UNA FORESTA PER RITROVARE IL PASSO INTERIORE

AnneClaire Budin
bagno di foresta Mindwoodness

Dallo shinrin-yoku alla terapia forestale: nei boschi il benessere passa da respiro, sensi e lentezza, fino a nuovi approcci italiani come la Mindwoodness.

Non è una semplice passeggiata e non è neppure un’escursione sportiva. Il bagno di foresta, nato in Giappone come shinrin-yoku, invita a entrare nel bosco con passo lento, attenzione piena e disponibilità all’ascolto. Il suo centro non è la meta, ma l’immersione: respirare, osservare, toccare, sostare. In Italia questa pratica si è diffusa soprattutto negli ultimi anni e, quando si accompagna a protocolli guidati e a un impianto scientifico, assume sempre più spesso il nome di terapia forestale. È un cambio di linguaggio importante, perché dice che il bosco non è soltanto paesaggio: può diventare un ambiente favorevole al riequilibrio psicofisico.

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Il punto non è “fare qualcosa” nel bosco, ma lasciare che il bosco faccia qualcosa in noi. La scienza ha iniziato a misurarlo con maggiore precisione: riduzione dell’ansia e dello stress, beneficio sull’umore, effetti favorevoli su alcuni parametri fisiologici. Un ruolo lo giocano i monoterpeni, molecole volatili emesse dalle piante e dal suolo forestale, che entrano in gioco insieme a molti altri fattori: qualità dell’aria, suoni, luce filtrata, temperatura, umidità, colore, ritmo del cammino. Per questo il bagno di foresta non coincide con il trekking: è un’esperienza sensoriale guidata, spesso costruita attorno ai cinque sensi, alla respirazione e a una temporanea disconnessione dalla pressione urbana. Non sostituisce cure mediche, ma può affiancare stili di vita più sani e una prevenzione più consapevole.4bath

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Il quadro italiano si sta facendo sempre più riconoscibile. Il Parco del Respiro di Fai della Paganella, in Trentino, è stato tra i casi simbolo di questa diffusione; in Piemonte l’Oasi Zegna ha dedicato percorsi specifici al forest bathing; in Calabria il Bosco Archiforo, nel Parco delle Serre, è diventato uno dei luoghi più evocati quando si parla di immersione terapeutica nella foresta. Attorno a queste esperienze si sono sviluppate guide, reti associative e una cultura del bosco che tiene insieme ecoturismo, benessere e educazione ambientale. Anche per la Toscana il tema è tutt’altro che marginale: faggete appenniniche, castagneti, pinete e parchi offrono contesti ideali per una pratica che intercetta un bisogno contemporaneo evidente, quello di rallentare senza evadere dal reale, ma rientrandovi con più lucidità.6bath

Da questo terreno è nato anche qualcosa di più articolato del solo benessere nel bosco. In Toscana, tra Bagni di Lucca e la Valleriana, la psicologa clinica ed ecoterapeuta Francesca Campagna ha sviluppato la Mindwoodness®, un approccio che intreccia psicologia del Sé, mindfulness, psicanalisi relazionale, ecopsicologia e bagni di foresta. L’idea di fondo è netta: la sofferenza contemporanea nasce spesso da una disconnessione da se stessi e dal vivente; il contatto profondo con il bosco può allora diventare non solo tregua, ma occasione di ri-orientamento. In questa lettura la foresta non è solo ciò che calma: è ciò che insegna relazione, misura, reciprocità. E qui il bagno di foresta smette di apparire come moda gentile per turisti stanchi e diventa una proposta culturale seria: imparare a stare nel mondo partendo da come stiamo tra gli alberi. È forse questo il suo messaggio più attuale. Perché chi ritrova beneficio nel bosco, più facilmente finisce anche per sentirsi responsabile della sua tutela.

Anne-Claire Budin - © Floraviva, riproduzione riservata - 18/04/26