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Coldiretti presenta il nuovo servizio di consulenza sulle energie rinnovabili e propone per la floricoltura e le serre pesciatine l’energia geotermica, anche combinata con i pannelli solari. La Provincia di Pistoia segnala la nuova centrale a biomasse di Pescia nel complesso scolastico Marchi-Sismondi-Pacinotti.
Pescia a tutte rinnovabili. Coldiretti Pistoia suggerisce oggi con un comunicato stampa che il futuro del fiore pesciatino potrebbe venire dal sottosuolo. L’energia geotermica abbatte infatti i costi per riscaldare le serre, che con il caro-gasolio si mangiano un terzo dei ricavi. Senza dimenticare le altre energie alternative, a cominciare dal fotovoltaico. Nel frattempo, sempre oggi, la Provincia di Pistoia segnala la nuova centrale a biomasse (materiale forestale cippato) entrata in funzione a Pescia, presso il complesso scolastico Marchi-Sismondi-Pacinotti, per il riscaldamento dei locali e per la produzione di acqua calda a fini igienico sanitari.
La proposta di fare un «utilizzo massivo del geotermico» per «il rilancio della floricoltura pesciatina» è stata avanzata nel corso dell’affollata assemblea di oltre 100 agricoltori, e in particolare florovivaisti, tenutasi lunedì 28 gennaio nei locali del Comicent di Pescia. Appuntamento durante il quale il direttore di Coldiretti Pistoia Vincenzo Tropiano ha presentato il nuovo servizio di consulenza sulle energie rinnovabili (geotermia, fotovoltaico, eolico, biomasse ecc.) introdotto dalla sua associazione agricola per aiutare gli imprenditori e soprattutto le serre dei floricoltori a «ridurre i costi di produzione ed essere competitivi sul mercato».
L'energia geotermica di cui il pesciatino può beneficiare, si legge nel comunicato, sfrutta lo scambio termico con il sottosuolo superficiale (tre metri), per mezzo di una pompa di calore. In estate, poi, l'impianto può servire a raffreddare le serre, restituendo calore al terreno. I tipici fiori pesciatini sono molto richiesti dal mercato, ma gerbera, crisantemina programmata, calla, lilium sono colture che richiedono temperature di 15 gradi. E con un gasolio così caro le imprese tendono a ridurne la produzione. «Si innesca così un circolo vizioso per il polo pesciatino - spiega Tropiano -. Col calo della produzione i clienti cercano altrove. Con il geotermico, magari in combinazione con i pannelli solari, si abbattono i costi di produzione, innescando un circuito virtuoso». Il servizio di consulenza di Coldiretti su energie rinnovabili è sempre attivo su appuntamento, mentre il martedì è garantita la presenza presso la sede di Pistoia.
Ma è già realtà la nuova centrale a biomasse del complesso scolastico Marchi-Sismondi-Pacinotti realizzata dalla Provincia di Pistoia con il contributo della Regione Toscana e la collaborazione tecnico-progettuale di Cosea Ambiente spa. Serve le palestre, le piscine, l’officina dell’istituto professionale, insieme alla palazzina della direzione scolastica. In tutto circa 1900 utenti fra studenti, corpo docente, personale Ata e amministrativi. L’impianto, che fornisce energia elettrica utilizzando il calore prodotto dalla combustione delle biomasse legnose (circa 600 tonnellate annue di materiale forestale cippato con umidità di classe 25 – 30%) consente di riscaldare quasi 21 mila mq di superfici. E’ dotato di una potenza nominale di 1,20 Megawatt e consente un risparmio di combustibili fossili di 172 TEP (Tonnellata Equivalente di Petrolio) all’anno e di Co2 emesso in atmosfera di 430 T (Tonnellata) annuo, con una emissione di ceneri pari a 8 mc/annuo.
Come sottolineato dall’assessorato all’ambiente della Provincia di Pistoia, poi, la produzione e il consumo delle biomasse rivestono un ruolo fondamentale nelle politiche energetiche e sono funzionali sia alla tutela del territorio, che allo sviluppo del patrimonio agricolo e forestale. In questo senso va anche la costituzione del Distretto Forestale, riconosciuto dalla Regione Toscana, che attraverso la collaborazione di tutti i soggetti interessati punta ad aumentare la competitività dei sistemi produttivi della montagna, attraverso la salvaguardia e la valorizzazione delle risorse territoriali e ambientali e la crescita di un sistema di imprese, organizzate in filiere produttive, a partire proprio da quella delle biomasse.
