Il vivaista

Il 2-5 luglio a Genova l’Università organizza il Simposio Internaz. Eucarpia “Dalla natura alla cultura: selezione di piante ornamentali per la sostenibilità”.

«Le attività di miglioramento genetico sulle ornamentali con particolare attenzione alla sostenibilità e valorizzazione della biodiversità».
Così il notiziario della Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana (SOI) presenta la tematica al centro del XVII Simposio Internazionale Eucarpia (Sezione Ornamentali) “Dalla natura alla cultura: selezione di piante ornamentali per la sostenibilità” [“From Nature to Culture: Breeding Ornamentals for Sustainability”] che l’Università di Genova organizza, con il supporto dell’European Association for Research on Plant Breeding (Eucarpia) e dell’International Society for Horticultural Science (ISHS), dal 2 al 5 luglio 2023 presso l’Albergo dei Poveri, sede della facoltà di Scienze sociali, nei pressi dei Giardini Botanici dell’Università.
temi trattati saranno:
- biodiversità e accesso alle risorse genetiche
- strategie per il miglioramento genetico e la selezione di nuove piante ornamentali sostenibili
- nuove tecniche genomiche e miglioramento genetico delle piante ornamentali
- morfogenesi (sviluppo e riproduzione dei fiori)
- il contributo del selezionatore (ibridatore) alla sostenibilità del settore ornamentale
Il programma del simposio prevede la partecipazione di ibridatori/selezionatori, di strutture pubbliche e private, riconosciuti a livello nazionale ed internazionale. Sono previste anche visite tecniche a giardini storici e imprese del settore florovivaistico ligure.
Chi è interessato a presentare un suo lavoro, può inviare l’abstract entro il 13 febbraio 2023.
Maggiori informazioni sulle modalità di iscrizione si trovano nel sito web ufficiale.

Redazione

Associazione Italiana Protezione Piante - confermato il presidente Romanazzi

Il 18 gennaio insediato il nuovo Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana per la Protezione delle Piante: confermato come presidente il prof. Romanazzi.

 
Il prof. Gianfranco Romanazzi dell’Università Politecnica delle Marche è stato riconfermato presidente dell’Associazione Italiana per la Protezione delle Piante (AIPP) e la presiederà nel prossimo triennio.
La conferma è avvenuta, all’unanimità, il 18 gennaio scorso alla prima riunione del neoletto Consiglio Direttivo di AIPP, nel corso della quale sono state ufficializzate le cariche che guideranno l’Associazione durante il nuovo mandato.
Alla vicepresidenza è stato confermato il prof. Giacinto Salvatore Germinara dell’Università di Foggia, mentre la prof. Silvia Laura Toffolatti è stata eletta segretaria.
Come riferito in una nota del 26 gennaio di AIPP, la composizione del nuovo Direttivo dell’Associazione, che è salita a 500 iscritti nel corso del precedente mandato, ben rappresenta le diverse anime degli iscritti, che appartengono al mondo accademico e della ricerca, a quello dell’agroindustria ma anche al settore della fitoiatria applicata e ai Servizi Fitosanitari. 
 

Redazione

Il 22 febbraio a Milano convegno/webinar d’apertura di Myplant&Garden su “Parchi della salute: criteri per la certificazione” a cura di Assoverde. Iscriversi.

«Illustrare i criteri specifici su cui si sta lavorando con CSQA – Ente certificatore di prodotto e di sistema – per la certificazione dei Parchi della Salute, sia di nuova realizzazione che già esistenti, la definizione di “Linee Guida” e di una norma specifica di riferimento».
Questo, usando le parole degli organizzatori, lo scopo del convegno di apertura della prossima edizione del salone internazionale del verde Myplant&Garden (vedi) che si terrà mercoledì 22 febbraio, dalle ore 9,30 alle 13,30, presso Fiera Milano Rho nella sala convegni al padiglione 20 (M48): un’ulteriore tappa del percorso progettuale Libro Bianco del Verde “La salute è verde / il verde è salute”, a cura di Assoverde e Confagricoltura, che avrà per titolo “Parchi della salute: criteri per la certificazione”.
Il convegno del 22 febbraio, organizzato in collaborazione con il CREA, l’Istituto Superiore di Sanità e gli Ordini professionali, coinvolge i principali interlocutori istituzionali e le rappresentanze del settore, chiamando a intervenire, all’interno del tavolo tecnico, alcuni degli autori del Focus Libro Bianco del Verde 22/23, e potrà essere seguito online in diretta streaming.
La registrazione è obbligatoria e può essere effettuata qua.
Ulteriori informazioni sul convegno e sul suo programma si trovano qua.

