Il vivaista

Recupero scarti verdi, assemblea di Agribios: bilancio 2022 e progetti

Il 28 aprile a Vignole (Quarrata PT) assemblea dei soci e incontro con gli operatori di Agribios, cooperativa attiva nel recupero e valorizzazione degli scarti vegetali prevalentemente del Distretto vivaistico-ornamentale pistoiese. Temi affrontati: certificazione ambientale Iso 14001, progetto di ampliamento aziendale, percorso verso il “bilancio sociale”, l’impegno etico di Agribios. Infine focus sulle prospettive di estensione dei servizi al mondo non agricolo degli hobbisti e manutentori del verde con l’assessore alle politiche ambientali di Pistoia Sgueglia, la consigliera regionale Fratoni e Patrizio Mecacci (Legacoop).

Prima l’assemblea a porte aperte per l’approvazione del bilancio consuntivo 2022 e la presentazione di alcuni temi del preventivo 2023. Poi un incontro con gli operatori del vivaismo e dell’agricoltura pistoiesi ed esponenti delle istituzioni e del mondo cooperativo per illustrare i nuovi progetti già avviati o programmati e i benefici della diffusione su larga scala dei suoi servizi di recupero e valorizzazione degli scarti verdi.
Venerdì 28 aprile alle ore 17,30 a Quarrata (Pistoia), presso l’auditorium di BCC Banca Alta Toscana a Vignole (Via IV Novembre n. 108), si svolgerà l’assemblea dei soci di Agribios, cooperativa agricola pistoiese leader nel recupero e nella valorizzazione di scarti vegetali aderente a Legacoop. Un’impresa cooperativa, con 230 aziende socie al 90% vivaistiche, che nella sede di Chiesina Montalese, grazie all’impianto di triturazione e vagliatura, svolge un’attività di gestione dalla A alla Z dei residui agricoli: biomasse derivate da piante seccate o comunque morte, piante non vendibili, potature di piante prodotte nel vivaio, parti di piante, sfalci o altri residui esclusivamente vegetali, nonché i substrati vegetativi contenuti nei vasi o nelle zolle.
Subito dopo l’assemblea si svolgerà un incontro a cui sono invitati tutti gli operatori del Distretto vivaistico-ornamentale di Pistoia, ma anche di altri comparti dell’agricoltura provinciale inclusa la floricoltura della Valdinievole, sulle prospettive di Agribios e sui suoi nuovi progetti, che vedono in primo piano investimenti in tecnologie, ricerca e certificazioni, a vantaggio della sostenibilità economica e ambientale del principale distretto vivaistico per la produzione di piante da esterno in Europa e di tutta l’agricoltura pistoiese.
Concluderà l’incontro un focus con esponenti delle istituzioni, quali l’assessore alle politiche ambientali di Pistoia Gabriele Sgueglia e la consigliera regionale Federica Fratoni, e del mondo cooperativo, quale Patrizio Mecacci di Legacoop Agroalimentare, sulle prospettive di un’estensione dei servizi di Agribios al mondo non agricolo degli hobbisti e dei manutentori del verde.

Programma
Approvazione del Bilancio consuntivo 2022 e temi del Bilancio preventivo 2023
-  Introduzione di Stefania Marchionni, presidente di Agribios.
- Presentazione del Bilancio 2022 e della Nota Integrativa del revisore legale Dott. Sandro Venturi
Progetto di ampliamento aziendale
- l’agronomo Federico Di Cara, consulente di Agribios, e Paolo Fedi, direttore dell’impianto, presenteranno “Il nuovo ciclo produttivo previsto nel progetto di ampliamento aziendale”
Percorso per il “bilancio sociale” e formazione
- “Sondaggio preliminare e avvio del percorso verso il bilancio sociale” Beatrice Bettini di Moca Future Designers
- “La formazione come elemento strategico per Agribios” Cristina Atzeni di Pegaso Network
L’impegno etico di Agribios illustrato dal consigliere Marco Vidotto
- “Il nostro impegno con Dynamo Camp”
- “La Festa di Badia per il nostro territorio”
- “Basket Bottegone, perché lo sport unisce e fa bene”
- “Croce Verde, perché il verde è nel nostro Dna”
Certificazione ambientale 14001
- Claudia Regazzoni (ente certificatore DNV Business Assurance Italy srl) sulla certificazione ambientale ISO 14001 ottenuta da Agribios
Prospettive di estensione del modello di Agribios
“Il modello di recupero e valorizzazione degli scarti verdi di Agribios come soluzione anche per gli sfalci e le potature di hobbisti e manutentori del verde”.
Intervengono:
- l’assessore alle politiche ambientali, ai rifiuti e al vivaismo del Comune di Pistoia Gabriele Sgueglia
- la consigliera regionale della Toscana Federica Fratoni
- Patrizio Mecacci (Legacoop Agroalimentare Toscana)

