CONAF: CINQUE LINEE GUIDA SU VERDE URBANO E RISCHIO ARBOREO

Andrea Vitali
in Notizie
verde urbano

Il CONAF pubblica le linee guida sul rischio arboreo per il verde urbano e periurbano, con criteri comuni per valutazioni uniformi e decisioni motivate, comprensibili e tracciabili sugli alberi.

ROMA - Un quadro unitario per la gestione del verde urbano, capace di rendere ogni scelta tecnica più leggibile, motivata e documentabile. È questo il punto centrale delle Linee guida nazionali per la valutazione e la gestione del rischio arboreo in ambito urbano e periurbano diffuse dal CONAF, che indicano una cornice comune per professionisti, amministrazioni e cittadini.

Il passaggio è prima di tutto culturale. La gestione del patrimonio arboreo, infatti, non può più essere letta con una logica semplificata o meramente emergenziale: richiede competenze multidisciplinari, procedure coerenti e una valutazione che tenga insieme sicurezza, conservazione, valore ecosistemico e responsabilità amministrativa.

DALLA STABILITÀ DELL'ALBERO ALLA GESTIONE DEL RISCHIO

Il documento segna un cambio di paradigma. Nella gestione del verde urbano il rischio zero non esiste e, proprio per questo, va superata l'idea statica della sola “stabilità dell'albero”. Al suo posto entra un approccio di gestione del rischio arboreo, fondato su un processo tecnico strutturato, capace di motivare le decisioni e di renderle comprensibili anche all'esterno.

In questa impostazione l'albero viene riconosciuto per ciò che è: un organismo vivente, inserito nello spazio urbano e nel paesaggio, soggetto a variabilità fisiologica, fitosanitaria e strutturale. Per cittadini e istituzioni questo significa poter contare su valutazioni più trasparenti e meno esposte a letture arbitrarie o conflittuali.

I CINQUE CRITERI MINIMI DELLA VALUTAZIONE

Le linee guida precisano che la valutazione del rischio arboreo non può basarsi su un solo indicatore, ma deve nascere da un'analisi integrata di più fattori. I parametri minimi individuati sono cinque.

A. Analisi morfo-fisiologica e fitoiatrica: stato dei tessuti, patologie, capacità di compartimentazione e vitalità residua.

B. Valutazione biomeccanica e strutturale: difetti strutturali, morfologia e resistenza meccanica dei tessuti legnosi.

C. Analisi del contesto e dei bersagli: Area di Potenziale Caduta, presenza dei bersagli, frequenza di utilizzo e livello di rischio risultante.

D. Valutazione economica ed ecosistemica: stima del valore dell'esemplare attraverso criteri estimativi riconosciuti e parametri agro-ecologici minimi.

E. Condizioni del sito di radicazione: stato del suolo nell'area della Zona di Protezione dell'Albero.

Il messaggio è chiaro: una decisione seria sul rischio arboreo deve nascere da una sintesi tecnica motivata, non da una lettura parziale del singolo difetto o del singolo sintomo.

PIÙ TRASPARENZA NELLE DECISIONI, PIÙ FORZA ALLA PROFESSIONALITÀ

Per il CONAF, definire un processo tecnico chiaro, motivato e documentabile rafforza il rapporto fra competenza professionale e decisione amministrativa. In altre parole, la qualità della gestione del verde urbano dipende anche dalla qualità della documentazione che accompagna le scelte.

Barbara Negroni, consigliera nazionale, sottolinea che queste linee guida non sono soltanto uno strumento operativo, ma un modo di interpretare la gestione del patrimonio arboreo fondato su responsabilità professionale e criteri minimi condivisi. Dentro questa cornice, spetta poi al professionista valutare il singolo caso e governare il rischio con metodo.

L'ABBATTIMENTO RESTA L'EXTREMA RATIO

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda gli interventi. Le linee guida indicano criteri di proporzionalità e gradualità, privilegiando, quando possibile, misure di mitigazione e contenimento del rischio. L'abbattimento viene ammesso, ma soltanto quando il rischio supera i livelli di tollerabilità, le misure alternative risultano inefficaci oppure la compromissione dell'albero non consente una gestione sostenibile.

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È un punto decisivo anche nel dibattito pubblico. Significa che abbattere una pianta non viene escluso in assoluto, ma deve restare una misura eccezionale, giustificata da un'istruttoria tecnica solida e verificabile.

UN RIFERIMENTO PER COMUNI, GESTORI E CITTADINI

Il presidente del CONAF, Mauro Uniformi, definisce questa svolta un passaggio culturale e istituzionale. La gestione del patrimonio arboreo, osserva, è il punto d'incontro fra tutela del verde, responsabilità dei proprietari e decisioni delle amministrazioni pubbliche. Avere un riferimento comune non significa imporre un unico metodo applicativo, ma valorizzare gli strumenti professionali dentro un impianto condiviso.

Per il verde urbano italiano si apre così una fase che punta a ridurre le conflittualità, a migliorare la qualità tecnica delle valutazioni e a restituire peso alla professionalità dei Dottori Agronomi e Forestali. Con un obiettivo preciso: fare in modo che ogni scelta sugli alberi sia davvero spiegabile, tracciabile e difendibile.

Redazione - © Floraviva, riproduzione riservata - 28/03/26

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