Redazione

Al convegno su Libro Bianco del Verde e “Parchi della Salute” il presidente del CREA: verde urbano cruciale per transizione ecologica. I benefici degli alberi.

«E’ proprio sul verde delle nostre città, nelle quali vive oltre l’80% della popolazione italiana, che si gioca una partita fondamentale verso una reale ed autentica transizione ecologica».
Così il presidente del Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria (CREA) Carlo Gaudio nel corso del convegno organizzato oggi da Assoverde e Confagricoltura, in collaborazione con CREA, Istituto superiore di Sanità e gli Ordini professionali, per presentare il focus 22/23 “Parchi della Salute. Per un Neorinascimento del Verde e della sua Cura” del Libro Bianco del Verde (vedi). Un’iniziativa che punta a ridisegnare il verde delle nostre città e vede per la prima volta insieme professionisti del verde e medici. Con ben 95, tra esponenti istituzionali, docenti e studiosi di università ed enti di ricerca, tecnici, esperti, imprenditori e professionisti, che hanno contribuito come autori al volume presentato oggi.
Il CREA, ente nazionale di riferimento per la ricerca nel settore agroalimentare, grazie ad una convenzione con Assoverde, è partner del Libro Bianco del Verde e fornisce, con i suoi 12 centri multidisciplinari, tutto il necessario supporto tecnico-scientifico negli ambiti più diversi, che spaziano dalla scelta della piante alla loro cura e difesa, dall’acqua al suolo, dagli studi sulle nuove varietà fino a quelli sulle performance della filiera.
«Il PNRR – ha sottolineato il presidente del CREA - destina ingenti risorse agli investimenti urbani per ripensare le nostre città, non solo in una veste smart, tecnologica e digitale, ma anche verde, sociale e inclusiva. Città più alberate, più verdi, più belle, più intelligenti, che possano aiutarci a fronteggiare e vincere le massime sfide del nostro tempo: dall’inquinamento al cambiamento climatico, dal dissesto idrogeologico alla salvaguardia della biodiversità, per la difesa globale della salute della persona e del pianeta».
Nel suo intervento Carlo Gaudio, come riferito in un comunicato del CREA, si è soffermato sui molti benefici degli alberi. Ecco la scheda che li riassume.

