CHAPLIN E IL VERDE CHE PARLA: ARTE, STAGIONI, TEMPO

Andrea Vitali
chaplin in campoo

Artista, fotografo e "garden‑designer", Bob Chaplin intreccia natura, immagini e politica del territorio nelle sue installazioni verdi diffuse tra Stati Uniti ed Europa.

Bob Chaplin, nato nel 1947 in Inghilterra (Hastings, Sussex), è un artista poliedrico la cui opera attraversa fotografia, grafica, stampa, performance e – più recentemente – installazioni vegetali.

Ritratto di Bob Chaplin

Dopo aver studiato arti visive e incisione presso Ravensbourne e Brighton Polytechnic, ha vissuto sotto la luce britannica, tra college e biennali internazionali, per poi trasferirsi negli Stati Uniti nel 1986, stabilendosi nel Connecticut dal 1989.

Il suo percorso è segnato da una progressiva «espansione del mezzo»: dalla grafica e fotografia – in particolare l’uso della grande Polaroid 20″×24″ – alle pubblicazioni artistiche e, dal secondo decennio del 2000, a progetti di land‑art e garden design.

Opera fotografica con Polaroid 20x24

Oggi Chaplin definisce la sua pratica come un continuum: disegno, pittura, fotografia, video, performance e verde — un’unica visione capace di connettere paesaggio, memoria, natura e sguardo umano.

Installazione artistica con elementi naturali

Tra i suoi interessi principali spiccano: la relazione tra spazio costruito e natura, la trasformazione del paesaggio attraverso interventi minimi e rituali, e la riflessione sul tempo che scorre, l’impermanenza e la fragilità.

Opera di land-art sul paesaggio

Un esempio significativo del suo approccio è il progetto realizzato presso I‑Park Foundation (East Haddam, Connecticut). Nel 2012 ha dato vita a “Invasives : Topiary : Parterre”, mentre nella residenza del 2014 ha sviluppato “Hortus Conclusus : Enclosed Turf Garden” e “Hortus Conclusus: The Forbidden Garden”.

Installazione Hortus Conclusus a I-Park

Queste installazioni non sono semplici giardini ornamentali: sono opere in divenire, soggette al meteo, al ciclo delle stagioni, alla crescita delle piante, e diventano memoria del tempo, fragilità della vita, dialogo fra imminenza naturale e progetto umano.

Dettaglio di installazione vegetale temporanea

In queste opere, Chaplin rende visibile ciò che è invisibile: il passaggio del tempo, la trasformazione continua, l’imprevedibilità. L’elemento vegetale non è decorazione, ma materia viva, linguaggio e messaggio.

Giardino in trasformazione come opera d’arte

La sua produzione precedente, fatta di fotografia e grafica, non è stata abbandonata: è parte integrante di un archivio visivo che accompagna le sue opere verdi. Chaplin ha realizzato numerosi libri e stampe, come il volume/folio a tiratura limitata Eminent Views, realizzato in collaborazione con lo storico dell’arte Stephen Bann grazie a una borsa di studio ottenuta nel 1993.

Copertina del libro Eminent Views

In molte sue mostre – oltre 40 personali dal 1975 in poi – e partecipazioni a collettive internazionali, Chaplin ha dimostrato la sua versatilità.

Chaplin durante una mostra internazionale

Ciò che oggi rende Chaplin particolarmente interessantissimo per la nostra rubrica “Arte Verde” è proprio questa capacità di unire estetica, natura e impegno ambientale.

Installazione artistica verde in contesto espositivo

Per chi, come Floraviva, opera nel mondo del verde, del vivaismo, dell’orticoltura e della coltivazione, l’esperienza di Bob Chaplin è uno stimolo: mostra che il verde non è solo prodotto da vendere, ma linguaggio, coscienza, bellezza da coltivare in equilibrio tra natura e cultura.

AnneClaire Budin – Floraviva
© Floraviva – riproduzione riservata | 29 novembre 2025