Che Myplant & Garden 2016 sarà nel caotico contesto delle fiere italiane del florovivaismo?

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E’ ai blocchi di partenza la seconda edizione di Myplant & Garden, la manifestazione che si tiene nel quartiere fieristico di Milano Fiera a RHO da domani al 26 febbraio. Quali sono le aspettative?
Gli organizzatori, che fanno parte di un consorzio di produttori composto da Vivai D’Adda, Floricoltura Pisapia, Florpagano, Florsistemi, Nicoli, Organizzazione Orlandelli, Vigo Gerolamo e Francesca Vigo, Cattaneo Bruno, Christensen, Garden Service, Catusmania, Artigianfer, Corino Bruna e Giambò piante, dichiarano, alla luce dei risultati ottenuti nella prima edizione e grazie alle adesioni alla seconda edizione (420 espositori, 14.000 mq e 20 attività promozionali e congressuali), di voler dare risposte concrete al mercato florovivaistico. Vedremo in che misura sapranno tener fede a questa promessa.
Nella prima edizione Myplant & Garden poté avvantaggiarsi anche della forte spinta mediatica ricevuta dall'Expo e della curiosità per la novità da parte degli operatori del settore florovivaistico, oltre che del malcontento degli stessi per la progressiva involuzione nel corso degli anni di quella che era la fiera leader di settore in Italia: Flormart, il salone internazionale del florovivaismo di Padova.
Oggi il contesto è un po’ diverso, perché gli effetti Expo e novità sono passati, e Myplant & Garden dovrà guadagnarsi i galloni sul campo e nel merito. Anche se il panorama fieristico italiano rimane ancora, dal suo punto di vista, apparentemente favorevole, visto che è caratterizzato, a fronte dell’ulteriore potenziamento e specializzazione dei maggiori player esteri (ad esempio Ipm Essen o Salon du Végétal di Angers), da molte incertezze e una relativa confusione di idee, senza l’emersione di fiere concorrenti in piena salute. Ciò, nonostante i timidi, e per ora infruttuosi, tentativi di Rimini Fiera di imporsi con il Flora Trade Show e i promettenti progetti di innovazione nei contenuti e nel format di Flormart - gestita da 2 anni da Daniele Villa, amministratore delegato di PadovaFiere - sui cui esiti sul fronte commerciale è però presto per dare un giudizio definitivo. E nonostante un sistema fieristico nazionale in forte fermento, con l’attivismo di Aefi – Associazione esposizioni e fiere italiane, che rappresenta la più grande area espositiva italiana: 670mila metri quadrati dislocati in 19 quartieri fieristici, tra cui Piacenza, Bergamo, Brescia, Riva del Garda, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Carrara, Cesena. Il fatto è che, malgrado tali segnali interessanti e poche lodevoli eccezioni quali l’alleanza fra OroArezzo e VicenzaOro, le fiere italiane continuano per lo più a ballare da sole e a non far fruttare a dovere l’enorme superficie espositiva di cui dispongono (con 2.200.000 mq è la quarta nazione mondiale per metrature adibite a fiere). E questo non saper fare sistema vale in particolare nel settore florovivaistico.
Ebbene, in tale contesto generale, Myplant & Garden, se saprà confermare - anzi consolidare e perfezionare nei contenuti - i risultati della prima edizione, ha la chance di affermarsi davvero come fiera leader nazionale. Anche se, per il bene del florovivaismo nazionale, sarebbe meglio ancora, in assenza di un’unica grande fiera di settore in Italia veramente internazionale, attivare «un coordinamento nazionale del sistema fieristico» florovivaistico, come suggerì il presidente di Cia e responsabile nazionale di Agrinsieme, Dino Scanavino, durante la premiazione di nòva_green all’ultima edizione di Flormart, lo scorso settembre.
Dal canto mio, aggiungo che, per restare competitivi e non perdere ulteriore terreno, serve – come ho cercato di fare con Diade adv, collaborando a Flormart 2015 - riformulare una offerta fieristica con contenuti qualitativamente alti, tali da meritarsi di indossare il brand made in Italy come in altri settori. Non possiamo essere qualitativamente inferiori ai tedeschi o ai francesi proprio in un comparto che ci vede leader europei quale il vivaismo ornamentale e in un altro come la floricoltura in cui siamo secondi (forse a pari merito con la Francia) dietro soltanto all’Olanda. E non possiamo esserlo in particolare sul terreno della qualità estetica, in cui noi italiani sappiamo di solito fare la differenza e creare valore aggiunto, grazie alla nostra professionalità e creatività che ci consente di dettare o ispirare le tendenze del gusto.
Ci vuole dunque uno stile verde italiano, o meglio ancora uno ‘stile del verde fiorito contemporaneo italiano’ (che non deve rinnegare l’eredità storica, ma anzi includerla, avendola assimilata, in qualcosa che vada ben oltre e guardi a nuovi orizzonti). E bisogna fare in modo che questo stile del verde fiorito italiano venga per prima cosa riconosciuto e poi apprezzato sui mercati internazionali. Vasto programma, indubbiamente, ma anche una sfida che vale la pena di affrontare, come testimoniato nell’ultimo anno dai successi internazionali (e dalle cifre dell’export) del made in Italy agroalimentare.
Intanto, alla vigilia dell’apertura, un in bocca al lupo e un augurio di buon lavoro a Myplant & Garden.
 
Andrea Vitali