Benefici degli alberi
1. Producono ossigeno (O2), rappresentando il miglior organismo capace di limitare l’aumento della CO2. Ogni albero produce in media 25L di O2 al giorno: grazie a quest’azione, possiamo continuare a respirare gli oltre 400L di O2 al giorno necessari per conservare la nostra salute.
2. Filtro della salute: una pianta adulta è in grado di assorbire dai 20 ai 50Kg di anidride carbonica e di catturare dall’aria dai 150 ai 250g di polveri sottili. Un ettaro di piante elimina circa 20Kg di polveri e smog in un anno: in una città come Milano, in cui sono presenti 1.700 ettari di verde, ciò significa catturare dall’aria 30 tonnellate di polveri sottili, portando benefici per la salute, con la sensibile riduzione delle patologie cardio-respiratorie, oncologiche ed allergiche.
3. Purificano l’acqua: le chiome e i fusti funzionano come “imbuti” che rallentano il flusso dell’acqua e la fanno filtrare attraverso il suolo, approvvigionando le falde freatiche e garantendo stabili forniture per tutto l’anno, anche nelle stagioni più aride.
4. Mitigano l’effetto serra, assorbendo l’anidride carbonica e le altre emissioni che contribuiscono a modificare il clima. Come ogni organismo vivente, gli alberi traspirano e quando l’acqua evapora, l’area circostante ne trae beneficio in termini di raffreddamento: un’alberatura urbana abbassa di 20°C la temperatura dell’asfalto stradale e di 5°C la temperatura dell’aria, riducendo il consumo energetico per il condizionamento delle abitazioni in estate.
5. Proteggono il suolo e riducono il rischio idrogeologico. L’Italia è al primo posto in Europa per perdita del suolo dovuta ad erosione idrica con valori superiori a 8 tonnellate/ettaro per anno, contro la media europea di 2,5. Le radici degli alberi consolidano il terreno, impedendo frane, valanghe ed erosione, mentre le chiome trattengono la pioggia e riducono la forza dell’acqua piovana, aumentando il tempo che le acque impiegano per giungere al corso d’acqua recettore e rafforzando la resistenza nei confronti della siccità.
6. Aumentano la biodiversità, in quanto forniscono l’habitat per molte specie animali e vegetali, favorendo la conservazione delle diverse specie della natura.
7. Proteggono dai rumori: file di alberi poste lungo le strade li possono ridurre del 70-80%.
8. Gli alberi contribuiscono al benessere psico-fisico dell’uomo, abbellendo in primis l’ambiente: i giardini, i parchi e l’intera città, ma - con le forme e i colori delle foglie, i tronchi ed fiori – influendo positivamente sulla salute psicofisica, come hanno dimostrato studi di psicologia ambientale. Una ricerca condotta nel Regno Unito su un campione di più di 10.000 persone, pubblicata su Psychological Science, dimostra che maggiori problemi di stress, ansia e depressione, colpiscono le persone che vivono in zone prive di adeguati spazi verdi. La cura degli spazi verdi (i fiori sul balcone, il proprio giardino, un orto) ha effetti positivi sul corpo e sulla mente, liberando da pensieri negativi e dalle preoccupazioni, e donando un’immediata, positiva sensazione di relax.

Redazione

Sul totale di 2,78 mld di euro nel 2021, il vivaismo a 1,5 mld (+4,9%), la floricoltura a 1,3 mld (+5,1%). Toscana n.1 trainata da 816 mln dei vivai. Ok export.

La Toscana si è confermata nel 2021 la regione leader del florovivaismo italiano per valore alla produzione, con una quota pari al 30% del totale nazionale di circa 2,784 miliardi di euro: di cui 1,487 miliardi imputabili al “vivaismo” e 1,294 miliardi alla “floricoltura”. A seguirla, a notevole distanza, la Liguria con una percentuale del 14%. E il primato toscano dipende in gran parte dal comparto “vivaismo”, che nella nostra regione ha totalizzato 815,79 milioni di euro. Mentre il secondo posto ligure è dovuto soprattutto al comparto “floricoltura”, che ha raggiunto in Liguria il valore di 385,89 milioni di euro. Parallelamente l’export florovivaistico italiano è salito dai 903 milioni di euro del 2020 a 1,143 miliardi di euro a fine 2021.
È quanto risulta dal comunicato di ieri l’altro di Myplant & Garden, la fiera internazionale leader della filiera del verde in Italia, che ha riassunto i dati definitivi del settore a fine 2021 elaborando i rilevamenti ufficiali di CREA e ISTAT. Numeri assoluti dai quali deriva che il valore alla produzione del florovivaismo italiano è cresciuto del 5% rispetto al 2021: +4,9% il vivaismo e +5,1% la floricoltura. E con un valore alla produzione di quasi 2,8 miliardi, viene sottolineato nella nota di Myplant & Garden, il settore florovivaistico arriva al 4,6% della produzione a prezzi di base dell’agricoltura italiana, «il dato più alto delle ultime annate prese in esame».

