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Alla Settimana Mondiale dell’Acqua 2012, conclusasi ieri a Stoccolma, la Fao ha presentato un nuovo piano per la gestione dell’acqua in agricoltura (responsabile del 70% del consumo mondiale) che individua le seguenti priorità: modernizzazione dell’irrigazione, migliore stoccaggio, riciclaggio dell’acqua, controllo dell’inquinamento, riduzione dello spreco di cibo. [Irrigation, Netherlands, 2009. Photo credits: Stefan Heilscher, sIWI]
Arrivano le prime piogge in Toscana, ma il ricordo della grande siccità estiva non svanisce nel settore agricolo e forestale. Si ponderano le conseguenze nei vari comparti rurali delle tante settimane senza acqua alla luce dei possibili andamenti delle precipitazioni iniziate negli ultimi giorni (la Cia si è interrogata sulla produzione di castagne, mentre Coldiretti su funghi, tartufi, uva ed altre colture). Ma soprattutto si pensa a cosa escogitare per affrontare in futuro con più tranquillità eventuali ulteriori periodi siccitosi (è di ieri ad esempio la proposta sulle pagine della Nazione da parte dell’Autorità di bacino dell’Arno di rialzare la diga di Levane di due metri).
Può essere utile quindi richiamare i punti principali del «nuovo piano d'azione per la gestione dell'acqua in agricoltura "Coping with water scarcity: An action framework for agriculture and food security" (“Confrontarsi con la scarsità dell’acqua: un piano d’azione per l’agricoltura e la sicurezza alimentare”)» che la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha presentato durante la “2012 World Water Week” (la Settimana Mondiale dell’Acqua 2012) che si è conclusa ieri nella capitale svedese, dove si tiene ogni anno dal 1991 a cura dell’Istituto internazionale sull’acqua di Stoccolma. Negli ultimi anni, infatti, «la siccità in alcune parti del mondo – sostiene la Fao - ha avuto pesanti ripercussioni sulla produzione cerealicola mondiale ed ha contribuito al rialzo dei prezzi alimentari registrato ogni anno a partire dal 2007». E ciò dimostra la necessità di «gestire meglio le risorse idriche per salvaguardare la sicurezza alimentare», di «trasformare il modo in cui l'acqua viene usata - e sprecata - lungo l'intera filiera alimentare».
Come ha detto nel suo intervento il direttore generale della Fao José Graziano da Silva «non esiste sicurezza alimentare senza sicurezza delle risorse idriche». Graziano da Silva ha fatto notare che il recente rapporto della Fao “The State of Land and Water Resources for Food and Agriculture (Lo Stato Mondiale delle Risorse Idriche e Fondiarie per l'Alimentazione e l'Agricoltura)” ammonisce con chiarezza che la scarsità d'acqua e l’inquinamento stanno mettendo a rischio in tutto il mondo interi sistemi produttivi. «L’agricoltura come viene praticata oggi - ha aggiunto il direttore generale della Fao - è una delle cause di questo fenomeno, poiché rappresenta il 70% di tutto il consumo d'acqua a livello mondiale». Però, ha proseguito, c’è un enorme potenziale per cambiare il modo in cui l’acqua viene utilizzata e «l'agricoltura è l'elemento chiave per un uso sostenibile delle risorse idriche». Per raggiungere quest'obiettivo e soddisfare la crescente domanda di cibo «dobbiamo riuscire a produrre in modo che si preservino le risorse idriche, si usino in modo più sostenibile ed intelligente, e si aiuti così l'agricoltura ad adattarsi al cambiamento climatico».
Ma ecco le «aree prioritarie d’intervento» previste dal nuovo piano d’azione della Fao:
- Modernizzazione dei sistemi irrigui. I vecchi sistemi d’irrigazione devono essere modernizzati per riuscire a rispondere alle necessità degli agricoltori di domani e consentire un uso più efficiente dell'acqua, che aiuti a incrementare la produzione. L'irrigazione agricola del futuro dovrà sempre più basarsi su sistemi di tubature e mettere insieme in modo sostenibile differenti fonti, incluse le falde freatiche.
- Migliore stoccaggio dell'acqua piovana a livello agricolo. Immagazzinando l'acqua in stagni di piccole dimensioni o direttamente nel terreno, gli agricoltori possono ridurre i rischi connessi con la siccità e incrementare la produzione.
- Riciclare e rimpiegare. Riutilizzare l'acqua, in particolare le acque reflue trattate provenienti dai centri urbani, può aiutare la produzione agricola nelle zone aride, un modo più sistematico e sicuro di usarle può fare incrementare la produzione locale.
