Il vivaista

Roadshow Flormart
Ci saranno anche tre esponenti toscani di tre componenti essenziali della filiera del verde quali l’imprenditoria, le professioni e la ricerca scientifica nella seconda tappa del Flormart OnLife Roadshow, in programma martedì 30 giugno dalle 17 alle 18,30 sul tema “Riscaldamento globale, Covid-19 e smart city: come cambia il mercato delle piante”.
Si tratta del georgofilo Francesco Ferrini, professore ordinario di Arboricoltura e coltivazioni arboree all’Università di Firenze, che terrà una relazione intitolata “Il clima sta cambiando: cambia anche l’offerta vivaistica?”, e di Luca Magazzini, presidente di Avi (Associazione vivaisti italiani), e Renato Ferretti, consigliere dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali, che parteciperanno alla tavola rotonda di chiusura del roadshow. Una discussione a cui interverranno pure Ciro Degl’Innocenti, a capo del Settore Verde, parchi e agricoltura urbana del Comune di Padova (Aidtpg), e Antonino Giambò, membro del consiglio direttivo di Anve (Associazione nazionale vivaisti esportatori).
Nel corso dell’incontro, che sarà aperto dagli interventi di Luca Veronesi, direttore generale di Padova Hall, la società proprietaria del marchio Fiera di Padova, e di Giuseppe Pan, assessore all’agricoltura della Regione del Veneto, saranno presentati in anteprima i risultati dell'indagine Flormart Green City Report sullo stato di salute del settore, il sentiment degli imprenditori e le prospettive di mercato.
L'appuntamento sarà in videoconferenza sulla piattaforma Zoom: chi si registra avrà la possibilità di interagire in diretta con i relatori, inviando domande, commentando e rispondendo a sondaggi proposti nel corso dell’evento.
Registrazioni a questo link.

L.S.


Ieri il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti in visita al Dynamo Camp ha ricordato il «conto altissimo» pagato dal florovivaismo per l’emergenza Coronavirus e ha ribadito l’ok all’esonero contributivo per le aziende vivaistiche. Inoltre ha invitato i vivaisti, una volta ricevuti gli aiuti per sistemare i problemi di liquidità, ad essere propositivi sul Green New Deal, per poter contribuire al meglio a rendere più verdi ed ecologiche le nuove infrastrutture e le future smart cities.