Redazione

struttura dell'EFI sulle biocittà - CREA

La struttura sulle biocittà dell’European Forests Institute presentata il 20 aprile al convegno “La città nell’era delle foreste” per il 30° anno di EFI.

 
Il lancio ufficiale della nuova struttura sulle biocittà (Biocities Facility) dell’Istituto forestale europeo (European Forests Institute – EFI) ha avuto luogo a Roma il 20 aprile, nell'ambito delle celebrazioni del 30° anniversario di EFI. Un pubblico interdisciplinare di 150 esponenti del mondo della ricerca, delle professioni e delle istituzioni si è riunito al Campidoglio per un convegno sul tema “Le città nell’era delle foreste – Cos’è una biocittà?”.
«Oggi mettiamo la natura e le persone al centro dell'ambiente urbano - ha affermato il prof. Marco Marchetti, presidente del consiglio di amministrazione di EFI -. Vediamo che esiste la possibilità di un'effettiva transizione verso una nuova visione, utilizzando il legno e altre risorse rinnovabili. Le Biocities sono un approccio visionario e multidisciplinare».
All'apertura è intervenuto anche Luigi D'Eramo, sottosegretario all’agricoltura, che ha sottolineato che il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) è estremamente lieto di avere il nuovo ufficio di EFI a Roma. La nuova struttura, che sarà ospitata dal CREA presso il suo Centro di ricerca Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari (Via Manziana 30), è finanziata anche dal Ministero degli Affari Esteri italiano. L’obiettivo della sua attività è porre la natura al centro dell'agenda urbana per creare città orientate alla bellezza, alla salute e al benessere, con uno sguardo attento alla sostenibilità, perché gli alberi e il verde urbano, se correttamente pianificati e gestiti, possono dare un contributo fondamentale al controllo degli eccessi climatici, al risparmio energetico e alla qualità dell’aria. La Facility sarà guidata dal Prof. Giuseppe Scarascia Mugnozza, dell’Università della Tuscia ed ex Direttore di dipartimento CRA (oggi CREA).
«Il CREA crede che il sostegno alle attività del Centro di Ricerca dell’EFI su “Verde urbano, Paesaggio e Biocities” a Roma sia strategico per la ricerca italiana nel settore forestale e per questo ha supportato e concretamente sostenuto, sin dalle prime fasi la sua collocazione in Italia, mettendo a disposizione dell’EFI una delle sue sedi – ha dichiarato Stefano Vaccari, direttore generale del CREA -. Le foreste urbane e gli alberi in città sono diventati temi di grande attualità, presenti nei principali documenti programmatici a livello globale. L’Italia e il CREA hanno una grande tradizione in questo settore: fin dal 1986, con la legge 752, l’Italia ha finanziato interventi di forestazione nelle aree urbane e il CREA, che con il suo Centro Foreste e Legno oggi diretto da Pier Maria Corona, dal 1985 coordina scientificamente l’Inventario forestale nazionale, studia da decenni l’evolversi del ruolo delle foreste in ambienti urbani».
Il giorno precedente Confagricoltura aveva ospitato il Board&Council dell’EFI, organizzazione internazionale che vede la partecipazione di 30 Stati europei che hanno ratificato una convenzione con 130 organizzazioni associate di 41 Paesi. Molti i temi trattati nel corso dell’incontro, al quale ha partecipato, tra gli altri, anche Alessandra Stefani, direttore generale DIFOR del MASAF. «Confagricoltura da tempo sostiene il ruolo chiave che gli alberi, le foreste e il legno hanno nel creare benessere ambientale e sociale, dando valore aggiunto anche ai centri urbani e periurbani – si legge in un comunicato stampa del 20 aprile -. In tal senso sta portando avanti con successo il suo impegno di concerto con Assoverde, attraverso il Libro Bianco del Verde, progetto nato due anni fa - con il patrocinio dei ministeri delle Politiche agricole, della Transizione ecologica, della Cultura, dell’ANCI, del CREA e dell’ISS – che vede impegnata un’ampia rete tra tutti gli operatori del comparto, pubblici e privati, ma anche il mondo scientifico e della ricerca, per condividere obiettivi, individuare priorità e criticità, presentare soluzioni e proposte per una “cultura” del verde e della sua “cura”, a beneficio della salute umana» (vedi).
 