- Controllo dell'inquinamento. Devono essere introdotte norme più strette di controllo della qualità dell'acqua e meccanismi efficaci per farle rispettare al fine di ridurre l'inquinamento idrico che non fa che peggiorare la situazione.
- Ridurre lo spreco di cibo. La riduzione delle perdite post-raccolto deve essere parte integrante di qualsiasi strategia che affronti la penuria d'acqua. Il 30% di tutto il cibo prodotto a livello mondiale - l'equivalente di 1,3 miliardi di tonnellate - va ogni anno perduto o sprecato lungo la catena alimentare "dal campo alla forchetta". Ridurre queste perdite aiuterà a ridurre la pressione su risorse naturali essenziali per la produzione alimentare quali la terra e l'acqua.
Infine le politiche agricole dovrebbero considerare il potenziale che la produzione non irrigua ancora offre in molte aree, e cercare una combinazione integrata di agricoltura irrigua e piovana.
L.S.
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- Scritto da Andrea Vitali
La fiera olandese del vivaismo si tiene dal 22 al 25 agosto a Hazerswoude-Dorp, vicino a Boskoop. Fra gli oltre 300 espositori, di cui 60 non olandesi, 7 imprese italiane: 3 di Pistoia. Anche quest’anno previsti molti premi per le nuove piante. Il direttore Jos van Lint: «partecipanti sempre più attenti ai consumatori finali».
Ci saranno sette imprese italiane fra gli oltre 300 espositori di Plantarium 2012, di cui 60 stranieri (da quattordici differenti Paesi) e tutti gli altri olandesi. E fra le nostre magnifiche sette spiccheranno tre vivai pistoiesi: Magni Piante, Romiti Vivai e Vivai Soldi. Le cui piante potranno essere valutate e ammirate da almeno 17 mila visitatori, di cui 10 mila professionali, stando ai dati delle ultime edizioni.
Dal 22 al 25 agosto presso l’International Trade Centre Boskoop-Hazerswoude nel cuore dell’Olanda è in programma la trentesima edizione della fiera del vivaismo Plantarium, un appuntamento che quest’anno avrà come tema la “comunicazione” e in particolare i “social media”, che stanno cambiando i rapporti fra imprese e consumatori finali. Fenomeno che si riflette anche nel modo in cui si evolve la partecipazione delle aziende alle esposizioni commerciali. «Percepiamo fra i partecipanti una maggiore sensibilità per il targeting (la capacità di selezionare e raggiungere i consumatori finali, ndr) – dice infatti il direttore di Plantarium Jos van Lint -. Pensiamo sempre più consapevolmente a ciò che vogliamo offrire ai visitatori. Qual è il messaggio? Facciamo scelte di prodotto consapevoli pensando a mostrare applicazioni e materiali che possano smuovere i visitatori. Le imprese si stanno concentrando sui consumatori, perché sono loro, dopo tutto, i compratori».
Fra gli aspetti salienti della presente edizione, che segna un importante anniversario per la manifestazione, oltre alle tantissime nuove piante e ai nuovi accessori, uno spazio appositamente dedicato ai prodotti premiati negli ultimi 22 anni: una testimonianza del contributo che la fiera ha saputo dare nel corso del tempo al settore del florovivaismo. E poi naturalmente i premi, tutti frutto di accurate selezioni ad opera di giurie di esperti. Ci sono tre tipi di selezioni: per gli stand migliori (sia dei produttori di piante che dei fornitori), per le novità di prodotto, per i premi della stampa. Da queste selezioni usciranno i seguenti premi: a) il premio per il migliore stand verde (cioè di azienda che produce piante), b) il premio al migliore fornitore, c) il premio per la migliore novità, d) il premio della stampa e, infine, e) quattro premi riservati a quattro segmenti del settore.
Vale la pena di riportare le descrizioni di questi ultimi segmenti.
1) Produzione: prodotti dal mondo del vivaismo capaci di evocare nel consumatore l’esperienza della natura, cioè dall’aspetto attraente, utilizzabili direttamente negli spazi verdi dei privati (terrazze, giardini, balconi); i cosiddetti prodotti d’atmosfera.
2) Materiale per la coltivazione di piante: sementi, giovani piante, materiale trapiantabile.
3) Commercio: ai partecipanti capaci di rendere le loro collezioni di prodotti adatte ai target group.
