Un albero, fiore, pianta per...

In occasione della Festa della Mamma, domenica 12 maggio, grazie ai suoi 25 mila volontari Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) distribuirà per il 29esimo anno consecutivo l’azalea della ricerca: 600 mila piante in oltre 3600 piazze italiane. Con 15 euro si può aiutare la ricerca a mettere il cancro all’angolo.
La giornata dell’azalea della ricerca, che ha come partner istituzionale Intesa Sanpaolo, non è solo un importante appuntamento per sostenere le ricerche scientifiche, ma anche un’opportunità per ricordare all’opinione pubblica e in particolare alle donne che la prevenzione dei tumori è anche nelle mani di ciascuno di noi.
Per trovare le azalee si può chiamare il numero speciale 840001001 o visitare il sito www.airc.it. Intesa Sanpaolo ha messo a disposizione dei propri clienti e dei cittadini vari strumenti, esenti da commissioni, per facilitare le donazioni:
- conto corrente IBAN IT14H0306909400100000103528 intestato ad AIRC - Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.
- Bancomat: tutti gli sportelli bancomat del Gruppo sono abilitati a ricevere donazioni
- WEB: servizi internet della banca dedicati

L.S.

In natura c’è sempre da scoprire e trarre spunti per innovare. Questa mattina, scendendo da casa tra i campi verso la città, ho incontrato la “viola nera” trasformata in “tulipano selvaggio”. Una viola che nei giorni precedenti si presentava con un esile e lungo filo ed un fiore di velluto nero con screziature di giallo intenso al centro in poco tempo aveva prodotto anche due grandi petali rossi restando nera all’interno. E allora, pur rammaricandomi del fatto che fossero solo due fiori, al mio ritorno a casa, dopo aver comprato i giornali, ho deciso di cogliere i due splendidi esemplari ed usarli per la nostra colazione di rito.

Andrea Vitali
 

[Foto di Pokrajac da Wikipedia]

«Shakespeare l’ha citata in una sua opera (Racconto d’inverno); un’antica leggenda addirittura scomoda San Pietro ed il suo famoso “mazzo di chiavi”, mentre, secondo altre affascinanti storie, avrebbe il potere di mostrare le fate. Sta di fatto che per tutti, in tutto il mondo, la primula vernalis è il primo fiore a “sbocciare” e a mostrare i suoi colori; un vero e proprio inno alla Primavera quando indossiamo ancora il cappotto».
Lo dice Coldiretti Lucca, che, insieme al Consorzio Toscana Produce, ha scelto questo fiore per celebrare il Carnevale di Viareggio. Un modo per tentare di rilanciarla, visto che, dichiara Coldiretti, «purtroppo, come accaduto per la rosa e per altre “specialità” florovivaistiche prodotte in Versilia (crisantemi, anemoni, poinsettia, ecc.), la primula rischia di sparire dal paniere di “fiori locali”».
Domani, martedì grasso, a Viareggio, migliaia di mazzolini di primule, rigorosamente gialle come le bandiere di Coldiretti, saranno regalati al pubblico mascherato lungo il «corso». E a piazza Mazzini, alle 14,45, in concomitanza con la diretta Rai, avverrà il lancio dei mazzolini. «Dopo i tulipani, il ranuncolo, l’anemone – spiega Cristiano Genovali, presidente provinciale Coldiretti – la primula è uno dei fiori prodotti in Versilia che, malgrado gli sforzi da parte delle aziende per non abbandonarne la produzione, è fortemente a rischio. Il Carnevale è una grande occasione per riportarlo sotto i riflettori e per valorizzarlo. La primula è un fiore bellissimo che fa venire voglia di Primavera».
Oggi, in Versilia si producono meno di 500 mila esemplari, una decina le aziende specializzate. Produrre un vasetto (misura 10) può costare, alla produzione, tra i 25-28 centesimi contro i 30-32 centesimi che la distribuzione paga alle aziende. «La primula non è una produzione economicamente “sostenibile” se non all’interno di una diversificazione di produzione interna aziendale - spiega Marco Carmazzi, presidente del distretto floricolo Lucca-Pistoia – da sola la primula non basta; il rischio è che le aziende preferiscano lasciare le serre vuote perdendo di competitività come accaduto nel fiore reciso o ripiegando su altre cultivar, con la scomparsa di questa simpatica piantina segno di primavera». Per produrre un vaso di primula «servono tre mesi di lavoro, oltre a terriccio, vaso, manodopera – continua Carmazzi – nonostante sia una produzione a bassi costi per le imprese, che non necessita di serre riscaldate e di particolari attenzioni, non riusciamo a stare sul mercato».
Una soluzione però c’è: «il consumatore ha un ruolo importantissimo – sostiene Carmazzi – così come sceglie vino oppure olio locale con consapevolezza, dovrebbe applicare lo stesso atteggiamento quando sceglie un fiore. Che siano fiori locali, italiani e di stagione».