L.S.

A Flormart 2023 non solo florovivaismo ma tutto il settore green

Al 72° Flormart, a Padova dal 20 al 22 settembre 2023, oltre al florovivaismo sempre più temi green: dalla forestazione ai giardini sostenibili e terapeutici.

«Verde, ambiente, sostenibilità e biodiversità». Questi i «topic trend di assoluto rilievo in Italia e nel mondo» che intende intercettare l’edizione 2023 di Flormart – The Green Italy, come si chiama adesso il salone internazionale del florovivaismo, del verde e del paesaggio di Padova sotto la gestione di Fiere di Parma.
«L’agenda 2030 ci ricorda che la sostenibilità è anche la salvaguardia del territorio, come paesaggio in cui le comunità abitano, – ha dichiarato ieri in un comunicato stampa il ceo di Fiere di Parma Antonio Cellie – per questo Flormart – The Green Italy, si rivolge anche alle pubbliche amministrazioni che governano le scelte infrastrutturali e di conseguenza le ricadute sull’ecosistema».
Così la progettazione e cura del verde, per parafrasare il claim della manifestazione, si fa sempre più spazio nel programma della 72^ edizione della fiera storica del florovivaismo in Italia, in calendario al quartiere fieristico di Padova dal 20 al 22 settembre 2023. E quindi accanto agli stand di produttori di piante e fiori, sempre più attenzione sarà rivolta al «settore green nel senso più ampio del termine. Dal landscape design all’ingegneria ambientale, dalle green city all’arredo urbano, dalla digitalizzazione alle nuove professioni del verde».
Ad esempio in fiera si troveranno «tutte le tendenze del momento per prendere spunti e lasciarsi ispirare» del mondo dei «landscape designer, architetti e paesaggisti, arredatori e giardinieri creativi». Con un occhio di riguardo per il trend verso «i giardini sostenibili che prediligono cactacee e succulente, oleandri, bouganville e ginestre, fiori ed erbe aromatiche che richiedono poca acqua», ma «anche i giardini terapeutici che coinvolgono i medici nella scelta del verde».
Altrettanta attenzione sarà rivolta agli sviluppi tecnologici degli ultimi anni che hanno coinvolto anche il settore agricolo: «pensiamo all’intelligenza artificiale a servizio del monitoraggio del suolo o per la lotta contro parassiti e malattie», ma anche «la bioingegneria rappresenta un altro ramo fondamentale per creare prodotti migliori e selezionati, così come i dispositivi IoT, Internet of Things, che consentono la raccolta e gestione di dati preziosi per le coltivazioni» e i «droni, utilizzati in agricoltura per piantare, seminare, innaffiare le colture».
Fra gli argomenti al centro della fiera anche la questione siccità, con focus sul «settore dedicato alle tecnologie, alle attrezzature e ai mezzi di produzione [per] soluzioni innovative che prevedono maggior riciclo d’acqua e dunque minor spreco possibile». Ma anche l’economia circolare, con i «sistemi all’avanguardia per recuperare i rifiuti, ridurre l’impatto di imballaggi e packaging, incrementare l’utilizzo di materiali innovativi completamente decomponibili».

Redazione

AIPH World Green City Awards - città verdi

L’associazione mondiale dei florovivaisti AIPH annuncia il via alle iscrizioni al World Green City Awards 2024. Invitate tutte le città che puntano sul verde.