   Euro (mio) 2021   Euro (mio) 2020   Euro (mio) 2019   Euro (mio) 2018   Euro (mio) 2017   Euro (mio) 2021
 fiori e piante ornamentali  1.294,82  1.230,71 1.269,396   1.165,629 1.162,555  +5,2% 
 vivai 1.487,42  1.417,65  1.445,071  1.398,835  1.375,606   +4,9%
canne e vimini   2,109 2,020  2,093  2,150  2,260   
totale aggregato   2.784,35* 2.650,383  2.716,560   2.556,614 2.540,421  +5 








*2823 secondo l'Eurostat
Fonti: Elaborazioni Myplant su dati CREA e ISTAT

Riguardo alla ripartizione territoriale di questi dati produttivi nazionali del 2021, Myplant & Garden osserva che la floricoltura, vale a dire la produzione di fiori e piante in vaso, è stata generata per il 39% dalle regioni del Nord-Ovest e per il 35% da quelle del Sud e delle isole. La produzione vivaistica, invece, deriva per il 60% dalle regioni centrali d’Italia. «Le realtà produttive italiane – si legge nella nota di Myplant - sono concentrate soprattutto in 4 regioni: Liguria, che ha il primato delle aziende che coltivano fiori in piena aria; Toscana e Lombardia, dove sono presenti le principali attività vivaistiche ornamentali arbustive e forestali; Campania, dove le aziende sono specializzate soprattutto nella coltivazione di fiori in coltura protetta».

Dati regionali del vivaismo
Con 816 milioni di euro nel vivaismo, la Toscana ha mantenuto saldamente il primato delle produzioni vivaistiche nazionali, registrando un +4% di valore alla produzione sulla media 2019-2020.

 Regione (000 €) 2021 (000 €) 2020   % economica su produzione nazionale Classifica nazionale
TOSCANA 815.787 777.251 ca 55% produzione nazionale  1° classificato
LOMBARDIA 148.375 141.366 ca 10% produzione nazionale  2° classificato 
SICILIA 83.280 79.968 ca 5.5% produzione nazionale  3° classificato 





Fonti: Elaborazioni Myplant su dati Istituto CREA e ISTAT

A seguire, le altre regioni, nelle quali non si notano scostamenti particolari rispetto ai ritmi produttivi e di crescita degli anni passati, con l’eccezione della attività vivaistica del Friuli-Venezia Giulia, che ha scavalcato di misura il Piemonte:

Emilia-Romagna 62.906 ca 4,2% produzione nazionale 4° classificato
Puglia 60.220 ca 4,1% produzione nazionale  5° classificato 
Friuli-Venezia Giulia 58.831 ca 4% produzione nazionale 6° classificato 
Piemonte 58.878 ca 3,9% produzione nazionale 7° classificato 
Veneto 46.444 ca 3% produzione nazionale 8° classificato 
Lazio 43.741 ca 2,9% produzione nazionale 9° classificato 
Marche 26.682 ca 1,8% produzione nazionale 10° classificato 









Dati regionali della floricoltura
Invece la Liguria, con i suoi 386 milioni di euro per le produzioni floricole si è confermata al vertice della floricoltura made in Italy, segnando +4,6% sul biennio precedente. E più in generale, come si può vedere nella prossima tabella, nel comparto fiori e piante in vaso non si nota nessuno scostamento rispetto ai ritmi produttivi e di crescita degli anni passati.

 Regione (000 €) 2021 (000 €) 2020   % economica su produzione nazionale Classifica nazionale
LIGURIA 385.887 364.963 ca 30% produzione nazionale  1° classificato
SICILIA 183.083 173.000 ca 14% produzione nazionale  2° classificato 
CAMPANIA 149.869 145.534 ca 11.5% produzione nazionale  3° classificato 





Fonti: Elaborazioni Myplant su dati Istituto CREA e ISTAT

A seguire, le altre regioni:

Lazio
126.380 ca 9,7% produzione nazionale 4° classificato
Puglia 98.377 ca 7,6% produzione nazionale  5° classificato 
Lombardia 96.734 ca 7% produzione nazionale 6° classificato 
Emilia-Romagna 70.959 ca 5,5% produzione nazionale 7° classificato 
Veneto 67.444 ca 5% produzione nazionale 8° classificato 
Toscana 49.141 ca 3,8% produzione nazionale 9° classificato 
Piemonte 18.687 ca 1,4% produzione nazionale 10° classificato 