4) Vendita al dettaglio: ai partecipanti che presentano articoli di massa in comode unità da asporto o pacchi pensati per le vendite attraverso i canali takeaway, i garden e i supermercati; prodotti che vendono se stessi e spesso accompagnati da appropriati concept o tematizzazioni.
L.S.
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Il bando internazionale, rivolto a progettisti under 35, è organizzato nell'ambito della VI edizione del festival Comodamente di Serravalle di Vittorio Veneto (Treviso), che ha per filo conduttore la “meraviglia”. Entro il 6 agosto si può partecipare inviando i progetti sui 7 frammenti urbani identificati dagli organizzatori. Le soluzioni vincenti saranno inaugurate durante il festival dal 7 al 9 settembre.
Sette ritagli urbani del centro storico di Serravalle a Vittorio Veneto, dei «piccoli spazi residuali […] privati di un loro carattere e vissuti al minimo delle loro potenzialità», che vengono trasformati in sette meravigliosi giardini contemporanei. E’ lo scopo del concorso internazionale di progettazione “Locus Amoenus – frammenti di meraviglia in città” nato quest’anno in seno alla sesta edizione del festival di cultura contemporanea Comodamente, kermesse organizzata nella cittadina trevigiana dal Centro Studi Usine in collaborazione con la fondazione Francesco Fabbri, che quest’anno ha per filo conduttore proprio “la meraviglia”: «quel cortocircuito che svela nuove facce della realtà, proiettando d’un balzo oltre il conosciuto oppure, semplicemente, offrendone prospettive inedite».
Il bando è rivolto a studenti, architetti, ingegneri, agronomi, paesaggisti e creativi under 35. I partecipanti possono iscriversi singolarmente o in gruppo, previa indicazione di un capogruppo rappresentante. Sono consentiti raggruppamenti temporanei soprattutto se multidisciplinari. Ogni partecipante è chiamato a progettare da un minimo di tre spazi ad un massimo di sette spazi. E ci sono alcuni vincoli a cui obbedire nella stesura del progetto, che potrà essere inviato in formato digitale. Ad esempio «i materiali messi a disposizione dalle imprese locali coinvolte potranno essere: piante, fiori, erba in rotoli, neon, elementi prefabbricati per l’edilizia (tombini, ecc.), ghiaie e inerti, reti metalliche, tubi innocenti e snodi, tubi di plastica, teli da cantiere, pallets, tubi per serre, tavolati in legno, balle di fieno, plexiglass, cartoni, cassette per la frutta, polistirolo (qualsiasi altro materiale di risulta e di facile reperibilità)». Un primo elemento costante per i sette giardini sarà l’utilizzo del neon e quindi i partecipanti sono invitati a progettare in ognuno dei sette luoghi un’istallazione luminosa di circa 5 metri lineari di sviluppo.
I luoghi o «ambiti» di Serravalle di Vittorio Veneto da ripensare e trasformare in giardini si possono perlustrare comodamente online sul sito web del concorso e sono così denominati: il lavatoio, le terrazze, l’angolo, il balcone, i gradoni, la soglia e l’approdo.
La scadenza per la partecipazione è il 6 agosto e tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione e di presentazione dei progetti si trovano nel bando consultabile online, ma visto il poco tempo a disposizione si consiglia di contattare l’organizzazione per e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o per telefono 0438-553969.
L.S.
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- Scritto da Andrea Vitali
Lo ha illustrato il ministro Catania con Carlo Petrini e Sergio Rizzo e prevede un limite al consumo di superficie agricola a fini edificatori imposto a livello nazionale. Positive le reazioni di Cia e Coldiretti, che ha presentato alcune stime sui prezzi della terra in Italia. Meno sensibile al consumo di suolo Confagricoltura, che non accetta il divieto per 10 anni di mutare la destinazione dei terreni che hanno ricevuto aiuti statali per l’agricoltura. [foto di VAghestelledellorsa da Wikipedia]
«Tra il 1971 e il 2010 la sau (superficie agricola utilizzata) si è ridotta di 5 milioni di ettari (da quasi 18 milioni di ettari a poco meno di 13), una superficie equivalente a Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna messe insieme». Tale riduzione ha interessato soprattutto le terre «a seminativi e i prati permanenti, ovvero i due ambiti da cui provengono i principali prodotti di base dell’alimentazione degli italiani: pane, pasta, riso, verdure, carne, latte». E il fenomeno è accaduto mentre aumentava la popolazione e quindi il bisogno alimentare.
