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All’incontro, in calendario il 5 settembre a Tassignano (Capannori), verranno presentati i risultati di un progetto di ricerca regionale che dà una carta d’identità genetica alle varietà autoctone del fiore e il libro 'Antiche camelie della Lucchesia' (Ed. ETS) a cura della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Intervengono fra gli altri il sindaco Del Ghingaro, il direttore dell’Istituto scienze della vita della Sant’Anna Enrico Bonari, il responsabile scientifico del progetto Luca Sebastiani e l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori. Il libro contiene un “Vademecum per la coltivazione hobbistica delle camelie”. [Foto di Kurt Stuber da wikipedia]
«Obiettivo del progetto era di caratterizzare, attraverso un lavoro innovativo basato su tecniche molecolari, le cultivar di Camelia tipicamente presenti in Toscana e strutturare di conseguenza un “albero” delle relazioni genetiche». Così l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori presenta le finalità del Progetto territoriale “Le antiche Camelie del Capannorese: analisi morfologiche e molecolari per la caratterizzazione e la salvaguardia del patrimonio genetico autoctono” nella prefazione del libro che raccoglie i risultati di tale progetto e li inquadra in una più ampia trattazione monografica delle camelie lucchesi. Volume curato dai Biolabs della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e pubblicato dalla casa editrice Ets con il titolo Antiche camelie della Lucchesia - Storia, botanica, cultura, agronomia, novità scientifiche e curiosità. Con cenni alla camelia del tè.
Sia il progetto che il libro saranno illustrati mercoledì 5 settembre alle 16 presso il polo culturale Artémisia a Tassignano nel comune di Capannori (Lucca) nel corso di una giornata di studio che offrirà una full immersion nelle camelie autoctone. Dopo l’apertura dei lavori da parte del sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro, interverranno fra gli altri il direttore dell’Istituto Scienze della vita della Scuola Superiore Sant’Anna Enrico Bonari, il responsabile scientifico del progetto Luca Sebastiani (dei BioLabs dell’Istituto Scienze della vita), gli altri autori del volume pubblicato da Ets, fra cui Angelo Lippi e Guido Cattolica della Società italiana della camelia, il presidente di quest’ultima Andrea Corneo, il vice presidente europeo della International Camellia Society e, per la conclusione dei lavori, l’assessore Salvadori.
«La Regione Toscana negli ultimi anni, - spiega ancora Salvadori nella prefazione del libro - attraverso il finanziamento dei progetti territoriali, ha inteso promuovere una serie di iniziative di ricerca e di valorizzazione di numerose realtà agricole di rilevanza locale. Il progetto sulla Camelia si inserisce in questo contesto e si colloca a fianco delle iniziative regionali di tutela e valorizzazione del germoplasma autoctono avviate con la LR 50/97 e proseguite con la LR 64/04». «Per quanto molto, se non moltissimo, si sia scritto sulla camelia, - conclude Salvadori - questo volume affronta in maniera originale e al tempo stesso rigorosamente scientifica il tema della caratterizzazione delle varietà locali, accompagnando le descrizioni con immagini di particolare pregio. Un contributo veramente ricco di notizie per quanti, tecnici, coltivatori, studiosi o semplici appassionati, vogliano approfondire le proprie conoscenze su questa pianta e sulla sua storia in Toscana».
Più nello specifico, gli obiettivi del progetto territoriale di ricerca erano «fornire una descrizione (morfologica e molecolare) della variabilità presente nel “Parco regionale delle Camelie” e nelle antiche collezioni di camelie del Capannorese», «identificare un insieme di marcatori (AFLP e SSR) che identifichino in modo univoco le diverse cultivar di camelia» e infine «divulgare i dati dello studio per la valorizzazione delle cultivar di camelia autoctone».
