Ispirazioni
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- Scritto da Andrea Vitali
Chi ama i fiori e s’imbatte in qualche immagine della prima collezione della stilista emergente Park Sohee, deve assolutamente approfondire questa conoscenza. Osservandoli sembra quasi riduttivo parlare di abiti, perché essi, creati con tessuti lucidi apparentemente tecnici, traslano la mente in un universo fiabesco, dove moderne fate dei fiori, sirene e driadi contemporanee prendono vita; potrebbe essere la nuova Cicely Mary Barker, se non fosse che le creature di Park Sohee sono reali e tangibili.
Questa 26enne, nata a Seoul e laureata alla Central Saint Martins di Londra, ha le idee chiare e molte cose da raccontare grazie alla sua inventiva.
Punti di riferimento di stile nel mondo della musica e della moda come Miley Cyrus, Cardi B, Bella Hadid e recentemente Rita Ora, hanno voluto indossare le sue creazioni. Si parla già della sua partecipazione alla Milano Fashion Week, presenza voluta e sostenuta da Dolce&Gabbana; ma procediamo con ordine…
Scoprendo la sua storia familiare, s’intuiscono le origini delle molteplici sfaccettature della personalità di questa giovane couturier. Il suo marchio “Miss Sohee” nasce già con un impegno verso la difesa dell’ambiente. Come molti suoi coetanei, Park Sohee mette tra i primi obiettivi da raggiungere quello della sostenibilità, partendo dai materiali impiegati. Altri suoi punti di forza sono il passato e la tradizione del suo paese di origine; da questi aspetti attinge a piene mani e con entusiasmo.
Sua nonna era un’abile sarta, non è difficile crederle: “Amava ricamare tutto, sono cresciuta ispirandomi a lei”, ma la giovanissima Park Sohee sognava di fare l’illustratrice come la madre, disegnatrice di libri per bambini. La svolta arriva davanti alla televisione. A 14 anni vede la sfilata Chanel Primavera Estate 2012 e rimane folgorata. Da lì in avanti le sue priorità saranno guardare sfilate e sfogliare riviste di moda, insomma per andare dietro alle sue aspirazioni quasi trascura la scuola!
In Corea, immersa in una cultura molto conservatrice, Park Sohee era la strana bambina che disegnava sempre, ma quando arriva in Inghilterra, alla Central Saint Martins il suo tutor le consiglia di essere la versione più estrema di se stessa.
Due dei suoi passi più importanti, la laurea e la prima collezione, li compie in un momento complicato che ha investito tutti, quello della pandemia. Nonostante le difficoltà e i limiti imposti dal periodo, la collezione couture Autunno Inverno 2021 è incredibile e affascinante.
Nell’alta moda non c’è spreco, si usa solo il necessario e anche questo aspetto fa parte dei valori che vuole portare avanti con il suo brand. E poi, appunto le tradizioni, i ricordi, la nonna, che proprio in quel periodo è venuta a mancare. Un triste evento che è stato punto di partenza per una collezione dedicata ai giorni in cui Park Sohee lasciava la città per le vacanze e passava le estati proprio a casa di sua nonna, al mare, vicino all’Isola di Jeju.
Per lei era una fuga totale dalla vita ordinaria, e un comprendere più profondamente il mondo e le persone che poi l’hanno ispirata, come le tuffatrici di Haenyeo, donne che raccolgono alghe e molluschi in armonia con l’oceano, immergendosi alla profondità di 15 metri.
Uno dei suoi capi preferiti è proprio dedicato al mare, alla curvatura delle conchiglie. Per realizzarlo ha trovato una stoffa fatta con una pianta simile al banano, l’Abacà, proprio il tessuto luccicante che contraddistingue questa collezione. Per creare quest’abito ha impiegato mesi e, per la sua realizzazione, sono state coinvolte cinque persone. Per renderlo ancora più prezioso gli sono stati cuciti a mano cristalli riciclati, altro materiale sostenibile usato per “Miss Sohee”, insieme a molti tessuti di Nona Source, un marchio gestito da LVMA che ritira gli scarti tessili dai designer e dai brand.
Park Sohee si sente molto attratta dal passato, dagli oggetti vecchi, dai vestiti vintage, perché anche il classico e l’intramontabile sono preziose fonti d’ispirazione.
Questa giovane stilista coreana sarà certamente rimasta entusiasta e sorpresa per la proposta di collaborazione ricevuta dalla prestigiosa maison italiana Dolce&Gabbana; grazie al loro sostegno Park Sohee presenterà le sue creazioni sulla famosa passarella milanese. I due stilisti italiani si dicono entusiasti di questo incontro con la sua freschezza creativa appena sbocciata. Le nuove creazioni di “Miss Sohee” s’ispirano ai colori sgargianti e alle forme degli abiti tradizionali coreani, ammirandoli ci viene in mente il consiglio che aveva ricevuto all’inizio del suo percorso universitario, e fin ora la Signorina Sohee l’ha seguito nel migliore dei modi.

Rubrica a cura di Anne Claire Budin
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- Scritto da Andrea Vitali
La riscoperta del terrarium: consigli e ispirazioni per personalizzare questo originale complemento d’arredo, in equilibrio tra arte e natura.