Finora la perdita di sau non si è tradotta in una proporzionale perdita di produzione agricola. Questo grazie all’introduzione di nuove tecniche che hanno aumentato la produttività per ettaro coltivato: negli anni ’50 un ettaro a frumento produceva 1,4 tonnellate, mentre oggi quasi 4. Ultimamente però si è giunti al punto in cui all’applicazione di maggiori tecnologie disponibili non corrisponde un incremento del rendimento della terra.
Risultato? L’Italia dipende sempre più dall’estero per l’approvvigionamento e «attualmente produce circa l’80-85% delle risorse alimentari necessarie a coprire il fabbisogno dei propri abitanti. In altre parole, la produzione nazionale copre poco più dei consumi di tre italiani su quattro». E se si utilizza un indicatore negativo quale il deficit di suolo agricolo - che misura di quanto la sau di un Paese è inferiore rispetto al suolo agricolo necessario per produrre i cibi, prodotti tessili e biocarburanti necessari alla popolazione – l’Italia è al terzo posto in Europa e al quinto nel mondo con circa 49 milioni di ettari in meno di quanti ne servirebbero.
E’ quanto si legge nel rapporto “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione” presentato ieri dal ministro delle politiche agricole Mario Catania in un incontro a Roma in cui sono intervenuti anche il fondatore di Slow Food Carlo Petrini e il giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo. Durante l’incontro il ministro ha presentato la bozza di un disegno di legge «in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo» che mira proprio a porre rimedio alla situazione descritta. E che ha come elemento centrale l’introduzione di limiti ben precisi a livello nazionale, e stabiliti dal ministero dell’agricoltura d’intesa con i ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture, «al consumo di superficie agricola per fini edificatori» (art. 2); limiti che poi devono essere ripartiti a livello regionale insieme alla Conferenza delle regioni. A tale misura se ne aggiungono due altrettanto importanti: il divieto del mutamento di destinazione (agricola) per almeno 10 anni dei terreni che hanno ricevuto aiuti di stato o comunitari (art.3); incentivi a interventi edilizi di recupero dei nuclei abitati rurali (art.4).
Per capire la ratio del disegno di legge conviene tornare al rapporto presentato dal Ministro. Le ragioni della cornice deficitaria di sau sono due: l’abbandono e la cementificazione. Attualmente l’abbandono riguarda la porzione più ampia dei terreni sottratti all’agricoltura. Ma la cementificazione desta maggiori preoccupazioni, perché, oltre ad essere praticamente irreversibile e con un elevato impatto ambientale, interessa i terreni migliori sia in termini di produttività che di localizzazione: terreni pianeggianti, fertili, facilmente lavorabili e accessibili quali, ad esempio, le frange urbane, le aree costiere e quelle pianeggianti. Al contrario, l’abbandono riguarda i terreni meno fertili, spesso situati in aree montane e/o con poche infrastrutture. Si tratta, inoltre, di un fenomeno più facilmente reversibile.
Oltretutto in Italia la cementificazione è avvenuta anche a prescindere dalle dinamiche demografiche, cioè in luoghi in cui la popolazione diminuiva. Una cifra parla da sola: «la popolazione dal 1950 ad oggi è cresciuta del 28% mentre la cementificazione è cresciuta del 166%». E ciò ha fatto sì che «dagli anni ’50 del secolo scorso ad oggi è stata cementificata una superficie pari alla Calabria (1,5 milioni di ettari, ISPRA, 2010). Tra sessant’anni, al tasso di cementificazione attuale, si aggiungerà una superficie corrispondente a quella del Veneto». L’Istat, nel Rapporto annuale 2012, mostra che le superfici edificate coprono il 6,7% del territorio nazionale. Tra il 2001 e il 2011, su scala nazionale, la cementificazione è cresciuta dell’8,77%. La situazione italiana risulta problematica anche su scala europea, dove si posiziona come quarto Paese per percentuale di suolo cementificato dopo Olanda, Belgio e Lussemburgo.
La causa principale dell’espansione del cemento è la «elevata discrepanza tra la redditività dell’edilizia e quella agricola. Questo avviene su tutte le scale e interessa tutti i settori inclusi i Comuni che percepiscono gli oneri di urbanizzazione (maggiori per l’edilizia ex novo vs. ristrutturazione)». Da qui la necessità di un limite imposto a livello ministeriale.