Come scrive nella prefazione del volume Luca Sebastiani, «La storia della Camelia (Camellia japonica L.) in Italia è documentata dalla fine del ‘700 e la Toscana è una delle regioni dove la sua diffusione è ben consolidata. Le antiche e rare camelie presenti nei giardini delle ville lucchesi hanno stimolato i membri della Società Italiana della Camelia, assieme all’Orto Botanico di Lucca, a effettuare, alla fine degli anni ’80, un primo censimento delle camelie monumentali del territorio, individuandone un centinaio, molte delle quali ritenute scomparse. Oggi queste piante sono state propagate, catalogate e sistemate in un campo catalogo (Camellietum) a Sant’Andrea di Compito, mentre quelle a serio rischio di estinzione sono state iscritte nei Repertori Regionali della Toscana». Il progetto territoriale di cui si presentano i risultati domani aveva lo scopo di dare completezza a tale classificazione-catalogazione su base morfologica e fenologica delle camelie. Sono state «prese in considerazione le varietà più rappresentative del territorio lucchese realizzando una puntuale ricerca storica, la schedatura morfologica, la caratterizzazione genetica con marcatori molecolari ed uno studio innovativo sulla micro-morfologia al crio-microscopio elettronico a scansione. L’analisi molecolare, in particolare, ha permesso di ottenere nuove informazioni per la gestione delle camelie della Lucchesia, ponendo le basi per un sistema razionale di certificazione genetica delle stesse».
Il volume contiene comunque informazioni non solo di tipo botanico sulla specie, ma ne indaga anche il valore culturale ed economico. Con un interessante “Vademecum per la coltivazione hobbistica delle camelie” in cui vengono forniti consigli sulla scelta del terreno e dell’esposizione, su come annaffiare, e così via.
L.S.
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Alla Settimana Mondiale dell’Acqua 2012, conclusasi ieri a Stoccolma, la Fao ha presentato un nuovo piano per la gestione dell’acqua in agricoltura (responsabile del 70% del consumo mondiale) che individua le seguenti priorità: modernizzazione dell’irrigazione, migliore stoccaggio, riciclaggio dell’acqua, controllo dell’inquinamento, riduzione dello spreco di cibo. [Irrigation, Netherlands, 2009. Photo credits: Stefan Heilscher, sIWI]
Arrivano le prime piogge in Toscana, ma il ricordo della grande siccità estiva non svanisce nel settore agricolo e forestale. Si ponderano le conseguenze nei vari comparti rurali delle tante settimane senza acqua alla luce dei possibili andamenti delle precipitazioni iniziate negli ultimi giorni (la Cia si è interrogata sulla produzione di castagne, mentre Coldiretti su funghi, tartufi, uva ed altre colture). Ma soprattutto si pensa a cosa escogitare per affrontare in futuro con più tranquillità eventuali ulteriori periodi siccitosi (è di ieri ad esempio la proposta sulle pagine della Nazione da parte dell’Autorità di bacino dell’Arno di rialzare la diga di Levane di due metri).
Può essere utile quindi richiamare i punti principali del «nuovo piano d'azione per la gestione dell'acqua in agricoltura "Coping with water scarcity: An action framework for agriculture and food security" (“Confrontarsi con la scarsità dell’acqua: un piano d’azione per l’agricoltura e la sicurezza alimentare”)» che la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha presentato durante la “2012 World Water Week” (la Settimana Mondiale dell’Acqua 2012) che si è conclusa ieri nella capitale svedese, dove si tiene ogni anno dal 1991 a cura dell’Istituto internazionale sull’acqua di Stoccolma. Negli ultimi anni, infatti, «la siccità in alcune parti del mondo – sostiene la Fao - ha avuto pesanti ripercussioni sulla produzione cerealicola mondiale ed ha contribuito al rialzo dei prezzi alimentari registrato ogni anno a partire dal 2007». E ciò dimostra la necessità di «gestire meglio le risorse idriche per salvaguardare la sicurezza alimentare», di «trasformare il modo in cui l'acqua viene usata - e sprecata - lungo l'intera filiera alimentare».