I dati regionali in generale
Grazie a queste performance, come anticipato, Toscana e Liguria guidano la classifica regionale delle produzioni italiane floricole e vivaistiche nel loro insieme, seguite nell’ordine da Sicilia e Lombardia. La classifica delle regioni con il più alto valore alla produzione florovivaistico è così composta:
- Toscana (30%)
- Liguria (14%)
- Sicilia (9,6%)
- Lombardia (8,9%)
- Lazio (6%)
- Puglia (5,7%)
- Emilia-Romagna (4,8%)
- Veneto (4%)
- Piemonte (2,75%)

Il record dell’export e la bilancia commerciale
«Registriamo con soddisfazione che l’export, centrale per lo sviluppo del settore, ha segnato un nuovo record storico, superando ampiamente il miliardo di euro». Così Myplant & Garden sul valore delle esportazioni del made in Italy florovivaistico nel 2021, che viene «considerato un vero e proprio prodotto di eccellenza dai mercati e i consumatori internazionali» e registra quindi una «continua crescita della domanda dall’estero».
Più nello specifico, l’Italia conferma il ruolo di esportatore netto del prodotto florovivaistico: anche nel 2021 il valore alla produzione dell’export ha raggiunto i 1.143 milioni di euro (903 nel 2020). E il saldo positivo della bilancia commerciale è stato di 550 milioni di euro (contro i 423 del 2020).
«I 28 Paesi dell’UE sono il principale mercato di sbocco dei prodotti italiani (ca 80%) – rende noto Myplant & Garden -. Secondo i dati Eurostat, nel 2021 il valore complessivo della produzione europea, compresi i bulbi e le piante da vivaio, è stato di circa 20 miliardi di euro, dei quali quasi 7 miliardi di euro prodotti nei Paesi Bassi. Il 70% dell’export italiano è venduto, nell’ordine, in Francia, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Svizzera». Riguardo alle importazioni, «Paesi Bassi (75%), Germania, Spagna e Belgio sono invece i principali mercati di approvvigionamento (import) per l’Italia».

Prime stime sul 2022 (+9% export ma +60% import)
Come è andato invece l’anno che si è appena concluso? «Da inizio 2022, dopo aver superato la profondissima crisi innescata dall’emergenza pandemica, il comparto produttivo tricolore è tornato a subire una fortissima pressione sistemica – si legge nella nota di Myplant & Garden -. Il quadro inflattivo, i costi energetici e le incertezze della cornice politica internazionale stanno colpendo duramente le imprese ostacolando le produzioni, alimentando l’aumento dei prezzi, impedendo la programmazione produttiva e frenando gli scambi internazionali».
«Secondo Coldiretti – continua il comunicato - nel primo semestre 2022 l’export del comparto ha segnato un +9% sul medesimo periodo del 2021, ma le importazioni del primo semestre 2022 hanno registrato un +60%, mettendo a serio rischio il saldo della bilancia commerciale di fine anno». E nelle stime di Assofloro, aggiunge Myplant & Garden: «l’aumento dei costi energetici diretti per il comparto è impressionante: quasi +100% estate 2022/estate 2021 per l’elettricità; il prezzo del gasolio ha registrato un +80% nella primavera 2022 rispetto a quella 2021; il costo del metano, a luglio 2022 ha superato il +1200% rispetto al medesimo mese del 2021».

Prospettive per l’edizione 2023 di Myplant e per il florovivaismo italiano
«Ciononostante – affermano con orgoglio gli organizzatori di Myplant & Garden riferendosi alla prossima edizione in programma a Fiera Milano dal 22 al 24 febbraio 2023 - i nostri padiglioni saranno gremiti grazie alla fiducia e allo sforzo delle imprese, che hanno eletto la nostra fiera come ‘il place to be’ per incontrarsi, realizzare business, intercettare nuovi trend, programmare il futuro. Un futuro che intendiamo tracciare tutti insieme: il florovivaismo è una industry in grado di contribuire favorevolmente alle problematiche climatiche e ambientali, dalla forestazione urbana ai benefici economici, salutistici ed estetici che ne derivano. Stiamo assistendo a una impennata di sensibilità e attenzione per il verde: dalla politica al sistema delle costruzioni, dalla valorizzazione degli spazi aperti ai temi della rigenerazione urbana, alla riforestazione delle città, passando per la consapevolezza di quanto le piante possano fare per combattere i cambiamenti climatici. Poi c’è l’esplosione della dimensione domestica del green living, i trend crescenti delle micro-coltivazioni, la cura dei propri spazi all’aperto (balconi, terrazzi, giardini), la coscienza del legame tra verde e bellezza, tra verde e salute, e così via. Ambiti tutti in cui il florovivaismo può assumere un ruolo da protagonista».