Positive le reazioni di Cia e Coldiretti. Per il presidente di Cia Giuseppe Politi «il disegno di legge di proposto dal ministro Catania può costituire un primo cambio di rotta per costruire un sistema ambientale realmente sostenibile, che faccia dell’agricoltura un volano di riequilibrio territoriale». Mentre il presidente di Coldiretti Sergio Marini ha dichiarato: «ben vengano le iniziative come la bozza di disegno di legge illustrata dal ministro delle politiche agricole Mario Catania al quale la Coldiretti è disponibile a dare il suo contributo nell'interesse dell’agricoltura». E un primo contributo può essere considerato il comunicato diffuso ieri da Coldiretti in cui vengono esposti alcuni dati sul mercato fondiario (ricavati dall’organizzazione agricola da un’indagine dell’Inea) che vedono il bene terra tenere con un prezzo medio per ettaro di 19.400 euro. «Nonostante la crisi – si legge – la terra si conferma “bene rifugio”, con le quotazioni che fanno registrare un aumento dell’0,5 per cento rispetto all’anno precedente, anche se le attività di compravendita viaggiano a ritmi ridotti».
Unica nota stonata per il ministro la posizione un po' critica di Confagricoltura: «denunciamo da anni gli effetti di una cementificazione selvaggia del territorio, una pressione che sta ridimensionando gli spazi agricoli del nostro Paese, ma vogliamo anche ricordare, con forza, che oltre il 4% della sau (superficie agricola utilizzata) è a riposo e che, unendola alla superficie attualmente non utilizzata, si potrebbe rimettere in coltura un’estensione pari ad oltre il 9% della sau: ovvero 1,2 milioni di ettari oggi improduttivi». «E’ assolutamente apprezzabile – chiosa il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - il tentativo di mettere al centro dell’attenzione del Paese l’agricoltura produttiva e i terreni che possono essere ad essa recuperati, seppur consideriamo meno condivisibili i limiti sulla destinazione nel tempo dei terreni agricoli».
Durante l’incontro Catania ha sostenuto che «ogni giorno 100 ettari di terreno vanno persi, negli ultimi 40 anni parliamo di una superficie di circa 5 milioni. […] Sono dati che devono farci riflettere sul fatto che il problema del consumo del suolo nel nostro Paese deve essere una priorità da affrontare e contrastare». «Dobbiamo invertire la rotta – ha detto - di un trend gravissimo che richiede un intervento in tempi rapidi. Serve una battaglia di civiltà, per rimettere l'agricoltura al centro di quel modello di sviluppo che vogliamo dare al nostro Paese. Non penso, naturalmente, a un ritorno a un paese agreste, ma immagino uno Stato che rispetti il proprio territorio e che salvaguardi le proprie potenzialità». E ha poi aggiunto che la cementificazione «è qualcosa di devastante sia per l'ambiente sia per l'impresa agricola, con effetti negativi sul volume della produzione. La sottrazione di superfici alle coltivazioni abbatte la produzione agricola, ha un effetto nefasto sul paesaggio e, di conseguenza, sul turismo». «Tutto ciò - ha concluso - avviene in un Paese come il nostro dove il livello di approvvigionamento è molto basso, dato che almeno il 20 per cento dei consumi nazionali è coperto dalle importazioni. Qual è il nostro compito? Dobbiamo aggredire le cause di questo processo, serve una nuova visione economica, un diverso modello di sviluppo. Bisogna anche contrastare l'aggressività di alcuni poteri forti, l'assenza di regole, dobbiamo modificare una certa cecità della politica, introducendo un cambiamento normativo nel meccanismo di spesa degli oneri di urbanizzazione che vanno nelle casse dei Comuni».
Lorenzo Sandiford
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Alla VI edizione del concorso di Coldiretti Giovani Impresa, premi alla pasta a km 0 che non provoca allergie, alla vinificazione naturale, a un allevamento di branzini Doc, alla credenza e ALL'OLIO rigorosamente bio, alle degustazioni con visite guidate. Coldiretti Pistoia sostiene a Serravalle la prima fattoria autogestita di clochard.
Ecco le sei magnifiche esperienze d’impresa rurale della Toscana nel 2012. Gli Oscar Green di Coldiretti Giovani Impresa della nostra regione sono stati consegnati oggi a Villa La Magia di Quarrata, in provincia di Pistoia. E a vincere sono state ancora una volta originalità e intraprendenza nel segno della filiera corta, della multifunzionalità e della conquista dei clienti stranieri. Nell’occasione la federazione provinciale di Pistoia di Coldiretti e le sei aziende vincitrici del concorso hanno presentato ed adottato il progetto dell’associazione milanese “Clochard alla riscossa”, che a Serravalle Pistoiese ha deciso di realizzare la prima attività agricola italiana completamente gestita da ex senza fissa dimora sottratti alla strada.