Come ha detto nel suo intervento il direttore generale della Fao José Graziano da Silva «non esiste sicurezza alimentare senza sicurezza delle risorse idriche». Graziano da Silva ha fatto notare che il recente rapporto della Fao “The State of Land and Water Resources for Food and Agriculture (Lo Stato Mondiale delle Risorse Idriche e Fondiarie per l'Alimentazione e l'Agricoltura)” ammonisce con chiarezza che la scarsità d'acqua e l’inquinamento stanno mettendo a rischio in tutto il mondo interi sistemi produttivi. «L’agricoltura come viene praticata oggi - ha aggiunto il direttore generale della Fao - è una delle cause di questo fenomeno, poiché rappresenta il 70% di tutto il consumo d'acqua a livello mondiale». Però, ha proseguito, c’è un enorme potenziale per cambiare il modo in cui l’acqua viene utilizzata e «l'agricoltura è l'elemento chiave per un uso sostenibile delle risorse idriche». Per raggiungere quest'obiettivo e soddisfare la crescente domanda di cibo «dobbiamo riuscire a produrre in modo che si preservino le risorse idriche, si usino in modo più sostenibile ed intelligente, e si aiuti così l'agricoltura ad adattarsi al cambiamento climatico».
Ma ecco le «aree prioritarie d’intervento» previste dal nuovo piano d’azione della Fao:
- Modernizzazione dei sistemi irrigui. I vecchi sistemi d’irrigazione devono essere modernizzati per riuscire a rispondere alle necessità degli agricoltori di domani e consentire un uso più efficiente dell'acqua, che aiuti a incrementare la produzione. L'irrigazione agricola del futuro dovrà sempre più basarsi su sistemi di tubature e mettere insieme in modo sostenibile differenti fonti, incluse le falde freatiche.
- Migliore stoccaggio dell'acqua piovana a livello agricolo. Immagazzinando l'acqua in stagni di piccole dimensioni o direttamente nel terreno, gli agricoltori possono ridurre i rischi connessi con la siccità e incrementare la produzione.
- Riciclare e rimpiegare. Riutilizzare l'acqua, in particolare le acque reflue trattate provenienti dai centri urbani, può aiutare la produzione agricola nelle zone aride, un modo più sistematico e sicuro di usarle può fare incrementare la produzione locale.
- Controllo dell'inquinamento. Devono essere introdotte norme più strette di controllo della qualità dell'acqua e meccanismi efficaci per farle rispettare al fine di ridurre l'inquinamento idrico che non fa che peggiorare la situazione.
- Ridurre lo spreco di cibo. La riduzione delle perdite post-raccolto deve essere parte integrante di qualsiasi strategia che affronti la penuria d'acqua. Il 30% di tutto il cibo prodotto a livello mondiale - l'equivalente di 1,3 miliardi di tonnellate - va ogni anno perduto o sprecato lungo la catena alimentare "dal campo alla forchetta". Ridurre queste perdite aiuterà a ridurre la pressione su risorse naturali essenziali per la produzione alimentare quali la terra e l'acqua.
Infine le politiche agricole dovrebbero considerare il potenziale che la produzione non irrigua ancora offre in molte aree, e cercare una combinazione integrata di agricoltura irrigua e piovana.
L.S.
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- Scritto da Andrea Vitali
La fiera olandese del vivaismo si tiene dal 22 al 25 agosto a Hazerswoude-Dorp, vicino a Boskoop. Fra gli oltre 300 espositori, di cui 60 non olandesi, 7 imprese italiane: 3 di Pistoia. Anche quest’anno previsti molti premi per le nuove piante. Il direttore Jos van Lint: «partecipanti sempre più attenti ai consumatori finali».