L.S.
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- Scritto da Andrea Vitali
Nel movimento Giovani Impresa di Coldiretti Lucca, fra twitter e multifunzionalità, quanti floricoltori! Da Eleonora Bacci, che guida i giovani lucchesi e produce piante da giardino, a Giacomo Carmazzi, figlio del presidente del distretto floricolo, noto per la coltivazione di peperoncino e non solo, a Elena Franceschi di Montecarlo con le sue piante in vaso, fino ai fiori recisi sul lago di Massaciuccoli di Maurizio Del Soldato.
«Chi pensa ancora che l’agricoltura siano solo trattori e zucchine non è aggiornato su cosa sta avvenendo all’interno delle aziende. Oggi l’agricoltura ha una forte propensione all’innovazione e alla multifunzionalità; non si limita solo a produrre ortaggi e olio, vino e prodotti agroalimentari che finiscono sulle nostre tavole, è protagonista delle filiere agroalimentari, produce servizi per la comunità di diversa natura, e penso alle fattorie didattiche o alla manutenzione dei canali, genera energia pulita attraverso le agroenergie che caratterizzano l’assetto aziendale e crea opportunità di lavoro. Sul territorio c’è un grande fermento giovanile e questo è un segnale molto importante in prospettiva».
Ad affermarlo è stato Cristiano Genovali, il nuovo presidente provinciale di Coldiretti Lucca (vedi nostro articolo: “Coldiretti: a Pistoia lascia Andreini, a Lucca un floricoltore”), presentando nei giorni scorsi i componenti da poco insediati del Comitato lucchese del Movimento Giovani Impresa, che raduna intraprendenti under 30 del territorio che fanno parte dell'organizzazione agricola. Tutti giovani dei nostri tempi. Che sanno twittare, gestire i social network e le mail mentre lavorano nei campi o in serra oppure governano gli animali, portando l’era 2.0 in agricoltura.
Fra di loro c’è di tutto: dall’allevatore di limousine 26enne Paolo Boschi a Lammari (nel capannorese) al coetaneo Paolo Filippi, pastore e allevatore di Pieve a Fosciano che vende il latte km 0 e aspetta in azienda il fratello Alessandro di 23 anni; da Paolo Bocchi di Corrubbio nel comune di Castelnuovo Garfagnana, che con la freschezza dei suoi 22 anni coltiva farro, patate, grano, olio e vino, latte e carne, e punta alla vendita diretta e al macello aziendale, non trascurando l’eventualità dell’agriturismo, alla carne a km zero di Matteo Corsi (Careggine), che a 26 anni è già da un bel pezzo che lavora nell’allevamento e vende nella macelleria del padre; e, infine, dalle «patate anti-crisi» e il farro di Villa Collemandina del 23enne Federico Ligniti, all’agricoltore-veterinario Paolo Bravi, 22 anni, di Camporgiano, che studia Veterinaria a Pisa ma lavora part-time nell’azienda creata dai nonni (piccolo allevamento e coltivazione di granoturco, patate, ortaggi e farro Dop).
Ma in primo piano ci sono i produttori di piante. A cominciare da Eleonora Bacci, 24 anni, capo della delegazione lucchese, che ha una piccola azienda a Ponte Rosso, dove produce piante da giardino e sogna di allevare conigli. E poi Elena Franceschi, 28 anni, di Montecarlo: una grafica pubblicitaria che a un certo punto ha cominciato a «dare una mano a mamma e papà in serra» per finire ad occuparsi a tempo pieno della coltivazione di piante in vaso dell’azienda familiare, che produce piante da giardino, magnolie e olivi.
A Torre del Lago c’è invece un altro figlio d’arte, Giacomo Carmazzi (nella foto), cresciuto fra le varietà di peperoncini di tutto il mondo e altre piante fiorite. Suo padre è Marco Carmazzi, noto imprenditore di Torre del Lago, tra i maggiori esperti di peperoncino d’Italia, e Presidente del Distretto floricolo interprovinciale Lucca - Pistoia. Ma non è stato lui, ne tanto meno la sua famiglia, a spingerlo a seguire le orme del padre. Giacomo, che preferisce la parte commerciale dell’attività, ha solo 20 anni ma già da un anno e mezzo lavora nell’azienda di famiglia: «appena ho finito l’istituto agrario, il giorno dopo, ero già in azienda – spiega – è un lavoro che ti impegna tutto il giorno, a volte anche il sabato, ma non è un problema».
