OLIO EVO TRA CLIMA E DAZI: A SOL EXPO IL NODO DEL DEFICIT ITALIANO
- Andrea Vitali
A Verona confronto internazionale su volatilità, dazi Usa e Piano Olivicolo Nazionale. L’Italia produce fino a 350 mila tonnellate nelle annate migliori ma commercializza circa un milione: il tema della stabilità produttiva torna centrale.
Mercato globale tra clima e tensioni commerciali
Clima, volatilità e dazi. È questo il quadro emerso dal convegno “Sfide di mercato per l’olio di oliva in un mondo che cambia” ospitato da nella seconda giornata della manifestazione veronese. Secondo Abderraouf Laajimi, direttore aggiunto del Consiglio Oleicolo Internazionale, la produzione mondiale, dopo il minimo della campagna 2023/24 e il rimbalzo successivo, si sta assestando su livelli più equilibrati. La volatilità dei prezzi, ha spiegato, non è fenomeno speculativo ma conseguenza diretta dell’andamento produttivo e dell’impatto crescente del cambiamento climatico. “La dinamica dei prezzi è strettamente correlata alla produzione”, ha sottolineato Laajimi, indicando nella stabilizzazione dell’offerta la vera sfida internazionale.
Dazi Usa e pressione sui consumi

Sul fronte commerciale è intervenuto Joe Profaci, direttore della North American Olive Oil Association, evidenziando l’incertezza legata alla politica tariffaria statunitense. Nel 2024 i prezzi negli Usa sono cresciuti di circa il 25%, mentre le vendite nella grande distribuzione si sono contratte solo dell’8%. Un segnale di domanda relativamente resiliente, ma con effetti più marcati sulle famiglie a reddito medio-basso. La richiesta dell’associazione americana è chiara: esenzione dai dazi per un prodotto riconosciuto come salutare e non autosufficiente sul mercato interno statunitense.
Il Piano Olivicolo e la leva promozione

Il sottosegretario al Masaf, Patrizio La Pietra, ha richiamato le risorse previste dal Piano Olivicolo Nazionale: 300 milioni complessivi per il settore, di cui una quota dedicata alla promozione, oltre agli stanziamenti nel quadro Ocm. L’obiettivo dichiarato è rafforzare produzione e posizionamento. Un passaggio rilevante in un contesto in cui l’Italia resta strutturalmente deficitaria sul piano produttivo. Nelle annate migliori il nostro Paese raggiunge circa 350 mila tonnellate di produzione, ma il sistema nel suo complesso commercializza intorno a un milione di tonnellate tra mercato interno ed export. Una distanza che rende centrale il tema della stabilità e dell’efficienza produttiva.

In questo quadro si inserisce l’analisi di Matteo Zoppas, presidente di Agenzia ICE, che ha richiamato la dinamica dell’export: crescita dei volumi ma contrazione dei ricavi a valore. Un segnale che, secondo ICE, impone un rafforzamento del posizionamento internazionale e della capacità delle imprese di valorizzare origine, qualità e distintività del prodotto italiano.
Il consumatore premia qualità e filiera corta

A completare il quadro, la consumer survey presentata da Evita Gandini di Nomisma: il 42% degli italiani acquista olio extravergine direttamente dal produttore, riconoscendo nella qualità e nella fiducia i fattori decisivi. L’Evo resta uno dei simboli della tavola nazionale, ma cresce la richiesta di maggiore informazione su proprietà salutistiche e sostenibilità della filiera.
La partita che si apre non riguarda solo la promozione, ma la tenuta produttiva del sistema. In un Paese che nelle annate migliori raggiunge 350 mila tonnellate ma ne commercializza circa un milione, il tema non è teorico: è industriale.
A.V. – © Floraviva, riproduzione riservata – 02/03/26