FLOROVIVAISMO, ENA CHIEDE L’ACCORDO SPS UE-REGNO UNITO
- Andrea Vitali
Le associazioni europee del florovivaismo chiedono a Bruxelles e Londra un accordo SPS con controlli più snelli, tariffe ridotte e regole condivise per tutelare export e biosicurezza.
Il nodo SPS torna al centro del florovivaismo europeo
Il florovivaismo europeo chiede un accordo fitosanitario stabile tra Unione Europea e Regno Unito. ENA riferisce che il 14 maggio HTA, Union Fleurs, ENA, VGB e Royal Anthos si sono riunite presso l’ambasciata dell’UE a Londra per l’evento “Fiori e piante d’Europa”, con l’obiettivo di sostenere il rilancio delle relazioni commerciali tra Regno Unito e Unione Europea.
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Il punto è tecnico, ma gli effetti sono molto concreti: controlli, costi, tempi, documenti, passaggi doganali e continuità delle forniture. Per i vivai esportatori, un accordo SPS ben costruito può significare meno incertezza e più competitività.
La richiesta delle associazioni
Le associazioni chiedono un accordo SPS solido, capace di garantire scambi commerciali fluidi senza indebolire gli standard di biosicurezza. La richiesta è anche di metodo: il settore vuole essere coinvolto per verificare la fattibilità tecnica delle misure e chiede interventi pragmatici, a partire dalla riduzione delle tariffe di controllo, per stabilizzare le catene di approvvigionamento fino all’entrata in vigore dell’accordo.
È una posizione che riguarda direttamente anche il florovivaismo italiano. Il Regno Unito resta un mercato importante per piante ornamentali, alberi, arbusti e materiale vivaistico. Ma dopo la Brexit la competizione non si gioca solo sulla qualità del prodotto: si gioca anche sulla capacità di attraversare confini regolatori complessi senza perdere tempo, margini e clienti.
La posizione di ENA
Nella prefazione alla newsletter, il presidente ENA Tim Van Hulle colloca il tema dentro una cornice più ampia: rappresentanza europea, strumenti innovativi e sostenibilità. “Stiamo fornendo le soluzioni concrete di cui l’Europa ha bisogno per la resilienza climatica”, scrive Van Hulle, richiamando Phytoweb, il potere di raffreddamento degli alberi e i risultati legislativi raggiunti in Italia e Germania.
La frase fotografa bene il cambio di ruolo del settore. Il florovivaismo non è più solo produzione agricola specializzata. È una filiera che incrocia commercio internazionale, salute delle piante, adattamento climatico, verde urbano e politiche europee.
Phytoweb, il caso italiano citato da ENA
Tra gli esempi italiani, ENA segnala Phytoweb, il portale sviluppato da ANVE e ICE Agenzia per semplificare il commercio internazionale dei vivai. La piattaforma centralizza informazioni fitosanitarie per mercati come UE, Gran Bretagna, Turchia e Svizzera, consente di generare Passaporti Vegetali Digitali e offre un motore di ricerca per i requisiti di movimentazione.
È un passaggio coerente con la domanda delle imprese: meno burocrazia cieca, più strumenti leggibili. La digitalizzazione serve quando riduce errori, accorcia i tempi e rende più chiaro cosa si può esportare, dove e con quali documenti.
Alberi urbani e domanda futura di piante
La newsletter ENA richiama anche uno studio pubblicato su Nature Communications, secondo cui gli alberi urbani possono compensare quasi il 50% dell’effetto isola di calore nelle città. Il dato rafforza una tesi ormai centrale: il verde non è arredo, ma infrastruttura climatica viva.
Per i vivai europei questo significa una nuova responsabilità produttiva. Le città avranno bisogno di alberi sani, tracciabili, resistenti a caldo, siccità e ristagni idrici. La qualità vivaistica diventa quindi parte della risposta pubblica alla crisi climatica.
Perché questa notizia conta per l’Italia
Il messaggio politico è chiaro: senza vivai competitivi, l’Europa rischia di parlare di rinaturazione, biodiversità e città verdi senza avere filiere sufficienti per realizzarle. Il manifesto ENA “Più piante, più vita”, presentato al Parlamento europeo il 21 aprile, va in questa direzione: chiedere riconoscimento e sostegno per un settore che produce infrastruttura verde, lavoro e adattamento climatico.
Per il florovivaismo italiano la partita è doppia. Da un lato occorre presidiare i mercati esteri con regole più semplici e sicure. Dall’altro bisogna far riconoscere il valore tecnico della produzione vivaistica nelle politiche urbane, ambientali e climatiche.
La Joint call per l’accordo SPS UE-Regno Unito è quindi una notizia a sé. Non parla solo di dogane. Parla della possibilità, per il florovivaismo europeo, di restare competitivo in un mercato che chiede piante, sicurezza fitosanitaria e tempi certi.
Redazione Floraviva – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – © Floraviva, riproduzione riservata – 20/05/26