Infine, a Massarosa, sullo sfondo del lago di Massaciuccoli, il 26enne Maurizio Del Soldato, coltiva fiori recisi. Diplomato all’Istituto d’arte di Lucca, ha preferito impiegare le sue risorse nell’azienda di famiglia, di cui è titolare dal 2010. I fiori che produce sono soprattutto crisantemi, lilium e tulipani destinati al mercato dei fiori di Viareggio. «E’ stato un anno complicato per i lilium – spiega – ogni giorno devi guadagnartelo anche se mi sento più fortunato rispetto a tanti miei coetanei che sono a giro e faticano a trovare un lavoro».
L.S.
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- Scritto da Andrea Vitali
A IPM – Essen Germany, la fiera internazionale delle piante in corso da oggi al 25 gennaio, al centro dell’attenzione i Paesi Baltici e le tecnologie al servizio dell’ortoflorovivaismo. Nella prima metà del 2012 un aumento del deficit commerciale dell’Ue con l’estero nel fiore reciso; intanto cresce del 3% il commercio intra-europeo delle piante in vaso nonostante il calo della domanda nell’Europa mediterranea. Tra i 1530 espositori da 46 nazioni, fra cui per la prima volta il Perù e di nuovo la Grecia, 115 aziende italiane: 40 toscane, 9 da Pescia. Poi tanti premi e spettacolari esibizioni di campioni della decorazione floreale.
Ci sono ben 40 espositori toscani a Ipm Essen 2013, la grande fiera internazionale made in Germany per i professionisti del settore delle piante che si è aperta oggi e prosegue fino al 25 gennaio, con 1530 nomi in esposizione da 46 Paesi e 60 mila visitatori attesi. Quaranta imprese che valgono più di un terzo dei 115 espositori italiani. E fra questi 34 vengono dalla provincia di Pistoia, di cui 9 da Pescia e la Valdinievole: Flora Toscana, Associazione Florovivaisti di Pescia, Ammazzini Piante, Franchi Bonsai, Oscar Tintori, Società Agricola Nannini, Vivai Cinelli, Del Ministro Giampiero – Olea Europea Nursery, Vivai Rosellini. Da Viareggio arriva invece Floricoltura Maffucci. Il Florovivaismo italiano occuperà la hall 6, con le aziende di costruzione di serre e di tecnologie per l’agricoltura invece nella hall 3.
In quale contesto economico si muovono le imprese del florovivaismo? Un report divulgato dagli organizzatori della fiera tedesca, la società Messe Essen GmbH, sottolinea che, secondo Eurostat, nella prima metà del 2012 si è registrato nel comparto del fiore reciso un aumento del deficit commerciale dell’Ue con l’estero, grazie all’ulteriore crescita delle importazioni dall’Africa e dal Sudamerica (in Olanda, maggior Paese importatore, c’è stato un +10%). Tutto ciò nonostante i segnali positivi per l’export di fiori dell’Ue verso i mercati dell’Europa dell’Est e in particolare verso la Russia, che con un +26% delle importazioni di fiore reciso dall’Ue sta superando ormai la Svizzera come destinazione privilegiata. Interessante anche la crescita della Turchia come Paese esportatore, che ha come sbocchi principali Olanda, Germania e Gran Bretagna, ma anche la Russia e l’Ucraina e le regioni del Caucaso.
Nel settore delle piante in vaso, invece, prosegue il trend di crescita e, sempre secondo Eurostat, il commercio entro i confini europei di piante ha avuto un incremento di circa il 3% in valore sulla prima metà dell’anno precedente. Bene la Russia anche in questo ambito. La minore domanda di Paesi quali la Grecia, la Spagna e il Portogallo è compensata dalle maggiori importazioni da Germania, Olanda, Polonia e altri Paesi dell’Europa dell’Est.
Rimane da capire, per tutti i comparti, l’impatto che avranno i costi di trasporto, che sono previsti in aumento anche in futuro, sulle dinamiche del commercio globale di fiori e piante. Certo è, conclude il report, che tutto ciò avrà un’influenza non solo sulle localizzazioni delle produzioni ma anche sull’intera filiera, alla ricerca di maggiore efficienza.
