Rossi, ANCI Toscana, CGIL, CISL e UIL firmano intesa su passaggio funzioni e personale delle Province: "Nasce una Regione nuova"

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enrico rossi

La “Regione nuova” di cui ha parlato il presidente Rossi prenderà vita entro tre mesi con l’entrata del personale delle Province legato alle funzioni che torneranno di competenza regionale. Sburocratizzazione e snellimento delle procedure questi i due scopi principali della riorganizzazione delle funzioni provinciali che si completerà con l’approvazione della proposta di legge che la Giunta regionale ha approvato lo scorso 19 gennaio.  Salari e inquadramento dei lavoratori delle Province rimarranno inalterati nel trasferimento. “Si passerà ad una Regione più presente nei territori, che governa, che fa più amministrazione, più vicina al cittadino”, così si è espresso fiducioso Rossi, ribadendo che anche il Governo dovrà essere più leggero e meno costoso in un percorso già intrapreso da Regione e Province.

Cogliere l'occasione del riordino delle funzioni provinciali per riorganizzare la macchina amministrativa toscana, migliorare il rapporto fra cittadini e pubblica amministrazione, favorire la sburocratizzazione e lo snellimento delle procedure. Questo il senso dell'Intesa firmata fra la Regione Toscana, l'ANCI Toscana e le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL. Era presente al tavolo, ma ha deciso di non firmare l'accordo, l'Upi, l'associazione delle Province, che pur condividendo lo spirito complessivo dell'intesa, ha voluto rimarcare il mancato accoglimento di un emendamento riguardante le risorse da attribuire da parte della Regione alle Province, in cui si chiedeva l’assegnamento della totalità dei finanziamenti del 2015, e non una quota parte in relazione a questa fase di transizione. Il taglio del 50% delle spese per il personale delle Province e del 30% della Città metropolitana, la messa in mobilità del corrispondente personale, impone a tutta la pubblica amministrazione uno sforzo straordinario. "Noi – ha evidenziato il presidente Rossi – ci siamo impegnati a garantire la nostra quota parte dei finanziamenti alle Province fino al giorno in cui le competenze e il personale resteranno in carico a questi enti. Questo è il nostro impegno. Vorrei ricordare come questa operazione di riordino abbia di per sé un costo significativo (tra i 20 e i 25 milioni) per le casse regionali: è un sacrificio necessario però a dare senso e contenuti a questa riforma". L'accordo invita le Province, così come sta facendo la Regione, a dichiarare gli "esuberi" del personale in possesso dei requisiti previdenziali pre-Fornero; impegna la Regione a farsi carico del personale impiegato nelle funzioni che a questa saranno trasferite; gli enti territoriali e statali a mettere in atto tutti gli strumenti per ricollocare il rimanente personale. Nell'intesa siglata stamani c'è scritto che salari e inquadramento dei lavoratori delle Province rimarranno inalterati (salario accessorio e posizione giuridica compresa), si ricorda che il personale sarà trasferito assieme alle funzioni e nei trasferimenti saranno presi in considerazione anche gli assunti a tempo determinato e i Co.co.co. "Con la nostra legge – prosegue il presidente - abbiamo attuato il riordino delle competenze regionali, a noi richiesto dalla legge Del Rio, basandoci su tre principi: il principio di vicinanza (laddove possibile sempre meglio decentrare per essere più vicini al cittadino), di adeguatezza (alcune questioni devono essere invece gestite da 'adeguata' distanza) e di separazione (i cittadini devono avere ben chiaro qual è l'ente competente a seconda della materia). In quest'ottica abbiamo deciso di riportare alla Regione le competenze su agricoltura, ambiente e formazione stabilendo un termine di tre mesi per definire il transito del personale dalle Province nell'ambito di queste funzioni". Rossi auspica infine un cammino di incontro con il personale delle Province per rimotivare e coinvolgere. Le Province cessano dunque di essere un ente autonomo, la Regione passerà in pochi anni da 65 consiglieri a 40 e da 14 assessori a 8: “Sono segni concreti, che sarebbe auspicabile arrivassero anche dallo Stato. Perché, per dare senso a questo cammino di riforme, abbiamo bisogno di uno Stato più efficiente, più leggero e meno costoso", conclude Rossi.

Redazione Floraviva