 
Sono aperte le iscrizioni all’edizione 2024 dell’AIPH World Green City Awards: il premio rivolto a tutte le città del mondo, dalle grandi alle piccole, che realizzano azioni innovative capaci di sfruttare il potere delle piante e della natura per rendere gli ambienti urbani più sani e resilienti.
Ad organizzarlo, con un’ampia rete di partner, è l’International Association of Horticultural Producers (AIPH), associazione internazionale dei florovivaisti, che mira a valorizzare il ruolo delle piante per il contrasto al cambiamento climatico e per la salute dell’ambiente e di tutti gli esseri viventi. 
«Di volta in volta stiamo vedendo come le piante e la natura forniscono le soluzioni a molte delle sfide che il nostro pianeta deve affrontare - afferma Tim Briercliffe, segretario generale di AIPH -. È inoltre sempre più evidente che le città sono nella posizione privilegiata per sfruttare questo potenziale e guidare la trasformazione. Le iniziative sorprendenti, audaci e innovative presentate durante l'edizione inaugurale degli AIPH World Green City Awards (vedi qui e qui) hanno posto le basi per una dimostrazione ancora più ambiziosa del potere delle piante nell'edizione 2024».
Nel premio si dà riconoscimento alle iniziative urbane basate sull’incremento dell’uso delle piante per creare ambienti urbani migliori, che soddisfano le aspirazioni dei cittadini a una maggiore resilienza economica, sociale e ambientale. Le città sono invitate a partecipare agli AIPH World Green City Awards 2024 per mostrare al mondo i loro risultati e il loro impegno sul fronte delle soluzioni orientate alla natura che sfruttano il potere delle piante e dei servizi ecosistemici associati. La partecipazione ai premi offre alle città visibilità internazionale e l’ingresso in un network di livello mondiale di professionalità all’avanguardia nelle tematiche legate al verde urbano.
L'edizione 2024 degli AIPH World Green City Awards è articolata in 7 categorie, con tre finalisti in ciascuna categoria da cui viene selezionato un vincitore di categoria e con un Grand Winner scelto tra i sette vincitori di categoria. Le iscrizioni vengono compilate e inviate dalle città attraverso un portale online aperto per sei mesi fino alla scadenza del 15 settembre 2023.
Per ulteriori informazioni e per iscriversi cliccare qua.
 

L.S.

sviluppo di varietà vegetali - pirateria varietale in frutticoltura

Al “Salone del vivaismo” di Macfrut il 4 maggio incontro sullo sviluppo di varietà vegetali e la piaga della pirateria varietale nella frutticoltura in Italia.

 
«Il tema dei diritti di moltiplicazione del materiale vegetale, compresi i fruttiferi, non è certo nuovo. Oltre a una normativa italiana, esiste quella europea, tra le più moderne al mondo e che prende in considerazione la protezione legale delle mutazioni e l’uso del materiale genetico ai fini del miglioramento varietale. Nonostante l'importanza della difesa dei diritti di moltiplicazione, l'infrangimento della legislazione è frequente, con danni per tutto il comparto».
Così il prof. Daniele Bassi, docente di vivaismo arboreo all’Università di Milano, introduce la tavola rotonda “Promuovere le varietà in frutticoltura, tra attese messianiche e pirateria: un approccio realistico” che sarà da lui moderata il 4 maggio, dalle ore 13 alle 14,30, presso la sala convegni del Padiglione C2 del Rimini Expo Center nell’ambito del “Salone del vivaismo e dell’innovazione varietale” (vedi) della prossima edizione di Macfrut.
«La pirateria varietale rappresenta da anni un fenomeno dilagante della nostra frutticoltura – viene spiegato nella nota di presentazione dell’incontro -. Nonostante la quasi totalità delle nuove varietà siano oggi protette da brevetti nazionali e privative comunitarie, la moltiplicazione e la coltivazione abusiva delle novità varietali ha assunto dimensioni a dir poco imbarazzanti, con un danno stimato, solo per l’Italia, di oltre 20 milioni di euro all’anno: una minaccia per l’intera filiera ortofrutticola nazionale, un danno inestimabile per il mondo produttivo, con i conseguenti rischi ì legati alla diffusione incontrollata di varie patologie, oltre a costituire un danno morale materiale per i costitutori, i produttori e di commercianti che operano nella legalità».
«Lo sviluppo di una nuova varietà vegetale - specifica Stefano Lugli, coordinatore del "Salone del vivaismo" - richiede tempi lunghi e ingenti risorse finanziarie. Per i fruttiferi, in media, servono da 10 a 15 anni per immettere sul mercato una nuova varietà, partendo dall’incrocio. Per un progetto di breeding l’investimento può tranquillamente superare i 100mila euro. A questi vanno aggiunti i costi di protezione, quelli di certificazione genetico sanitaria e le risorse per lo sviluppo commerciale della varietà». Conti alla mano, creare e diffondere una novità può richiedere 200mila euro e oltre». 
«Nell’attuale ordinamento – conclude Lugli - il riconoscimento del diritto del costitutore attraverso il pagamento di royalty a pianta, a superficie o sul prodotto commercializzato, è condizione essenziale per garantire il proseguimento dei progetti di miglioramento genetico, siano essi soggetti pubblici o privati, offrendo la possibilità a frutticoltori di disporre di nuove varietà, più produttive, resistenti, resilienti e qualitativamente migliorate».
 

