Cno: macché fake, c'erano pure miscele di oli solo al 50% italiani

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Per il presidente del Consorzio nazionale degli olivicoltori «le piroette di Coldiretti e Federolio sono la testimonianza di un golpe al made in Italy fallito». Le prove che le miscele con oli d’oliva non italiani erano comprese nel contratto di filiera: un comunicato di Federolio e un audio dell’intervento del segretario di Coldiretti.

«Una settimana per arrivare ad una sconclusionata e falsa precisazione, 48 ore per capovolgere il contenuto di un loro stesso comunicato, il quadro è ormai chiaro: le piroette di Coldiretti e Federolio ormai provocano disgusto e tristezza e sono la testimonianza di un golpe al made in Italy fallito: a pagare le conseguenze delle loro azioni, però, sono sempre i produttori e i consumatori».
Inizia così il comunicato stampa con cui il presidente del Consorzio nazionale degli olivicoltori (Cno) Gennaro Sicolo ha replicato il 9 luglio alla smentita di Coldiretti del 5 luglio (vedi) sulla circostanza che il contratto di filiera presentato il 28 giugno (vedi) riguardasse anche miscele d’olio d’oliva, da commercializzare con il nome “Italico”, contenenti solo il 50% di vero extravergine made in Italy. E fosse quindi, come argomentato in un comunicato di Olivicoltori Toscani Associati, una sorta di iniziativa “Italian sounding”, oltretutto a prezzi inadeguati per i costi di produzione dei nostri olivicoltori, ad opera proprio di chi come Coldiretti per anni ha lanciato strali contro i falsi prodotti italiani (vedi).
«Invece di chiedere scusa – continua la nota di Gennaro Sicolo - hanno bollato come “fake news” tutte le notizie degli ultimi dieci giorni, a partire dalle loro stesse parole e dai loro stessi comunicati: l’unica fake news in realtà è l’impegno di Coldiretti e Federolio per la tutela dell’olivicoltura italiana e del Made in Italy. È evidente come i protagonisti di questa farsa siano stati colti con le mani nella marmellata, anzi nelle miscele di olio che vogliono far passare come prodotto Made in Italy. La bocciatura senza appello del Ministro, la reazione di chi tutela realmente il Made in Italy, la presa di posizione dura dei consumatori e la valanga di proteste sui social e sui territori hanno prodotto questo passo indietro improvviso e sorprendente, soprattutto perché i protagonisti di questo accordo farlocco fino a qualche ora fa difendevano con dichiarazioni e comunicati la porcheria partorita chiamata Italico».
A sostegno di queste affermazioni, Cno ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica due fatti.
Primo, l’incipit di un comunicato di Federolio, in replica alle critiche di Assitol (Associazione italiana dell’industria olearia), in cui viene esplicitamente ammesso che l’accordo Federolio-Coldiretti «punta a premiare un blend con un 50% di olio italiano».
Secondo, una registrazione audio di una parte dell’intervento del segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo all’incontro del 28 giugno in cui è stato presentato il maxiaccordo di filiera fra Coldiretti, Unaprol e Federolio, nel quale si è così espresso: «…perché noi crediamo nei contratti di filiera? Perché la pluriennalità dell’accordo consentirà una programmazione che fino a oggi non c’è mai stata anche nell’olio. Perché le grandi oscillazioni nel prezzo sono la causa delle grandi difficoltà che sia l’industria sia il comparto praticamente stanno vivendo. Poi abbiamo un obiettivo, perché le cose devi tradurle con una parola d’ordine: come si considererà il patriottismo delle imprese olivicole e delle industrie olivicole italiane? Quelle che tenderanno nel brevissimo tempo ad arrivare a blend che contengono almeno il 50% di olio italiano, e siccome questo fa parte integrante, perché dico 50%? Perché non è che noi veniamo dal mondo della luna. Noi siamo importatori netti in tutte quante le filiere. Chiediamo questo, nient’altro che questo: di stare insieme dentro questo tipo di accordo, perché è un accordo che può consentire a una filiera come quella dell’olio di potersi in qualche modo rappresentare come il massimo dell’italianità. Per me il massimo del made in Italy di una qualsiasi industria qui rappresentata è quella industria che possa dimostrare che all’interno dei suoi blend c’è almeno il 50% di olio extravergine d’oliva italiano, piuttosto che dell’olio italiano, piuttosto che ‘Ma io faccio il 100%!’ Vabbè, te daremo la palma con la biga qui sulla via che ce porta verso Roma (…)».
Infine, dietro alle affermazioni di Sicolo sulle motivazioni della retromarcia di Coldiretti, secondo quanto rivelato da un articolo di Italia Oggi dell’11 luglio, ci sarebbe un parere informale negativo, dal punto di vista legale, al progetto “Italico” da parte dell’Ispettorato per la repressione delle frodi del Ministero delle politiche agricole. In sostanza, par di capire, un prodotto del genere, come nei classici casi di Italian sounding, evocherebbe una completa italianità che non c’è.

L.S.