Il premio “Stile e cultura d’impresa”, per la capacità di distinguersi sul mercato, è andato alla vinificazione naturale al 100% (con pigiatura dell’uva con i piedi) dell’azienda Stefano Amerighi di Cortona che ha conquistato i mercati asiatici. Mentre all’olio extravergine biologico di Angelo Bo e della sua particolarissima Azienda Agricola SPErimentale per l’AGRIcoltura Sostenibile di Firenze è stato consegnato il premio “Ideando”, riservato alle aziende giovanissime, con un solo compleanno alle spalle. Il premio “In filiera”, per chi «completa il percorso dalla terra alla tavola», è stato assegnato alla pasta di filiera corta che non provoca nessun tipo di allergie e intolleranze alimentari di Franco Pedrini dell’Azienda San Cristoforo di Gambassi Terme. E all’allevamento doc di branzini e orate di Nicolò Fiorelli, pronto a nascere nei mari di San Vincenzo, è stato dato il premio “Non solo agricoltura”.
Il premio “Campagna Amica”, dedicato alle aziende giovani che hanno scommesso tutto sul rapporto diretto fra produttore e consumatore, è toccato alla «credenza a km zero rigorosamente bio di Stefano Tanzini dell’Azienda agricola San Francesco Bio di Grosseto». Infine, a conquistare il premio “Esportare il territorio”, sono state le degustazioni guidate con visite nei vigneti che richiamano enoturisti di tutto il mondo di Bruno Tuccio e l’azienda vitivinicola Caccia Grande di Castiglione della Pescaia.
Queste sei storie imprenditoriali hanno avuto la meglio tra i 32 avvincenti profili aziendali che erano stati preselezionati. Tutti caratterizzati dalla capacità di costruirsi con originalità un proprio modello d’impresa. Tra questi possono essere citati i seguenti: il peschereccio “Sirena” specializzato nella pescaturismo, l’allevatore di asini amiatini pronto al debutto nel mondo dell’e-commerce, il vino con le etichette d’autore, l’agriturismo che diventa un piccolo teatro serale e il tour nel parco Appennino Tosco Emiliano con le bici elettriche, l’allevatore di patate con la certificazione Iso 9000, la cooperativa sociale formata da disabili e soggetti svantaggiati. E ancora il floricoltore che fa concorrenza all’Olanda esportando i fiori prodotti nella provincia di Lucca, le aziende specializzate in produzioni bio e biodinamiche, la giovane laureata in giurisprudenza che ha preferito zucchine ed insalate all’aula dei tribunali, l’agri-gelato e l’allevatore donna che ha scommesso tutto sulla Chianina.
Riguardo al progetto dei “Clochard alla riscossa”, che ha l’obiettivo di dare un tetto, una paga e un mestiere a persone che hanno vissuto per strada, il fondatore dell’associazione milanese Wainer Molteni ha dichiarato: «sulla strada oggi ci sono tante competenze che nel giusto contesto possono essere valorizzate. Rifiutiamo la logica dell’assistenzialismo che ha prodotto anche tanti danni». Quindi niente finanziamenti a fondo perduto, ma «a regime vogliamo che l’attività agricola ci fornisca l’80% dei ricavi».
Coldiretti metterà a disposizione di Clochard alla riscossa tutte le opportunità offerte dal progetto di una filiera agricola tutta italiana e dalla rete Campagna Amica, oltre al supporto agronomico, tecnico e normativo. «Siamo convinti che l'agricoltura sia un'opportunità di lavoro e di crescita per tutti – ha detto Riccardo Andreini, presidente di Coldiretti Pistoia -. È nel nostro Dna quello di aumentare la consapevolezza che il settore primario non è un settore residuale, ma è una reale possibilità di sviluppo per i territori e per l'Italia intera, e quindi per gli italiani tutti. Di “Clochard alla riscossa” ci è subito piaciuto l'approccio, che è quello di Coldiretti: l'agricoltura può e deve produrre reddito e sviluppo, non è un panda che va tutelato sotto una campana di vetro, ma solo supportato e aiutato a crescere. Quindi abbiamo aderito alla richiesta con entusiasmo, consapevoli che il lavoro che attende Clochard alla riscossa sarà duro, come è duro il lavoro sulla terra e la vita».




