Architetta paesaggista francese, Christine Dalnoky ha unito progetto, tempo e spazio pubblico tra Parigi, Roma e l’Europa, facendo del paesaggio una scelta di metodo.
Nata nel 1956, Christine Dalnoky si forma tra l’École nationale supérieure des beaux-arts de Paris e l’École nationale supérieure du paysage di Versailles. Nei primi anni lavora con Michel Corajoud e Alexandre Chemetoff, due riferimenti decisivi per una cultura del progetto capace di leggere il territorio oltre il giardino. L’esperienza alla Villa Médicis, dove è pensionnaire dell’Académie de France à Rome dal 1986 al 1988, amplia lo sguardo su storia, stratificazione e durata.



Rientrata a Parigi, fonda con Michel Desvigne l’agenzia Desvigne & Dalnoky, protagonista di interventi che mettono in relazione città, natura e infrastrutture. Dalle collaborazioni con Renzo Piano al centro culturale Tjibaou, fino alle stazioni TGV di Valence, Avignone e Marsiglia, emerge una cifra precisa: il paesaggio non è decorazione, ma struttura viva, capace di tenere insieme crescita vegetale, uso pubblico e trasformazione urbana. Nei suoi lavori il tempo non è un effetto collaterale: è materia di progetto.



Dal 2002 prosegue l’attività nell’Atelier de Paysage, fondato con Patrick Solvet a Gordes, affiancando pratica, conferenze e insegnamento in Europa. La sua lezione resta attuale perché rifiuta immagini finite e privilegia dispositivi aperti, manutenzione, adattamento. In un’epoca che chiede spazi pubblici resilienti, Dalnoky ricorda che scegliere il paesaggio significa scegliere una forma concreta di responsabilità verso il futuro. E verso la città, chiamata a dialogare con l’imprevisto della natura, non a dominarlo.



Anne-claire Budin – © Floraviva, riproduzione riservata – 22/04/26