Ci saranno sette imprese italiane fra gli oltre 300 espositori di Plantarium 2012, di cui 60 stranieri (da quattordici differenti Paesi) e tutti gli altri olandesi. E fra le nostre magnifiche sette spiccheranno tre vivai pistoiesi: Magni Piante, Romiti Vivai e Vivai Soldi. Le cui piante potranno essere valutate e ammirate da almeno 17 mila visitatori, di cui 10 mila professionali, stando ai dati delle ultime edizioni.
Dal 22 al 25 agosto presso l’International Trade Centre Boskoop-Hazerswoude nel cuore dell’Olanda è in programma la trentesima edizione della fiera del vivaismo Plantarium, un appuntamento che quest’anno avrà come tema la “comunicazione” e in particolare i “social media”, che stanno cambiando i rapporti fra imprese e consumatori finali. Fenomeno che si riflette anche nel modo in cui si evolve la partecipazione delle aziende alle esposizioni commerciali. «Percepiamo fra i partecipanti una maggiore sensibilità per il targeting (la capacità di selezionare e raggiungere i consumatori finali, ndr) – dice infatti il direttore di Plantarium Jos van Lint -. Pensiamo sempre più consapevolmente a ciò che vogliamo offrire ai visitatori. Qual è il messaggio? Facciamo scelte di prodotto consapevoli pensando a mostrare applicazioni e materiali che possano smuovere i visitatori. Le imprese si stanno concentrando sui consumatori, perché sono loro, dopo tutto, i compratori».
Fra gli aspetti salienti della presente edizione, che segna un importante anniversario per la manifestazione, oltre alle tantissime nuove piante e ai nuovi accessori, uno spazio appositamente dedicato ai prodotti premiati negli ultimi 22 anni: una testimonianza del contributo che la fiera ha saputo dare nel corso del tempo al settore del florovivaismo. E poi naturalmente i premi, tutti frutto di accurate selezioni ad opera di giurie di esperti. Ci sono tre tipi di selezioni: per gli stand migliori (sia dei produttori di piante che dei fornitori), per le novità di prodotto, per i premi della stampa. Da queste selezioni usciranno i seguenti premi: a) il premio per il migliore stand verde (cioè di azienda che produce piante), b) il premio al migliore fornitore, c) il premio per la migliore novità, d) il premio della stampa e, infine, e) quattro premi riservati a quattro segmenti del settore.
Vale la pena di riportare le descrizioni di questi ultimi segmenti.
1) Produzione: prodotti dal mondo del vivaismo capaci di evocare nel consumatore l’esperienza della natura, cioè dall’aspetto attraente, utilizzabili direttamente negli spazi verdi dei privati (terrazze, giardini, balconi); i cosiddetti prodotti d’atmosfera.
2) Materiale per la coltivazione di piante: sementi, giovani piante, materiale trapiantabile.
3) Commercio: ai partecipanti capaci di rendere le loro collezioni di prodotti adatte ai target group.
4) Vendita al dettaglio: ai partecipanti che presentano articoli di massa in comode unità da asporto o pacchi pensati per le vendite attraverso i canali takeaway, i garden e i supermercati; prodotti che vendono se stessi e spesso accompagnati da appropriati concept o tematizzazioni.
L.S.
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- Scritto da Andrea Vitali
Il bando internazionale, rivolto a progettisti under 35, è organizzato nell'ambito della VI edizione del festival Comodamente di Serravalle di Vittorio Veneto (Treviso), che ha per filo conduttore la “meraviglia”. Entro il 6 agosto si può partecipare inviando i progetti sui 7 frammenti urbani identificati dagli organizzatori. Le soluzioni vincenti saranno inaugurate durante il festival dal 7 al 9 settembre.