«La visita di oggi è stata estremamente significativa. Mi ha consentito da una parte di tornare in una terra importante per l’agricoltura come quella di Pistoia e soprattutto di essere vicino a un settore che ha pagato un conto altissimo per l’emergenza del Coronavirus: il florovivaismo. Dall’altra mi ha dato modo di conoscere e apprezzare Dynamo Camp, una struttura meravigliosa centrata sulla terapia ricreativa per i ragazzi affetti da patologie gravi o croniche».
Si è espresso così il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti al termine della visita di ieri al Dynamo Camp sulla Montagna Pistoiese e all’annessa Oasi Dynamo Società Agricola, che gestisce e tutela la biodiversità dell’oasi affiliata WWF di Limestre attraverso attività agricole e forestali, di ricerca scientifica ed eco-turismo. Azienda agricola guidata dal presidente di Confagricoltura Pistoia Roberto Orlandini, che ha ringraziato Giansanti dicendo: «credo sia la prima volta che viene un presidente di Confagricoltura nella nostra azienda. È fondamentale tenersi agganciati al complesso delle politiche agricole italiane, è un modo per uscire dal guscio». E ha aggiunto: «ovviamente abbiamo parlato anche delle problematiche del vivaismo legate al Coronavirus e del modo in cui le aziende possono essere aiutate a ripartire».    
Sì perché al Dynamo Camp Giansanti, accompagnato dal direttore generale Francesco Postorino, ha incontrato anche i due vice presidenti di Confagricoltura Pistoia, esponenti di spicco del vivaismo pistoiese: Francesco Mati, attuale presidente del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, e Vannino Vannucci, titolare dell’omonima azienda vivaistica, un top player di livello europeo.
«E’ stato un momento importante di confronto con i produttori – ha dichiarato Giansanti -. Passata questa emergenza, che naturalmente deve portare ad aiutarli sotto il punto di vista della liquidità accettando la proposta che il Governo ha fatto propria di annullare i costi della previdenza per l’anno 2020, come Confagricoltura, insieme ai nostri imprenditori, vogliamo iniziare a pensare al rilancio e a tutti quei progetti in grado di portare all’attenzione di tutti un settore che è decisivo anche all’interno della logica di sviluppo del Green New Deal e di tutte quelle che saranno le politiche legate ai temi della sostenibilità ambientale, dove il settore del florovivaismo italiano e in particolar modo quello del distretto di Pistoia potrà e dovrà essere protagonista».
Giansanti non ha svelato ancora le linee d’azione a cui Confagricoltura sta lavorando con i vivaisti per il rilancio del comparto, ma ha sottolineato che «nella rivisitazione del termine green c’è un tema determinante che è quello delle future infrastrutture che dovranno essere realizzate in Italia e soprattutto delle costruzioni delle smart cities. In tale percorso il vivaismo può diventare centrale nell’ottica di rendere verdi e sostenibili dal punto di vista ambientale le grandi opere». 
Il presidente di Confagricoltura concludendo la visita a Dynamo Camp e Oasi Camp si è soffermato anche sui rapporti fra agricoltura e dimensione sociale: «dall’esempio di questa struttura faremo una serie di riflessioni su quelle che potranno essere le attività future di Confagricoltura nell’ambito dell’agricoltura sociale e anche sul tema dell’attività d’impresa che si apre al sociale. Noi fino ad oggi come Confagricoltura abbiamo sempre sostenuto l’agricoltura sociale, oggi ho avuto modo di vedere l’agricoltura sociale declinata sotto un altro punto di vista ancora e credo che sia molto interessante: come mondo associativo dobbiamo pensare a che cosa possiamo fare seguendo la strada già segnata dalla Dynamo Camp».

Redazione

In riferimento alla nuova modalità di richiesta online delle analisi di laboratorio per Xylella fastidiosa al Servizio fitosanitario toscano (vedi nostro articolo), Confagricoltura Pistoia specifica che per le aziende interessate che non hanno ancora provveduto all'invio della “richiesta”, tale richiesta deve essere presentata anche dalle aziende che non posseggono Olea europaea, Nerium oleander, Polygala myrtifolia, Prunus dulcis, Lavandula dentata e Coffea, ma hanno in coltivazione una o più delle seguenti specie vegetali:
Acacia dealbata,
Acacia saligna,
Acer pseudoplatanus,
Anthyllis hermannie,
Artemisia arborescens,
Asparagus acutifolius,
Calicotome spinosa,
Calicotome villosa,
Catharanthus,
Cercis siliquastrum,
Chenopodium album,
Cistus monspeliensis,
Cistus creticus,
Cistus salviifolius,
Coronilla glauca,
Coronilla valentina,
Cytisus scoparius,
Cytisus villosus,
Dodonea viscosa,
Eremophila maculata,
Erigeron bonariensis,
Erigeron sumatrensis,
Euphorbia terracina,
Euryops chrysanthemoides,
Ficus carica,
Fraxinus angustifolia,
Genista x spachiana (syn. Cytisus racemosus),
Genista corsica,
Genista ephedroides,
Genista lucida,
Grevillea juniperina,
Hebe,
Helichrysum italicum,
Heliotropium europaeum,
Juglans regia,
Laurus nobilis,
Lavandula angustifolia,
Lavandula stoechas,
Lavandula x allardii (syn. Lavandula x heterophylla),
Lavandula x intermedia,
Medicago sativa,
Metrosideros excelsa,
Myoporum insulare,
Myrtus communis,
Pelargonium graveleons,
Pelargonium x fragrans,
Phagnalon saxatile,
Phillyrea latifolia,
Prunus avium,
Prunus cerasifera,
Prunus cerasus,
Prunus domestica,
Quercus suber,
Rhamnus alaternus,
Rosa canina,
Rosmarinus officinalis,
Spartium junceum,
Streptocarpus,
Erysimum,
Vinca,
Vitis vinifera,
Westringia fruticosa,
Westringia glabra.
Confagricoltura Pistoia ricorda inoltre che senza la richiesta e il successivo controllo da parte del Servizio Fitosanitario Regionale non è possibile commercializzare le specie sopra elencate nella prossima campagna di vendita.

