L’elenco degli alberi monumentali italiani è salito a 3662 unità

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Fra nuovi inserimenti e qualche cessazione si arricchisce il patrimonio arboreo nazionale censito, salito col quarto aggiornamento a 3.662 unità fra alberi e sistemi omogenei di alberi.
E’ quanto riferito nei giorni scorsi dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) in una nota in cui viene precisato che ci sono state 115 nuove iscrizioni proposte dalle regioni Basilicata, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, ma anche alcune riduzioni dovute a morte naturale, abbattimento o elevato deperimento strutturale e fisiologico.
L’aggiornamento dell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia, istituito e redatto ai sensi dell'art. 7 della legge n. 10 del 14 gennaio 2013 e approvato con Decreto ministeriale n. 5450 del 19 dicembre 2017, è stato sancito dal decreto del Direttore generale dell'economia montana e delle foreste n.205016 del 5 maggio 2021 ed è il «frutto un'intensa attività di catalogazione realizzata, in modo coordinato e sinergico dal Mipaaf, dalle Regioni/Province autonome e dai Comuni, che la legge ha voluto come diretti operatori del censimento».
«Gli esemplari che ne fanno parte – ricorda la nota del Mipaaf - si contraddistinguono per l'elevato valore biologico ed ecologico (età, dimensioni, morfologia, rarità della specie, habitat per alcune specie animali), per l'importanza storica, culturale e religiosa che rivestono in determinati contesti territoriali, per il loro stretto rapporto con emergenze di tipo architettonico, per la capacità di significare il paesaggio sia in termini estetici che identitari. Un patrimonio culturale di notevole interesse collettivo da tutelare e valorizzare».
Tra i nuovi inserimenti, vengono citati «il caso del cerro sughera di Valbrevenna (Genova), specie rara in Liguria, rinvenuta ad un'altitudine di 1300 m s.l.m., ben al di sopra della quota rispetto all'areale di distribuzione della specie; la farnia di Policoro (Matera), per il contesto vegetazionale in cui è inserita, il Bosco di Policoro, prezioso relitto di bosco planiziale, e per la contestuale rarità della specie in ambito regionale; la sequoia sempreverde di Biella che, con 810 cm di circonferenza, risulta tra le più grandi finora classificate in Italia; l'insieme omogeneo di lentisco sito nell'agro di Loculi (Nuoro), un piccolo bosco di circa 5 ettari di estensione formato da esemplari di lentisco ultracentenari con portamento arboreo e di notevoli dimensioni (fino a 8,5 metri di altezza e oltre 250 cm di circonferenza) in cui le piante sono cresciute talmente da entrare in contatto l'una con l'altra intrecciandosi e formando una macchia fitta ed, in alcuni punti, impenetrabile».
Vengono inoltre citati «il secolare faggio di Monte San Giovanni in Sabina (Rieti) che, oltre all'elevato valore ecologico per le cavità presenti nel tronco e nelle ramificazioni della chioma, che costituiscono un rifugio e sito riproduttivo per diverse specie di avifauna nonché rettili e mammiferi, presenta un notevole valore culturale legato alla tradizione della popolazione di visitare l'esemplare che predomina sul Monte Tancia caratterizzandone il paesaggio; le roverelle del Bosco dell'Incoronata a Foggia la cui monumentalità è legata, oltre che all'età, alle dimensioni e al portamento, anche al riconosciuto valore storico, culturale e religioso connesso all'apparizione, nell'anno 1001, della Vergine oggi venerata nell'omonimo santuario».

Redazione