La Pietra: presto audizioni sul piano florovivaismo, l’Italia rischia -22% di Pac

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Intervista al senatore La Pietra (Commissione Agricoltura): «ho consegnato il piano nazionale del florovivaismo 2014-2016 al presidente della mia Commissione, Vallardi, ed entro metà ottobre inizieranno le audizioni delle associazioni dei florovivaisti, incluso qualche esponente del Distretto di Pistoia. L’obiettivo è un nostro disegno di legge». Riguardo alla Pac, il parlamentare pistoiese stima una riduzione di risorse del 15% a livello europeo e del 22% per l’Italia.

 
Fra i partecipanti alla “Serata del vivaismo” organizzata ieri al palazzo comunale di Pistoia dall’Associazione vivaisti italiani c’era anche il senatore Patrizio Giacomo La Pietra, membro della 9^ Commissione del Senato: “Agricoltura e produzione agroalimentare”. La Pietra, pistoiese, nel suo intervento durante l’incontro sulla situazione attuale e le prospettive del vivaismo, ha dato due notizie: 1) la sua commissione parlamentare ha preso in mano il vecchio piano triennale del florovivaismo ormai scaduto (il piano 2014-2016) e ha deciso di farsene carico avviando un confronto con gli esponenti del comparto; 2) dopo un incontro di circa due settimane fa con funzionari della Commissione europea, la stima più probabile sull’annunciata riduzione delle risorse disponibili per la prossima Pac, in seguito a Brexit, pare essere una diminuzione totale del 15%. 
Lo abbiamo sentito a margine dell’incontro per capire meglio queste due notizie che destano la massima attenzione dei florovivaisti pistoiesi e di tutto il Paese.   
Senatore mi può spiegare meglio la notizia che avete preso in mano il piano di settore? A che punto siete?
«Grazie al distretto di Pistoia, che mi aveva sollecitato sulla questione, abbiamo ritrovato il piano nazionale del florovivaismo 2014-2016, che era letteralmente in un cassetto del Ministero delle politiche agricole e del turismo (e questo testimonia anche un po’ l’interesse che il Ministero aveva fino a ieri nel comparto florovivaistico, era lì in un cassetto e nessuno l’aveva attuato di fatto). L’ho consegnato una decina di giorni fa al presidente della Commissione agricoltura del Senato, il senatore Gianpaolo Vallardi, per dargli corpo. Quindi stiamo iniziando a verificare insieme al presidente e con l’ufficio legislativo che cosa effettivamente possiamo fare partendo da quel piano, che sicuramente è un piano che per alcuni aspetti andrà rivisto, ma è un punto di partenza».
Quindi verrà affrontato per prima cosa in Parlamento, senza nessun passaggio ministeriale?
«Nelle prossime settimane credo siano già in programma le audizioni del comparto vivaistico grazie alle mie sollecitazioni».
Solo con gli esponenti del settore o anche con il Ministero?
«No, no, noi come Commissione, è un’iniziativa parlamentare. A questo punto partiamo noi».
A prescindere da quello che poi farà il Governo?
«Il nostro è anche un modo per sollecitare il Governo. Però noi come commissione parlamentare abbiamo iniziato questo percorso. Credo che già entro la metà di ottobre le massime associazioni e soggetti del vivaismo, fra cui, penso, anche qualche rappresentante del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, saranno ascoltati dalla nostra Commissione. Da qui partiremo. Quindi avremo la base del piano 2014-16, le audizioni che faremo, per poi vedere se riusciamo come Commissione a sviluppare un disegno di legge o addirittura una legge quadro del comparto».
Proprio recentemente, durante Flormart, il responsabile del tavolo tecnico del florovivaismo Manzo aveva detto che gli obiettivi giusti ci sono nel vecchio piano, ma il problema è che è stato attuato solo in parte (vedi). Vedremo se in questa occasione riuscirete a portare novità concrete.
«Non so se questa mia iniziativa servirà. Sicuramente sta portando il comparto all’attenzione della politica, perché fino a oggi era tutto fermo».
Nel suo intervento ha fatto cenno anche ad alcune stime non incoraggianti sulla nuova Pac
«Noi abbiamo fatto un’audizione con alcuni funzionari della Commissione europea che ci hanno portato i dati per la nuova Pac che partirà nel 2021».
Quando si è svolta questa audizione esattamente?
«Circa quindici giorni fa. E innanzi tutto ci hanno confermato che sicuramente ci sarà una diminuzione degli investimenti per l’agricoltura da parte della Commissione europea».
Di quanto in generale?
«Loro stimano una diminuzione del 5%, però calcolato solo sull’ultimo anno, il 2020. Quindi noi abbiamo contestato questo dato, perché abbiamo detto che volevamo sapere quant’è la diminuzione rispetto all’intera ultima Pac. E loro a questa contestazione sono rimasti un po’ indecisi sulla risposta, ma noi avevamo già dei dati che ci portano a stimare una diminuzione intorno al 15%. Su questo bisogna che ci sia un’azione incisiva del Governo perché noi non possiamo permetterci un’ulteriore penalizzazione sui fondi europei, che poi andranno a ricadere sui Psr regionali».
Nel suo intervento ha aggiunto che probabilmente in Italia la riduzione delle risorse Pac sarà maggiore del 15%, vero?
«Sì».
Come mai e di quanto si tratta?
«E’ ancora un 6/7% in più rispetto al 15%».
Quindi per l’Italia si arriva a una riduzione del 22%?
«Esatto. Ma c’è un altro aspetto che è importante sottolineare. La Commissione europea fa un ragionamento di riduzione lineare, che concettualmente io contesto. Perché, al di là della percentuale, se questa stessa percentuale viene tolta alla Romania, alla Polonia e all’Ungheria, è chiaro che per noi è penalizzante perché i costi che noi abbiamo per la produzione dei prodotti sono molto maggiori che in quelle nazioni».
 
Lorenzo Sandiford