Redazione

Danni del Covid al florovivaismo Ue

In marzo e aprile l’emergenza Covid-19 ha causato 4,1 miliardi di euro di perdite nel florovivaismo dell'Ue secondo il primo bilancio di Copa-Cogeca, Ena e altri soggetti della filiera europea: 1 mld nel comparto fiori e fronde recisi, quasi 3 mld per le piante vive (1,8 mld per quelle in vaso e 1,1 mld per le piante da esterno) e 72 milioni per i bulbi. Chiesto supporto alla Commissione europea, che però ha detto di rivolgersi agli stati membri e all’imminente fondo europeo “Next Generation Ue”.


Impatto durissimo del Coronavirus sull’intero settore del florovivaismo: fiori recisi e piante vive più bulbi. Copa e Cogeca, i comitati degli agricoltori e delle cooperative agricole dell’Unione europea, insieme ai maggiori soggetti rappresentanti della filiera florovivaistica comunitaria, fra cui Ena (European nurserystock association) e Union Fleurs (associazione internazionale di commercianti di piante e fiori), hanno presentato il 16 giugno alla Commissione europea un rapporto sui dati raccolti dalle organizzazioni ad esse associate nelle varie parti del territorio europeo, e il bilancio è un buco nero di 4,1 miliardi di euro di perdite nell’Ue in sei settimane di marzo e aprile. 
Un risultato drammaticamente negativo che mostra la necessità di un’azione dell’Ue per mantenere il potenziale di mercato e salvaguardare gli investimenti e i livelli di occupazione nel settore. Azione che i rappresentanti agricoli e florovivaistici hanno puntualmente chiesto alla Commissione Europea, la quale però, stando al comunicato del 16 giugno di Copa-Cogeca, ha passato la palla ai livelli nazionali e al fondo europeo per la ripresa “Next Generation Ue”. 
Più nello specifico, come hanno riportato il 18 giugno anche i comunicati di Coldiretti e Cia, le perdite subite dalle imprese della filiera florovivaistica durante le settimane di emergenza da Covid-19 si sono così articolate: 3 miliardi circa per i produttori di piante in vaso e da esterno e 1 miliardo per il settore del fiore reciso. Nel dettaglio, si è trattato di 1,065 miliardi di euro di danni per fiori e fronde recise, 1,131 miliardi di euro di danni per piante da esterni, 1,852 miliardi di euro per le piante in vaso e 72 milioni di euro per i bulbi.
«Le attuali tendenze del mercato – come specificato da Copa-Cogeca e ripreso da Cia - indicano segni di parziale recupero per alcuni settori, come quello delle piante da giardinaggio, ma il quadro generale mostra un forte calo dell'attività economica con forti discrepanze nel mercato unico. Sebbene le deroghe alle regole di concorrenza concesse dalla Commissione Ue siano riconosciute come un segnale politico positivo, non sono sufficienti a fornire un aiuto finanziario tangibile, a causa delle specificità del settore florovivaistico. Si deve fare di più».
Durante l'incontro la Commissione europea ha riconosciuto che il comparto è stato uno più colpiti dalla crisi pandemica. Però ha incoraggiato i produttori di piante e fiori, come già detto, a chiedere un sostegno a livello nazionale attraverso l’imminente fondo “Next Generation Ue”, che vale 750 miliardi di euro, perché «il bilancio agricolo comunitario non può essere mobilitato per fornire sostegno diretto a questo come a nessun altro settore agricolo». 
I rappresentanti agricoli e del florovivaismo hanno inoltre chiesto alla Commissione di riprendere un dialogo strutturato e regolare con il settore attraverso l'organizzazione delle riunioni annuali del Civil Dialogue Group (CDG) on Horticulture, di reinvestire sulla raccolta/scambio annuale di dati e statistiche su produzione, consumo e commercio a livello di Unione europea e di dedicare linee di bilancio specificamente progettate per la promozione di fiori e piante vive nell'ambito dei programmi Ue di promozione dei prodotti agricoli. Infatti riprendere il dialogo con gli operatori di questo settore, con competenze tecniche, in tutta Europa, è fondamentale per sviluppare le politiche giuste, capaci di aiutarne il recupero e lo sviluppo.
Nel corso della riunione la Commissione e i rappresentanti del settore hanno concordato di incontrarsi nuovamente entro la fine dell'anno per discutere ulteriormente dell’impatto della pandemia di Covid-19 sul settore, una volta che saranno disponibili nuovi dati.