Che cos’è un terrarium? E’ un oggetto, un elemento d’arredo, un’idea regalo, è tutto questo e molto di più, perché è un contenitore di vita.
Il terrarium è un barattolo, una bottiglia, il vecchio vaso dei biscotti recuperato, al cui interno sono messe a dimora alcune piante e alcuni elementi decorativi, naturali e artificiali, ma anche questo non basta per definirlo.
Il terrarium può racchiudere la proiezione della nostra arcadia interiore, un angolo di quel paesaggio delle vacanze che è rimasto nel nostro cuore, la miniatura di un ecosistema perfetto, da curare e custodire come un tesoro.
Prima di tutto questo il terrarium è stato un’esigenza e, come spesso accade, nasce grazie al caso e, sempre per coincidenza fortuita, risolve alcune questioni.
Con la scoperta del Nuovo Mondo iniziò e crebbe il desiderio di trasferire piante nel Vecchio Continente, questo comportava non pochi problemi per la sopravvivenza delle piante, soprattutto a causa dell’acqua. Sembra che il razionamento di questo bene fondamentale per la sopravvivenza di uomini e piante sia stato la causa che scatenò l’ammutinamento del Bounty.
Grazie a un episodio casuale, nel 1829 si scopre che in un ambiente sigillato una pianta è in grado di condurre il suo ciclo vitale, da questa osservazione l’idea di creare i primi terrarium.
Le piante da preferire sono quelle che amano gli ambienti umidi, le composizioni sono completate da elementi inerti, che danno la possibilità di creare il proprio terrarium ideale secondo la nostra personalità, con paesaggi in miniatura o ambientazioni naturali da sogno.
La scelta, come già accennato, parte dal contenitore in vetro trasparente, che potrà essere di umili origine come un contenitore alimentare di recupero fino ad arrivare a vere opere d’arte, come le creazioni raffinate ed eleganti, in vetro soffiato, dell’artista Paula Hayes.
Oggi il mondo dei terrarium è sempre più sospeso tra Natura e Arte, un equilibrio felice e creativo da cui prendono vita le realizzazioni più insolite. Un modo molto personale di “catturare la Natura” nel senso migliore del termine e, con poche cure e la giusta illuminazione, le piante possono vivere molto a lungo.
Così, tra morbidi muschi, rocce vulcaniche, licheni e infinite gradazioni di verde, vediamo sorgere suggestivi scorci gotici, castelli da fiaba e ripide scalinate in pietra immerse nel verde. Scene che sembrano uscite da un cartone animato per bambini, riproduzioni di luoghi mistici e affascinanti, dove miniature di animali, più o meno esotici, ma anche esseri umani intenti a ammirare i paesaggi che abbiamo creato. Scene bucoliche di grande impatto, non mancano laghetti da cui spunta una sirena e limpidi ruscelli che allietano la vista. Tutto questo è il terrarium, nelle dimensioni di un piccolo oggetto è racchiuso un mondo da creare e scoprire.

Rubrica a cura di Anne Claire Budin
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- Scritto da Andrea Vitali
Di grande importanza naturalistica la fioritura di ben 9 specie di orchidee spontanee nelle aree verdi delle Mura Storiche di Lucca, utili indicatori ecologici oltre che fioriture molto rare e di grande fascino. Sabato 2 aprile 2022, alle ore 15:00, al Baluardo San Regolo, sulle Mura di Lucca parlerà del progetto di ripristino e miglioramento degli ecosistemi Maurizio Antonucci ricercatore del CREA di Pescia, membro anche del Giros (gruppo italiano ricerca orchidee spontanee) e la biologa e guida ambientale Angela Giannotti. Al progetto ha partecipato anche Arianna Chines attualmente in Nepal per lavoro.
Sulle Mura di Lucca, rese da molti anni completamente pedonali, trovano il loro habitat ideale molte specie erbacee d’interesse botanico ed ecologico, questo grazie all’assenza di diserbanti e di altri trattamenti chimici intensivi.
Per mezzo del monitoraggio delle attività del programma RGV-FAO, al suo VI triennio, presso la sede di Pescia del CREA, sono state censite 9 specie di orchidee spontanee, veri e propri bio-indicatori di un corretto equilibrio ecologico; ad esempio grazie ad esse possiamo essere certi della presenza di insetti utili alla lotta biologica come le api selvatiche.
Le orchidee spontanee sono tutelate da normativa europea, nazionale e regionale sono, infatti specie incluse nella normativa CITES, convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, la cui raccolta è vietata. Già Aldo Capitini (1899-1968), nei suoi scritti filosofici e religiosi, scriveva “Solo il fiore che lasci sulla pianta è tuo”. Limitiamoci ad ammirarle senza raccoglierle.