Sette ritagli urbani del centro storico di Serravalle a Vittorio Veneto, dei «piccoli spazi residuali […] privati di un loro carattere e vissuti al minimo delle loro potenzialità», che vengono trasformati in sette meravigliosi giardini contemporanei. E’ lo scopo del concorso internazionale di progettazione “Locus Amoenus – frammenti di meraviglia in città” nato quest’anno in seno alla sesta edizione del festival di cultura contemporanea Comodamente, kermesse organizzata nella cittadina trevigiana dal Centro Studi Usine in collaborazione con la fondazione Francesco Fabbri, che quest’anno ha per filo conduttore proprio “la meraviglia”: «quel cortocircuito che svela nuove facce della realtà, proiettando d’un balzo oltre il conosciuto oppure, semplicemente, offrendone prospettive inedite».
Il bando è rivolto a studenti, architetti, ingegneri, agronomi, paesaggisti e creativi under 35. I partecipanti possono iscriversi singolarmente o in gruppo, previa indicazione di un capogruppo rappresentante. Sono consentiti raggruppamenti temporanei soprattutto se multidisciplinari. Ogni partecipante è chiamato a progettare da un minimo di tre spazi ad un massimo di sette spazi. E ci sono alcuni vincoli a cui obbedire nella stesura del progetto, che potrà essere inviato in formato digitale. Ad esempio «i materiali messi a disposizione dalle imprese locali coinvolte potranno essere: piante, fiori, erba in rotoli, neon, elementi prefabbricati per l’edilizia (tombini, ecc.), ghiaie e inerti, reti metalliche, tubi innocenti e snodi, tubi di plastica, teli da cantiere, pallets, tubi per serre, tavolati in legno, balle di fieno, plexiglass, cartoni, cassette per la frutta, polistirolo (qualsiasi altro materiale di risulta e di facile reperibilità)». Un primo elemento costante per i sette giardini sarà l’utilizzo del neon e quindi i partecipanti sono invitati a progettare in ognuno dei sette luoghi un’istallazione luminosa di circa 5 metri lineari di sviluppo.
I luoghi o «ambiti» di Serravalle di Vittorio Veneto da ripensare e trasformare in giardini si possono perlustrare comodamente online sul sito web del concorso e sono così denominati: il lavatoio, le terrazze, l’angolo, il balcone, i gradoni, la soglia e l’approdo.
La scadenza per la partecipazione è il 6 agosto e tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione e di presentazione dei progetti si trovano nel bando consultabile online, ma visto il poco tempo a disposizione si consiglia di contattare l’organizzazione per e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o per telefono 0438-553969.
L.S.
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- Scritto da Andrea Vitali
Lo ha illustrato il ministro Catania con Carlo Petrini e Sergio Rizzo e prevede un limite al consumo di superficie agricola a fini edificatori imposto a livello nazionale. Positive le reazioni di Cia e Coldiretti, che ha presentato alcune stime sui prezzi della terra in Italia. Meno sensibile al consumo di suolo Confagricoltura, che non accetta il divieto per 10 anni di mutare la destinazione dei terreni che hanno ricevuto aiuti statali per l’agricoltura. [foto di VAghestelledellorsa da Wikipedia]
«Tra il 1971 e il 2010 la sau (superficie agricola utilizzata) si è ridotta di 5 milioni di ettari (da quasi 18 milioni di ettari a poco meno di 13), una superficie equivalente a Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna messe insieme». Tale riduzione ha interessato soprattutto le terre «a seminativi e i prati permanenti, ovvero i due ambiti da cui provengono i principali prodotti di base dell’alimentazione degli italiani: pane, pasta, riso, verdure, carne, latte». E il fenomeno è accaduto mentre aumentava la popolazione e quindi il bisogno alimentare.
Finora la perdita di sau non si è tradotta in una proporzionale perdita di produzione agricola. Questo grazie all’introduzione di nuove tecniche che hanno aumentato la produttività per ettaro coltivato: negli anni ’50 un ettaro a frumento produceva 1,4 tonnellate, mentre oggi quasi 4. Ultimamente però si è giunti al punto in cui all’applicazione di maggiori tecnologie disponibili non corrisponde un incremento del rendimento della terra.
