Agroalimentare
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Coldiretti e Filiera Italia hanno avviato una strategica collaborazione con le organizzazioni agricole statunitensi, a partire dalla National Farmers Union (NFU), per contrastare l'escalation della guerra dei dazi che minaccia le economie agricole di Italia, USA e Canada. L'iniziativa segue il documento congiunto siglato al G7 agricolo di Siracusa, che sottolinea la necessità di un commercio internazionale equo e trasparente.
L'adozione di dazi doganali ha storicamente avuto un impatto devastante sull'agroalimentare italiano. Secondo un'analisi Coldiretti basata su dati Istat, i dazi al 25% introdotti negli USA durante la prima presidenza Trump hanno portato a una riduzione del valore delle esportazioni italiane, con flessioni del -15% per la frutta, -19% per formaggi e confetture, -20% per i liquori e un crollo del -28% per carni e prodotti ittici lavorati. Anche il settore vinicolo, sebbene inizialmente escluso dalle misure, ha registrato un calo del 6%.
Dall'altro lato dell'Atlantico, anche gli agricoltori americani temono ripercussioni economiche significative. L'Unione Europea, in risposta all'escalation tariffaria, potrebbe colpire beni agroalimentari USA per un valore di circa 500 milioni di euro, penalizzando settori chiave come latticini, carni, cereali, birra e superalcolici.
Questo scenario impone l'urgenza di azioni diplomatiche per evitare un conflitto commerciale dannoso per le imprese e per la stabilità dei mercati. Coldiretti e Filiera Italia sollecitano un dialogo tra le istituzioni per tutelare le aziende agricole, in particolare quelle a conduzione familiare, che costituiscono la spina dorsale delle economie agroalimentari di entrambe le sponde dell'Atlantico.
L'obiettivo finale dell'alleanza è ripristinare un commercio agroalimentare basato sulla reciprocità e sulla trasparenza, evitando la distorsione dei mercati e garantendo la tutela dei produttori e dei consumatori. Le sfide attuali richiedono un approccio cooperativo che metta al centro la sostenibilità e la competitività delle produzioni agroalimentari globali.
Redazione
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Uno studio argentino dimostra come l'uso del biochar da gusci di noce possa aumentare la resa della lattuga sia in sistemi idroponici che convenzionali
Un recente studio condotto da un team di ricercatori argentini ha evidenziato come l'applicazione di biochar ottenuto da gusci di noce possa migliorare significativamente la crescita della lattuga (Lactuca sativa L.) sia in coltivazioni idroponiche che in suolo tradizionale. La ricerca, pubblicata sulla rivista Agronomy, ha valutato l'effetto combinato del biochar e dei fertilizzanti sulla produzione di lattuga.
Metodologia dello studio
I ricercatori hanno prodotto il biochar attraverso la pirolisi dei gusci di noce a 450 °C per due ore. Successivamente, hanno applicato il biochar in diverse percentuali sia in sistemi idroponici che in suolo convenzionale, con e senza l'aggiunta di fertilizzanti. Sono stati monitorati parametri agronomici come peso fresco, peso secco, indice di area fogliare e numero di foglie.
Risultati principali
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Sistemi idroponici: La combinazione di biochar e fertilizzante ha portato a un aumento del 45% del peso fresco e del 38% del peso secco rispetto al controllo senza biochar né fertilizzante.
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Sistemi convenzionali: L'applicazione del 15% di biochar senza fertilizzante ha incrementato il peso fresco del 30% e il numero di foglie del 25%. Inoltre, l'uso combinato di biochar e fertilizzante ha aumentato l'indice di area fogliare di 1,8 volte rispetto al controllo.
Implicazioni per l'agricoltura sostenibile
Questi risultati suggeriscono che l'utilizzo del biochar da gusci di noce può migliorare la produttività della lattuga, offrendo una soluzione sostenibile per la gestione dei residui agricoli e promuovendo l'economia circolare. L'integrazione del biochar nei sistemi agricoli potrebbe ridurre la dipendenza dai fertilizzanti chimici e migliorare la qualità del suolo.