Redazione


Roberto Orlandini: i vivai non hanno potuto chiudere, mantenendo i livelli di occupazione, anche nelle settimane in cui vendite ed esportazioni erano crollate, e hanno bisogno di sostegno per contrastare la concorrenza straniera che ha ricevuto ingenti aiuti di stato. Confagricoltura Pistoia ricorda che il distretto vivaistico pistoiese è il comparto del florovivaismo toscano di gran lunga più votato all’export, il nostro biglietto da visita, e ha iniziato un percorso virtuoso, ma costoso, di investimenti in sostenibilità e innovazione che ha bisogno delle grandi aziende e rischia di interrompersi senza interventi ad hoc di tipo non assistenziale.

«Non siamo soddisfatti per il trattamento subito sinora dal comparto vivaistico ornamentale pistoiese da parte della Regione in relazione all’emergenza economica causata dall’epidemia del Coronavirus. Non è ancora arrivato infatti nessun aiuto, nonostante che i cali delle vendite siano stati pesanti, mentre i costi sono rimasti inalterati, anzi cresciuti per far spazio alle piante invendute, e i vivaisti del Distretto pistoiese hanno mantenuto i livelli di occupazione senza quasi far ricorso agli ammortizzatori sociali. Abbiamo comunque apprezzato i ristori regionali alla floricoltura, ai produttori di fiori e fronde recisi».
A dichiararlo è il presidente di Confagricoltura Pistoia Roberto Orlandini, che chiede con forza un immediato intervento della Regione Toscana a sostegno anche dei produttori di piante da esterno, i polmoni verdi delle nostre città, che oltretutto con i buchi di bilancio provocati dall’epidemia da Covid-19 nelle amministrazioni comunali italiane vedranno verosimilmente restringersi anche le prospettive che si stavano aprendo ultimamente sul fronte delle riforestazioni urbane.
La preoccupazione di Roberto Orlandini è prima di tutto economica: «i vivaisti non hanno mai potuto smettere di lavorare: il vivaismo ha tenuto aperto in questo periodo, perché le piante come gli animali vanno curate. E quando non si vende restano solo i costi. Non si capisce perché, mentre giustamente sono state stanziate sovvenzioni per i floricoltori, non sia stato deciso nessun sostegno ai vivaisti, che hanno adesso problemi di liquidità. Bisogna chiarire che nei vivai non si può a un certo punto ridurre i costi producendo di meno. No, i costi nei vivai, con i loro cicli produttivi pluriennali, restano sempre». «I vivai – insiste Orlandini - non potendo chiudere, hanno mantenuto i livelli di occupazione assumendosene gli oneri nonostante che le vendite e le esportazioni siano crollate in un periodo cruciale dell’anno. Quindi chiediamo che vengano aiutati, anche in considerazione del fatto che sono l’ossatura dell’economia pistoiese».
