FLOROVIVAISMO, LA LEGGE QUADRO ORA DEVE DEFINIRE LA FILIERA
- Andrea Vitali
Florovivaismo, dal MASAF il 30 aprile 2026 si avvia il decreto attuativo: Governo e organizzazioni salutano il passaggio, Floraviva richiama i confini tecnico-amministrativi di filiera.
IL VIA DAL MASAF E LE PAROLE DEL GOVERNO
“Con questa riforma mettiamo fine a un’attesa durata decenni e diamo finalmente al florovivaismo le regole e la centralità che merita. Per troppo tempo un comparto strategico dell’agricoltura italiana è stato interessato solo da interventi e soluzioni parziali. Ringrazio il sottosegretario Patrizio La Pietra per il lavoro che ha svolto, grazie al quale oggi possiamo cambiare metodo e visione” dichiara il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.
“Il decreto – aggiunge – introduce una legge quadro organica, che garantisce certezze alle imprese, valorizza il lavoro, rafforza il Made in Italy e consente una programmazione stabile degli investimenti. Si passa dalla gestione delle crisi a una politica di sviluppo strutturata, capace di accompagnare il settore nel medio e lungo periodo”, prosegue Lollobrigida. “Il florovivaismo quindi entra finalmente a pieno titolo nelle politiche agricole e ambientali del Paese: non solo produzione, ma qualità, tutela del territorio, verde urbano e competitività sui mercati internazionali. È una risposta concreta a migliaia di aziende che chiedevano regole chiare e una prospettiva certa. Una riforma di sistema che guarda al futuro”, conclude il ministro dell’Agricoltura.
“Per anni il florovivaismo, pur rappresentando un comparto strategico per l’economia agricola e l’identità del Made in Italy, è rimasto privo di una legge quadro dedicata. Oggi lo Stato ne riconosce pienamente il valore produttivo, economico, ambientale e sociale, inserendolo a pieno titolo tra le attività agricole” ha dichiarato il sottosegretario al MASAF, con delega al florovivaismo, Patrizio La Pietra.
Il sottosegretario ha inoltre aggiunto che “il decreto segna un deciso cambio di paradigma non prevedendo più interventi occasionali per fronteggiare le crisi, ma introducendo una visione strutturata e di medio-lungo periodo”.
LE ORGANIZZAZIONI: SODDISFAZIONE E PRESIDIO DEL TESTO
Le prime reazioni confermano che il tema non è solo politico, ma operativo. Assofloro e Coldiretti parlano di un passo storico per una filiera strategica e richiamano il perimetro dell’attività florovivaistica, gli strumenti di settore, i contratti di coltivazione, gli accordi quadro, la formazione, la logistica, le infrastrutture e il verde urbano.
CIA-Agricoltori Italiani rivendica il lavoro svolto con l’Associazione Florovivaisti Italiani e considera la calendarizzazione del decreto in Consiglio dei ministri un primo passaggio verso una vera legge quadro nazionale. È una posizione comprensibile: su questa norma il settore ha lavorato a lungo, spesso più di quanto sia apparso fuori dai tavoli tecnici.
La soddisfazione, però, non chiude il lavoro. Lo apre. Una legge quadro sul florovivaismo sarà utile se saprà riconoscere la filiera e, nello stesso tempo, ordinarne funzioni, responsabilità e confini tecnico-amministrativi.
RICONOSCIMENTO E DEFINIZIONI: ORA SI MISURA LA RIFORMA
Il decreto attuativo della legge delega sul florovivaismo è una buona notizia. Il Governo ha aperto una fase attesa da decenni e lo ha fatto nella direzione giusta. Ma per un settore tecnico, complesso e troppo spesso trattato come ornamento dell’agricoltura, il riconoscimento non basta.
Ora viene il punto sostanziale: definire il florovivaismo per quello che fa. Produzione, completamento del ciclo produttivo, commercializzazione, intermediazione e distribuzione hanno rischi, costi e responsabilità diverse. Non possono produrre gli stessi effetti amministrativi, fiscali e concorrenziali.
La legge quadro dovrà distinguere chi coltiva, radica, accresce e assume il rischio biologico della pianta da chi compra, movimenta e rivende prodotto. Tutte funzioni legittime. Ma non uguali.
IL NOSTRO PUNTO DI VISTA: UNA FILIERA, FUNZIONI DIVERSE
Il florovivaismo va riconosciuto come comparto unitario, ma regolato nei suoi livelli reali. Floricoltura, vivaismo, produzione agricola, completamento del ciclo produttivo, commercializzazione, intermediazione e servizi collegati non possono essere trattati come se fossero la stessa funzione.
Non è una distinzione fatta per dividere il settore. È il contrario: serve a dargli regole più giuste. Un conto è produrre, un conto è commerciare, un conto è intermediare. La filiera è una, ma le funzioni non sono identiche.
Il florovivaismo non è il reparto decorativo dell’agricoltura. È produzione, export, lavoro specializzato, paesaggio, verde urbano, gestione del territorio e identità del Made in Italy. È, nei fatti, il biglietto da visita del Made in Italy: cura la cornice dentro la quale il Paese si presenta e viene riconosciuto.
UNA LEGGE UTILE SE SEMPLIFICA E DEFINISCE
Le imprese florovivaistiche non chiedono aggettivi. Chiedono regole chiare, tempi certi e strumenti applicabili.
Il decreto sarà utile se semplificherà, coordinerà le competenze e distinguerà senza ambiguità chi produce, chi commercializza e chi intermedia. Qualità, professionalità e sostenibilità devono diventare criteri amministrativi, contrattuali e commerciali, non restare parole da convegno.
Il passaggio aperto dal Governo è importante. Ora la prova è tecnica: dare al florovivaismo una norma capace di riconoscere la filiera senza confonderne le funzioni. Perché dove le definizioni sono deboli, il mercato diventa meno giusto per chi assume davvero il rischio produttivo.
Andrea Vitali – © Floraviva, riproduzione riservata – 01/05/26
