A TREVISO IL VINO DIVENTA PAESAGGIO E ARCHITETTURA
- Redazione Floraviva
La Fondazione Benetton inaugura a Treviso una mostra sul vino come paesaggio e architettura, dal 23 maggio al 2 agosto 2026, per leggere la filiera tra terra, cantina e identità.
Venerdì 22 maggio 2026, alle ore 18, inaugura a Ca’ Scarpa, a Treviso, la mostra Culture e paesaggi del vino. Il senso della terra e la voce dell’architettura, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Treviso.
Per la rubrica Filiera vite-vino, la notizia non è soltanto culturale. Il percorso espositivo mette al centro un tema che riguarda direttamente le imprese vitivinicole: il rapporto fra terra, coltura, architettura, qualità del vino e identità aziendale.

Il paesaggio viticolo come spazio produttivo e culturale.
Dal vigneto alla qualità del vino
La mostra, curata da J.K. Mauro Pierconti, intreccia l’evoluzione storica del paesaggio con voci ed esperienze legate alla coltura della vite. Il punto è essenziale: nella viticoltura contemporanea la qualità non si misura soltanto in cantina, ma nasce da una relazione complessa tra suolo, clima, pratiche agronomiche, paesaggio e lavoro umano.
Il vino, prima di essere prodotto commerciale, è il risultato di un territorio coltivato. Per questo il paesaggio viticolo non può essere considerato uno sfondo: è parte della filiera, della reputazione e del valore riconosciuto dal mercato.

La qualità del vino comincia dalle pratiche colturali e dalla cura della vite.
Treviso e la memoria viticola del territorio
Il tema assume un significato particolare a Treviso, territorio dove la cultura del vino ha radici profonde e dove il paesaggio agricolo è stato modellato nel tempo da vigne, colline, insediamenti rurali, strade e relazioni economiche.
Guardare oggi alla vite significa leggere insieme storia agraria e futuro produttivo. Le carte, le architetture e i luoghi raccontano come il vino sia sempre stato anche organizzazione dello spazio, riconoscibilità territoriale e capacità di dare forma a una comunità produttiva.

Architettura e cantine come segno identitario
La cantina come luogo di lavoro e racconto d’impresa
Una parte centrale dell’esposizione riguarda il contributo dell’architettura al settore vitivinicolo. L’architetto non interviene soltanto sugli spazi della produzione o su quelli destinati all’accoglienza dei visitatori. Può aiutare il produttore a rendere visibile un’identità, a ordinare i flussi di lavoro, a costruire una relazione più chiara tra impresa, territorio e pubblico.
La cantina contemporanea è infatti un luogo ibrido: deve funzionare per la vinificazione, la conservazione e la logistica, ma deve anche parlare a importatori, visitatori, clienti, stampa e comunità locale. Quando il progetto è coerente, l’edificio non copre il lavoro agricolo: lo interpreta.

Il paesaggio non ha mai dimenticato l'archiettura anche nelle pratiche viti vinicolo
Architettura, materia e identità del vino
Il percorso espositivo mette in evidenza come materiali, luce, proporzioni e inserimento nel paesaggio possano contribuire a comunicare i valori di un’azienda vitivinicola. Non si tratta di estetica fine a se stessa. Una cantina ben progettata può rendere più leggibile il rapporto tra processo produttivo, accoglienza e cultura del territorio.
Per molte imprese del vino, soprattutto in un mercato sempre più competitivo, questo passaggio è strategico. Il consumatore non cerca soltanto una bottiglia, ma una storia credibile, un luogo, una coerenza tra ciò che viene dichiarato e ciò che viene vissuto.

Luce, materia e spazio produttivo nella cantina contemporanea.
Le sezioni dedicate al rapporto tra vino e architettura
Due sezioni della mostra approfondiscono in modo specifico il rapporto tra mondo del vino e progetto architettonico. Una è curata dall’architetto Filippo Bricolo di Bricolo / Falsarella, studio che ha lavorato su diverse cantine, in particolare nell’area del Lago di Garda.
L’altra è affidata a Francesca Chiorino e Roberto Bosi, architetti e parte della redazione di Casabella, che raccontano sette cantine internazionali firmate da Herzog & de Meuron, Rafael Moneo, Bearth Deplazes Ladner, Álvaro Siza Vieira, Smiljan Radić con Loreto Lyon, Foster + Partners e Fiorenzo Valbonesi-asv3.

La cantina come segno architettonico dentro il paesaggio produttivo.
Prima della mostra, la tavola rotonda La rivalsa del vino
Il primo appuntamento anticipa l’inaugurazione. Venerdì 22 maggio, dalle ore 15, a Palazzo Bomben, esperti di diversa formazione e professione parteciperanno alla tavola rotonda La rivalsa del vino.
L’incontro si propone di fotografare lo stato attuale del settore vitivinicolo e di individuare temi e possibili scenari futuri. È un passaggio rilevante perché porta il discorso fuori dalla sola dimensione espositiva e lo collega alla filiera: produzione, territorio, mercati, comunicazione, sostenibilità e nuovi modi di abitare il paesaggio del vino.

Il paesaggio contemporaneo del vino come patrimonio produttivo, culturale ed economico.
Date, luogo e apertura al pubblico
L’esposizione sarà aperta da sabato 23 maggio a domenica 2 agosto 2026 a Ca’ Scarpa, Treviso, e sarà accompagnata da un calendario di eventi pubblici correlati.
Per chi opera nella filiera vite-vino, la mostra offre una chiave di lettura utile: il vino non finisce nella bottiglia. Comincia dalla terra, prende forma nel paesaggio, attraversa il lavoro agricolo e trova nell’architettura uno strumento per raccontare l’identità dell’impresa.

La mappa dell'architettura e del paesaggio come strumenti di lettura della filiera vitivinicola.
Firma Redazione – © Floraviva, riproduzione riservata – 12/05/26
