Croci: i fiori e le piante piacciono alla gente, ma la floricoltura deve ritrovare la sua identità

in Brevi

Nella sede di Flora Toscana si è tenuta la presentazione del libro ‘Floricoltura italiana. Storie, uomini, aziende’ di Arturo Croci e Giovanni Serra. Il guru del florovivaismo italiano, accompagnato anche da Moritz Mantero, sponsor del volume, ha affermato che le parole chiave sono formare, promuovere e innovare. Annunciato un nuovo libro, sempre con Serra, proprio sull’innovazione e il mestiere di ibridatore.

Una manifestazione come Orticolario «trascina qualcosa come 28 mila visitatori paganti del biglietto a vedere i fiori e le piante» e «questo ci fa ben sperare, perché alla gente i fiori e le piante piacciono ancora». Invece «siamo un po’ noi [operatori del settore, ndr] quelli che hanno perso forse un po’ fede e anche la capacità di comunicare in un modo diverso».
Lo ha affermato Arturo Croci, guru del florovivaismo italiano e fondatore della rivista Flortecnica, venerdì 9 gennaio presso la cooperativa Flora Toscana, durante la presentazione del suo libro ‘Floricoltura italiana. Storie, uomini, aziende’ (Mursia 2014), scritto a quattro mani con Giovanni Serra, già ordinario di Floricoltura alla Scuola superiore di Sant'Anna a Pisa e accademico dei Georgofili, anche lui relatore dell’incontro. Appuntamento a cui Croci è venuto accompagnato da Moritz Mantero, presidente della manifestazione autunnale di Cernobbio «per un giardinaggio evoluto», Orticolario, nonché sponsor del volume.
«Che cosa manca al settore florovivaistico? – ha aggiunto Croci ricordando la domanda da cui è nato il suo libro con Serra sulla storia della floricoltura italiana -. Fondamentalmente manca un’identità forte. Si inizia sempre dal chi sono, dove sono, dove voglio arrivare. Oggi le idee sono piuttosto confuse sull’identità di quella che è l’azienda, di quello che è il settore».
Il volume ‘Floricoltura italiana’ cerca di dare una risposta a tale esigenza di identità del florovivaismo con un racconto vivo e godibile che parte dalle prime forme di commercio di fiori e piante in Italia, nel Granducato di Toscana e nel Regno di Sardegna e in Liguria, fino ad arrivare al presente attraverso le storie vissute dalle centinaia di donne e uomini che hanno fatto la storia del settore. «Bene o male ci sono 1200 persone lì dentro – ha detto Croci riferendosi al volume – e quelle 1200 persone io penso all’80 per cento di averle conosciute tutte». 
E quali sono le proposte di Croci per uscire da questa perdita di fiducia e migliorare il dialogo con il pubblico e l’immagine del florovivaismo? Per lui, visti i costi proibitivi dei grandi media, diventano cruciali le manifestazioni di settore. Ma più in generale il suo messaggio per il rilancio della floricoltura è racchiuso in tre parole chiave: formare, promuovere, innovare. «La formazione – ha precisato Croci -, nostra, delle imprese, ma anche del consumatore». Mentre sull’innovare ha messo in evidenza che «la gente ha paura dell’innovazione, perché innovazione vuol dire che tutti i vecchi sistemi diventano obsoleti. Tutti parlano di innovare però nessuno ha veramente il coraggio di farla. Eppure bisogna avere il coraggio di cercare le cose nuove». Infine, la promozione: «promuovere a tutti i livelli è il nostro mestiere». «Però – ha annunciato sorridendo Croci - io e Giovanni abbiamo deciso di scrivere un altro libro, ed è giusto fare l’annuncio qui, nel Granducato. E ha a che fare con l’innovazione: questo libro è sui facitori di fiori, cioè coloro che ibridano i fiori, un mestiere che sembra ormai scomparso». E che invece è necessario «per tornare a meravigliare e stupire la gente».
 
Redazione Floraviva