Risultato? L’Italia dipende sempre più dall’estero per l’approvvigionamento e «attualmente produce circa l’80-85% delle risorse alimentari necessarie a coprire il fabbisogno dei propri abitanti. In altre parole, la produzione nazionale copre poco più dei consumi di tre italiani su quattro». E se si utilizza un indicatore negativo quale il deficit di suolo agricolo - che misura di quanto la sau di un Paese è inferiore rispetto al suolo agricolo necessario per produrre i cibi, prodotti tessili e biocarburanti necessari alla popolazione – l’Italia è al terzo posto in Europa e al quinto nel mondo con circa 49 milioni di ettari in meno di quanti ne servirebbero.
E’ quanto si legge nel rapporto “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione” presentato ieri dal ministro delle politiche agricole Mario Catania in un incontro a Roma in cui sono intervenuti anche il fondatore di Slow Food Carlo Petrini e il giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo. Durante l’incontro il ministro ha presentato la bozza di un disegno di legge «in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo» che mira proprio a porre rimedio alla situazione descritta. E che ha come elemento centrale l’introduzione di limiti ben precisi a livello nazionale, e stabiliti dal ministero dell’agricoltura d’intesa con i ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture, «al consumo di superficie agricola per fini edificatori» (art. 2); limiti che poi devono essere ripartiti a livello regionale insieme alla Conferenza delle regioni. A tale misura se ne aggiungono due altrettanto importanti: il divieto del mutamento di destinazione (agricola) per almeno 10 anni dei terreni che hanno ricevuto aiuti di stato o comunitari (art.3); incentivi a interventi edilizi di recupero dei nuclei abitati rurali (art.4).
Per capire la ratio del disegno di legge conviene tornare al rapporto presentato dal Ministro. Le ragioni della cornice deficitaria di sau sono due: l’abbandono e la cementificazione. Attualmente l’abbandono riguarda la porzione più ampia dei terreni sottratti all’agricoltura. Ma la cementificazione desta maggiori preoccupazioni, perché, oltre ad essere praticamente irreversibile e con un elevato impatto ambientale, interessa i terreni migliori sia in termini di produttività che di localizzazione: terreni pianeggianti, fertili, facilmente lavorabili e accessibili quali, ad esempio, le frange urbane, le aree costiere e quelle pianeggianti. Al contrario, l’abbandono riguarda i terreni meno fertili, spesso situati in aree montane e/o con poche infrastrutture. Si tratta, inoltre, di un fenomeno più facilmente reversibile.
Oltretutto in Italia la cementificazione è avvenuta anche a prescindere dalle dinamiche demografiche, cioè in luoghi in cui la popolazione diminuiva. Una cifra parla da sola: «la popolazione dal 1950 ad oggi è cresciuta del 28% mentre la cementificazione è cresciuta del 166%». E ciò ha fatto sì che «dagli anni ’50 del secolo scorso ad oggi è stata cementificata una superficie pari alla Calabria (1,5 milioni di ettari, ISPRA, 2010). Tra sessant’anni, al tasso di cementificazione attuale, si aggiungerà una superficie corrispondente a quella del Veneto». L’Istat, nel Rapporto annuale 2012, mostra che le superfici edificate coprono il 6,7% del territorio nazionale. Tra il 2001 e il 2011, su scala nazionale, la cementificazione è cresciuta dell’8,77%. La situazione italiana risulta problematica anche su scala europea, dove si posiziona come quarto Paese per percentuale di suolo cementificato dopo Olanda, Belgio e Lussemburgo.
La causa principale dell’espansione del cemento è la «elevata discrepanza tra la redditività dell’edilizia e quella agricola. Questo avviene su tutte le scale e interessa tutti i settori inclusi i Comuni che percepiscono gli oneri di urbanizzazione (maggiori per l’edilizia ex novo vs. ristrutturazione)». Da qui la necessità di un limite imposto a livello ministeriale.