Redazione

Confagricoltura (25 marzo): l’andamento delle vendite di piante e fiori all’estero in quantità (kg) è peggiore di quello in valore (€) per l’aumento dei prezzi.

«I dati sull’andamento in valore dell’export di piante ornamentali del polo florovivaistico pistoiese nel 4° trimestre del 2022 diffusi la settimana scorsa non giustificano alcun entusiasmo. È vero, come rilevato dai colleghi di Coldiretti, che c’è stata nell’ultimo trimestre una significativa frenata alla tendenza negativa dei trimestri precedenti, ma il segno è risultato ancora negativo sia nel 4° trimestre che ancor di più su base annuale. E soprattutto va ricordato che, per via dell’aumento dei prezzi, come dimostrato ad esempio dai numeri dell’Istat sul florovivaismo nazionale, i dati delle quantità di piante esportate non possono che essere nettamente peggiori dei dati dei valori di vendita (in euro). Perciò non siamo ancora fuori dal tunnel».
Ad affermarlo è il presidente di Confagricoltura Pistoia Andrea Zelari in un comunicato stampa del 25 marzo scorso teso a prevenire una erronea percezione dell’opinione pubblica sul reale stato del comparto florovivaistico, segnato dall’aumento dei costi di produzione a causa di un incremento medio dei prezzi d’acquisto degli agricoltori del 28% generato dalla guerra in Ucraina, con conseguenze sui prezzi di vendita (+11,3% medio) e sulle quantità di piante e fiori esportati (oltre che sui margini di guadagno, dato che l’aumento dei prezzi di vendita della piante è stato assai inferiore all’aumento dei costi). 
«Non ho in mano le proiezioni sul polo florovivaistico pistoiese dei dati Istat nazionali sulle piante e fiori esportati in chilogrammi – precisa Andrea Zelari -, ma la lettura dei dati nazionali lascia poco spazio al facile ottimismo. Infatti, anche se a livello nazionale l’export di piante e fiori è aumentato in euro l’anno scorso del +2,20%, passando da 1 miliardo e 215 milioni di euro del 2021 a 1 miliardo e 242 milioni di euro del 2022 (+26,7 milioni di euro), tuttavia il dato delle quantità vendute è stato molto peggiore, passando da 654.956.723 kg del 2021 a 598.407.392 kg del 2022 (-56.549.331 kg), che equivale a un calo percentuale pari a -8,63%».
Molto rilevanti per far capire lo stato di salute del settore, secondo il presidente di Confagricoltura Pistoia, anche i dati nazionali sui saldi commerciali (differenza fra export e import) sia in valore che in quantità. Infatti, riguardo alle quantità o masse, il saldo commerciale ha registrato -44.841.258 kg (cioè -11,92%) passando da un saldo nel 2021 di +376.318.976 kg a un saldo nel 2022 di +331.477.718 kg. E ancora peggiore è stato l’andamento del saldo commerciale in valore, dal momento che da un saldo positivo pari a +559.693.301 € nel 2021 si è passati a solo +368.653.134 € nel 2022, con una riduzione del saldo pari a -191.040.167 € (cioè in percentuale: -34,13%).
«Ripeto, si tratta di dati del florovivaismo nazionale – conclude Andrea Zelari -, ma rispetto a tale divaricazione fra i risultati in euro del valore delle vendite di piante all’estero e in chilogrammi delle quantità esportate, causata dal rialzo dei prezzi, il Distretto vivaistico ornamentale pistoiese non fa eccezione, per cui al -8,25% annuale in valore del 2022 (con 363,3 milioni di euro), segnalato correttamente la settimana scorsa da Coldiretti, corrisponde purtroppo un calo nettamente maggiore delle quantità di piante vendute».

Redazione