Redazione

filiera del verde - biosicurezza delle piante - biosecurity

La Horticultural Trades Association apprezza la Strategia per la biosicurezza delle piante 2023-28 del Regno Unito, ma chiede di vigilare sull’import di piante.

 
«Accogliamo con favore la “Strategia di biosicurezza delle piante della Gran Bretagna” lanciata oggi. Continueremo a impegnarci con i nostri membri e il DEFRA su questa strategia al fine di attuare i suoi temi chiave e migliorare la biosicurezza britannica, che è una priorità assoluta per il nostro settore».
Così Jennifer Pheasey, direttore Affari pubblici della Horticultural Trades Association (HTA), nel comunicato stampa che l’HTA - che rappresenta gli operatori della filiera del verde britannica, dai coltivatori fino ai centri di giardinaggio - ha diramato il 9 gennaio 2023, poco dopo quello del Department for Environment, Food & Rural Affairs (DEFRA) del Regno Unito di annuncio della nuova strategia 2023-2028 di protezione delle piante (vedi).
La HTA apprezza quindi che il Governo britannico abbia lanciato la sua strategia quinquennale di biosicurezza delle piante. La strategia propone infatti di aumentare il livello di collaborazione tra DEFRA e filiera del verde al fine di facilitare il commercio sicuro e ridurre i rischi posti da parassiti e malattie. Inoltre, il DEFRA delinea il piano di una campagna rivolta al grande pubblico per aumentare la consapevolezza dell'importanza delle piante, così come una migliore comprensione della salute delle piante a livello scolastico. L’HTA è del resto uno dei firmatari del Plant Health Accord (l'accordo sulla salute delle piante) che mira a sensibilizzare il pubblico su tale tema.
I quattro obiettivi generali proposti nella strategia sono i seguenti: a) un regime di biosicurezza di livello mondiale; b) una società che valorizza la salute delle piante; c) una filiera vegetale biosicura; d) una capacità tecnica aggiornata.
«Sosteniamo le ambizioni contenute [nella Strategia] – ha affermato Jennifer Pheasey - e ci teniamo a garantire che le azioni, una volta intraprese, consentiranno alle piante di essere scambiate senza intoppi, in modo efficiente ed economico nel contesto di una catena di approvvigionamento biosicura. Il settore prende molto sul serio la biosicurezza e riconosce che una catena di approvvigionamento biosicura è di fondamentale importanza. È essenziale che i prodotti importati presentino il profilo di rischio più basso possibile tramite le competenze degli operatori di settore, catene di approvvigionamento sicure e protette e una cultura della biosicurezza a tutti i livelli».
«Esortiamo il governo a lavorare in collaborazione con il settore – ha aggiunto la responsabile Affari pubblici di HTA – ed evidenziamo la necessità di condurre una indagine e un’azione complete sia sulle importazioni di piante non dichiarate che su ogni soggetto di e-commerce che non opera in modo sicuro, i quali rappresentano una minaccia per la biosicurezza britannica, e di discutere ulteriormente l'avanzamento di un programma di indennizzi per il settore».
«Una strategia di successo significherà che il pubblico britannico avrà accesso a un numero maggiore delle piante sane che desidera coltivare nei propri giardini e vedere nel paesaggio, assicurandosi al tempo stesso che esse presentino pochi rischi per l'ambiente – ha concluso Jennifer Pheasey -. Non vediamo l'ora di continuare a lavorare con il Governo in futuro per garantire che il nostro ambiente sia migliorato dalle piante e dagli alberi che il nostro settore lavora così duramente per produrre».
 

Redazione