AGROENERGIE, 2 MILIONI PRIVATI PER GLI ISTITUTI AGRARI: CHI FORMA I TECNICI DELLA TRANSIZIONE?
- Andrea Vitali
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Da Brescia 2 milioni per 29 Istituti Agrari italiani e 55 donazioni attivate. Obiettivo: colmare la carenza di competenze su biometano, sostenibilità e agroenergie. Al momento, nessun coinvolgimento noto per la Toscana.
Il settore agricolo chiede tecnici capaci di governare la transizione energetica. Le scuole sono pronte? E nel distretto vivaistico leader d’Europa chi raccoglie la sfida?
Un investimento privato su una fragilità strutturale
Il progetto quinquennale prevede un investimento complessivo di 2 milioni di euro destinato a donazioni di materiali didattici, strumenti professionali e attività formative. A meno di un anno dal lancio risultano coinvolti 29 Istituti Agrari italiani, con 55 donazioni già erogate e un potenziale di estensione a circa 80 scuole.
Il modello adottato introduce un elemento innovativo: i clienti dell’azienda promotrice, a seguito dell’acquisto di un impianto energetico, possono indicare l’istituto agrario destinatario della donazione. Un meccanismo che lega direttamente impresa, territorio e formazione tecnica.
Agroenergie e biometano: competenze sempre più richieste
La questione centrale non è la singola iniziativa, ma il contesto in cui si inserisce. Il settore agricolo italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione, in cui agroenergie, biometano, efficientamento energetico e sostenibilità ambientale non rappresentano più ambiti accessori, bensì leve strategiche di competitività.
Le aziende agricole più strutturate gestiscono oggi impianti complessi, sistemi di purificazione del biometano, recupero della CO₂, riduzione delle emissioni e integrazione con impianti fotovoltaici. Tutto questo richiede tecnici qualificati, capaci di coniugare competenze agronomiche, energetiche e gestionali.
Il nodo è evidente: la formazione agraria tradizionale riesce a tenere il passo con questa evoluzione?
Il caso del distretto vivaistico toscano
La domanda assume un rilievo particolare nel Distretto Rurale Vivaistico Ornamentale di Pistoia, considerato il principale polo europeo del vivaismo ornamentale. Un sistema produttivo fortemente energivoro, dove irrigazione, riscaldamento delle serre, movimentazione e logistica incidono in modo significativo sui costi aziendali.
In questo contesto operano istituti agrari storici, tra cui l’ITAS Anzilotti di Pescia, realtà ultracentenaria oggi interessata da un processo di accorpamento. Presìdi formativi che hanno accompagnato per decenni lo sviluppo del vivaismo toscano e interprovinciale.
Al momento non risultano coinvolgimenti diretti delle scuole del distretto nell’iniziativa citata. Un elemento che riapre una riflessione più ampia: la formazione tecnica locale è adeguatamente integrata con le nuove esigenze energetiche delle imprese vivaistiche?
Imprese al posto dello Stato?
Il fatto che un soggetto privato investa in modo strutturato sulla formazione agraria pone una questione di sistema. Non si tratta di contrapporre pubblico e privato, ma di interrogarsi sul modello di governance della formazione tecnica agricola.
Le imprese stanno colmando un vuoto? Oppure si sta affermando una nuova forma di collaborazione stabile tra scuola e mondo produttivo?
In un momento in cui la transizione energetica è al centro delle politiche europee, la disponibilità di competenze adeguate diventa condizione imprescindibile per non perdere competitività. Senza tecnici formati su biometano, agroenergie e sostenibilità, la trasformazione del settore agricolo rischia di restare solo dichiarazione programmatica.
Il tema è aperto e riguarda direttamente i territori a più alta vocazione produttiva. Perché il futuro del vivaismo – e dell’agricoltura italiana – passa anche dalle aule degli Istituti Agrari.
Redazione – © Floraviva, riproduzione riservata – 26/02/26