Tra le novità di questa edizione di Ipm Essen, oltre al debutto fra i Paesi espositori del Perù e al ritorno della Grecia, l’attenzione rivolta al mercato dei Paesi Baltici (Lituania, Estonia e Lettonia), che saranno i partner (ospiti d’onore) dell’“International Horticultural Forum on Eastern Europe”. Un’occasione per approfondire le opportunità di mercato in quell’area geografica, sia a livello di export che di import di piante e tecnologie. E quello delle tecnologie per l’ortoflorovivaismo è un altro settore caldo della fiera, per cui si parla di vero e proprio «booming», con un incremento del 26% delle aziende espositrici che ne fanno parte.
Grande spazio sarà al solito riservato all’arte floreale, con finestre sulle ultime mode del design floreale e i più affermati maestri fioristi del mondo a esibirsi in dimostrazioni e show. Tra le competizioni, non solo per fioristi, ma anche e soprattutto per i floricoltori e i vivaisti, sono da ricordare il premio internazionale “Color Your Life Award”, riservato alle piante perenni e agli alberi con un valore aggiunto ben comunicato e l’Ipm Innovation 2013 per le piante più innovative di differenti categorie. Da non dimenticare, infine, il tappeto rosso per "stars vegetali" della Ipm Fair Cup, intitolata quest’anno “Precious on the Red Carpet”, attraverso cui passeranno rappresentanti super creativi dell’intera gamma delle performance floreali e del giardinaggio.
Lorenzo Sandiford
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- Scritto da Andrea Vitali
La 78esima International Green Week Berlin, la fiera sul cibo, l’agricoltura e l’ortoflorovivaismo, si è aperta fra ieri ed oggi e prosegue fino al 27 gennaio a Berlino con numeri record di espositori. L’Olanda è il «Paese partner» di quest’anno con lo slogan “Quality grows in Holland”. Oltre 40 mila piante fiorite nella International Floral Hall, che quest’anno è intitolata “Boulevard”. Fra i 77 espositori italiani, solo l’azienda speciale “Riviera dei Fiori” di Imperia riguarda implicitamente anche la floricoltura.
E’ l’Olanda la protagonista dell’edizione 2013 della International Green Week Berlin, «la più grande fiera dedicata al cibo, l’agricoltura e l’ortoflorovivaismo», che si è aperta fra ieri e oggi e prosegue fino al 27 gennaio al centro espositivo Messe Berlin con cifre da record. E nella vasta panoramica sul mondo dell’agricoltura internazionale e in particolare tedesca un ruolo rilevante spetta anche al florovivaismo e giardinaggio, con la International Floral Hall che quest’anno assume le sembianze di un “Boulevard” (viale) attraverso un oceano di oltre 40 mila piante fiorite, e prodotti e innovazioni di ogni genere per coltivare le piante.
Giunta alla 78esima edizione, la fiera berlinese aperta ai consumatori ospita quest’anno il maggior numero di espositori della sua ormai lunga storia, che risale al 1926: ben 1630 da 67 Paesi di tutti i continenti (+15% sul 2011), con l’entrata in scena per la prima volta di Sudan e Kosovo. Nell’arco della settimana sono attesi 400 mila visitatori, fra cui 100 mila professionali. E grazie a uno degli eventi collaterali, il “Global Forum for Food and Agriculture 2013” (17-19 gennaio), sono presenti a Berlino in questi giorni oltre 80 ministri dell’agricoltura di tutto il mondo ed esponenti di spicco del settore agricolo internazionale. Gli espositori italiani elencati sono 77, nessuno proveniente dalla Toscana, e si tratta di aziende o rami d’impresa principalmente del Nord Italia e del settore gastronomico. Con un unico soggetto a rappresentare per via indiretta il florovivaismo italiano: l’azienda speciale «Riviera dei Fiori di Commercio di Imperia», che promuove le attività economiche della città ligure nota anche per la floricoltura.
«Con la più ampia partecipazione internazionale nella sua storia – ha dichiarato Christiane Göke, direttore esecutivo della fiera – la Green Week 2013 offre una panoramica senza precedenti sul mercato globale. Questo evento è centrato sui prodotti alimentari e l’enogastronomia d’eccellenza ma anche sull’intera gamma di specialità regionali dei 14 stati federali tedeschi. La Green Week presenta le funzionalità e i risultati dell’agricoltura, dell’industria alimentare e dell’ortoflorovivaismo, offrendo al tempo stesso una esperienza unica all’opinione pubblica e ampie opportunità di dibattiti professionali sui trend attuali».
