FLOROVIVAISMO, RIFORMA APERTA: IL NODO RESTA LA FILIERA
- Andrea Vitali
-
in Il vivaista
A Pistoia AVI e Distretto discutono la riforma nella fase attuativa. Fonte: pagina Facebook AVI. Floraviva guarda al testo finale: filiera, risorse e strumenti restano decisivi.
Non una scoperta, ma il passaggio attuativo
Floraviva segue da tempo la riforma del florovivaismo italiano, dalla legge delega fino all’approvazione in esame preliminare dello schema di decreto legislativo da parte del Consiglio dei Ministri. L’incontro svoltosi l’8 maggio al Parco GEA di Pistoia, promosso dal Distretto Rurale Vivaistico Ornamentale di Pistoia e da Associazione Vivaisti Italiani, aggiunge ora un passaggio pubblico e territoriale a un iter che resta aperto.
Dal post pubblicato da AVI sui propri canali social emergono le dichiarazioni degli intervenuti e il taglio istituzionale dato all’iniziativa. Ma per chi legge Floraviva, e per le imprese che lavorano nella filiera, il punto non è registrare l’ennesima presentazione della riforma. Il punto è capire cosa entrerà davvero nel testo finale e quali effetti avrà sulle aziende.
È qui che si gioca la parte più delicata: la trasformazione del riconoscimento politico del florovivaismo in strumenti concreti. E il nodo, ancora oggi, resta la definizione della filiera.
Le dichiarazioni rilanciate da AVI

Nel post social di AVI, il sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Patrizio La Pietra, definisce la riforma “un passaggio storico per il florovivaismo italiano”. Il post richiama inoltre il nuovo quadro normativo come strumento per riconoscere e valorizzare le componenti della filiera, con politiche più efficaci, investimenti mirati e programmazione di lungo periodo.
L’onorevole Irene Gori pone l’accento sulla formazione e sulle nuove generazioni: “Il florovivaismo italiano ha bisogno di giovani preparati, competenti e capaci di affrontare le sfide future con visione internazionale.”

Il presidente di Associazione Vivaisti Italiani, Vannino Vannucci, parla di “un segnale importante per tutto il settore”, collegando la riforma alla necessità di trasformare gli strumenti normativi in opportunità concrete per le imprese e per la valorizzazione del Made in Italy.
Per Francesco Ferrini, presidente del Distretto Rurale Vivaistico Ornamentale di Pistoia, la riforma rappresenta “un quadro normativo organico capace di riconoscere pienamente il valore economico, ambientale e sociale della filiera.”
La domanda che resta fuori dalla celebrazione
Le dichiarazioni confermano il valore politico attribuito alla riforma. Ma la domanda centrale resta aperta: quale filiera viene riconosciuta e con quali priorità? Il florovivaismo non è un blocco indistinto. Produzione agricola, completamento del ciclo colturale, commercio, intermediazione, manutenzione del verde, servizi, promozione e formazione svolgono funzioni diverse e hanno bisogni diversi.
Andrea Vitali – © Floraviva, riproduzione riservata – 09/05/26
