UN ALBERO PER… IL GOSHINBOKU SACRO

AnneClaire Budin

In Giappone i Goshinboku sono alberi sacri dello Shintoismo: custodi del divino, segnati dalla shimenawa e accompagnati da rituali antichi persino nel momento del taglio.

In Giappone non tutti gli alberi sono soltanto alberi. Alcuni diventano presenza spirituale, memoria collettiva e custodia del sacro. Sono i Goshinboku (御神木), gli “alberi divini” venerati nella tradizione shintoista come dimora dei kami, le entità spirituali che abitano la natura.

Il sacro qui non è separato dal paesaggio: vive nel tronco, nella corteccia, nelle radici antiche che attraversano il tempo. Per questo molti Goshinboku sono alberi secolari, custoditi nei santuari come veri patriarchi vegetali.

Il segno che li rende immediatamente riconoscibili è la shimenawa, la corda intrecciata di paglia di riso avvolta attorno al tronco. Da essa pendono le strisce bianche di carta, le shide, che indicano il confine simbolico tra lo spazio umano e quello divino.

2GOSHINBOKU

3GOSHINBOKU

4GOSHINBOKU

Prima ancora della costruzione dei templi, il popolo giapponese celebrava i riti religiosi davanti agli elementi naturali. Alberi, montagne, rocce e corsi d’acqua erano considerati luoghi abitati dal sacro.

Nello Shintoismo la natura non è uno scenario ma una presenza viva. È per questo che danneggiare un Goshinboku è tradizionalmente considerato un gesto gravissimo. Anche oggi molti visitatori evitano di toccare direttamente il tronco per non indebolire la pianta.

La relazione con questi alberi è fatta di rispetto, silenzio e contemplazione. Prima di entrare nei santuari ci si purifica lavando mani e bocca nelle fontane rituali. Poi si procede lentamente, evitando di calpestare le radici.

Anche quando un Goshinboku deve essere abbattuto per ragioni naturali o di sicurezza, il gesto non viene mai considerato una semplice operazione tecnica.

Prima del taglio si celebra infatti una cerimonia religiosa officiata dai sacerdoti shintoisti. Il rito serve a ringraziare il kami che ha abitato l’albero e a chiedere perdono per la sua rimozione.

Si offrono sake, riso, sale e rami di sakaki, la pianta sacra dello Shintoismo. Vengono recitate preghiere di purificazione e spesso il tronco viene simbolicamente salutato dalla comunità locale.

In molti casi il legno del Goshinboku non viene disperso: può essere utilizzato per costruire elementi del santuario, piccoli oggetti rituali o strutture cerimoniali. È un modo per mantenere viva la presenza spirituale dell’albero anche dopo la sua fine biologica.

Questa attenzione racconta una cultura che considera l’albero non come materiale da utilizzare, ma come essere vivente con cui instaurare una relazione di reciprocità.

6GOSHINBOKU

7GOSHINBOKU

9GOSHINBOKU

11GOSHINBOKU

Tra i Goshinboku più celebri vi è il grande albero di canfora dell’Atsuta-Jingu di Nagoya. A Tokyo, l’Arata Shrine custodisce una zelkova sopravvissuta nei secoli a tempeste e bombardamenti.

Nel santuario Shitabi Shrine, a Matsue, ogni novembre un antico castagno giapponese viene adornato con una nuova shimenawa durante una cerimonia propiziatoria per il raccolto.

Ancora più antico è il gigantesco albero di canfora dell’Oyamazumi Shrine, nell’isola di Shikoku, considerato vecchio di oltre duemila anni.

Sono alberi che uniscono spiritualità, paesaggio e memoria collettiva. E ricordano come il rapporto tra uomo e natura possa ancora essere fondato sul rispetto e sulla gratitudine.

Anne-Claire Budin © Floraviva, riproduzione riservata – 18/05/26

 

Banner un solo sistema per comunicare