L’Olanda, che è presente alla International Green Week tedesca fin dal lontano 1953, festeggia il suo 60° anno di partecipazione alla fiera indossando i panni della «partner country» (nazione partner) con un’esposizione all’insegna dello slogan “Quality grows in Holland” (La qualità cresce in Olanda). E in effetti l’Olanda è davvero il principale interlocutore commerciale dei tedeschi nel settore agricolo (e viceversa), con nel 2011 un valore totale di esportazioni agricole verso la Germania pari a 72,8 miliardi di euro (+9%), cifra che vale il 26% del totale delle esportazioni olandesi del comparto. Con un ruolo importante, ovviamente, accanto ai prodotti alimentari, riservato al rinomato mondo del florovivaismo arancione: bulbi di tulipani, fiori recisi e piante in vaso.
Ma la floricoltura e tutto ciò che riguarda i giardini alla Green Week 2013 non è rappresentato soltanto dall’Olanda, naturalmente. Di grande interesse è infatti la International Floral Hall che quest’anno si intitola “Boulevard” e ha l’aspetto di una passerella di 60 metri per 1 metro che collega la hall tradizionale dei fiori con la hall dei “Garden Enthusiasts” (gli entusiasti dei giardini), formando uno spazio unico di circa 6 mila metri quadrati. Uno spazio che è stato trasformato in un mare di oltre 40 mila fiori profumati, con 40 camelie in fiore, centinaia di orchidee, oltre 1000 rose, 1800 felci di vario genere, 35 palme e migliaia di tulipani, narcisi, gerbere e violette. Il boulevard sarà fiancheggiato da esposizioni di nuove e insolite innovazioni floreali, oltre a un’abbondanza di informazioni su come prendersi cura delle piante a livello amatoriale o professionale. Ci saranno poi esposizioni di artisti del paesaggio, betulle con decorazioni floreali, due vasche contenenti ninfee e cappelli e scarpe fioriti, i giardini sott’acqua ed altro ancora.
Lorenzo Sandiford
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- Scritto da Andrea Vitali
Legambiente ha presentato oggi a Roma un disegno di legge che mette al centro la bellezza e la qualità come chiavi di volta per ogni trasformazione del territorio italiano. Il testo, già firmato da diverse personalità della cultura fra cui Moni Ovadia Ottavia Piccolo Roberto Saviano e Franco Iseppi, sembra in parte sovrapporsi al progetto di legge contro il consumo di suolo agricolo del Mipaaf, integrandolo però con altre misure, ed è articolato in 10 articoli. Dal 19 gennaio la campagna itinerante “Italia, bellezza, futuro” promuoverà il ddl legandolo a situazioni concrete dal forte valore simbolico, come il progetto per riqualificare Paestum o la tutela paesaggistica dopo l’alluvione alle Cinque Terre. [Foto de LoStrangolatore da Wikipedia]
«1. La bellezza è un patrimonio del Paese e una fondamentale forma di espressione della sua identità e cultura da tutelare e promuovere. 2. In attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, la presente legge detta i principi generali di promozione, tutela, valorizzazione e creazione della bellezza in quanto bene comune indisponibile. Le Regioni si adeguano a tali principi nell’esercizio della propria potestà legislativa e regolamentare».
Sono i due commi dal respiro quasi filosofico che compongono il primo articolo, intitolato “La bellezza patrimonio del Paese”, del “disegno di legge per la bellezza” scritto da Legambiente e presentato oggi a Roma dal suo presidente Vittorio Cogliati Dezza. Che prosegue con i seguenti nove articoli: 2) “tutela e riqualificazione del patrimonio paesaggistico italiano”; 3) “tutela del suolo e contenimento del consumo”; 4) “bellezza delle opere pubbliche e concorsi di progettazione”; 5) “rigenerazione urbana”; 6) “contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana”; 7) “repressione dell’abusivismo edilizio e recupero ambientale delle aree”; 8) “dibattito pubblico per l’approvazione delle infrastrutture di interesse nazionale”; 9) “bando di idee per la bellezza”; 10) “bellezza dei gesti e senso civico”.
