NEBBIA D’ARTE: FUJIKO NAKAYA, LA SCULTRICE DELL’IMPALPABILE
- AnneClaire Budin
Artista pioniera delle sculture di nebbia, Fujiko Nakaya ha unito arte, tecnologia e natura. Dal Giappone agli Stati Uniti, le sue installazioni evocano l’effimero e l’emozione.
Fujiko Nakaya, nata a Sapporo nel 1933, è una delle più affascinanti plasticienne contemporanee.

Dopo gli studi in Giappone e negli Stati Uniti, esordisce come pittrice, ma è con le sculture di nebbia che rivoluziona l’arte ambientale. Nel 1970, realizza la prima scultura di nebbia al mondo per l’Expo di Osaka, avvolgendo il padiglione Pepsi in un’atmosfera mutevole e coinvolgente.

Le sue installazioni non si limitano a essere viste: si vivono. Composte da miriadi di goccioline d’acqua nebulizzate da centinaia di ugelli, le sue opere interagiscono con vento, umidità e clima locale.

Ogni intervento è irripetibile, effimero, trasformando lo spazio in un campo percettivo nuovo. L’artista parla di una “conversazione con il vento”: un’opera mai fissa, sempre diversa.

Negli anni ’70 e ’80 collabora con figure come David Tudor, Trisha Brown e Bill Viola, portando la sua nebbia anche in ambienti chiusi o su scenografie di danza. L’esperienza sensoriale immersiva disorienta, esalta e trasporta, annullando le barriere tra spettatori e paesaggio.

Dall’Australia al Giappone, da Parigi a Bilbao, le sue nebbie sono apparse nei più importanti musei e spazi pubblici.

Figlia del fisico Ukichiro Nakaya, celebre per i suoi studi sui cristalli di neve, Fujiko eredita un profondo interesse per i fenomeni naturali. Le sue opere, sospese tra rigore scientifico e libertà poetica, sfidano la percezione e toccano corde emozionali profonde.

“Lascio che sia la natura a parlare”, afferma l’artista, oggi novantatreenne, ancora attiva. In un panorama culturale spesso dominato da immagini persistenti e affermazioni visive forti, le installazioni di Fujiko Nakaya introducono un linguaggio opposto: temporaneo, mutevole, discreto.
Il suo lavoro sull’impermanenza non impone un messaggio, ma propone un’esperienza in cui i confini tra spazio, corpo e atmosfera si fanno incerti.

La nebbia non lascia residui, ma modifica — anche solo per poco — la percezione del luogo e del tempo.
AnneClaire Budin – © Floraviva, riproduzione riservata – 18 gennaio 2026