Positive le reazioni di Cia e Coldiretti. Per il presidente di Cia Giuseppe Politi «il disegno di legge di proposto dal ministro Catania può costituire un primo cambio di rotta per costruire un sistema ambientale realmente sostenibile, che faccia dell’agricoltura un volano di riequilibrio territoriale». Mentre il presidente di Coldiretti Sergio Marini ha dichiarato: «ben vengano le iniziative come la bozza di disegno di legge illustrata dal ministro delle politiche agricole Mario Catania al quale la Coldiretti è disponibile a dare il suo contributo nell'interesse dell’agricoltura». E un primo contributo può essere considerato il comunicato diffuso ieri da Coldiretti in cui vengono esposti alcuni dati sul mercato fondiario (ricavati dall’organizzazione agricola da un’indagine dell’Inea) che vedono il bene terra tenere con un prezzo medio per ettaro di 19.400 euro. «Nonostante la crisi – si legge – la terra si conferma “bene rifugio”, con le quotazioni che fanno registrare un aumento dell’0,5 per cento rispetto all’anno precedente, anche se le attività di compravendita viaggiano a ritmi ridotti».
Unica nota stonata per il ministro la posizione un po' critica di Confagricoltura: «denunciamo da anni gli effetti di una cementificazione selvaggia del territorio, una pressione che sta ridimensionando gli spazi agricoli del nostro Paese, ma vogliamo anche ricordare, con forza, che oltre il 4% della sau (superficie agricola utilizzata) è a riposo e che, unendola alla superficie attualmente non utilizzata, si potrebbe rimettere in coltura un’estensione pari ad oltre il 9% della sau: ovvero 1,2 milioni di ettari oggi improduttivi». «E’ assolutamente apprezzabile – chiosa il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - il tentativo di mettere al centro dell’attenzione del Paese l’agricoltura produttiva e i terreni che possono essere ad essa recuperati, seppur consideriamo meno condivisibili i limiti sulla destinazione nel tempo dei terreni agricoli».
Durante l’incontro Catania ha sostenuto che «ogni giorno 100 ettari di terreno vanno persi, negli ultimi 40 anni parliamo di una superficie di circa 5 milioni. […] Sono dati che devono farci riflettere sul fatto che il problema del consumo del suolo nel nostro Paese deve essere una priorità da affrontare e contrastare». «Dobbiamo invertire la rotta – ha detto - di un trend gravissimo che richiede un intervento in tempi rapidi. Serve una battaglia di civiltà, per rimettere l'agricoltura al centro di quel modello di sviluppo che vogliamo dare al nostro Paese. Non penso, naturalmente, a un ritorno a un paese agreste, ma immagino uno Stato che rispetti il proprio territorio e che salvaguardi le proprie potenzialità». E ha poi aggiunto che la cementificazione «è qualcosa di devastante sia per l'ambiente sia per l'impresa agricola, con effetti negativi sul volume della produzione. La sottrazione di superfici alle coltivazioni abbatte la produzione agricola, ha un effetto nefasto sul paesaggio e, di conseguenza, sul turismo». «Tutto ciò - ha concluso - avviene in un Paese come il nostro dove il livello di approvvigionamento è molto basso, dato che almeno il 20 per cento dei consumi nazionali è coperto dalle importazioni. Qual è il nostro compito? Dobbiamo aggredire le cause di questo processo, serve una nuova visione economica, un diverso modello di sviluppo. Bisogna anche contrastare l'aggressività di alcuni poteri forti, l'assenza di regole, dobbiamo modificare una certa cecità della politica, introducendo un cambiamento normativo nel meccanismo di spesa degli oneri di urbanizzazione che vanno nelle casse dei Comuni».
Lorenzo Sandiford