Nel 2020 ha inizio il progetto di ripristino e miglioramento degli ecosistemi presenti nei prati e nei fossati presenti lungo il circuito murario. Inoltre, da quest’anno, anche altri ambienti naturali delle Mura Urbane sono monitorate da tecnici e universitari, per analizzare le varietà floristiche presenti, per tutelare la biodiversità e insetti come lucciole, libellule e coleotteri hanno fatto di nuovo apparizione in città. Così come queste bellissime fioriture di orchidee spontanee, dalle dimensioni ridotte rispetto alle più famose tropicali, ma altrettanto belle e affascinanti da osservare.
Infine, grazie a questo studio, piante e insetti impollinatori riceveranno finalmente un occhio di riguardo. Seguendo una manutenzione rispettosa dei cicli naturali siamo in grado di aiutare la Natura e mantenere, se non addirittura aumentare, la biodiversità e anche la bellezza di questo Monumento, simbolo della città di Lucca.
Redazione
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- Scritto da Andrea Vitali
Forse l’avete intuito dal titolo, il 2° suggerimento di Floraviva è la “riforestazione”. Potrà sembrare impegnativo e ambizioso ma è provato che funziona, scopriamo come! Perché un albero è sempre una buona idea e i percorsi migliori iniziano sempre da piccoli passi e da buoni esempi.
Nell’ultimo articolo di “Arte Verde” dedicato all’artista francese Fabrice Hybert, abbiamo visto come abbia sviluppato un progetto di riforestazione in Francia. Oggi Floraviva vi vuole offrire un altro buon esempio, da cui prendere qualche suggerimento: scopriamo “Istituto Terra”, il progetto di riforestazione che il fotografo di fama internazionale Sebatião Salgado ha realizzato in Brasile.
Istituto Terra
E’ una storia d’amore quella di Salgado con la Natura, un nostos, un ritornare a casa. Questo legame sentimentale nasce molti anni fa, quando un giovane economista, tornato da una missione in Africa, decide di cambiare vita e diventare fotografo.
Oggi Sebatião Salgado è un fotografo conosciuto in tutto il mondo; celebre per i suoi scatti, feroci e potenti, che documentano storie di uomini, di luoghi lontani e di nature incontaminate e primitive. Le sue foto rappresentano il debito che l’uomo ha con la Natura e richiamano l’attenzione sul rispetto che a essa dobbiamo. C’è l’urgenza di chiedere perdono a questa Natura maltrattata e violata, lei ci ha concesso la vita in questo mondo e noi l’abbiamo dimenticata.
Per questo motivo Salgado, insieme alla moglie Leila, ha deciso di fondare L’Istituto Terra: partendo nel 1998 con l’acquisto di un piccolo appezzamento di terreno, la fattoria Bulcão che, un tempo, era appartenuta proprio alla sua famiglia. L’obiettivo di questo progetto era riportare al suo primitivo splendore quella foresta in cui correva da bambino e che era stata ridotta a una pianura spoglia e sterile.
Dopo vent’anni, grazie alla riforestazione realizzata dalla Fattoria Bulcão, gran parte della Foresta Atlantica del Brasile è stata riportata in vita: un albero alla volta, fino a ricreare il 90% dell’habitat originale, con un’estensione che supera i 40.000 mq. Oggi quest’area preziosa voluta dal fotografo Sebatião Salgado è diventata una riserva naturale protetta.

Rubrica a cura di Anne Claire Budin
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- Scritto da Andrea Vitali
Se dopo mesi di stress e difficoltà di ogni tipo, il cielo ci sembra più grigio del solito e, neanche la gratificazione immediata del cibo ci soddisfa pienamente, forse abbiamo bisogno di bellezza e di una valida scelta al guardare spalancare frigoriferi e accendere forni in televisione!
Avete mai pensato al potere anti stress delle composizioni floreali?
Potete scoprirlo rilassandovi sulla vostra poltrona preferita, mentre dieci fioristi, brillanti e emergenti, gareggiano a suon di sfide estenuanti, fantasiose e, soprattutto capaci di nutrire la nostra mente con cibi appetitosi come splendore, inventiva e un numero infinito di petali colorati.
Anche dagli ideatori della competizione ci arriva conferma che si tratta di un metodo straordinariamente rilassante e terapeutico, si tratta di “Full Bloom”, andato in onda sull’emittente televisiva statunitense HBO lo scorso novembre e giunto alla seconda stagione (questo il collegamento agli episodi). Una trasmissione che segue le orme delle più celebri competizioni di cucina, che da anni, imperversano nei palinsesti televisivi di tutto il mondo, e che vanta la partecipazione, nel ruolo di giudici, di tre vere celebrità del mondo del designer floreale, tre personalità che decisamente lasciano il segno, ovvero il britannico Simon Lycett, e gli americani Elisabeth Cronin e Maurice Harris (di cui già si parla su Floraviva, all’interno della rubrica “Star Florist”!).
Questo programma tv, oltre alla gara tra fioristi creativi di alto livello, ha rivelato un interesse inaspettato verso le installazioni floreali e l’arte di decorare con i fiori, interesse che si riscontra piacevolmente su tutti i social network.
Sembrerebbe proprio che nella vita ci sia sempre posto per bellezza, fiori e creatività.
Già il trailer di “Full Bloom” da un’idea di cosa può scaturire da una “mente floreale”!

Rubrica a cura di Anne Claire Budin