redazione

«Si certifica che questo ulivo, con una circonferenza media del tronco di 486 cm, una circonferenza media della base di 682 cm e un'altezza di 210 cm, ha circa 1491 anni».
E’ quanto si legge nella targhetta che accompagna l’esemplare millenario di olivo donato nel novembre 2010 al parco del Museo d’arte contemporanea Serralves di Oporto - o più precisamente alla Fondazione Serralves che gestisce il museo progettato da Siza Vieira e il parco a cura di Jacques Gréber - da Oliveira da Serra, azienda olivicola del gruppo internazionale Sovena. La donazione, come viene spiegato in uno dei pannelli illustrativi del progetto, sancisce un partenariato fra Oliveira da Serra e Fondazione Serralves che ha per obiettivo la crescita della consapevolezza nazionale sul tema della sostenibilità ambientale. «Mettendo a fuoco il tema dell’olio d’oliva, degli ulivi e della sostenibilità ambientaleè scritto nel pannello - il partenariato include attività didattiche per le famiglie nei pressi della pianta di olivo».
«Nato nel cuore dell’Alentejo – dice un altro pannello informativo - questo olivo con più di 1400 anni di esistenza fa parte della storia del Portogallo. Un ulivo che ha resistito, negli ultimi decenni, al progressivo abbandono e disinvestimento negli oliveti portoghesi. Una storia triste per una cultura/coltura che in Portogallo ha più di 1000 anni e a cui Oliveira da Serra è determinata a dare un happy end. Oliveira da Serra sta investendo infatti in un progetto di ristrutturazione e coltivazione di 10.000 ettari di oliveti portoghesi che lo rendono uno dei marchi olivicoli più importanti del mondo. Una piantagione di ulivi portoghesi così grande che assorbe, in media, 2,5 volte più CO2 di quanta non ne emetta, contribuendo così a ridurre la concentrazione di gas serra nell’atmosfera e a un ambiente migliore in Portogallo».
Ecco un video sull’iniziativa.

redazione

[Foto di Miya da Wikipedia]

No, non è una dichiarazione di amore politico, anche se è un leader ovviamente da rispettare, dati alla mano. Ma Floraviva non si occupa di cronaca politica, benché in questo caso lo spunto ci venga proprio da un avvenimento che più politico, anzi partitico, non si può: la rielezione, un paio di giorni fa, di Angela Merkel a presidente della Cdu tedesca.
Ebbene, in quella occasione, o meglio nei reportage filmati di quell’evento, colui che scrive (il redattore) è stato colpito dai mazzi di fiori che aveva in mano la Merkel al momento dei festeggiamenti, dei bouquet in cui primeggiavano in quantità e colore delle gerbere arancioni. E’ stato un attimo, come fare 2 più 2: la gerbera, meglio se arancione, sarà il nostro “Un fiore per Angela Merkel”. (Ecco il link al servizio di Euronews).
Vale la pena di osservare che c’è anche un altro motivo a rendere alquanto indovinata la scelta di questo fiore simile alla margherita, ma secondo alcuni più elegante, che appartiene alla famiglia delle Asteraceae ed è originario dell’Africa, dell’Asia tropicale e del Sud America, luoghi in cui si può trovare ancora in forma spontanea. Come ricorda Wikipedia, il nome Gerbera deriva dal naturalista tedesco Traugott Gerber, amico di Carl von Linné (Linneo). Particolare di non secondaria importanza e forse non casuale nella selezione dei fiori per il bouquet di Angela Merkel :-)).

redazione