, ricche di colore e di vita.

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La passione di Lemay per la pittura traspare chiaramente dalle sue parole: "Dipingo quasi ogni giorno da più di 30 anni. L'atto di mescolare i colori, mettere il pennello sulla tela, è per me un'esperienza poetica." Questa dedizione non solo alla tecnica ma anche all'essenza emotiva della pittura è ciò che rende le sue composizioni floreali così affascinanti e coinvolgenti.

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Robert Lemay è un esempio luminoso di come l'arte possa essere sia una professione che una passione, un'avventura profonda nella quale un artista può immergersi completamente. Le sue opere continuano a ispirare e a catturare l'immaginazione di un pubblico ampio e variegato, offrendo una finestra su un mondo dove il realismo e la poesia si fondono in modo sublime.


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Joan Mitchell, un'icona dell'espressionismo astratto, ha saputo trasmettere attraverso le sue opere una sinestesia cromatica unica, fusa con influenze culturali francesi e americane. Questo articolo, arricchito dalle selezioni di Anneclaire Budin, esplora il percorso artistico e la singolare visione di Mitchell, evidenziando come i suoi capolavori astratti continuino a influenzare e ispirare.


Joan Mitchell (1925-1992), una figura centrale dell'arte astratta del dopoguerra, ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama artistico grazie alla sua straordinaria carriera che si è estesa per oltre quattro decenni. Nata a Chicago e formatasi alla School of the Art Institute di Chicago, Mitchell ha iniziato a esprimere la sua visione unica attraverso una varietà di mezzi, tra cui olio su tela, pastello su carta e stampa litografica.

Dopo aver ricevuto una borsa di studio di viaggio nel 1947, Mitchell trascorse un anno in Francia, dove le sue opere assunsero una forma sempre più astratta. Il suo ritorno negli Stati Uniti la vide stabilirsi a New York, dove divenne una figura prominente nella "New York School" di pittori e poeti. La sua partecipazione al "9th Street Show" nel 1951 la consacrò come una delle voci più influenti dell'espressionismo astratto.

Il trasferimento in Francia nel 1959 segnò una svolta nella sua carriera. Lì, Mitchell si confrontò con la cultura pittorica francese, assorbendo le influenze di Monet e Van Gogh. Il risultato fu un'arte ispirata alla natura, con un cromatismo potente e gesti intensi, che si manifestavano sia in formati monumentali che in tele di dimensioni più ridotte.

La peculiarità di Mitchell risiedeva nella sua capacità di esprimere la sinestesia – la disposizione della mente che associa i colori a lettere e parole. Questo aspetto del suo talento si rifletteva nell'uso di gialli acuti, arancioni esplosivi e esplosioni di blu cobalto, che si densificavano e intensificavano nel corso della sua carriera.

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Il lavoro di Mitchell ha ricevuto un crescente riconoscimento e apprezzamento nel tempo, con la sua opera "Blueberry" (1969) che ha raggiunto il record di vendita di 16,6 milioni di dollari da Christie's. La sua arte, che parla ai nostri sensi in un modo unico e potente, rimane una fonte di ispirazione per artisti e amanti dell'arte in tutto il mondo.

Le foto selezionate da Anneclaire Budin offrono una prospettiva visiva sulla dinamica e l'intensità del lavoro di Mitchell, dimostrando il suo impareggiabile talento nel trasmettere emozioni e sensazioni attraverso la sua arte astratta. Le opere di Joan Mitchell continuano a essere una testimonianza vivente della sua visione artistica, ricca di passione e profondità.

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