Una proposta che sembra in parte ispirata al progetto di legge contro il consumo di suolo agricolo presentato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, integrandolo però con altre misure, e che, come è scritto nella premessa, punta sulla «principale caratteristica che il mondo riconosce all’Italia» e alle sue città, i suoi paesaggi, le opere d’arte, il made in Italy ecc. - la bellezza appunto - con due obiettivi. Primo, farne un «fattore decisivo su cui costruire il nostro sviluppo», nella sua relazione con il concetto di qualità e nell’intreccio inestricabile «tra natura e sapiente intervento antropico» che lo caratterizzano. Secondo, perché solo puntando su bellezza e qualità, sull’idea di paesaggio come valore aggiunto, è possibile «tenere assieme temi e questioni oggi affrontati in modo parcellizzato quando non contraddittorio» e «contaminare a 360 gradi la cultura architettonica e ingegneristica, il lavoro degli amministratori locali, arrivando a coinvolgere persino Soprintendenze e provveditorati alle opere pubbliche, per fare di ogni intervento un’occasione per qualificare il territorio, rispettando le risorse e valorizzando le specificità locali».
«Questo paese non produce più nuova bellezza, se non per qualche oggetto isolato – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Le periferie, il consumo di suolo, l’abusivismo, l’emarginazione dei giovani, l’individualismo esasperato, i tagli alla cultura e alla scuola sono tutti fenomeni che rubano bellezza al nostro paese. Proprio la bellezza, invece può essere la chiave per rivedere politiche che interessano fortemente il territorio e concorrono in maniera rilevante a definirne caratteri e qualità. Nella nostra idea di bellezza l’attività antropica, il ruolo delle comunità e degli individui, è centrale. L’intento della proposta che avanziamo - prosegue Cogliati Dezza - è di innescare nei territori processi di trasformazione che puntino a rendere più belle, moderne e vivibili le città italiane, a migliorare la qualità della convivenza, del benessere individuale e collettivo e a muovere la creatività. La sfida, insomma, è invertire la tendenza, promuovendo un modello di sviluppo alternativo a quello che ha distrutto la bellezza naturale senza produrne di nuova».
Il disegno di legge, che sarà sottoposto ai candidati alle elezioni affinché lo facciano proprio e ai sindaci italiani, è stato sottoscritto da una nutrita schiera di personalità del mondo della cultura, delle imprese e della scienza. Tra questi, gli attori Moni Ovadia e Ottavia Piccolo, lo scrittore Roberto Saviano, il direttore del Touring Club Franco Iseppi, il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, il patron di Eataly Oscar Farinetti, il giornalista di Repubblica Giovanni Valentini, il presidente del Consiglio nazionale degli Architetti Leopoldo Freyrie, il docente dell’Università di Firenze Marcello Buiatti e il presidente di Revet Valerio Caramassi.
Per far conoscere ai cittadini la proposta, trovare adesioni e creare mobilitazione, Legambiente organizza una campagna itinerante – “Italia, bellezza, futuro” - che lega i temi oggetto della legge a situazioni territoriali concrete e simboliche, attraversando fino ad aprile diversi luoghi d’Italia. Si parte il 19 gennaio da Paestum per parlare del progetto di azionariato popolare per riqualificare l'intero perimetro originario della area archeologica e dal San Carlo di Napoli per la prima rappresentazione del Rusalka di Antonin Dvorak. Si continua per Agrigento per affrontare il caso di abusivismo dell'abbattimento della scala dei Turchi; si fa tappa alle Cinque Terre per parlare di tutela paesaggistica dopo l'alluvione; si pedala poi a Roma per una mobilitazione ulteriore per la pedonalizzazione del Colosseo, ecc.
Alcuni degli elementi caratterizzanti del disegno di legge - tra cui l’introduzione di un programma nazionale di conservazione e restauro del patrimonio storico artistico a cadenza annuale (con priorità d’intervento e precisi obiettivi di tutela e fruizione), il divieto di nuove costruzioni nelle aree costiere fuori dai centri abitati fino a 1000 metri dalla battigia e la creazione del Registro nazionale del consumo di suolo presso l’Istat – sono ben individuati in un articolo di Antonio Cianciullo su Repubblica in cui si trova il link al testo completo.
Lorenzo Sandiford