Fonte: Sanchez, E., Zabaleta, R., Navas, A.L., Maldonado, V.N.F., Fabani, M.P., Mazza, G., & Rodriguez, R. (2025). Influence of Walnut Shell Biochar and Fertilizer on Lettuce Production in Hydroponic and Conventional Systems. Agronomy, 15(3), 658.
Redazione
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La IV Gamma continua a vivere una fase di difficoltà a causa del calo dei consumi, dell'aumento dei costi e delle nuove normative UE. Il settore chiede supporto e regole di reciprocità per garantire equità sul mercato. Il 20 febbraio, al MASAF, si è tenuto un incontro tra Ortofrutta Italia e il sottosegretario Patrizio La Pietra per affrontare le criticità del settore fresh cut. Presenti anche rappresentanti di ISMEA, del MASAF e della Segreteria Tecnica del sottosegretario.
Secondo ISMEA, il 2024 ha registrato una crescita dello 0,7% rispetto all'anno precedente, un dato ancora insufficiente per recuperare il calo del 2023. Le difficoltà del comparto sono dovute a diversi fattori: il calo dei consumi, la pressione sui prezzi dovuta all’inflazione, l'aumento dei costi di produzione e la riduzione della disponibilità di fitofarmaci a seguito delle nuove normative europee. Inoltre, il regolamento imballaggi pone nuovi vincoli sulla sostenibilità ambientale, incidendo sulla logistica e sulla distribuzione.
Il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi, ha evidenziato la necessità di un approccio normativo basato sulla reciprocità tra produttori europei ed extraeuropei. Questa richiesta mira a garantire che i prodotti importati rispettino gli stessi standard di sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e tutela del lavoro applicati in Europa, evitando distorsioni della concorrenza e penalizzazioni per i produttori comunitari.
Il coordinatore del Comitato IV Gamma dell'OI, Antonio Salvatore, ha chiesto una campagna di promozione unbranded per rilanciare il comparto e sottolinearne il valore aggiunto per produzione e distribuzione. La richiesta verrà estesa anche all'Unione Europea, coinvolgendo il Gruppo di contatto (Italia, Francia, Spagna e Portogallo).
A tale proposito, il 19 e 20 marzo si terrà a Madrid un incontro internazionale per discutere strategie di rilancio, etichettatura d'origine e aumento del cofinanziamento delle OP dal 50% al 70%, come già avvenuto post-Covid. Il sottosegretario La Pietra ha ribadito l'importanza della promozione del consumo di cibi sani e della tutela del principio di reciprocità, garantendo il supporto del Governo al settore ortofrutticolo italiano.
A.V.
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Etichetta poco chiara e scarsa conoscenza della stagionalità del pescato danneggiano la Flotta Italia
Il 2024 ha segnato un record storico per le importazioni di pesce straniero in Italia, con 1,1 miliardi di chili di prodotto arrivato dall'estero. La concorrenza estera, unita a un'etichettatura spesso poco chiara e alla scarsa conoscenza della stagionalità del pescato, ha messo in difficoltà la filiera nazionale. Coldiretti Pesca lancia l'allarme e organizza un evento a Roma, presso il mercato di Campagna Amica al Circo Massimo, per guidare i consumatori nella scelta consapevole del pesce Made in Italy. L'iniziativa rientra nel progetto "Pesca Amica", finanziato dal Feampa 2021-2027, e prevede degustazioni, laboratori di cucina, abbinamenti con vini e oli locali e attività educative per bambini, con l'obiettivo di valorizzare le specie ittiche locali e promuovere un consumo sostenibile.
