L’ALBERO DEI DESIDERI TRA MONETE E MEMORIA
- Andrea Vitali
IN GALLES, a Portmeirion, faggi e agrifogli custodiscono monete conficcate nella corteccia. Dal Settecento un rito popolare lega alberi, guarigione e speranza collettiva.
Nel villaggio di Portmeirion, nel Nord del Galles, alcuni alberi hanno attirato l’attenzione per la corteccia ricoperta di monete. Non vandalismo, ma una pratica rituale radicata nella storia rurale britannica. La scoperta di un tronco abbattuto, interamente costellato di metallo, ha riportato alla luce un’usanza che risale almeno al XVIII secolo.
Secondo la credenza popolare, chi soffriva di un male poteva conficcare una moneta nell’albero affinché il tronco assorbisse la malattia. Estrarre una moneta significava invece attirare su di sé la sventura. In altre versioni, il desiderio si avverava solo quando il metallo superava la corteccia ed entrava nel legno vivo: un gesto fisico, quasi agricolo, che trasformava l’albero in intermediario tra uomo e natura.

A Portmeirion le monete si trovano soprattutto su faggi e agrifogli, specie robuste e difficili da incidere. La fatica stessa faceva parte del rito: il desiderio doveva essere “guadagnato”.
Tradizioni simili si ritrovano in altre aree della Gran Bretagna e d’Europa. Nelle nostre precedenti rubriche abbiamo raccontato di alberi carichi di nastri e biglietti: declinazioni moderne dello stesso bisogno arcaico di affidare alla natura speranze e paure.
L’albero dei desideri non è solo folklore. È memoria vegetale, simbolo di un legame profondo tra comunità e paesaggio.