YOKOHAMA 2027, IL VIVAISMO ITALIANO CERCA MERCATI

Andrea Vitali
tajani pistoia vivaismo

Dopo l’incontro del 27 aprile a Pistoia, Tajani indica il Green Expo di Yokohama 2027 come occasione per l’export: ora servono strumenti e apertura a tutto il comparto.


Yokohama 2027 nel dossier del vivaismo

La presenza italiana all’Esposizione internazionale di orticoltura di Yokohama 2027,in programma dal 19 marzo al 26 settembre 2027, è il punto più operativo emerso dall’incontro del 27 aprile a Pistoia tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e le associazioni del vivaismo toscano.

Nel comunicato del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Tajani indica le esposizioni internazionali come occasioni per promuovere il vivaismo italiano, sostenere le esportazioni e valorizzare qualità e innovazione del settore sui mercati globali. La visita al Distretto Rurale Vivaistico Ornamentale di Pistoia, ospitata da Associazione Vivaisti Italiani al parco GEA, rientra nella linea della diplomazia economica.

Il dato indicato dal Ministero

Il ministro ha detto che “l’Italia esporta il suo verde, il suo amore per la natura nel mondo” e ha ricordato che nel 2024 le esportazioni sono aumentate del 5,1% rispetto all’anno precedente.

È il numero comunicato dalla Farnesina. Fissa un dato politico ed economico: il vivaismo italiano è una filiera esportatrice. Per restare competitiva deve però misurarsi con qualità, certificazioni, logistica, tempi di consegna, costi e affidabilità commerciale.

Pistoia e i numeri del comparto

Il comunicato ministeriale attribuisce al comparto oltre 17 mila imprese attive in Italia e un fatturato complessivo 2024 di 3,25 miliardi di euro. Il distretto pistoiese viene indicato tra i principali poli produttivi europei, con circa 1.500 aziende, oltre 3.500 ettari coltivati e rapporti commerciali con più di 60 Paesi.

Sono numeri, ancora da leggere distinguendo tra floricoltura e vivaismo, che confermano il peso del verde ornamentale nella proiezione internazionale dell’agricoltura italiana. Il tema, ora, è come sostenere questa forza produttiva negli appuntamenti globali.

Non solo piante, ma capacità produttiva

Yokohama 2027 può servire se il vivaismo italiano non viene presentato soltanto come prodotto finito, ma come sistema di competenze: selezione varietale, coltivazione, qualità fitosanitaria, logistica, certificazioni, innovazione e servizio al cliente estero.

È qui che il richiamo all’export diventa tema di internazionalizzazione. Non basta portare piante belle e sane in una fiera. Occorre costruire relazioni commerciali, incontrare buyer, presidiare mercati e accompagnare le imprese in procedure spesso complesse.

La domanda sulla partecipazione

Il passaggio successivo riguarda la rappresentanza del comparto. Se Yokohama 2027 sarà una occasione per il vivaismo italiano, sarà importante capire se e come Associazione Vivaisti Italiani, insieme alle istituzioni, promuoverà una presenza ampia delle aziende del settore nelle manifestazioni internazionali.

Il tema non è formale. Una presenza coordinata funziona quando consente a più imprese di accedere ai mercati, non solo di comparire in una cornice istituzionale. Per questo servono criteri chiari, informazione tempestiva, strumenti accessibili e un lavoro preparatorio con buyer, reti commerciali e canali diplomatici.

La richiesta del settore

A margine della visita, il presidente di Associazione Vivaisti Italiani, Vannino Vannucci, ha ricordato che il vivaismo può essere ambasciatore del Made in Italy nel mondo. Ma ha chiesto strumenti concreti per rafforzare la competitività internazionale delle imprese e ridurre gli ostacoli burocratici e commerciali.

Il punto è qui: promozione coordinata, assistenza sui mercati esteri, procedure più semplici, attenzione ai costi. Senza questi passaggi, l’export resta affidato soprattutto alla forza delle singole aziende.

Energia e fertilizzanti

Tajani ha collegato la crisi nel Golfo e il blocco di Hormuz ai possibili effetti anche sui vivai italiani, citando energia e fertilizzanti. Il richiamo riguarda una questione reale: una filiera che esporta subisce le tensioni internazionali anche negli approvvigionamenti e nei costi produttivi.

Per il vivaismo, competitività significa piante di qualità, ma anche trasporti efficienti, certificazioni sostenibili, tempi doganali prevedibili e costi sotto controllo.

Il lavoro dopo Pistoia

L’incontro di Pistoia porta il vivaismo dentro l’agenda della diplomazia economica. Il Green Expo di Yokohama 2027 sarà un banco di prova: presenza italiana, certo, ma soprattutto strategia commerciale.

Il settore ha produzione, esperienza e mercati. Chiede che istituzioni, associazioni e imprese arrivino agli appuntamenti internazionali con una proposta chiara e aperta. Il verde italiano sa viaggiare. Ora deve poter competere meglio.

Redazione – © Floraviva, riproduzione riservata – 28/04/26

vai media company