«Inoltre – osserva il presidente di Confagricoltura Pistoia - non va dimenticato il rischio che, senza adeguati sostegni finanziari, subiamo l’ingresso in dumping dei prodotti vivaistici di Paesi esteri che hanno ricevuto notevoli aiuti di stato e che ciò porti a una perdita di competitività e di quote di mercato. Senza dimenticare che il tipo di coltivazione del distretto vivaistico pistoiese ha un’impronta sull’ambiente che è positiva, e non è negativa come nella maggior parte dei settori produttivi. Quindi andrebbe sostenuta anche dal punto di vista dell’utilità ambientale e di contrasto al cambiamento climatico».
Ecco in sintesi le motivazioni di questo appello per il vivaismo ornamentale di Confagricoltura Pistoia, che preferirebbe come sostegno regionale «poter accedere a finanziamenti a tasso 0 o calmierati, grazie a un sistema di garanzie misto (ad esempio Fidi Toscana più Ismea ecc.), con restituzione in 10 anni e 2 di pre-ammortamento»:
- Il vivaismo durante il lockdown ha mantenuto il livello occupazionale al 100% con utilizzo degli ammortizzatori intorno al 5%, sia per la manutenzione dei vivai che per la creazione di nuovi spazi per le piante invendute, generando così dei costi pluriennali imprevisti.
- I grandi ristori in certi Paesi europei, in particolare l’Olanda, dove sono stati erogati 600 mln di euro, possono creare le condizioni per pratiche di dumping ai danni del nostro vivaismo. Va ricordato infatti che se gli olandesi sono leader europei nella floricoltura, non sono assenti nella produzione di piante da esterno, nella quale però i pistoiesi ancora primeggiano. Ed è questa la tipologia di prodotti vivaistici di cui c’è più domanda sui mercati, in particolare da parte dell’utenza giovanile, in relazione a un crescente trend ambientalista e di contrasto al cambiamento climatico.
- Anche in questi mesi il vivaismo pistoiese, di cui è già stato ampiamente dimostrato l’impatto positivo sulla qualità dell’aria, ha continuato ad investire in sostenibilità (secondo il piano stabilito nel Protocollo per la riduzione dei fitofarmaci con la Regione Toscana), nella selezione e coltivazione di specie più adatte al cambiamento del clima e in una logistica più sicura e meno dispersiva di risorse. Questo processo è guidato dalle aziende di maggiori dimensioni del distretto, che trascinano le altre e hanno bisogno di capitali freschi, non di piccoli ristori di tipo assistenziale, per andare avanti.
- Il vivaismo pistoiese, con il suo export pari a ben oltre la metà della produzione, è il biglietto da visita green del nostro territorio, con sullo sfondo i paesaggi dell’Italia, della Toscana e più in particolare della provincia di Pistoia.
In sintesi il vivaismo aveva iniziato un percorso virtuoso che sicuramente si bloccherà se non metteremo il sistema imprenditoriale vivaistico in condizione di rilanciare da subito gli investimenti.   

Redazione

Grazie ai questionari in entrata e in uscita del percorso formativo sul vivaismo pistoiese “Conosciamoci meglio”, si sono potuti riscontrare chiari segni di miglioramento delle conoscenze generali sul settore e anche su temi specifici come gli agrofarmaci e i livelli occupazionali. Il lockdown per l’emergenza Covid-19 ha fatto saltare le visite ai vivai, ma sono stati approfonditi i giardini terapeutici.


