Direttiva pratiche sleali e tempi di pagamento, De Castro: necessarie regole ad hoc per il vivaismo 

Direttiva pratiche sleali e tempi di pagamento, De Castro: necessarie regole ad hoc per il vivaismo 

L’intervento del vice presidente della Comagri dell’Europarlamento Paolo De Castro al Pistoia Green Forum del 30 settembre: sui tempi di pagamento dobbiamo «individuare una soluzione adatta al settore vivaistico» insieme al sottosegretario La Pietra e al Ministro Lollobrigida, senza snaturare l’applicazione della Direttiva sulle pratiche sleali. E sul Regolamento europeo che impone -50% di fitofarmaci entro il 2030 ha detto: «oggi ho toccato con mano la riduzione di fitofarmaci nelle aziende» del Distretto, ma non si può dare un obiettivo così ambizioso «senza affrontare il come» e il nuovo Regolamento sulle Tea (le Tecniche di evoluzione assistita che possono aiutare la riduzione della chimica) è sul tavolo solo dal 5 luglio. 

«Dobbiamo trovare una soluzione: non c’è dubbio che per il settore vivaistico non si possono utilizzare le stesse identiche regole che valgono per tutto il settore agroalimentare, perché il tema dei tempi di pagamento a 30 giorni per i prodotti deperibili e a 60 giorni per i prodotti non deperibili si scontra con una prassi che invece qui nel Distretto evidentemente ha applicazioni molto diverse».
È quanto dichiarato dall’ex ministro dell’agricoltura Paolo De Castro, attuale vice presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, il 30 settembre nel suo intervento al Pistoia Green Forum, dopo che nel corso della giornata aveva fatto visita ad alcuni vivai del Distretto vivaistico ornamentale. Il riferimento è alla Direttiva (Ue) 2019/633 sulle “pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare” recepita in Italia col Decreto legislativo 198 del 2021 (vedi).
«Questo tema – ha detto De Castro - ha interessato molte delle chiacchierate con gli imprenditori in questo nostro straordinario distretto del vivaismo: 5.500 ettari circa di specializzazione così forte che ci hanno fatto diventare primi in Europa». Il Distretto infatti, ha continuato De Castro, «sta vivendo un momento complicato dall’entrata in vigore della Direttiva sulle pratiche commerciali sleali, la cui applicazione nel settore agroalimentare ha creato qualche difficoltà proprio nel settore vivaistico».
Come risolvere il problema? La soluzione per De Castro, che è stato uno dei promotori di questa normativa che tutela in particolare le aziende agricole nei rapporti con le grandi catene commerciali, è «individuare una soluzione che sia adatta al settore vivaistico senza andare a intercettare gli altri settori dell’agroalimentare. È questa la soluzione su cui oggi si è un po’ parlato negli incontri e adesso con il sottosegretario La Pietra ci metteremo a lavorare nelle prossime settimane e sono sicuro che il ministro Lollobrigida, che ha già manifestato pieno appoggio all’iniziativa, ci possa aiutare a trovare una soluzione che non snaturi l’applicazione di quell’importante provvedimento ma che dia una risposta concreta a un settore che evidentemente non può applicarla così come si applica nel settore lattiero-caseario piuttosto che nel settore ortofrutticolo».
Nella sua relazione Paolo De Castro si è soffermato anche sull’eredità di questa legislatura europea avviata alla conclusione nel settore agricolo, con la nuova Pac entrata in vigore quest’anno e improntata a Green Deal e transizione ecologica. «Stiamo vivendo una fase complicata – ha detto -. La transizione ecologica l’abbiamo capito tutti che la dobbiamo affrontare, ma la dobbiamo affrontare da protagonisti: una chiave che tutto il mondo agricolo e agroalimentare ha ben chiara». Ma «la sensazione che abbiamo a volte noi a Bruxelles – ha proseguito l’europarlamentare - è che gli agricoltori invece di essere protagonisti, o di essere considerati protagonisti, di questo Green Deal e quindi di essere loro lo strumento attraverso il quale si possono fare passi avanti importanti nella direzione della sostenibilità e verso i cambiamenti climatici, vengono visti più da imputati che da protagonisti. È questo l’elemento che crea oggi un po’ di frizione e di difficoltà».
Come mai? Soprattutto perché nell’anno dell’applicazione della nuova Pac (entrata in vigore il 1 gennaio 2023), una Pac «profondamente riformata» dopo 3 anni di negoziato e che sta creando «una serie di difficoltà applicative» come quelle relative agli eco-schemi, ecco proprio in questo contesto «sono arrivate una serie di nuove proposte di regolamenti che hanno evidentemente creato il malessere che oggi si respira anche da noi a Bruxelles». Fra gli esempi di regolamenti problematici per gli agricoltori citati da De Castro, il Regolamento sul ripristino della natura (vedi), «che ha visto l’agricoltura come imputata con una serie impegni al di là di quello che già la nuova Pac ha introdotto», e il Regolamento sui fitofarmaci (vedi), che impone di «ridurre del 50% l’uso dei fitofarmaci entro il 2030».
«Nessuno – ha precisato De Castro - può essere in disaccordo nel ridurre la chimica in agricoltura. Già si sta facendo tanto. Oggi ho visitato delle aziende in cui questo l’ho toccato con mano: la riduzione dell’uso dei fitofarmaci. Però gli agricoltori per poter raggiungere questi obiettivi hanno bisogno di strumenti concreti. Non si può dire soltanto obiettivo 50% entro il 2030 senza affrontare il come farlo. Ecco perché ci siamo arrabbiati, ecco perché insistiamo per esempio ad accelerare sulle Tecniche di evoluzione assistita [Tea, ndr], queste nuove tecniche genetiche non ogm che consentono di mettere a punto varietà resistenti senza utilizzare la chimica. L’Italia può essere già capofila in queste tecnologie. Pensate che in viticoltura noi oggi siamo in grado di fare cloni di vite resistenti alla peronospera e all’oidio con varietà resistenti senza un chilo di prodotto chimico. Però purtroppo l’Europa [leggi Commissione Europea, ndr] ci ha messo sul tavolo questo nuovo Regolamento sulle nuove tecniche genetiche soltanto il 5 luglio».
L’eredità di questa legislatura europea per l’agricoltura, ha concluso De Castro, è un po’ «pesante»ma «l’Italia ha sempre lavorato in squadra e non ci sono mai state divisioni quando si è trattato di difendere gli interessi nazionali sull’agricoltura e quindi abbiamo potuto correggere certe impostazioni» e certi eccessi delle normative. Comunque «chi verrà dopo di noi dovrà seguire questa direzione e non mettere in difficoltà un settore che sta facendo tanti sacrifici» e che durante il Covid ha saputo dimostrare anche tutta la sua forza e resilienza, senza mai interrompere le forniture di cibo.

L.S.