Secondo Coldiretti Pesca, negli ultimi quarant'anni la dipendenza dall'estero per il pesce è passata dal 30% al 90%. Se nei mari italiani si pescano circa 130 milioni di kg di pesce all'anno, le importazioni superano gli 840 milioni di kg tra pesce fresco e congelato, oltre ai prodotti trasformati come gamberetti e cozze sgusciate. Un volume enorme di pesce straniero arriva sulle tavole italiane senza che i consumatori possano facilmente distinguerlo da quello nazionale, a causa di un'etichettatura poco trasparente. Mentre per altri prodotti alimentari viene riportata chiaramente la dicitura "Italia", per il pesce compare invece la zona di cattura "FAO 37" per il Mediterraneo, una dicitura che non aiuta a identificare l'origine precisa. Ancora più critica la situazione nei ristoranti, dove l'origine del pesce non è indicata.
Per aiutare i consumatori a orientarsi, Coldiretti Pesca ha elaborato un vademecum con alcuni consigli pratici. Primo fra tutti, scegliere pesce fresco, aumentando così le probabilità di acquistare prodotto nazionale. I mari italiani offrono un'ampia varietà di specie stagionali e locali, tra cui alici, vongole, sardine, gambero rosa, nasello, canocchie, triglie, tonno rosso, seppie, polpi, gambero rosso, cefali, pesce spada, sogliola e tonno alalunga. A questi si aggiungono i prodotti allevati in Italia come cozze, trote, vongole veraci, orate, spigole e branzini, per i quali è obbligatoria l'indicazione del Paese di origine.
Sul fronte del pesce congelato e trasformato, le possibilità di acquistare prodotto estero aumentano sensibilmente. Le principali specie importate sono seppie e calamari, gamberetti, salmone, polpi, filetti di tonno e palamita, orate, tonno, spigole, cozze e filetti di nasello. Per questo Coldiretti Pesca chiede un'etichettatura più chiara e dettagliata e l'applicazione del principio di reciprocità nelle regole commerciali, per garantire che anche il pesce importato rispetti gli stessi standard di sicurezza e qualità imposti alle produzioni europee.
Redazione
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La filiera della patata in Italia rappresenta un pilastro del settore agroalimentare, ma deve affrontare sfide cruciali per accrescere competitività e sostenibilità. AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) gioca un ruolo strategico nel supportare i produttori attraverso strumenti finanziari, innovazione e formazione.
Nonostante il comparto pataticolo sia un settore consolidato, l’offerta rimane frammentata e necessita di una maggiore aggregazione per rafforzare il potere contrattuale degli operatori. Questo è uno dei nodi fondamentali segnalati da AGEA. Elementi come la qualità certificata e la valorizzazione del prodotto risultano fondamentali per intercettare mercati più remunerativi e garantire ai consumatori standard elevati. Un altro nodo cruciale è l’economia circolare: la riduzione degli sprechi attraverso il riutilizzo degli scarti di produzione potrebbe rappresentare una soluzione sostenibile e profittevole per l’intero settore.
AGEA interviene con diverse misure per supportare la filiera. Tra le principali azioni figurano:
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Finanziamenti per il rafforzamento delle OP e AOP, con l’obiettivo di migliorare la concentrazione dell’offerta e aumentare la competitività sul mercato;
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Sostegno agli investimenti ambientali, favorendo pratiche agricole sostenibili, riduzione dell’impronta ecologica e ottimizzazione dell’uso delle risorse idriche;
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Promozione della ricerca, innovazione e formazione, per incentivare l’adozione di nuove tecnologie e migliorare la produttività e la qualità del prodotto;
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Integrazione tra la Politica Agricola Comune (PAC) e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), al fine di garantire un supporto strutturato alla crescita della filiera;
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Misure di gestione del rischio, come strumenti assicurativi e fondi mutualistici per proteggere i produttori dalle fluttuazioni del mercato e dagli eventi climatici avversi.
Guardando al futuro, il settore pataticolo italiano deve puntare su sostenibilità, innovazione e valore aggiunto per consolidare il proprio ruolo nei mercati nazionali e internazionali. AGEA si conferma un attore chiave per garantire strumenti adeguati ai produttori, favorendo un’agricoltura più resiliente e orientata alla qualità. La sfida è quella di costruire un comparto sempre più competitivo, capace di rispondere alle esigenze dei consumatori e di affrontare le turbolenze del mercato globale con strategie efficaci e innovative.
Redazione