Obiettivo raggiunto. I circa trecento studenti delle quattro scuole medie di Pistoia, Montale e Quarrata coinvolte nel progetto “Conosciamoci meglio: il vivaismo pistoiese per il benessere dei cittadini, spiegato ai giovani” adesso hanno davvero una conoscenza migliore di questo settore così importante per l’economia pistoiese e per la qualità dell’ambiente e il contrasto al cambiamento climatico.
A certificarlo le prime analisi dei questionari somministrati all’inizio e alla fine del percorso formativo, curato da Associazione vivaisti italiani (Avi) e Fondazione Onlus Attilia Pofferi in collaborazione con il Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia e la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, che lo ha cofinanziato. Ma il progetto non è finito e proseguirà almeno dal 2020 al 2021, con la possibilità di replica anche per gli anni scolastici successivi.
Come spiegano introducendo un primo bilancio del progetto la direttrice della Fondazione Pofferi Sandra Fabbri e il presidente di Avi Luca Magazzini, l’obiettivo «è stato fornire una corretta informazione alle giovani generazioni su come viene svolto il lavoro nei vivai, quali innovazioni oggi sono state introdotte nelle modalità di coltura delle piante, quali controlli vengono effettuati per garantire la sicurezza sia nelle lavorazioni sia nell’uso di agrofarmaci e di strumenti per la lotta biologica ai parassiti. Infine, abbiamo voluto mostrare i vantaggi di vivere in ambienti ricchi di verde, con attenzione alla promozione del verde urbano». In particolare si è pensato che «fosse importante spiegare il ciclo delle piante, dal seme alla pianta sviluppata, alla messa a dimora» e «per facilitare l’apprendimento, ci siamo avvalsi di brevi video, realizzati allo scopo, in cui si illustravano le varie fasi del ciclo delle piante, e di un libretto che rimanesse loro, per approfondimenti e chiarimenti, sulle modalità delle varie tematiche legate al mondo del vivaismo».
Era stata programmata anche la possibilità di effettuare visite guidate ai vivai e ai giardini pistoiesi, «ma a causa del lockdown questa parte è stata posposta a tempi più sicuri. Come aggiunta di aggiornamento, abbiamo proposto il tema dei giardini terapeutici, il verde come mezzo di guarigione e di benessere».

Venendo ai risultati, ricavati dal confronto fra i questionari anonimi, Sandra Fabbri e Luca Magazzini riferiscono innanzi tutto che «confrontando le risposte alla domanda: “Conosci la storia del vivaismo?” si è visto un aumento delle risposte corrette nei questionari di uscita maggiore del 60% nei maschi e del 70% nelle femmine». Mentre «riguardo alle domande inerenti l’invasatura delle piante e la coltivazione in pieno campo le risposte corrette, sempre nei questionari di uscita, sono state oltre il 30% sia nei maschi che nelle femmine per entrambi i quesiti».
Dove si è registrato un numero molto maggiore di risposte corrette, rispetto al questionario di entrata è stato sui fitofarmaci e ciò è molto importante «perché l’uso degli agrofarmaci costituisce un aspetto assai delicato riguardo all’atteggiamento della popolazione, quindi appare ancora più fondamentale che le spiegazioni fornite in merito abbiano potuto dare la possibilità agli allievi di essere più consapevoli dell’argomento». Alla domanda “Conosci gli agrofarmaci?” sia i maschi che le femmine hanno risposto in maniera corretta, sempre nei questionari di uscita, per oltre il 60% in più rispetto ai questionari di entrata. Stesso risultato positivo con la domanda “A cosa servono gli agrofarmaci?”.
Infine, Fabbri e Magazzini, hanno sottolineato che «la grande maggioranza delle allieve e degli allievi è comunque conscia di quanto sia importante il verde pubblico per la tutela della salute delle persone, e ciò è evidente già nelle risposte date nel questionario di entrata». Invece il numero dei lavoratori del settore vivaistico era sottovalutato nei questionari di entrata, mentre in quelli in uscita la percentuale di chi ha indicato il range corretto è salita del 27%, sia nei maschi che nelle femmine.

Redazione